La fama.
All'indomani, verso le undici del mattino, nella sala terrena
dell'albergo dell'Agnello, la conversazione dei commensali è più
animata che mai. Gli avvenimenti della sera precedente vengono narrati
e commentati in mille guise; il numero dei morti e dei feriti ingrossa
ad ogni tratto, ma nessuno sa ridire i nomi delle vittime.
— Presso l'osteria del Biscione fu trovato un orecchio di donna....
— Nel vicolo delle Ore fu raccolto stamattina un naso di fanciullo.
— Sa Dio quali atrocità furon commesse?..
— Le muraglie del palazzo arcivescovile sono tinte di sangue!...
Il proprietario dell'albergo si avvicina ad un gruppo, e dice con aria
misteriosa:
— Si ricordano, loro signori, di quel giovanotto magro e sparuto che
ieri sedeva a questa tavola?
— Ebbene?
— Io temo che ieri sera gli sia accaduta qualche disgrazia.... Questa
notte egli non è tornato all'albergo....
— Quel giovanotto, — osserva uno dei commensali, — aveva un certo
viso....
— E una cert'aria da bulo!..
— Avete notato, — soggiunge un terzo, — con quale entusiasmo egli
rispose al brindisi da me proposto in onore di Pio IX? I suoi occhi
scintillavano come carboni ardenti, le sue guance eran pallide, le
membra convulse....
— Egli vuotò la bottiglia d'un sorso, poi strinse le labbra e digrignò
i denti con espressione feroce, come se avesse bevuto del sangue!...
— E dire che entrando nella sala egli aveva l'aria d'un timido
seminarista! A prima giunta io lo credetti uno scemo!...
— Taluni fanno lo scemo per non pagar dazio! — esclama l'oste
sorridendo. — Ma ecco il vetturino di Capizzone che forse ci darà
novelle di colui....
— Ebbene? — dice il Brunetto entrando nella sala; — dov'è il forestiero
che ieri a sera ho scaricato alla porta del vostro albergo?
— Gli è ciò appunto che io stava per chiederti, — risponde l'oste
coll'usato sorriso.
— Che?... il nipote di don Dionigi Quaglia sarebbe sparito?...
— Io temo piuttosto che la quaglia sia caduta nel laccio... ovvero
nelle unghie di quei gatti che il conte Bolza ha scatenati ieri a sera
in piazza Fontana.
Il Brunetto spalanca la bocca, e dà indietro due passi. I circostanti,
vedendo la sorpresa e il terrore del vetturino, si abbandonano alle più
strane congetture. — Qui gatta ci cova, — dice l'uomo dal brindisi;
— quel forestiero è senza dubbio un affigliato di qualche società
segreta, un emissario del Comitato di Lugano!
— Presto!... un boccaletto di malvasia a quel bravo galantuomo! — grida
un altro della comitiva, accennando al vetturale di appressarsi alla
tavola.
Tutti si fanno intorno al Brunetto e lo assalgono di obblique dimande.
La curiosità degli sconosciuti allarma l'ombroso vetturino, il quale
per tema di compromettersi, improvvisa una odissea di menzogne. Il
contegno impaurito del dabben uomo, le frasi equivoche, le risposte
contraddittorie destano negli uditori più vivi sospetti.
Frattanto un nuovo personaggio è entrato nella sala, un giovinotto di
circa venticinque anni, dalla fisonomia vivace, dal piglio disinvolto
ed ardito. L'albergatore scambia poche parole col nuovo venuto, indi,
additandogli il vetturino: — Ecco l'uomo che vai cercando, — gli dice;
— tu puoi parlargli liberamente; quei signori son tutti... della lega!
Il giovinotto si introduce nel crocchio, e presentandosi al vetturino:
— Siete voi, — gli chiede, — il signor Brunetto da Capizzone?
— Io, per servirla!
— Quando riparte la vostra vettura?
— Domani alle quattro del mattino.
— Ebbene: io vi prego di recare questa lettera al sacerdote don Dionigi
Quaglia.... Badate che gli è uno scritto di somma importanza!... Il
signor Teodoro Dolci mi ha parimenti incaricato di avvertirvi ch'egli
non può partire domani... trovandosi alquanto indisposto....
— Che! la signoria vostra ha veduto il signor Teodoro Dolci?... Ove
diavolo s'è egli ficcato? Gli è tutto il giorno ch'io lo cerco!...
— Il signor Teodoro... trovasi in luogo sicuro, in casa di persone
fidate... di persone, che possono guarentirlo da ogni pericolo.
