I.

«L'epoca delle elezioni si approssima — diceva Clementina al marito — e

sarebbe omai tempo di risolvere!... Vuoi, o non vuoi essere deputato?»

— Volere! è presto detto!... Sicuro... che... se la nazione... se la

patria...

— La nazione, la patria non c'entrano per nulla in queste faccende.

Bisogna fare da sè! Bisogna darsi d'attorno... preparare il terreno....

— Hai detto?...

— Preparare il terreno... agitarsi... parlare... scrivere... farsi

conoscere....

— Farmi conoscere! Chi non conosce Onofrio Bartolami fabbricatore di

ceralacca in Borgo Spesso, e proprietario di tre case in Milano?

— La ceralacca... le tre case.... Sappiamo!... lo sanno tutti!... Ma

ora si tratta ben d'altro... Ora bisogna che tu ti dia a conoscere...

per quello che non sei....

— Hai detto?...

— Sicuramente!... Come fanno tutti. Non c'è altro modo per ottenere dei

voti, per farsi eleggere...

— Darmi a conoscere per quello che non sono?.... Ciò non mi sembra

facile... Quando un uomo ha già acquistato tanto credito, tanta

riputazione nel fabbricare la ceralacca...

— Nulla di più naturale che questo uomo possegga dei talenti... dei

talenti di un ordine più elevato.. Vediamo un po'!... Tu sei uno dei

primi negozianti...

— Il primo!

— Col tuo commercio ti sei considerevolmente arricchito!

— Fra mobili ed immobili, un capitale di ottocentomila franchi....

— Ci vuole della intelligenza, ci vogliono delle cognizioni per

primeggiare in un ramo qualsiasi di industria. Gli sciocchi non sanno

condurre gli affari; e quand'uno arricchisce nel commercio, vuol dire

ch'egli possiede molto criterio amministrativo.

— Hai detto?...

— Ho detto una cosa, della quale non sono pienamente convinta. Ma

ora non si tratta della mia opinione individuale; io ti giudico

come dovranno giudicarti le persone che non ti conoscono, per

esempio, i nostri elettori... Dunque... come ti dicevo, tu sei un

industriale illuminato; tu possiedi in grado superlativo il talento

dell'amministrazione. Non si domanda di meglio. Ho inteso dire che,

alle nuove elezioni, si mandaranno al Parlamento degli uomini pratici,

degli uomini di cifre. Di avvocati, di poeti, nessuno vuol più

saperne...

— Clementina: che vuol dire?... Da qualche tempo tu parli toscano...

— Qualche frase... qualche parola... Come fare? Al negozio ne vengono

di tutte le _nazioni_... e bisogna farsi intendere... D'altronde, se tu

riesci ad essere deputato, noi dovremo traslocarci a Firenze....

— A Firenze!

— Questa idea, se non mi inganno, ti preocupa seriamente...

— Hai detto?...

— Mi sembra che l'idea di lasciare Milano e di trasferirti alla nuova

capitale del regno, non ti sorrida gran fatto...

— A dirti il vero, Clementina, questa è l'unica causa delle mie

inquietudini... Ah! se in Parlamento si potesse dirle giù alla buona,

come si parla da noi, in meneghino, io ti giuro Clementina....

ti giuro.... Hanno avuto un gran torto di portare la capitale a

Firenze.... Poichè ad ogni costo si voleva andar via da Torino,

bisognava fare un gran colpo di Stato, e piantarsi a Milano per

sempre.... come è desiderio di tutti!....

— Ma tu, anima mia, ti scaldi senza ragione.... A Milano, a Torino,

dovechessia, un deputato del Parlamento deve necessariamente parlare

l'italiano.

— Tò! io credeva che alla camera di Torino si parlasse piemontese!

— Via! parliamo sul serio, Onofrio! e sopratutto decidiamoci! Se

vogliamo preparare il terreno, se vogliamo assicurarci l'elezione, non

ci resta tempo da perdere.

— Sentiamo!

