V.

Quella mattina il signor Onofrio Bartolami si levò di buon'ora, e la

moglie con lui.

— Io credo che i concorrenti non si faranno aspettare — disse il

negoziante di ceralacca — bisogna prepararsi a riceverli... Tu sarai

presente, Clementina... Diffido di me stesso... È la prima volta che

abbiamo da fare con della gente letterata, e non vorrei sfigurare...

Cognizioni ne abbiamo molte... ma tu sai, Clementina.... si tratta di

parlare toscano.... ed io.... sventuratamente.... non ho mai voluto

esercitarmi a questa lingua....

— Non aver paura... Saremo in due... Che serve il prendersi soggezione?

Se provi qualche difficoltà a parlare il toscano, ricorri prontamente

al tuo meneghino... e ciò farà dell'effetto.

— Attenzione, Clementina!... Mi pare che abbiano suonato.... Mancano

venti minuti a otto ore.... Cominciamo per tempo!

Silvestro bussò leggermente all'uscio della camera.

— Signor Onofrio, c'è là fuori un giovinotto che desidera parlarvi...

— Il suo nome? — domandò Clementina ansiosamente.

— Telesforo Riga.... ed è venuto per quel tale avviso del _Pungolo_.

— Fallo entrare nel gabinetto — rispose il Bartolami — fra due minuti

saremo a' suoi ordini.

— Telesforo Riga! — mormorò Clementina — in guardia, marito mio!..

Troppo di buon'ora... I primi a concorrere sono quasi sempre i

peggiori...

— Giudicheremo! disse il Bartolami sbuffando.

Il fabbricatore di ceralacca era in preda ad un affanno convulso.

Poco dopo, i due coniugi Bartolami entrarono nella sala, dove un

giovine di bell'aspetto, ma alquanto scucito negli abiti, stava

attendendo.

Il Bartolami si era messo l'abito di gala e la cravatta bianca.

Clementina portava un elegante _peignoir_ di mattino, che disegnava

perfettamente i contorni pronunziati della sua bella persona.

Il giovine fece un inchino alla signora: poi, volgendosi al Bartolami

che a sua volta si profondeva in inchini per darsi il tempo di meditare

un complimento in lingua italiana, gli porse una lettera.

Il Bartolami sedette gravemente, si pose gli occhiali, e dopo aver

letto:

— Ella dunque, disse al giovane, ella dunque aspirerebbe all'impiego di

collaudatore?....

— Si tratterebbe — entrò a dire Clementina — di collaborare ad un

giornaletto sul far del _Pungolo_, che uscirebbe ai primi del prossimo

gennaio sotto la direzione di mio marito... qui presente!... Crede ella

di poter assumere la responsabilità.... della pubblicazione?....

— In verità.... io non sapeva.... io non credeva.... Il signor Civelli

mi aveva fatto sperare che presentandomi alla signoria vostra con

una sua lettera commendatizia, avrei potuto, nella mia qualità di

colorista, impiegarmi alla fabbricazione della ceralacca....

— Ah! ah!.... la ceralacca!.... Sicuramente... Ma vi è ceralacca

e ceralacca!.... Bisogna distinguere.... Ora si tratterebbe della

ceralacca politica, che è quanto dire un giornale della sera...

il giornale che devo far io... previa la _mano d'opera_ di qualche

collaudatore... o meglio collaboratore... come direbbe nostra moglie.

— Se si tratta di un giornale... mi spiace, signore... di averla

incomodata inutilmente... Il cavaliere Civelli mi aveva incoraggiato a

presentarmi... essendo anch'egli molto lontano dai supporre....

— Ebbene, giovanotto — andate a dire al cavaliere Civelli....

andategli a dire che Onofrio Bartolami.... Ma no.... no, giovanotto!

Non gli state a dir nulla.... Già, fa lo stesso!... Fra pochi giorni

le cantonate di Milano parleranno a chi non vuol intendere.... e

vedremo!... ci sarà da ridere per tutti.

Il giovane fece un inchino, ed usci dalla sala come trasognato.

— Ho preso coraggio! disse Onofrio alla moglie — finchè si ha da fare

con gente che parla come noi il meneghino....

— Ti raccomando di far bene attenzione nel pronunziare la parola:

collaboratore!...

— Una parola che ho trovato un po' lunga fino dal primo giorno che l'ho

intesa proferire... Attenzione! Hanno suonato!

