Quella mattina il signor Onofrio Bartolami si levò di buon'ora, e la
moglie con lui.
— Io credo che i concorrenti non si faranno aspettare — disse il
negoziante di ceralacca — bisogna prepararsi a riceverli... Tu sarai
presente, Clementina... Diffido di me stesso... È la prima volta che
abbiamo da fare con della gente letterata, e non vorrei sfigurare...
Cognizioni ne abbiamo molte... ma tu sai, Clementina.... si tratta di
parlare toscano.... ed io.... sventuratamente.... non ho mai voluto
esercitarmi a questa lingua....
— Non aver paura... Saremo in due... Che serve il prendersi soggezione?
Se provi qualche difficoltà a parlare il toscano, ricorri prontamente
al tuo meneghino... e ciò farà dell'effetto.
— Attenzione, Clementina!... Mi pare che abbiano suonato.... Mancano
venti minuti a otto ore.... Cominciamo per tempo!
Silvestro bussò leggermente all'uscio della camera.
— Signor Onofrio, c'è là fuori un giovinotto che desidera parlarvi...
— Il suo nome? — domandò Clementina ansiosamente.
— Telesforo Riga.... ed è venuto per quel tale avviso del _Pungolo_.
— Fallo entrare nel gabinetto — rispose il Bartolami — fra due minuti
saremo a' suoi ordini.
— Telesforo Riga! — mormorò Clementina — in guardia, marito mio!..
Troppo di buon'ora... I primi a concorrere sono quasi sempre i
peggiori...
— Giudicheremo! disse il Bartolami sbuffando.
Il fabbricatore di ceralacca era in preda ad un affanno convulso.
Poco dopo, i due coniugi Bartolami entrarono nella sala, dove un
giovine di bell'aspetto, ma alquanto scucito negli abiti, stava
attendendo.
Il Bartolami si era messo l'abito di gala e la cravatta bianca.
Clementina portava un elegante _peignoir_ di mattino, che disegnava
perfettamente i contorni pronunziati della sua bella persona.
Il giovine fece un inchino alla signora: poi, volgendosi al Bartolami
che a sua volta si profondeva in inchini per darsi il tempo di meditare
un complimento in lingua italiana, gli porse una lettera.
Il Bartolami sedette gravemente, si pose gli occhiali, e dopo aver
letto:
— Ella dunque, disse al giovane, ella dunque aspirerebbe all'impiego di
collaudatore?....
— Si tratterebbe — entrò a dire Clementina — di collaborare ad un
giornaletto sul far del _Pungolo_, che uscirebbe ai primi del prossimo
gennaio sotto la direzione di mio marito... qui presente!... Crede ella
di poter assumere la responsabilità.... della pubblicazione?....
— In verità.... io non sapeva.... io non credeva.... Il signor Civelli
mi aveva fatto sperare che presentandomi alla signoria vostra con
una sua lettera commendatizia, avrei potuto, nella mia qualità di
colorista, impiegarmi alla fabbricazione della ceralacca....
— Ah! ah!.... la ceralacca!.... Sicuramente... Ma vi è ceralacca
e ceralacca!.... Bisogna distinguere.... Ora si tratterebbe della
ceralacca politica, che è quanto dire un giornale della sera...
il giornale che devo far io... previa la _mano d'opera_ di qualche
collaudatore... o meglio collaboratore... come direbbe nostra moglie.
— Se si tratta di un giornale... mi spiace, signore... di averla
incomodata inutilmente... Il cavaliere Civelli mi aveva incoraggiato a
presentarmi... essendo anch'egli molto lontano dai supporre....
— Ebbene, giovanotto — andate a dire al cavaliere Civelli....
andategli a dire che Onofrio Bartolami.... Ma no.... no, giovanotto!
Non gli state a dir nulla.... Già, fa lo stesso!... Fra pochi giorni
le cantonate di Milano parleranno a chi non vuol intendere.... e
vedremo!... ci sarà da ridere per tutti.
Il giovane fece un inchino, ed usci dalla sala come trasognato.
— Ho preso coraggio! disse Onofrio alla moglie — finchè si ha da fare
con gente che parla come noi il meneghino....
— Ti raccomando di far bene attenzione nel pronunziare la parola:
collaboratore!...
— Una parola che ho trovato un po' lunga fino dal primo giorno che l'ho
intesa proferire... Attenzione! Hanno suonato!
