I due giovani attraversarono il gran viale del giardino senza proferire
parola.
Giunti all'estremo, laddove sotto un bosco di rubinie erano disposti
dei sedili rusticamente foggiati, Edoardo accennò alla fanciulla di
sedere. Le finestre del salotto erano aperte, e la voce del signor De
Mauro giungeva all'orecchio dei due giovani innamorati.
— Sentite, Enrichetta? — cominciò Edoardo con qualche esitazione — essi
trattano del nostro matrimonio!
— In verità, rispose la fanciulla, ciò che è accaduto ieri... ciò che
accade in questo momento mi sembra un sogno.
— Un sogno felice, non è vero, Enrichetta?...
— Ma non è dunque vero ciò che mio padre mi diceva?... Fra quindici
giorni?...
— Fra quindici giorni noi dovremmo essere uniti per sempre... Vostro
padre non oppone nessuna difficoltà al nostro matrimonio, non è vero,
Enrichetta?...
— Voi sapete, Edoardo, che da quella parte non potrebbero sorgere degli
ostacoli molto gravi...
— Orbene, Enrichetta, ciò che vi ha di reale, ciò che vi ha di
rassicurante per noi in tutto che accadde da ieri fino a questo
momento, è che la nostra felicità dipende da noi soli, che il nostro
avvenire è assicurato, e quand'anche...
Edoardo esitava a proseguire.
La fanciulla, fissando nel volto del giovane uno sguardo che esprimeva
un sentimento indefinibile, ripetè macchinalmente le ultime parole
proferite da lui.
— Enrichetta! — proruppe l'innamorato coll'accento della risoluzione
— se queste nozze dovessero ritardarsi, se questo ritardo fosse
desiderato... richiesto da colui che ti ama... da colui che ti ha
consacrato il suo cuore... che darebbe il suo sangue per risparmiarti
una lacrima... cosa diresti, Enrichetta? rispondimi: che diresti?...
Le guancie della fanciulla si animarono di un roseo vivace che era
la irradiazione di una gioia mal repressa. Pure ella ebbe forza di
dominarsi. L'egoismo dell'amore domandava di assaporare a lente stille
la voluttà di una rivelazione desiderata. Enrichetta, simulando lo
stupore, proferì a voce secca queste sole parole:
— Io non vi comprendo, Edoardo!
— Voi non mi comprendete?... Eppure avrei sperato... Quest'oggi...
nel vostro contegno... nelle vostre parole mi pareva di leggere... Non
importa... Poichè dite di non comprendere, converrà che io mi spieghi
davvantaggio. Il nostro matrimonio non può effettuarsi entro quindici
giorni, come mio padre avrebbe stabilito... Prima di unirmi a voi,
Enrichetta, conviene che io parta da Milano, è necessario che io vada
laddove in questo momento sono chiamati tutti gli italiani che sentono
la voce del dovere... Questa mattina, mentre mio padre stava trattando
col vostro della nostra prossima unione, io ho presentato la mia
domanda per essere ammesso nelle guide dei volontari.
Edoardo non aveva finito di proferire queste parole, che la fanciulla
obliando ogni riserbo, cadde ai piedi del giovane, e coprendo la sua
mano di baci, esclamava coll'accento del più sublime entusiasmo:
— Io ti chieggo perdono, Edoardo, se per un momento ho potuto dubitare
del tuo nobile cuore!
I due giovani stettero alcun tempo abbracciati, assaporando
quell'estasi voluttuosa che inonda due anime sorelle allorquando per
la prima volta si riconoscono completamente. Estasi rare nella vita,
fremiti passeggieri della intemerata giovinezza, misteriosi tripudii
di quella essenza divina che è nell'uomo, e a cui i sensi non prendono
parte. — Una lunga carriera di piaceri ci consuma la vita, e all'età di
sessant'anni ciascuno può formare un grosso volume delle sue amorose
peripezie; ma in questo volume non spiccheranno che due o tre pagine
bianche — e saranno le pagine che ricordano una stretta di mano e
il ricambio di un bacio santificato da quei giovanili entusiasmi che
riassumono i più elevati sentimenti dell'anima.
— No! Io non dubitava del tuo patriotismo — riprese la giovane
sciogliendosi dall'amplesso e ricomponendosi in sulla seggiola — io
temeva che l'insistenza di tuo padre, le preghiere e le lagrime della
tua ottima madre, e quest'ultimo stratagemma del matrimonio avessero
sorpreso la tua buona fede... Io temeva che l'esuberanza dell'amore
potesse, per un momento, paralizzare in te la coscienza dei più sacri
doveri...
— Il pericolo era grande, ma tutt'altri, meno il tuo Edoardo,
avrebbe potuto cedere al fascino di questa seduzione!... Tu non sai,
Enrichetta... Io non ti ho mai detto le orribili angoscie del mio
passato... Combattere per l'indipendenza della patria... è dovere
di tutti, e la gioventù italiana ha mostrato di comprenderlo... Ma
io!... Non è solamente all'Italia che devo il mio braccio — per me vi
è ancora un altro dovere... quello di riabilitare la mia famiglia...
Sì, Enrichetta!... Mio padre mi accusa di poca tenerezza per lui... mi
chiama ingrato!... Egli non capisce che io non potrei dargli maggior
prova di affetto che questa di ribellarmi alla sua volontà... Il giorno
in cui mio padre potrà dire: io aveva un unico figlio, e questi è
andato ad esporre la vita sul campo di battaglia — allora cesseranno
i sospetti... Io tornerò dal campo colla fronte rialzata, io prenderò
per mano questo vecchio quale egli sia, e la gente, vedendolo passare,
non dirà più certe brutte parole... La gente dovrà dire: è il padre
di uno che ha esposto la sua vita nella campagna 1866... a fianco di
Garibaldi!
Con questo sfogo, Edoardo aveva rivelato alla sua fidanzata il segreto
di quei dolori che davano al di lui carattere una impronta severa e
qualche volta cupa all'età di ventun'anni.
In quel punto, la voce del signor De Mauro uscì più spiccata dal vano
della finestra:
— Si sono dunque perduti quei ragazzi? Eppure, voi vedete, marchese,
che il labirinto non è vasto!
— Siamo chiamati! disse Enrichetta.
— Prima di tornare lassù, io vorrei domandarti...
— Indovino il tuo pensiero, Edoardo. Tu non hai coraggio di dire a tuo
padre...
— Non è che il coraggio mi manchi, rispose il giovane. Ma se
l'opposizione partisse da te, se tu dicessi apertamente che non
acconsentiresti a sposarmi se non a patto che io abbia prima adempiuto
ai miei doveri di buon cittadino — allora non vi sarebbero più
repliche... e mio padre sarebbe costretto a transigere...
— Vieni, Edoardo! — interruppe la Enrichetta — andiamo!... accetto con
orgoglio la missione che mi hai affidata... Vedrai che io saprò parlare
come si deve.
I due giovani si strinsero la mano e si baciarono — quindi,
annodati delle braccia, uscirono dal boschetto, e a passo spedito si
diressero verso il palazzo. — Nei loro volti si rifletteva la gioia e
l'entusiasmo dei loro cuori.