Pronunziando queste parole, il giovane gira intorno una occhiata
diffidente.
La curiosità trabocca dagli occhi degli astanti.
Il vetturale non osa stendere la mano alla lettera, temendo ch'essa
racchiuda qualche grave mistero politico da comprometterlo. L'oste,
avido anch'egli di notizie e al tempo istesso desideroso di farsi un
merito presso i suoi avventori, battendo leggermente sulla spalla del
giovane: — Carletto, — gli dice, — io t'ho già avvertito che qui puoi
parlare liberamente.... Qui non vi è persona che _patisca eccezione_...
Io conosco i miei avventori... e quando _una tromba_ penetra qua
dentro, sai bene ch'io mi affretto a prevenirne gli amici.
— Siamo tutti fratelli! — rispondono ad una voce i commensali. — Viva
Pio IX! Viva Carlo Alberto!...
— Sì: viva Pio IX! viva l'Italia! — risponde il giovanotto animandosi
di entusiasmo; — e si faccia presto una volta a purgare il paese da
questi mostri!...
— Sottovoce per carità!... Siamo vicini alla Corsia, — interrompe
l'oste. — Io sono garante delle persone che stanno qui dentro, ma di
fuori vi hanno delle orecchie acute....
— Ebbene? che importa? — riprende il giovane, moderandosi alquanto. —
La bomba deve pure scoppiare o tosto o tardi; e vi giuro che le mani
mi prudono ferocemente.... Se vedeste come l'hanno concio, quel bravo
montanaro?...
— Qual montanaro?...
— Ma... lui! Teodoro Dolci! l'eroe di Capizzone!
— Teodoro! — esclama il vetturale più sorpreso degli altri, — l'eroe di
Capizz....
— Un _fegato sano_!... un vero amico del popolo! un uomo d'azione!...
Ah! quando penso che i birboni hanno versato il sangue di quel
valoroso, mi vien voglia di andar là fuori, afferrare pel collo il
primo croato che mi vien incontro, e condannarlo alla _morte del
gatto_! Basta!... speriamo che il momento non sia lontano.... Frattanto
noi penseremo a guarire il povero ferito, perchè egli pure prenda parte
alla lotta.... E vi giuro ch'egli è uomo da far bene il dover suo!...
— La ferita non è dunque mortale?...
— No, grazie a Dio. Il signor Maestri spera che fra due o tre mesi
Teodoro potrà uscire di casa. Vi giuro ch'egli si è battuto ieri a
sera come un leone. Persone degne di fede giurano d'averlo veduto
sull'angolo dei Pattari cacciarsi fra un drappello di poliziotti,
e rovesciarne quattro d'una pedata!... Questa notte nel delirio
della febbre il poveretto balzava di tratto in tratto sui guanciali
esclamando: «Viva l'arcivescovo! viva Pio IX! tutti dobbiamo morire!»
Poi soggiungeva con voce più calma e coll'accento della ispirazione:
«Suonerà la campana dell'_Angelus_.... e allora ci rivedremo... Io sarò
maestro dei poverelli e dei deboli.... Io li condurrò sul cammino della
salute!» Quel giovane non è soltanto un eroe, ma anche uno scienziato,
un filosofo.
— Infatti, — balbetta il vetturino, — il signor Teodoro viene
considerato la prima testa di Capizzone.
— Lassù, nelle vostre montagne, egli dev'essere conosciuto pel suo
coraggio....
— Quanto a coraggio, — risponde il vetturino, — per dire la verità....
— _Sciutt!_ — esclama il _piccolo_ entrando nella sala. Tutti quanti
ammutiscono, e volgendo gli occhi alla porta, veggono una figura
sinistra che si è fermata per udire la conversazione....
Il giovane patriota esce dalla sala senza aggiunger parola. Il Brunetto
ripone la lettera nel portafoglio, e riempie il bicchiere, mentre uno
dei commensali chiede al vicino con voce distinta:
— E come va quest'anno colle dordine? Alla _bressana_ del conte Modroni
ho veduto prenderne l'altro dì circa seicento!
E da quel punto non si parlò che di dordine, quaglie e codirossi.
Ma il nome e le gesta di Teodoro Dolci nel corso della giornata
passarono di bocca in bocca, e furono argomento di tutte le
conversazioni milanesi. I fanatici portavoce di notizie rivoluzionarie
a mezzanotte asserivano che Teodoro, nella famosa serata di piazza
Fontana, aveva scannati dodici poliziotti, e messo in fuga un drappello
di dragoni.