CAPITOLO III.

La fama.

All'indomani, verso le undici del mattino, nella sala terrena

dell'albergo dell'Agnello, la conversazione dei commensali è più

animata che mai. Gli avvenimenti della sera precedente vengono narrati

e commentati in mille guise; il numero dei morti e dei feriti ingrossa

ad ogni tratto, ma nessuno sa ridire i nomi delle vittime.

— Presso l'osteria del Biscione fu trovato un orecchio di donna....

— Nel vicolo delle Ore fu raccolto stamattina un naso di fanciullo.

— Sa Dio quali atrocità furon commesse?..

— Le muraglie del palazzo arcivescovile sono tinte di sangue!...

Il proprietario dell'albergo si avvicina ad un gruppo, e dice con aria

misteriosa:

— Si ricordano, loro signori, di quel giovanotto magro e sparuto che

ieri sedeva a questa tavola?

— Ebbene?

— Io temo che ieri sera gli sia accaduta qualche disgrazia.... Questa

notte egli non è tornato all'albergo....

— Quel giovanotto, — osserva uno dei commensali, — aveva un certo

viso....

— E una cert'aria da bulo!..

— Avete notato, — soggiunge un terzo, — con quale entusiasmo egli

rispose al brindisi da me proposto in onore di Pio IX? I suoi occhi

scintillavano come carboni ardenti, le sue guance eran pallide, le

membra convulse....

— Egli vuotò la bottiglia d'un sorso, poi strinse le labbra e digrignò

i denti con espressione feroce, come se avesse bevuto del sangue!...

— E dire che entrando nella sala egli aveva l'aria d'un timido

seminarista! A prima giunta io lo credetti uno scemo!...

— Taluni fanno lo scemo per non pagar dazio! — esclama l'oste

sorridendo. — Ma ecco il vetturino di Capizzone che forse ci darà

novelle di colui....

— Ebbene? — dice il Brunetto entrando nella sala; — dov'è il forestiero

che ieri a sera ho scaricato alla porta del vostro albergo?

— Gli è ciò appunto che io stava per chiederti, — risponde l'oste

coll'usato sorriso.

— Che?... il nipote di don Dionigi Quaglia sarebbe sparito?...

— Io temo piuttosto che la quaglia sia caduta nel laccio... ovvero

nelle unghie di quei gatti che il conte Bolza ha scatenati ieri a sera

in piazza Fontana.

Il Brunetto spalanca la bocca, e dà indietro due passi. I circostanti,

vedendo la sorpresa e il terrore del vetturino, si abbandonano alle più

strane congetture. — Qui gatta ci cova, — dice l'uomo dal brindisi;

— quel forestiero è senza dubbio un affigliato di qualche società

segreta, un emissario del Comitato di Lugano!

— Presto!... un boccaletto di malvasia a quel bravo galantuomo! — grida

un altro della comitiva, accennando al vetturale di appressarsi alla

tavola.

Tutti si fanno intorno al Brunetto e lo assalgono di obblique dimande.

La curiosità degli sconosciuti allarma l'ombroso vetturino, il quale

per tema di compromettersi, improvvisa una odissea di menzogne. Il

contegno impaurito del dabben uomo, le frasi equivoche, le risposte

contraddittorie destano negli uditori più vivi sospetti.

Frattanto un nuovo personaggio è entrato nella sala, un giovinotto di

circa venticinque anni, dalla fisonomia vivace, dal piglio disinvolto

ed ardito. L'albergatore scambia poche parole col nuovo venuto, indi,

additandogli il vetturino: — Ecco l'uomo che vai cercando, — gli dice;

— tu puoi parlargli liberamente; quei signori son tutti... della lega!

Il giovinotto si introduce nel crocchio, e presentandosi al vetturino:

— Siete voi, — gli chiede, — il signor Brunetto da Capizzone?

— Io, per servirla!

— Quando riparte la vostra vettura?

— Domani alle quattro del mattino.

— Ebbene: io vi prego di recare questa lettera al sacerdote don Dionigi

Quaglia.... Badate che gli è uno scritto di somma importanza!... Il

signor Teodoro Dolci mi ha parimenti incaricato di avvertirvi ch'egli

non può partire domani... trovandosi alquanto indisposto....

— Che! la signoria vostra ha veduto il signor Teodoro Dolci?... Ove

diavolo s'è egli ficcato? Gli è tutto il giorno ch'io lo cerco!...

— Il signor Teodoro... trovasi in luogo sicuro, in casa di persone

fidate... di persone, che possono guarentirlo da ogni pericolo.