Clementina gettò uno sguardo alla pendola. La sfera segnava le otto —

doveva esser lui...

Mentre il signor Onofrio prendeva un atteggiamento da redattore in

capo, Silvestro si affacciò alla porta della sala, annunziando il

signor Rodolfo Barcheggia, uomo di lettere.

Il volto di Clementina si animò di un roseo più vivace. Un'occhiata

rapida e significante espresse al giovane tutta la gioia, tutta la

riconoscenza della donna innamorata.

Rodolfo, come avesse da fare con persone affatto nuove per lui,

si inchinò all'uno ed all'altra — e volgendosi al fabbricatore di

ceralacca: — signore, gli disse, io ardisco presentarmi a lei dietro

un invito che lessi casualmente ier sera nella quarta pagina del

_Pungolo_. — Io mi terrò fortunatissimo di impiegare i miei scarsi

talenti al servizio di una persona intelligente, operosa ed onesta,

quale è universalmente riputato il signor Onofrio Bartolami... Perdoni

se ho ardito disturbarla ad ora così mattutina — ma il dubbio che altri

mi prevenisse... la brama ardentissima di occuparmi presso di lei,

mi ha fatto sorpassare alle convenienze; sono venuto, come direbbe un

poeta, sull'ali del desio, sulle penne dei venti!

Rodolfo parlava l'italiano con affettazione, facendo spiccare le

consonanti come un comico del teatro Fossati. Il povero Bartolami, a

udire quelle doppie _erre_ mordenti come lime, quelle doppie _esse_

che parevano il fischio di una locomotiva, non ebbe più coraggio di

parlare. Si volse a Clementina con un'occhiata supplichevole, la quale

pareva dire: Aiutami! parla tu in vece mia! — Ma quella aveva le sue

buone ragioni per affettare la più scrupolosa riserva.

Alla fine, dopo lunga esitazione, come uomo che riveli un misfatto, il

signor Onofrio, coll'accento italiano che per lui era possibile, riuscì

a proferire alcune parole.

— Si tratterebbe di impiantare un giornale!...

— Quotidiano? ebdomadario?.... Io propenderei all'ebdomadario —

interruppe Rodolfo col suo fare da giornalista consumato.

— Avete detto?...

— Io vi chiedeva se sia nella intenzione vostra di istituire un

giornale ebdomadario... o non piuttosto...

— No!... non... piuttosto... Ecco!... Al titolo ci ho già pensato

io... Quello che voi proponete è troppo lungo... e da noi, a Milano,

le parole lunghe non piacciono... Io avrei stabilito di intitolarlo _La

Ceralacca_.

— Un titolo abbastanza originale... e... se vogliamo, per chi sa

intendere... abbastanza espressivo... Non è facile, come si crede,

trovar un buon titolo, un titolo che interessi, che stuzzichi la

curiosità del pubblico e riepiloghi tutto un programma. Ah! noi siamo

pratici del mestiere! Io credo aver indovinato gli alti intendimenti

politici che si celano sotto la bizzarria del vostro titolo! Voi siete

un repubblicano... come lo sono io... come tutti coloro...

— No! io non sono... repubblicano.... al contrario.... io l'ho a morte

con tutti quelli che parlano di repubblica. Conosciamo la storia!...

Vittore Pisani... i due Foscari... Marino Falliero... che so io?...

Rodolfo Barcheggia fece un sorrisetto tutto miele — e avvicinandosi

al Bartolami per stringergli la mano — via! non mettiamoci in allarme

per una facezia! gli disse. Noi siamo perfettamente d'accordo nelle

massime — soltanto mi è piaciuto prevenire la signoria vostra che _la

ceralacca_ potrebbe suscitare degli equivoci, e far intravedere del

rosso, del fiammante, là dove si vuol mettere il candore e il frigido

della neve.

— Voi dunque... sareste di parere... che avessimo a scegliere un altro

titolo?

— Io non oso dar consigli ad una persona tanto illuminata e tanto

colta...

— Avete detto?!...

— Signore: prima che esca il giornale, avremo tempo di riflettere al

titolo... Ora, innanzi tutto, mi converrebbe sapere quali sarebbero,

nel caso vi degniate prevalervi dell'opera mia, le mie attribuzioni

nella collaborazione del vostro giornale. Nella vostra qualità di

proprietario e redattore in capo, voi vi incaricherete dell'articolo di

fondo.

