II.

Dopo il dialogo che abbiamo riferito, i nostri lettori non avranno

bisogno di ragguagli molto estesi per conoscere i due protagonisti del

nostro racconto.

Clementina è una bella e nerboruta donna di circa trent'anni — il

marito ha oltrapassato la cinquantina — un uomo grasso, che porta

occhiali e parrucca. — Due coniugi bene assortiti, come ve ne hanno

molti. — Da una parte la vitalità esuberante, il fuoco, il sensualismo

e l'astuzia. — dall'altra, molto adipe e molta linfa, l'ambizione

grottesca di un mezzo idiota, che vorrebbe elevarsi a cariche illustri

pel merito de' suoi capitali.

Onofrio Bartolami non è privo di un certo criterio commerciale. Nella

sua qualità di fabbricatore e negoziante di ceralacca rappresenterebbe

un individuo rispettabile. Senza la rivoluzione del 1859, senza il

fermento delle idee politiche e delle ambizioni dissennate, per le

quali da sette anni si va travolgendo il criterio pratico delle masse

e quello degli individui, il signor Onofrio si sarebbe acquietato

nelle agiatezze, nella modesta compiacenza di una prosperità creata

da lui. Appena andati i tedeschi, incominciò a politicare come

tutti; inesorabile dapprima cogli uomini del governo, si chiamassero

Cavour o Rattazzi, più tardi si lasciò vincere dal partito più mite

— vide salire degli uomini, che a suo credere valevano meno di lui

— indovinò che l'opposizione non è il mezzo più pronto per ottenere

delle onorificenze — e leggendo nei giornali che il tipografo Civelli

ed il Maglia, due individui della sua condizione, eran stati elevati

al rango di cavalieri, in luogo di irritarsi per invidia, non sentì

che lo stimolo della emulazione. — Se essi, dunque io — riflettè il

Bartolami — e il concetto era logico. — Da quel giorno il negoziante

di ceralacca ebbe il cervello in perpetua combustione onde scoprire la

via per sorpassare i suoi colleghi di industria divenuti cavalieri;

e il dabben uomo a forza di fantasticare, era giunto come vedemmo, a

sognare un portafogli di ministro. Per maggiore schiarimento delle

scene che ora vanno a succedersi, aggiungeremo due parole sulla

erudizione politica e letteraria del dabben uomo. Egli non aveva

mai letto alcun libro, e prima del 1859, non aveva mai gettato gli

occhi sopra alcun giornale. Cominciò a comperare regolarmente il suo

numero del _Pungolo_ ogni sera, quando il più popolare, e diciamolo,

il più stuzzicante dei giornaletti milanesi, ebbe iniziata la rubrica

del _Gazzettino di Città_. Due famosi processi, quello del Boggia e

l'altro delle sorelle Galavresi, insensibilmente lo avevano condotto

a divagare nelle corrispondenze politiche e nei dispacci dell'Agenzia

Stefani. La crisi burrascosa della _Convenzione_, e il fermento delle

aspirazioni ministeriali lo indussero, in questi ultimi anni, a leggere

da capo a fondo tutto il giornale, compresa la quarta pagina, ch'egli

trovava monotona. Ma un altro genere di erudizione si era fatta il

signor Onofrio, e ci teneva — l'erudizione storica, acquistata da lui

insensibilmente, senza fatica di letture, per mezzo dell'abbonamento al

teatro.

Il nostro negoziante di ceralacca aveva la passione dell'opera in

musica e della coreografia; da circa vent'anni egli era assiduo

ai teatri — Abbonato perpetuo alla Scala, immancabile alle prime

rappresentazioni del Carcano e del Santa Radegonda, egli credeva nei

libretti d'opera e nei programmi da ballo, come in altrettanti testi di

istoria.

Una sera, udendo un suo vicino di sedia fissa accusare di

inverosimiglianza i gamberi del _Flik_ e _Flok_, ebbe a dirgli con

molto sussiego: «eppure, chi conosce la storia non trova nulla di

sorprendente in codeste apparizioni: anche alla Canobbiana, in un ballo

storico del Rota, furono veduti ballare dei grossi pipistrelli!»

Dopo tali premesse, procediamo nel nostro racconto.

Racconti politici · 第 66 / 104 题