Il signor De Mauro, vedendoli rientrare nel salotto, prese buon augurio
da quella gioia. — E volgendosi alla figlia del marchese:
— Mi pare, le disse, che le cose si mettano bene. Eravate usciti col
portamento impacciato di due collegiali, ed ora tornate a noi colla
spigliatezza di due amanti. A maraviglia! Dal canto nostro non si è
perduto il tempo — col signor marchese è molto facile l'intendersi...
e oramai si può dire: affare finito!
Il marchese Contareno, rilevandosi della persona, e assumendo il fare
grandioso dei suoi illustri bisavoli, diresse la parola ad Edoardo:
— L'onorevole signor De Mauro qui presente... vostro padre e mio
eccellentissimo amico...
— Lasciamo da parte le grandi formule — interruppe il signor De
Mauro — non vedete, marchese, non capite dai loro volti ch'essi sanno
già tutto?... Non è vero, adorabile signorina, che il cerimoniale è
divenuto superfluo?... Ad ogni modo, tanto che anch'io possa udire
uno di quei sì deliziosi che, poco fa, avrete proferiti in giardino
più di una volta, permettete che io vi domandi se è proprio vero che
siate contenta di sposare questo scapato... questa testa balzana di mio
figlio... Un cuore eccellente... vedete — ma un cervello... Basta! La
signora Enrichetta penserà lei a fargli mettere giudizio.
Il signor De Mauro parlava scherzosamente alla giovane Contareno; ma
questa aveva già ripresa quella calma solenne che era l'espressione più
naturale del di lei volto.
— Il signor Edoardo — disse ella coll'accento più fermo — conosce i
miei sentimenti a di lui riguardo, come anche le mie intenzioni. I
nostri cuori sono già fidanzati da parecchi mesi: noi siamo vincolati
da promesse reciproche, alle quali nè egli nè io potremmo venir meno.
Ma il nostro matrimonio non può effettuarsi in questo momento... Il
signor Edoardo lo sa... ed io ne vado orgogliosa... Quanto a me, non
potrei stimare un uomo che si rifugiasse nelle dolcezze dell'amore al
momento in cui tutti i giovani italiani vanno a sfidare la morte per
l'indipendenza e la libertà del loro paese. Un tal uomo non potrebbe
mai divenire lo sposo di Enrichetta Contareno.
Il signor De Mauro rimase fulminato. Egli comprendeva che in quel
fiero carattere di fanciulla i propositi dovevano essere tenaci come
le convinzioni. Si volse al marchese, sperando che questi lo togliesse
di imbarazzo: ma il vecchio Contareno guardava sua figlia cogli occhi
ebeti e lacrimosi, e a stento poteva respirare. Aveva mangiato per
quattro, e la lunga conversazione tenuta poco prima col signor De Mauro
gli aveva prostrate le fibre.
Impossibile descrivere le attitudini diverse di quei quattro
personaggi. A sciogliere di qualche modo gli imbarazzi della
situazione, sopravvenne la signora Serafina.
— Ebbene? tutto è conchiuso... non è vero? — domandò bonariamente
quella ottima donna entrando nella sala.
— Sì, tutto è conchiuso — rispose il signor De Mauro dissimulando
per quanto gli era possibile il suo cattivo umore — ma la signorina,
a quanto pare, non ha molta fretta — a noi dunque non rimane che
attendere i di lei ordini... o quelli dell'eccellentissimo signor
marchese...
— Sicuro!... A domani!... Per oggi basta!... — disse il Contareno
levandosi in piedi come uomo che si svegli dal letargo... L'ora è già
tarda... non sarebbe tempo di andarcene, Enrichetta?
La fanciulla stese la mano al signor De Mauro che la strinse di mala
voglia.
— Spero che non mi serberete rancore — in ogni modo, dopo la guerra,
noi ripiglieremo le nostre buone relazioni!
Ciò detto, la fanciulla pose il suo braccio in quello di Edoardo — e i
due giovani uscirono insieme dalla sala, seguiti dal marchese che non
cessava di ripetere macchinalmente: affare concluso! affare finito!