— Già!... ben inteso!... L'articolo di fondo... Che ti pare,

Clementina?...

— Amico mio, risponde la donna con un sorriso pieno di affabilità e di

malizia — badiamo di non aggravarci troppo! L'articolo di fondo, se non

mi inganno...

— È quello che si stampa nella prima colonna — soggiunge il Barcheggia

inchinandosi alla signora.

— Ah!... nella prima colonna! osserva il Bartolami crollando il capo.

E si chiama articolo di fondo!.... Voi altri... o per dir meglio...

noi altri giornalisti abbiamo certi modi di esprimerci... Basta!...

Articolo di fondo, articolo di mezzo, per me fa lo stesso... Mia moglie

ha detto bene... non vorrei aggravarmi troppo...

— In tal caso — riprende il giornalista — è meglio che il signore

rinunzii per sempre all'articolo di fondo, e invece, come usano in

Francia e in Inghilterra i redattori in capo dei grandi giornali, si

occupi esclusivamente della polemica. Non c'è scampo... L'articolo di

fondo esige un travaglio quotidiano...

— Dev'essere un lavoro difficile... e noioso... — interrompe la moglie

del Bartolami strizzando a Rodolfo un'occhiatina significante...

— Al contrario... deliziosissimo — risponde il giornalista a voce

sommessa.

— Avete detto?...

— Ho detto... che trattandosi di esonerare la signoria vostra

di un incarico piuttosto grave, io sarei pronto a fare le vostre

veci... tutti i giorni — Mi permetta, signor Bartolami, di parlarle

sinceramente, col cuore in mano. La redazione di un giornale è un peso

grave, fastidioso, opprimente... Io parlo contro il mio interesse...

Ma poichè ella è posta in una condizione tanto fortunata da poter

sostenere le spese di una buona e valorosa collaborazione, faccia a

modo mio... Lasci a noi... a noi poveri operai del pensiero, a noi

martiri della intelligenza, a noi aratori della penna, tutte le torture

del nobile e travagliatissimo ministero.... A lei le compiacenze della

gloria, gli onori, i titoli, i lauri, le cariche supreme dello Stato,

tutte infine quelle fortune che o tosto o tardi sorridono agli uomini

di genio, agli illustratori della patria. Il genio, che per sè stesso è

nulla, col denaro diviene una leva onnipotente. I tempi sono oltremodo

propizii agli uomini di mente e di borsa. — Noi sotto... ella sopra!

Noi qui... a sudare sulla carta... ella al Parlamento... al Senato...

al Ministero... fors'anche... Ah!... noi benediremo le nostre vigilie,

e il sovvenire degli spasimi lunghi, delle immani fatiche, ci aleggierà

come tepida olezzante auretta intorno al capo il giorno in cui potremo

dire: il Bartolami, quell'uomo degno, quell'uomo grande, ha ottenuto

la gloriosa corona che gli spettava — e ciò — perdonate un leggiero

fremito di orgoglio che è della umana natura! — e ciò — se non in

tutto... almeno in parte.. fu opera nostra!

Rodolfo Barcheggia aveva parlato con tal enfasi, che i suoi denti

sodi e compatti avevano più volte oscillato sotto la vibrazione delle

consonanti.

L'effetto ch'egli produsse fu immediato, e, affrettiamoci a dirlo,

superiore ad ogni aspettativa.

Il Bartolami sudava e piangeva.

Si provò a parlare — ma la voce gli venne meno.

Si levò in piedi, strinse la mano al giovine; e appena fa in grado di

articolare qualche parola:

— Noi... non saremo ingrati... — gli disse — se arriveremo... dove

dobbiamo arrivare... Frattanto vi prendo al mio servizio... Voi sarete

il primo... e forse l'unico collaboratore della _Ceralacca_... Siate

moderato nelle pretese... Fatemi il preventivo... Io debbo uscire per

affari d'interesse.... e tornerò fra un paio d'ore.... Intendetevi con

Clementina — quello che farete sarà per ben fatto!

Il Bartolami strinse nuovamente la mano del giovine, e poi, dopo aver

salutata la moglie con un'occhiata significante, uscì dalla sala più

tronfio che mai.

Il buon uomo si sentiva ministro.

Racconti politici · 第 70 / 104 题