VIII.

All'indomani, verso le undici del mattino, il signor De Mauro salì

nella sua carrozza di gala, e si fece condurre in via dei B... alla

porta dell'antico palazzo dei Contareno.

Il marchese era un uomo sui sessant'anni — un patrizio dell'antico

stampo, alquanto modificato dai due rivolgimenti politici del 1848 e

del 1859, ma pure, in fondo all'anima, devoto ai principi assoluti

di un'altra epoca. Non parteggiava per l'Austria, ma era avverso

alla costituzione del nuovo regno. Egli vagheggiava un'Italia _una_,

salvo il rispetto alle provincie _appartenenti per diritto_ al Sommo

pontefice; una Italia _indipendente_, ma governata col più severo

despotismo. _Ordine e religione_: queste due parole formulavano tutto

il suo programma politico.

A quarant'anni era rimasto vedovo con una figlia, e i maligni

pretendono ch'egli sciupasse le sue sostanze nel _patrocinare_ una

allieva del maestro Blasis, che forse avrebbe consentito di rinunziare

alle danze e di prenderselo per marito, s'egli, fortunatamente, non si

fosse lasciato spiumare in anticipazione fino all'ultima penna.

Questa circostanza lo salvò da' peggiori disastri — da una moglie

ballerina, la quale non aveva le migliori disposizioni per rassegnarsi

alla vita inerte al fianco di un vecchio rovinato.

Il marchese Contareno, — convien rendergli giustizia — dopo

quell'ultimo disinganno di amore concentrò tutte le sue affezioni

nel cuore di sua figlia. Dal 1859 in appresso, la sua vita fu una

passeggiata al mattino, una tazza di semata al Caffè Cova, ed il resto

del giorno in casa, a dir male del governo e della licenza pubblica col

suo vecchio domestico e colla sua Enrichetta.

Diremo noi che la figlia del marchese Contareno, è una delle più

avvenenti fanciulle, una stella nascente del patriziato milanese? —

In un romanzo, ciò sarebbe obbligatorio — ma noi, sventuratamente,

dobbiamo attenerci alla realtà. Enrichetta è una buona figliola, dalla

statura alta, dalla fronte spaziosa e severa, dallo sguardo profondo —

è una bellezza simmetrica, dai contorni incensurabili, dai lineamenti

perfetti — ma pure non è di quei tipi di fanciulla che hanno il

fascino della seduzione. Le sue labbra, squisitamente delineate, non

si schiudono che a brevi sorrisi — i suoi occhi non brillano di quella

luce carezzante che rivela le anime espansive, esuberanti di giovinezza

e di passione.

I baci di una madre non ammorbidirono quei lineamenti; le carezze di

una mano di donna mancarono a quella infanzia vissuta nelle solitudini

di un palazzo in rovina. Enrichetta si era educata da sè — un vecchio

maestro di danza le aveva insegnato gli atteggiamenti e le pose della

gran società — uno zio prete i rudimenti della grammatica italiana e

un po' di francese — ma ella, profittando liberamente di una vecchia

biblioteca, dove suo padre lasciava ammuffire migliaia di volumi, aveva

assorbita una erudizione superiore alla sua età ed al suo sesso. A

sedici anni ella aveva letto _Plutarco_ e la _Nuova Eloisa_, i saggi di

Montaigne e il _Don Giovanni_ di Byron, la Storia di Tito Livio e il

_Cavaliere di Faublas_. E nondimeno quell'anima non si era corrotta.

Ella aveva respirato nei libri la filosofia e la lascivia, l'eroismo

della storia e le enfatiche passioni del romanzo, ma il suo nobile

carattere si era sempre elevato. A vent'anni ella non aveva ancora

amato — il suo cuore patrizio esigeva un eroe, il suo spirito colto e

fantastico aveva bisogno di un'alta intelligenza a cui affratellarsi.

— Nelle sale del Prefetto e del Sindaco, ella aveva danzato con dei

giovani ufficiali sfolgoreggianti di decorazioni, ma nessuno era

riuscito a commuoverla. Il di lei sembiante altero, sdegnoso, pareva

respingere gli adoratori. Una sera, alla veglia del casino, nessuno le

mosse incontro per invitarla alla danza. Era una piccola congiura, una

vendetta degli eleganti. Ma in quella sera un giovane le si era fatto

dappresso, e si era intrattenuto con lei alcun tempo. Le sue guancie si

erano animate di una tinta più rosea, — i suoi occhi mandarono un lampo

inusitato — quella statua di fanciulla si rianimò come per effetto di

incanto. — Enrichetta aveva trovato il suo ideale — e questo ideale,

ch'ella prese ad amare con tutto l'ardore della sua anima vergine, era

Edoardo De Mauro.

Racconti politici · 第 23 / 104 题