Clementina gettò uno sguardo alla pendola. La sfera segnava le otto —
doveva esser lui...
Mentre il signor Onofrio prendeva un atteggiamento da redattore in
capo, Silvestro si affacciò alla porta della sala, annunziando il
signor Rodolfo Barcheggia, uomo di lettere.
Il volto di Clementina si animò di un roseo più vivace. Un'occhiata
rapida e significante espresse al giovane tutta la gioia, tutta la
riconoscenza della donna innamorata.
Rodolfo, come avesse da fare con persone affatto nuove per lui,
si inchinò all'uno ed all'altra — e volgendosi al fabbricatore di
ceralacca: — signore, gli disse, io ardisco presentarmi a lei dietro
un invito che lessi casualmente ier sera nella quarta pagina del
_Pungolo_. — Io mi terrò fortunatissimo di impiegare i miei scarsi
talenti al servizio di una persona intelligente, operosa ed onesta,
quale è universalmente riputato il signor Onofrio Bartolami... Perdoni
se ho ardito disturbarla ad ora così mattutina — ma il dubbio che altri
mi prevenisse... la brama ardentissima di occuparmi presso di lei,
mi ha fatto sorpassare alle convenienze; sono venuto, come direbbe un
poeta, sull'ali del desio, sulle penne dei venti!
Rodolfo parlava l'italiano con affettazione, facendo spiccare le
consonanti come un comico del teatro Fossati. Il povero Bartolami, a
udire quelle doppie _erre_ mordenti come lime, quelle doppie _esse_
che parevano il fischio di una locomotiva, non ebbe più coraggio di
parlare. Si volse a Clementina con un'occhiata supplichevole, la quale
pareva dire: Aiutami! parla tu in vece mia! — Ma quella aveva le sue
buone ragioni per affettare la più scrupolosa riserva.
Alla fine, dopo lunga esitazione, come uomo che riveli un misfatto, il
signor Onofrio, coll'accento italiano che per lui era possibile, riuscì
a proferire alcune parole.
— Si tratterebbe di impiantare un giornale!...
— Quotidiano? ebdomadario?.... Io propenderei all'ebdomadario —
interruppe Rodolfo col suo fare da giornalista consumato.
— Avete detto?...
— Io vi chiedeva se sia nella intenzione vostra di istituire un
giornale ebdomadario... o non piuttosto...
— No!... non... piuttosto... Ecco!... Al titolo ci ho già pensato
io... Quello che voi proponete è troppo lungo... e da noi, a Milano,
le parole lunghe non piacciono... Io avrei stabilito di intitolarlo _La
Ceralacca_.
— Un titolo abbastanza originale... e... se vogliamo, per chi sa
intendere... abbastanza espressivo... Non è facile, come si crede,
trovar un buon titolo, un titolo che interessi, che stuzzichi la
curiosità del pubblico e riepiloghi tutto un programma. Ah! noi siamo
pratici del mestiere! Io credo aver indovinato gli alti intendimenti
politici che si celano sotto la bizzarria del vostro titolo! Voi siete
un repubblicano... come lo sono io... come tutti coloro...
— No! io non sono... repubblicano.... al contrario.... io l'ho a morte
con tutti quelli che parlano di repubblica. Conosciamo la storia!...
Vittore Pisani... i due Foscari... Marino Falliero... che so io?...
Rodolfo Barcheggia fece un sorrisetto tutto miele — e avvicinandosi
al Bartolami per stringergli la mano — via! non mettiamoci in allarme
per una facezia! gli disse. Noi siamo perfettamente d'accordo nelle
massime — soltanto mi è piaciuto prevenire la signoria vostra che _la
ceralacca_ potrebbe suscitare degli equivoci, e far intravedere del
rosso, del fiammante, là dove si vuol mettere il candore e il frigido
della neve.
— Voi dunque... sareste di parere... che avessimo a scegliere un altro
titolo?
— Io non oso dar consigli ad una persona tanto illuminata e tanto
colta...
— Avete detto?!...
— Signore: prima che esca il giornale, avremo tempo di riflettere al
titolo... Ora, innanzi tutto, mi converrebbe sapere quali sarebbero,
nel caso vi degniate prevalervi dell'opera mia, le mie attribuzioni
nella collaborazione del vostro giornale. Nella vostra qualità di
proprietario e redattore in capo, voi vi incaricherete dell'articolo di
fondo.