Pronunziando queste parole, il giovane gira intorno una occhiata

diffidente.

La curiosità trabocca dagli occhi degli astanti.

Il vetturale non osa stendere la mano alla lettera, temendo ch'essa

racchiuda qualche grave mistero politico da comprometterlo. L'oste,

avido anch'egli di notizie e al tempo istesso desideroso di farsi un

merito presso i suoi avventori, battendo leggermente sulla spalla del

giovane: — Carletto, — gli dice, — io t'ho già avvertito che qui puoi

parlare liberamente.... Qui non vi è persona che _patisca eccezione_...

Io conosco i miei avventori... e quando _una tromba_ penetra qua

dentro, sai bene ch'io mi affretto a prevenirne gli amici.

— Siamo tutti fratelli! — rispondono ad una voce i commensali. — Viva

Pio IX! Viva Carlo Alberto!...

— Sì: viva Pio IX! viva l'Italia! — risponde il giovanotto animandosi

di entusiasmo; — e si faccia presto una volta a purgare il paese da

questi mostri!...

— Sottovoce per carità!... Siamo vicini alla Corsia, — interrompe

l'oste. — Io sono garante delle persone che stanno qui dentro, ma di

fuori vi hanno delle orecchie acute....

— Ebbene? che importa? — riprende il giovane, moderandosi alquanto. —

La bomba deve pure scoppiare o tosto o tardi; e vi giuro che le mani

mi prudono ferocemente.... Se vedeste come l'hanno concio, quel bravo

montanaro?...

— Qual montanaro?...

— Ma... lui! Teodoro Dolci! l'eroe di Capizzone!

— Teodoro! — esclama il vetturale più sorpreso degli altri, — l'eroe di

Capizz....

— Un _fegato sano_!... un vero amico del popolo! un uomo d'azione!...

Ah! quando penso che i birboni hanno versato il sangue di quel

valoroso, mi vien voglia di andar là fuori, afferrare pel collo il

primo croato che mi vien incontro, e condannarlo alla _morte del

gatto_! Basta!... speriamo che il momento non sia lontano.... Frattanto

noi penseremo a guarire il povero ferito, perchè egli pure prenda parte

alla lotta.... E vi giuro ch'egli è uomo da far bene il dover suo!...

— La ferita non è dunque mortale?...

— No, grazie a Dio. Il signor Maestri spera che fra due o tre mesi

Teodoro potrà uscire di casa. Vi giuro ch'egli si è battuto ieri a

sera come un leone. Persone degne di fede giurano d'averlo veduto

sull'angolo dei Pattari cacciarsi fra un drappello di poliziotti,

e rovesciarne quattro d'una pedata!... Questa notte nel delirio

della febbre il poveretto balzava di tratto in tratto sui guanciali

esclamando: «Viva l'arcivescovo! viva Pio IX! tutti dobbiamo morire!»

Poi soggiungeva con voce più calma e coll'accento della ispirazione:

«Suonerà la campana dell'_Angelus_.... e allora ci rivedremo... Io sarò

maestro dei poverelli e dei deboli.... Io li condurrò sul cammino della

salute!» Quel giovane non è soltanto un eroe, ma anche uno scienziato,

un filosofo.

— Infatti, — balbetta il vetturino, — il signor Teodoro viene

considerato la prima testa di Capizzone.

— Lassù, nelle vostre montagne, egli dev'essere conosciuto pel suo

coraggio....

— Quanto a coraggio, — risponde il vetturino, — per dire la verità....

— _Sciutt!_ — esclama il _piccolo_ entrando nella sala. Tutti quanti

ammutiscono, e volgendo gli occhi alla porta, veggono una figura

sinistra che si è fermata per udire la conversazione....

Il giovane patriota esce dalla sala senza aggiunger parola. Il Brunetto

ripone la lettera nel portafoglio, e riempie il bicchiere, mentre uno

dei commensali chiede al vicino con voce distinta:

— E come va quest'anno colle dordine? Alla _bressana_ del conte Modroni

ho veduto prenderne l'altro dì circa seicento!

E da quel punto non si parlò che di dordine, quaglie e codirossi.

Ma il nome e le gesta di Teodoro Dolci nel corso della giornata

passarono di bocca in bocca, e furono argomento di tutte le

conversazioni milanesi. I fanatici portavoce di notizie rivoluzionarie

a mezzanotte asserivano che Teodoro, nella famosa serata di piazza

Fontana, aveva scannati dodici poliziotti, e messo in fuga un drappello

di dragoni.

Racconti politici · 第 50 / 104 题