XI.

I due giovani attraversarono il gran viale del giardino senza proferire

parola.

Giunti all'estremo, laddove sotto un bosco di rubinie erano disposti

dei sedili rusticamente foggiati, Edoardo accennò alla fanciulla di

sedere. Le finestre del salotto erano aperte, e la voce del signor De

Mauro giungeva all'orecchio dei due giovani innamorati.

— Sentite, Enrichetta? — cominciò Edoardo con qualche esitazione — essi

trattano del nostro matrimonio!

— In verità, rispose la fanciulla, ciò che è accaduto ieri... ciò che

accade in questo momento mi sembra un sogno.

— Un sogno felice, non è vero, Enrichetta?...

— Ma non è dunque vero ciò che mio padre mi diceva?... Fra quindici

giorni?...

— Fra quindici giorni noi dovremmo essere uniti per sempre... Vostro

padre non oppone nessuna difficoltà al nostro matrimonio, non è vero,

Enrichetta?...

— Voi sapete, Edoardo, che da quella parte non potrebbero sorgere degli

ostacoli molto gravi...

— Orbene, Enrichetta, ciò che vi ha di reale, ciò che vi ha di

rassicurante per noi in tutto che accadde da ieri fino a questo

momento, è che la nostra felicità dipende da noi soli, che il nostro

avvenire è assicurato, e quand'anche...

Edoardo esitava a proseguire.

La fanciulla, fissando nel volto del giovane uno sguardo che esprimeva

un sentimento indefinibile, ripetè macchinalmente le ultime parole

proferite da lui.

— Enrichetta! — proruppe l'innamorato coll'accento della risoluzione

— se queste nozze dovessero ritardarsi, se questo ritardo fosse

desiderato... richiesto da colui che ti ama... da colui che ti ha

consacrato il suo cuore... che darebbe il suo sangue per risparmiarti

una lacrima... cosa diresti, Enrichetta? rispondimi: che diresti?...

Le guancie della fanciulla si animarono di un roseo vivace che era

la irradiazione di una gioia mal repressa. Pure ella ebbe forza di

dominarsi. L'egoismo dell'amore domandava di assaporare a lente stille

la voluttà di una rivelazione desiderata. Enrichetta, simulando lo

stupore, proferì a voce secca queste sole parole:

— Io non vi comprendo, Edoardo!

— Voi non mi comprendete?... Eppure avrei sperato... Quest'oggi...

nel vostro contegno... nelle vostre parole mi pareva di leggere... Non

importa... Poichè dite di non comprendere, converrà che io mi spieghi

davvantaggio. Il nostro matrimonio non può effettuarsi entro quindici

giorni, come mio padre avrebbe stabilito... Prima di unirmi a voi,

Enrichetta, conviene che io parta da Milano, è necessario che io vada

laddove in questo momento sono chiamati tutti gli italiani che sentono

la voce del dovere... Questa mattina, mentre mio padre stava trattando

col vostro della nostra prossima unione, io ho presentato la mia

domanda per essere ammesso nelle guide dei volontari.

Edoardo non aveva finito di proferire queste parole, che la fanciulla

obliando ogni riserbo, cadde ai piedi del giovane, e coprendo la sua

mano di baci, esclamava coll'accento del più sublime entusiasmo:

— Io ti chieggo perdono, Edoardo, se per un momento ho potuto dubitare

del tuo nobile cuore!

I due giovani stettero alcun tempo abbracciati, assaporando

quell'estasi voluttuosa che inonda due anime sorelle allorquando per

la prima volta si riconoscono completamente. Estasi rare nella vita,

fremiti passeggieri della intemerata giovinezza, misteriosi tripudii

di quella essenza divina che è nell'uomo, e a cui i sensi non prendono

parte. — Una lunga carriera di piaceri ci consuma la vita, e all'età di

sessant'anni ciascuno può formare un grosso volume delle sue amorose

peripezie; ma in questo volume non spiccheranno che due o tre pagine

bianche — e saranno le pagine che ricordano una stretta di mano e

il ricambio di un bacio santificato da quei giovanili entusiasmi che

riassumono i più elevati sentimenti dell'anima.

— No! Io non dubitava del tuo patriotismo — riprese la giovane

sciogliendosi dall'amplesso e ricomponendosi in sulla seggiola — io

temeva che l'insistenza di tuo padre, le preghiere e le lagrime della

tua ottima madre, e quest'ultimo stratagemma del matrimonio avessero

sorpreso la tua buona fede... Io temeva che l'esuberanza dell'amore

potesse, per un momento, paralizzare in te la coscienza dei più sacri

doveri...

— Il pericolo era grande, ma tutt'altri, meno il tuo Edoardo,

avrebbe potuto cedere al fascino di questa seduzione!... Tu non sai,

Enrichetta... Io non ti ho mai detto le orribili angoscie del mio

passato... Combattere per l'indipendenza della patria... è dovere

di tutti, e la gioventù italiana ha mostrato di comprenderlo... Ma

io!... Non è solamente all'Italia che devo il mio braccio — per me vi

è ancora un altro dovere... quello di riabilitare la mia famiglia...

Sì, Enrichetta!... Mio padre mi accusa di poca tenerezza per lui... mi

chiama ingrato!... Egli non capisce che io non potrei dargli maggior

prova di affetto che questa di ribellarmi alla sua volontà... Il giorno

in cui mio padre potrà dire: io aveva un unico figlio, e questi è

andato ad esporre la vita sul campo di battaglia — allora cesseranno

i sospetti... Io tornerò dal campo colla fronte rialzata, io prenderò

per mano questo vecchio quale egli sia, e la gente, vedendolo passare,

non dirà più certe brutte parole... La gente dovrà dire: è il padre

di uno che ha esposto la sua vita nella campagna 1866... a fianco di

Garibaldi!

Con questo sfogo, Edoardo aveva rivelato alla sua fidanzata il segreto

di quei dolori che davano al di lui carattere una impronta severa e

qualche volta cupa all'età di ventun'anni.

In quel punto, la voce del signor De Mauro uscì più spiccata dal vano

della finestra:

— Si sono dunque perduti quei ragazzi? Eppure, voi vedete, marchese,

che il labirinto non è vasto!

— Siamo chiamati! disse Enrichetta.

— Prima di tornare lassù, io vorrei domandarti...

— Indovino il tuo pensiero, Edoardo. Tu non hai coraggio di dire a tuo

padre...

— Non è che il coraggio mi manchi, rispose il giovane. Ma se

l'opposizione partisse da te, se tu dicessi apertamente che non

acconsentiresti a sposarmi se non a patto che io abbia prima adempiuto

ai miei doveri di buon cittadino — allora non vi sarebbero più

repliche... e mio padre sarebbe costretto a transigere...

— Vieni, Edoardo! — interruppe la Enrichetta — andiamo!... accetto con

orgoglio la missione che mi hai affidata... Vedrai che io saprò parlare

come si deve.

I due giovani si strinsero la mano e si baciarono — quindi,

annodati delle braccia, uscirono dal boschetto, e a passo spedito si

diressero verso il palazzo. — Nei loro volti si rifletteva la gioia e

l'entusiasmo dei loro cuori.

Racconti politici · 第 26 / 104 题