VIII.

Noi saremmo tentati di chiudere la nostra istoria con questa rassegna,

perchè con essa è compiuto lo scopo morale del racconto.

Ma il signor Bartolami è entrato nel novero dei giornalisti — e i

nostri lettori vorranno vederlo nell'esercizio delle sue funzioni.

Il nuovo giornale, l'_Unione patriottica_, vide la luce in Milano verso

la fine dell'anno. Il giorno in cui apparve il primo numero, Onofrio

Bartolami si credette in dovere di uscire di casa coll'occhialino.

Rodolfo Barcheggia non volle imbarazzarsi di molti collaboratori —

un ragioniere per dirigere la parte amministrativa, e un ex-sarto

per lo stralcio delle notizie politiche, potevano sopperire a tutta

la bisogna. A questi impiegati subalterni fu destinato un camerotto

al piano terreno, squallido, disadorno, privo di luce. Al redattore

un gabinetto appartato, che la moglie del Bartolami fece tapezzare

di carta verdognola, e fornire di tutti i mobili indispensabili al

conforto della vita. A nessuno era permesso di entrare là dentro,

quando il Barcheggia vi si chiudeva per scrivere gli articoli di fondo.

Lo stesso Bartolami non lo avrebbe osato.

Erano già usciti quattro numeri del giornale. Una mattina il Bartolami

si levò più presto dell'usato. Egli doveva partire per Seregno colla

corsa della ferrovia. Nel prender commiato dalla moglie: bada, le

disse, di non aspettarmi pel pranzo; vado a Seregno per _effettuare_ un

pagamento, nè potrò tornare che a notte avanzata.

Clementina dissimulò la propria gioia con un lungo sbadiglio.

Il Bartolami non usciva mai di casa senza lasciare un _promemoria_

nell'uffizio di redazione. Nella sua qualità di proprietario e gerente

responsabile dell'_Unione patriottica_, egli divideva con Rodolfo il

diritto di entrare, quando gli piacesse, nel gabinetto riservato.

Quella mattina egli vi si intrattenne pochi minuti. Uscito, serrò

l'uscio a chiave, e consegnolla a Silvestro perchè la trasmettesse al

Barcheggia.

Il giovine letterato entrò nell'uffizio a otto ore — probabilmente

egli avea le sue buone ragioni per prevenire tutte le mattine i suoi

colleghi di redazione.

Clementina gli corse incontro con volto radiante.

— Onofrio è partito per Seregno.... non tornerà che stassera....

Questa notizia fu accolta dal giornalista con piena soddisfazione.

Silvestro gli consegnò la chiave del gabinetto, e i due amanti

avventurosi vi si ricoverarono insieme

Quali colombe dal desio chiamate.

Provvidenza dei mariti!... Non erano trascorsi dieci minuti dacchè

Rodolfo e Clementina si eran chiusi nel gabinetto, quando il Bartolami,

con grande sorpresa e terrore di Silvestro, rientrò tutto affannato

nella propria abitazione.

— Presto!... la chiave del piccolo studio! gridò il Bartolami al

domestico, precipitando nell'uffizio del giornale — Sono là!... Sono

là certamente!... Presto dunque, Silvestro! L'abbiamo o non l'abbiamo

questa chiave?...

— Ma io... ma lui!...

— Ebbene!... Che cosa vogliono dire questi _ma_?... Sta a vedere che

questo briccone!... Se non li trovo là dentro, giuro, o brigante, che

dovrai rendermi conto tu stesso... Io so che erano là... Colle buone,

Silvestro! Fuori la chiave.... o ti trascino io stesso pel collare fino

al palazzo di Questura.

— Ella sa bene, signor padrone, che anche l'altro ha diritto di avere

la chiave.... Io non poteva rifiutarmi... Io devo obbedire puntualmente

e ciecamente...

— Dunque... ci voleva tanto?... Il signor Rodolfo è chiuso nel

gabinetto... Ehi di là? — grida il Bartolami bussando alla porta — Sono

io! aprite!...

Nessuna risposta.

Il servitore, indovinando la terribile posizione dei due che stanno

rinchiusi, vorrebbe tentare qualche espediente per torli di imbarazzo.

— Il signor Rodolfo mi aveva detto di non lasciar entrare nessuno...

perchè oggi aveva molto da fare per l'articolo di fondo.

— Eh! mi importa bene a me dell'articolo di fondo?... Là dentro

ho lasciato il mio portafoglio contenente il valore di cinquemila

franchi... Fra mezz'ora parte il secondo convoglio per Seregno...

Aprite, signor Rodolfo! Aprite, vi dico, o ch'io sfondo la porta!....