— Già!... ben inteso!... L'articolo di fondo... Che ti pare,
Clementina?...
— Amico mio, risponde la donna con un sorriso pieno di affabilità e di
malizia — badiamo di non aggravarci troppo! L'articolo di fondo, se non
mi inganno...
— È quello che si stampa nella prima colonna — soggiunge il Barcheggia
inchinandosi alla signora.
— Ah!... nella prima colonna! osserva il Bartolami crollando il capo.
E si chiama articolo di fondo!.... Voi altri... o per dir meglio...
noi altri giornalisti abbiamo certi modi di esprimerci... Basta!...
Articolo di fondo, articolo di mezzo, per me fa lo stesso... Mia moglie
ha detto bene... non vorrei aggravarmi troppo...
— In tal caso — riprende il giornalista — è meglio che il signore
rinunzii per sempre all'articolo di fondo, e invece, come usano in
Francia e in Inghilterra i redattori in capo dei grandi giornali, si
occupi esclusivamente della polemica. Non c'è scampo... L'articolo di
fondo esige un travaglio quotidiano...
— Dev'essere un lavoro difficile... e noioso... — interrompe la moglie
del Bartolami strizzando a Rodolfo un'occhiatina significante...
— Al contrario... deliziosissimo — risponde il giornalista a voce
sommessa.
— Avete detto?...
— Ho detto... che trattandosi di esonerare la signoria vostra
di un incarico piuttosto grave, io sarei pronto a fare le vostre
veci... tutti i giorni — Mi permetta, signor Bartolami, di parlarle
sinceramente, col cuore in mano. La redazione di un giornale è un peso
grave, fastidioso, opprimente... Io parlo contro il mio interesse...
Ma poichè ella è posta in una condizione tanto fortunata da poter
sostenere le spese di una buona e valorosa collaborazione, faccia a
modo mio... Lasci a noi... a noi poveri operai del pensiero, a noi
martiri della intelligenza, a noi aratori della penna, tutte le torture
del nobile e travagliatissimo ministero.... A lei le compiacenze della
gloria, gli onori, i titoli, i lauri, le cariche supreme dello Stato,
tutte infine quelle fortune che o tosto o tardi sorridono agli uomini
di genio, agli illustratori della patria. Il genio, che per sè stesso è
nulla, col denaro diviene una leva onnipotente. I tempi sono oltremodo
propizii agli uomini di mente e di borsa. — Noi sotto... ella sopra!
Noi qui... a sudare sulla carta... ella al Parlamento... al Senato...
al Ministero... fors'anche... Ah!... noi benediremo le nostre vigilie,
e il sovvenire degli spasimi lunghi, delle immani fatiche, ci aleggierà
come tepida olezzante auretta intorno al capo il giorno in cui potremo
dire: il Bartolami, quell'uomo degno, quell'uomo grande, ha ottenuto
la gloriosa corona che gli spettava — e ciò — perdonate un leggiero
fremito di orgoglio che è della umana natura! — e ciò — se non in
tutto... almeno in parte.. fu opera nostra!
Rodolfo Barcheggia aveva parlato con tal enfasi, che i suoi denti
sodi e compatti avevano più volte oscillato sotto la vibrazione delle
consonanti.
L'effetto ch'egli produsse fu immediato, e, affrettiamoci a dirlo,
superiore ad ogni aspettativa.
Il Bartolami sudava e piangeva.
Si provò a parlare — ma la voce gli venne meno.
Si levò in piedi, strinse la mano al giovine; e appena fa in grado di
articolare qualche parola:
— Noi... non saremo ingrati... — gli disse — se arriveremo... dove
dobbiamo arrivare... Frattanto vi prendo al mio servizio... Voi sarete
il primo... e forse l'unico collaboratore della _Ceralacca_... Siate
moderato nelle pretese... Fatemi il preventivo... Io debbo uscire per
affari d'interesse.... e tornerò fra un paio d'ore.... Intendetevi con
Clementina — quello che farete sarà per ben fatto!
Il Bartolami strinse nuovamente la mano del giovine, e poi, dopo aver
salutata la moglie con un'occhiata significante, uscì dalla sala più
tronfio che mai.
Il buon uomo si sentiva ministro.