— Bisogna incominciare come tutti cominciano.... Collocarci in una

posizione elevata, dove tutti ci veggano, ci riconoscano e possano

giudicarci!

— Hai detto?...

— Cosa hanno fatto Venosta, Allievi, Tenca, Jacini, per diventare

deputati o ministri? Hanno istituito un giornale. Un giornale è il

veicolo più sicuro e più spedito per arrivare alla camera.

— Clementina: questa sera tu hai delle ispirazioni luminose!... Vuoi

che io te lo dica? il pensiero di istituire un giornale mi è già

passato per la testa più di una volta!... Solamente io non ho mai avuto

il coraggio di comunicarlo ad alcuno, neanche a te, Clementinuccia!...

Mi pareva... so io? che tu dovessi ridere. Eppure io sentiva in me

qualche cosa, qualche cosa che mi diceva: animo, Bartolami! fa vedere

ciò che sai fare! Ti giuro. Clementina, che se io sapessi scrivere

tutto quello che penso... Ma questo è il punto difficile... Nel

mio cervello c'è tanto materiale da empire otto _Perseveranze_ ogni

mattina; ma poi, quando piglio la penna per mettere in carta le mie

idee, allora, sia timor panico, sia il diavolo che mi porti, non sono

capace di trovare la prima parola; e così, dopo molte ore di lambicco,

quasi sempre finisco coll'addormentarmi!

— (Imbecille!)

— Hai detto?...

— Nulla!... Ma mi pare...

— Che cosa?

— Mi pare, amico mio, che per istituire un giornale non ci sia bisogno

di saper scrivere... come tu dici... Tu possiedi un capitale di

circa ottocento mila franchi — per un foglio quotidiano, sul fare del

_Pungolo_, basterebbero ventimila lire! Quanto al resto, è questione di

carta e di collaborazione.

— Tu sei molto istruita, Clementina! Vediamo un poco... Tu hai

pronunziata una parola molto lunga, che io non credo di avere

abbastanza capita... Che cosa si intende per collaborazione?

— Mi spiego in due parole. Collaborazione è un nome collettivo, nel

quale si comprendono quei pochi o molti individui che suppliscono al

proprietario od al direttore del giornale nelle funzioni che questi non

vuole o non sa disimpegnare. Riportiamoci al caso nostro. Tu istituisci

un giornale; apri un uffizio, paghi le spese e l'impianto, la carta,

la stampa, che so io... Naturalmente, avendo fornito i capitali, tu

diventi proprietario assoluto del foglio, direttore, redattore in

capo, gerente responsabile, ciò che meglio ti piace. Non volendo, o non

potendo occuparti dei piccoli dettagli, prendi al tuo stipendio uno o

più collaboratori che sappiano scrivere...

— Sotto mia dettatura, ben inteso...

— O meglio, di loro talento...

— No! preferisco dettare... Te l'ho già detto, Clementina!... Ho in

testa dei materiali! e credo che, dettando, mi sarà più facile di

esprimere le mie idee...

— Una volta che tu sii proprietario e redattore in capo, potrai fare

ciò che meglio ti accomoda. Senza dettare, c'è un altro modo anche

più facile per riempire le colonne di un giornale — si scrive colla

forbice.

— Hai detto?...

— Eh! non saresti il primo... Ve ne sono a centinaia dei giornalisti,

che sentendo una decisa avversione alla penna, hanno adottato il

sistema di scrivere colla forbice!

— Clementina!!!... Io non capisco troppo cosa tu voglia dire con queste

parole: scrivere colla forbice... Se si trattasse di tagliare i panni

addosso al municipio.... Tu devi aver ragione, Clementina!... Io sono

nato fatto per maneggiare la forbice.

— Dunque?...

— Hai detto?...

— Ci decidiamo?

— Clementina!...

— Che c'è?...

— Tu non hai pensato....

— A che cosa?

— Alla cosa più importante... al titolo del nostro giornale...

— Del nostro giornale!... tu dunque saresti disposto?...

— C'è dubbio?... tu non mi avevi mai compreso, Clementina! Un giornale!

