Due giorni sono trascorsi. Una immensa folla di popolo sta adunata
dinanzi alla stazione della ferrovia.
Un giovane abbigliato di rosso si ferma presso gli sportelli di una
antica carrozza — i cristalli si abbassano — una mano lunga e sottile
viene ad incontrare quella del giovane — il tumulto della piazza
affollata copre il susurro di quell'addio misterioso e sublime.
Chi bada agli episodii laddove c'è un popolo intero che si abbraccia
nei santi fremiti dell'amore e della patria? Volgete intorno lo sguardo
— e dappertutto vedrete delle eroiche madri, delle spose gagliarde, che
si separano senza piangere dai figli e dai mariti! — Dove fiammeggia
una camicia rossa, quivi si aggruppano dei cuori di amanti e di
sorelle, quivi la canizie dei padri rifulge di nobile orgoglio e le
rughe dei volti materni sembrano irradiarsi di giovinezza.
Il segnale che richiama i viaggiatori al convoglio è suonato. Edoardo
si stacca dalla carrozza stemmata, e slanciandosi nelle braccia di una
donna che sta in un lato a rimirarlo con occhio di invidia — mia buona
madre! — esclama — l'ultimo bacio è per te... perdonami ciò che mio
padre ti fa soffrire per cagion mia!
— Oh, nulla!... Che la mia benedizione ti accompagni!
E poichè gli occhi di quella madre aveano lasciato scorrere una lacrima
— Edoardo la asciugò con un bacio — e s'immerse nella folla per entrare
nella stazione.
Dopo alcuni minuti, al fischio della locomotiva rispose dalla piazza e
dai portici un urlo di acclamazioni. Le donne agitavano i fazzoletti...
i fanciulli battevano le mani — i vecchi si drizzavano sulla persona
coll'impeto dei loro venti anni.
Frattanto il convoglio si involava, lasciando indietro un'onda di canti.
Il torrente della folla si riversava nella città. — Tutte le parole
suonavano ammirazione ed entusiasmo.
Due uomini in sulla età si incontrarono a poca distanza dal
sottopassaggio.
L'un d'essi era là da alcuni minuti, quasi rannicchiato dietro uno
stipite, e pareva assistere a quella scena da spettatore indifferente
o sdegnoso.
— To'!... chi vedo! anche voi, signor De Mauro!... — esclamò l'altro
che veniva dalla stazione. — Si è mai dato uno spettacolo più sublime
di questo?... Scene da far piangere i sassi... e nessuno piangeva!...
Che giovani!... che faccie!... che slancio!... Voi li avrete veduti
quando montarono nei vagoni... Pareva che prendessero d'assalto una
fortezza!...
— Se li ho veduti! — rispose il De Mauro a voce alta — come volete che
io non li abbia veduti, mentre c'era anche lui... quel bel mobile di
Edoardo!
— Come! vostro figlio?...
— Sicuramente! mio figlio... Non avevo che quello... e non potevo dare
di più... io!
Alcuni, che si erano fermati ad udire, si partivano esclamando:
— Anche lui! un figlio unico!... un milionario!
E il signor De Mauro, per la prima volta in sua vita, si illuse a tal
segno da credersi un grande patriota, un martire della indipendenza
italiana.