IV.

Rodolfo Barcheggia è un letterato come ce ne hanno mille in Italia, ma

si distingue dalla maggioranza per una certa floridezza di volto, per

una certa energia muscolare, che è privilegio rarissimo negli individui

della sua specie. — I letterati, in Italia, e segnatamente a Milano,

sono magri e brutti.

Ha venticinque anni — capigliatura folta e assai bene acconciata —

naso pronunziatissimo e un bel paio di mustacchi. Venne a Milano in

sul finire del 1863 — come tanti altri — per vendere letteratura e

far debiti. — Fu ammesso alla collaborazione di parecchi giornali

politici. Sventuratamente, erano giornali mal predestinati; quello

che ebbe più lunga vita durò una settimana. Dopo tali esperienze, era

ben naturale che il nostro Rodolfo prendesse in avversione una città

sì poco favorevole ai suoi prodotti letterari. Nelle intermittenze

frequentissime della sua carriera giornalistica, il Barcheggia si

atteggiava a martire, fremeva, inveiva nei caffè e nelle trattorie

contro la stampa corrotta; ma ogni sera, prima di coricarsi, batteva

il pugno sulla tavola esclamando: Perdio! che non si trovi alcuno, il

quale sia disposto a corrompermi! — E c'era della ingiustizia ne' suoi

sdegni, ne' suoi rancori contro Milano! Egli aveva trovato nella città

nostra degli ospiti cortesi — un oste republicano, che gli forniva

il pranzo ogni giorno, a conto della futura repubblica — e un sarto

dabbene, che supponendo di aver a fare con un futuro ministro, lo

vestiva in anticipazione.

Ma la repubblica e il portafogli si facevano aspettare. Il nostro amico

Barcheggia cominciava a sentire gli imbarazzi della aspettativa — ed

era deciso a cercare un campo più vergine dove seminare il suo genio

disconosciuto. Di questa deliberazione — come è facile indovinare —

non avea fatto parola ad alcuno, eccetto a lei sola, alla donna che

tuttavia lo teneva invischiato a Milano colla... ceralacca.

La lettera di Clementina fa consegnata a Rodolfo mentre questi usciva

dal caffè Lavezzari, dopo una furiosa declamazione contro i giornalisti

venduti. In quella sua arringa estemporanea, declamata nell'applauso di

tutta la sala, il Barcheggia aveva protestato di esser pronto a morire

di fame piuttosto che sacrificare la propria indipendenza di libero

scrittore.

E noi, in luogo di riferire le impressioni che la lettera di Clementina

produsse nel giovane letterato, sorvoleremo allo spazio di quarantotto

ore, per vederne immediatamente l'effetto.

Racconti politici · 第 69 / 104 题