È il mio desiderio, il mio sogno da due anni... Solamente io non

credeva che si potesse... Ah! tu mi hai data la vita, Clementina.

La forbice, la collaborazione... Quali idee!... Ma ora — parlami

sinceramente, Clementina — come, dove, quando mai sei venuta in

cognizione?... E perchè non mi hai detto prima d'ora?...

— Dieci, dodici giorni fa, io non sapeva nulla di queste istorie

del giornalismo... Per caso... in bottega... ho sentito parlare fra

loro alcuni letterati... Tu sai, in un negozio di ceralacca, vengono

necessariamente molti uomini di lettere; e udendoli ragionare di alcuni

nuovi giornali che recentemente si istituirono a Milano, sono venuta a

cognizione di tutto.

— Clementina! Io sono deciso... sono pronto a sacrificare diecimila

franchi per la carta e la stampa — la ceralacca l'abbiamo in casa...

Tò! Una idea luminosa!... una vera ispirazione!... Dire che io ci aveva

pensato due anni, senza venirne a capo!... Che ti pare, Clementina?

Se il nostro giornale si intitolasse la _Ceralacca_! Questo titolo

servirebbe a predisporre la Camera perchè adotti certe mie riforme

postali che intendo proporre quando sarò ministro delle finanze. Ah!

tu credevi che dormissi sui miei capitali! Dei piani grandiosi ce ne

sono qua dentro!... Figurati che io mi sono prefisso di far passare

una legge, per la quale non verrà più accettata nessuna lettera negli

uffizi postali del Regno, se non porti quattro suggelli di ceralacca.

— Che ti pare? — Che ti pare?

— Stupendo!

— Se il mio progetto venisse votato, noi diverremmo milionari!

— Se riesci ad essere ministro, la maggioranza è per te indubiamente.

— All'opera, Clementina! Ma no!... adagio un poco!... E quella che tu

chiamavi...

— La collaborazione?...

— Sicuro! come è lunga questa parola! — come faremo noi per avere

prontamente la collaborazione?...

— Oggi, domani, quando vuoi — ci sono tanti scrittori a Milano!

— È vero! che bestia!... Il nostro notaio ne tiene quattordici nel suo

uffizio... Potremmo... pregarlo.

— Ma no!... Per fare un giornale, ci vogliono dei letterati!...

Permetti che io ti dia un suggerimento.... o meglio ancora, mettiamoci

subito all'opera. Prendi un foglietto di carta, Onofrio, e scrivi ciò

che io ti detto.

— Sentiamo!...

— Sei pronto?... Si tratta di un avviso che faremo inserire domani

nella quarta pagina del _Pungolo_. — Da bravo! «_Si ricerca un

giovane..._»

— Un giovane?... E tu credi, Clementina, che un uomo di età matura non

potrebbe servire?...

— I giovani costano meno, e fanno meglio il servizio. «_Si ricerca un

giovane bene istruito nelle lettere..._»

— _E di sana morale..._

— Mettiamo pure: _e di sana morale, per un impiego civile..._

— _Ed onorifero..._

— _Ed onorifero... stipendio da convenirsi... Per le trattative

presentarsi allo studio del signor Onofrio Bartolami negoziante di

ceralacca...._

— _E giornalista..._

— _E giornalista... in Borgo Spesso al numero 2844..._ Basta!

— Hai detto?

— Ho detto che questo avviso inserito nella quarta pagina del _Pungolo_

chiamerà intorno a noi non più tardi di dopo domani, parecchie

centinaia di letterati aspiranti alla collaborazione...

— Cento collaboratori! Clementina: non ti pare che una metà basterebbe?

— Anche dieci, anche cinque, anche uno, purchè fosse di quelli... come

intendo io!

— Hai detto?...

— Presto! Mandiamo Silvestro all'uffizio degli annunzii! — Lanciamo il

gran colpo!... Sono già le dieci, è tempo che io scenda in negozio...

A rivederla, signor giornalista, signor deputato!...

— Clementina!... puoi ben chiamarmi ministro.

Racconti politici · 第 65 / 104 题