Il signor De Mauro rimase come un uomo percosso dal fulmine. — Era la
prima volta che suo figlio osava parlargli un simile linguaggio, la
prima volta che quel figlio taciturno e sottomesso accennava di volersi
ribellare alla autorità paterna in modo sì franco e risoluto. — La
signora Serafina tremava. Ella si attendeva una di quelle esplosioni
violente che andavano a scaricarsi sovr'essa, ogniqualvolta al tenace
dispotismo di suo marito si opponevano delle contrarietà inesorabili.
Ma questa volta l'esplosione non avvenne. Il signor De Mauro aveva
bisogno di un alleato per lottare vantaggiosamente contro la ribellione
del suo unico figlio; e il migliore, il più potente alleato — egli
lo comprendeva — era la madre di Edoardo. Serafina era più forte di
lui, poichè la tenerezza di una madre ha maggiore impero sul cuore di
un figlio che non l'affetto paterno. Il signor De Mauro non aveva mai
permesso a sua moglie di intromettere una mezza parola nelle vertenze
più scabrose dei suoi affari, delle sue speculazioni commerciali; ma
ora egli sentiva il bisogno di prendere consiglio da quel cuore di
donna, da quel senno di madre.
— Hai tu sentito, Serafina? — cominciò egli con voce fioca e con
accento desolato — ah! ne avevo il presentimento! ma pure non avrei
creduto ch'egli avesse a mostrare tanta durezza!... Un bel vantaggio
davvero... questa libertà!... Cosa abbiamo guadagnato?... Non si può
contare su nulla... nè anche sui figli...! Ingrati! E quando vi hanno
detto: _la patria_... _l'Italia_... credono di avere il diritto di
calpestare il padre, la madre, tutti gli affetti o i doveri della
famiglia! Noi altri non si conta più nulla... noi! La patria, l'Italia,
e crepino nella solitudine e nella amarezza coloro che ci hanno messo
al mondo, e che vivono solo per noi! — Che cosa ne dici, Serafina?...
— Io dico che quel ragazzo...
— Non è più un ragazzo... Serafina! — Oh se lo fosse, faremmo presto
a metterlo al dovere!... Ma ti pare? Quando io mi era messo a fargli
un po' di morale, a mostrargli come due e due fanno quattro, che
noi signori si può fare molto bene alla sua patria senza metterci là
ad aumentare di venti o trenta chili la carne da cannone — cosa ha
risposto... vediamo!... «Domani anderò a presentare le mie petizioni al
Comitato degli arruolamenti»! — Domani!... Hai capìto, Serafina?... Ma
io credo che la petizione abbia già fatto la sua strada a quest'ora...
credo che da questo lato non ci sia più mezzo di attraversargli la
via... Quel ragazzo è già bello ed arruolato!
— Non ancora! — rispose Serafina timidamente — sai bene che Edoardo
dice sempre la verità...
— Non ancora?... Capisco... tu ne sapevi qualche cosa... Hai fatto
male a non avvertirmene subito... Ma pure... se le cose stanno come tu
dici... Vediamo: — ma tu non ti sei provata a fargli intendere ragione?
non hai tentato?...
— Io?... Sicuro che gli ho parlato... La prima volta che Edoardo si
lasciò sfuggire una mezza parola su tale argomento, gli ho detto: bada,
figliolo mio; tu non hai salute da buttar via, tu non potrai reggere
alle fatiche del soldato... lascia andare quelli che sono già abituati
alle durezze e ai disagi della vita...
— Ed egli ti avrà risposto: anche il tale e il tal altro appartengono
alle prime famiglie di Milano, sono nati e cresciuti nella bambagia...
il figlio del conte G... il figlio del marchese C..., e via con una
filza di piccoli conti e di piccoli marchesi!... Bisognava prender
la cosa da un altro verso!... Serafina... tutti quanti si credono
Ercoli... si credono Sansoni... in questi momenti!... anche quelli, che
l'anno passato giravano per la città con una veletta azzurra abbassata
sulla faccia come le modistine che vanno a bottega!
— Gli ho anche proposto — come tu mi avevi indicato una sera — gli ho
proposto di fare quel tal viaggio a Parigi ed a Londra...
— Sicuro... una buona idea! egli mi tormenta da due anni per ottenere
il permesso... ed il danaro... Ebbene: che cosa ha risposto?
— Ha risposto che per andar a Parigi egli vuole aspettare la grande
esposizione dell'anno venturo... e che del resto... sarebbe una
vergogna per un giovane come lui... il farsi vedere sui _boulevards_ di
Parigi...
— Imbecille! come se a Parigi avessero a riconoscerlo e a fischiargli
dietro le spalle, perchè, essendo figlio unico, ed unico erede del
signor De Mauro, che possiede oltre sette milioni di patrimonio, non
è andato a farsi massacrare dalla mitraglia, onde gli altri abbiano
a godersi il fatto suo. C'è proprio da sbattezzarsi a vedere come
ragionano queste teste! E dire che le abbiamo fatte noi...
— Insomma...