Così gridando, il Bartolami diede una spinta all'uscio, che essendo

male impiantato sui cardini, cedette a quell'urto violento.

Il fabbricatore di ceralacca e il domestico precipitarono insieme nel

gabinetto, dove, con infinita meraviglia di ambedue, non trovarono

che una donna, Clementina, la quale, senza dar segno di commozione,

coll'aria più ingenua del mondo chiese al marito:

— Che vuol dire tutto questo fracasso?

— Vuol dire... Ma tu?... Ma il signore? Sia l'articolo di fondo?...

Il Bartolami guardava la moglie e il servitore, come un uomo cascato

dalla luna.

— Che novità son queste? — riprese la imperterrita donna — mi avete

tutti e due un certo fare da imbecilli!... Ho voluto un po' vedere

come si tenevano lo carte di uffizio... Tu sei troppo di buona fede,

Onofrio, e ti lasci condurre alla cieca da questo signor Rodolfo, che

in fin dei conti potrebb'essere un briccone, un mangiapane come tanti

altri... Avevo detto a Silvestro di non lasciar entrare nessuno.... Ed

egli, questa bestia....

— Sicuro! — prosegue il Bartolami — questa bestia non ha capito che si

trattava di lui, del signor Rodolfo, e per poco voleva impedirmi...

— Vero scimunito!

— Asino, dico io... Figurati! Mi contava che il signor Rodolfo era

entrato qui dentro per scrivere l'articolo di fondo, mentre invece....

— Mentre invece, prosegue Silvestro, il signor Rodolfo giunge in

questo momento all'uffizio, ed ha l'onore di inchinarsi ai miei padroni

riveritissimi.

Il Barcheggia si presentò diffatti alla porta del gabinetto, e col suo

fare più disinvolto salutò il Bartolami e sua moglie, come se nulla

fosse accaduto.

Silvestro che era a parte della tresca, già indovinava il cammino

pel quale il giovine era riuscito ad evadersi dal gabinetto; ma il

Bartolami avrebbe ignorato eternamente le sue sventure domestiche,

se un accidentalità singolare non gli avesse fornito dei gravissimi

indizii.

Rodolfo Barcheggia, per sottrarre sè medesimo e la moglie del Bartolami

ad una posizione che minacciava di farsi gravissima per entrambi,

era sparito pel vano di una finestra che metteva in un angolo buio,

dove ordinariamente era esposta la ceralacca a rassodarsi. Piombando

in quelle tenebre, il nostro giornalista aveva immerse le estremità

posteriori del suo _paletot_ in una caldaja ricolma appunto del rosso

bitume, riportando, senza avvedersene, un timbro grandioso e molto

appariscente verso i confini più estremi della schiena... Pressato di

rientrare nell'uffizio di redazione per dissipare colla sua presenza

ogni ombra di sospetto, dopo aver scambiati col Bartolami i più

cordiali saluti, Rodolfo commise la fatale imprudenza di volgergli le

Spalle per sedersi allo scrittoio...

— Oh vista! Oh stupore! Oh tremenda rivelazione!... Chi vorrà negare

la tua provvidenza, o gran Dio dei mariti?... Il Bartolami, appena ebbe

scorta quella immensa frittata di ceralacca aderente alle appendici più

ignobili del giornalista, per un moto subitaneo di istinto conjugale,

alzò gli occhi al finestrino... Fu un lampo di ispirazione, ma un

lampo tremendo, fatale. Il volto del Bartolami divenne rosso come il

_paletot_ del letterato traditore!

E qui porremo fine alla nostra istoria, perchè non amiamo far piangere

i nostri lettori, e d'altra parte riteniamo imprudenza far ridere il

pubblico alle spalle di un marito burlato.

L'_Unione patriottica_ sospese immediatamente le sue pubblicazioni. Un

breve avviso esposto sulle cantonate delle città invitava i _numerosi

abbonati_ a recarsi all'uffizio di Redazione per ritirare il denaro da

essi anticipato. Dei _numerosi abbonati_, che in tutti erano sette, uno

soltanto aveva sborsato il prezzo dell'associazione — e questi era un

dabben uomo del Borgo degli Ortolani, il quale avendo veduto un numero

dell'_Unione_ che serviva di involto ad un salame, se n'era invaghito

pei suoi grossi caratteri.

— Mi spiace che il giornale sia morto, diceva il dabben uomo al

Bartolami, mentre questi gli rendeva il prezzo dell'abbonamento. — Era

il miglior giornale che si stampasse a Milano — il solo giornale che si

potesse leggere senza occhiali!

Racconti politici · 第 73 / 104 题