— Insomma... ho capito... Non sei riuscita a mettere assieme quattro
ragioni da persuaderlo ch'egli si è fitto in capo una idea da
matto... Bisognava assalirlo dal lato della sensibilità... parlargli
dell'immenso dolore che mi avrebbe cagionato... del tuo amore... dirgli
che saresti morta... Tu sei la persona ch'egli ama di più a questo
mondo... Oh vedete un po' se si può dare di peggio?... Fosse almeno
innamorato...! avesse almeno preso moglie!... Quand'uno ha moglie, non
pensa a certe follie... Sono fatti così questi ingrati di figli...
Il padre, la madre piangano pure... si disperino... muoiano... che
importa? ma per una fanciulla che faccia gli occhi morti... per una
moglie che finga di svenire, essi cedono le armi, diventano docili e
sommessi come agnelletti...!
— Lorenzo... mi viene un pensiero! — esclamò la signora De Mauro
abbandonando le sue lingerie e guardando fissamente il marito — forse
un mezzo ci sarebbe...
— Sentiamo, mia buona Serafina... Sentiamo!
— Tu non mi sgriderai se ho taciuto finora...
— Via, poichè mi dici che vi è un mezzo...
— Sarebbe... Tu dicevi che una donna... una fanciulla... che insomma...
quando un giovane è innamorato...
— Dunque... lui... Edoardo... sarebbe?... Ma perchè aspettar tanto...
a parlarmene?
— Mio Dio!... Avrei parlato prima d'ora... ed anzi... da circa tre
mesi non si è fatto che esplorare l'occasione favorevole... Ma tu...
in questi tre mesi ne hai combinati tanti dei matrimonii pel nostro
Edoardo! Non saranno venti giorni... volevi che egli sposasse la figlia
del banchiere Zanna...
— Che possiede una bella e buona dote di ottocento mila franchi alla
mano e tre zii milionarii... Ma non era la dote che mi stava a cuore...
Io prevedeva il temporale... io capiva di avere a fare con un matto...
e volevo, ad ogni buon conto, incatenarlo ad un pezzo di moglie!...
Ma tu dici che il ragazzo ha già le sue idee... Sentiamo... Purchè ci
stiano le nostre convenienze...
— Si tratterebbe... Tu conosci la figlia del Contareno... quella cara
fanciulla...
— Il marchese Contareno!... uno spiantato... tutto boria... tutto
fumo...
— Ma la ragazza ha ereditato la dote di sua madre... poca cosa...
circa centomila franchi... Il nostro Edoardo è d'altra parte abbastanza
ricco... e poi... gli è tanto innamorato di quella figliola...
Il signor De Mauro stette alcuni momenti sopra pensiero, colla testa
appoggiata alle mani... Le sue dita si agitavano convulse sulla fronte,
come quelle di un suonatore sulla tastiera d'un pianoforte.
Scorsi alcuni istanti, riprese a parlare; ma questa volta a bassa voce,
senza badare alla moglie, senza attendere risposta.
— Famiglia di spiantati... ma pure... una nobile famiglia... Questo
sarebbe forse un espediente per vincere l'orgoglio e la ritrosia
di cert'uni... Tutto sta che quella mummia di marchese non abbia
l'aria di farmi una grazia!... Egli n'è ben capace!... Non hanno un
baiocco... ma del fumo... del fumo ce n'è da acciecare un battaglione
di ussari!... Non vogliono persuadersi che il loro tempo è finito...
che oggigiorno... la nobiltà... la vera nobiltà siamo noi, o piuttosto
i nostri sacchi di marenghi. — Sentimi, Serafina...
E a questo punto il signor De Mauro rinforzò la voce, dirigendo la
parola a sua moglie:
— Credi tu che anche lei... la ragazza... la figlia di questo
marchese... sarebbe disposta?...
— Innamorata pazza del nostro Edoardo! — rispose la signora De Mauro
coll'accento dell'orgoglio e della gioia.
— Se la è così — disse il De Mauro levandosi in piedi — affare
concluso!... Domani si va dal marchese — gli si fanno le proposte — si
stabilisce che il matrimonio abbia a concludersi entro quindici o venti
giorni... si induce la ragazza... Oh! lasciamo fare a lei... Se Edoardo
è innamorato, come tu mi dicevi, si lascerà facilmente persuadere...
e addio Garibaldi, addio volontari, addio patria... e chi è minchione
vada a farsi ammazzare!...
— Ma zitto, Lorenzo!... Non posso sentire queste parole! — disse la
signora, facendosi bianca nel volto.
— Che? che?... Sta a vedere che anche tu mi diventi _repubblicana_
come il tuo Edoardo! La patria!... Sicuro: nessuno potrà dire che
io non abbia sempre amato e non ami la patria... Ma questa non è
una ragione perchè mandi mio figlio a farsi ammazzare dai croati! —
Nostro figlio deve goderla la patria — a chi servirebbe questa Italia
una e indipendente, se non fosse ai nostri figli, a quelli che la
erediteranno da noi?
Così parlando, il signor De Mauro uscì dal salotto col volto radiante.
Egli non era mai tanto felice come quando poteva sgomentare un poco
la sua docile e ingenua compagna con ciò che egli chiamava le sue
_spiritosità politiche_.