Una sera, in sul finire del maggio 1866, si trovava adunata nel
medesimo gabinetto — ciò che avveniva rare volte — tutta la piccola
famiglia — La signora Serafina era intenta a ripassare delle lingerie
— Ella non aveva mai potuto rinunziare alle abitudini casalinghe de'
suoi anni meno fortunati — Il signor De Mauro leggeva la _Gazzetta di
Milano_ — e tratto tratto levava la testa dal giornale per lanciare una
occhiata fuggitiva a suo figlio che, in quella sera, pareva di umore
assai tetro.
— Ebbene? non ci dici nulla, Edoardo! Come hai passata la giornata? —
domandò la signora Serafina al figliuolo.
— Come al solito! — rispose il giovane a voce bassa; stamattina ho
lavorato un poco nel mio studio da pittore... poi verso le due sono
uscito..,
— A cavallo?...
— No... sono andato a piedi fino alla stazione della ferrovia...
Quest'oggi partivano per Como più di duemila volontari...
— Ah!... tu pure ti trovavi alla stazione, Edoardo! — disse il signor
De Mauro, interrompendo la lettura. — Non ti ho veduto... Ti avrei
ricondotto colla mia carrozza...
— C'era tanta folla!... rispose il giovane sbadatamente senza volgere
gli occhi a suo padre.
— È vero! c'era mezzo Milano... per vedere quei bei... mobili! Che
faccie quegli alessandrini... quei greci...! gente da far paura! tutti
armati di coltello... e di _revolver_... Parevano assassini!
— Eppure... a quanto dicono... sono tutte persone...
— Persone...? sentiamo un poco... Edoardo!...
— Persone rispettabili e degne di ammirazione! esclamò il giovane con
accento vibrato — essi hanno attraversato il mare e sono venuti ad
offrire il loro braccio all'Italia, a far arrossire quei pochi italiani
che, giovani com'essi e vigorosi, rimangono qui a poltrire nell'ozio e
ad almanaccare sui dispacci dell'Agenzia Stefani!
Il signor De Mauro fissò nel giovane due occhi quasi atterriti.
L'enfasi di quelle parole gli avevano rivelato ciò che egli da
parecchie settimane tremava sempre di dover intendere. La buona
Serafina intervenne fra padre e figlio.
— Oh! sicuro... Edoardo ha ragione... Li ho veduti anch'io quei
bravi giovani... l'altro ieri... quando sono arrivati... Non è poco
sacrifizio... venire da paesi così lontani e dicono... a loro spesa...
per combattere contro i tedeschi... e sarebbe proprio vergogna se i
nostri...
— Non c'è questo pericolo, mamma — riprese Edoardo con accento più
mite — quest'oggi, anche dei nostri ne partivano più di due mila... e
altrettanti ne partirebbero domani, se il Governo non avesse creduto
bene di sospendere gli arruolamenti per la esuberanza degli accorsi...
Ma quanto prima... dicono il cinque giugno... si ricomincerà da capo...
— E tutti quelli — riprese la signora Serafina — tutti quelli che amano
la patria, e che sono abbastanza robusti da poter resistere alle dure
fatiche del campo... faranno senza dubbio il loro dovere!...
— E lo faremo tutti, il nostro dovere! — esclamò il signor De Mauro
con una voce che indicava il proposito di conciliarsi la benevolenza
e l'ammirazione di suo figlio. — Noi abbiamo già dato cinquecento lire
per le famiglie povere dei contingenti — d'altre cento lire ho disposto
per quelli fra i nostri giovani di studio che sono partiti per il campo
e saranno per ritornarne colla medaglia del valore militare — Se tu
credi, Edoardo — sentiamo un poco il tuo parere — sai... del denaro
non ce ne manca... è roba tua... e puoi farne liberamente quell'uso
che credi migliore... Dobbiamo stabilire una piccola rendita vitalizia
a tutte le vedove e le madri dei nostri coloni, le quali avessero a
perdere il marito od il figlio in queste ultime battaglie della patria?
— Tu sai bene che quando si tratta della patria...
— Ebbene... sì! faremo anche questo sacrifizio... cioè... tu,
Edoardo... Alla fine... come dicevo... è roba tua... E faremo stampare
sui giornali... che il signor Edoardo De Mauro...
— Questa ci mancherebbe! — esclamò il giovane con accento di sentita
ironia — Stampare nei giornali che il signor Edoardo De Mauro, un
giovinotto di venti anni, sano, robusto, addestrato al maneggio delle
armi, ha voluto esimersi dal suo obbligo di prestare il braccio alla
patria... costituendo una pensione vitalizia in favore di quei poveri
contadini che sono andati a farsi ammazzare in sua vece, perchè hanno
sentito — essi, idioti e quasi ignari di avere una patria! — hanno
sentito che in questo sublime momento della nazione non vi è altro
posto d'onore per un giovine italiano che il campo di battaglia!
La fronte del signor De Mauro si coperse di una nube. I suoi occhi bigi
coperti da folte palpebre cercavano ansiosamente quelli di Serafina
— ma dessa, la buona madre di Edoardo, teneva lo sguardo intento alle
lingerie, e non osava respirare.
Il signor De Mauro, dopo breve meditazione, riprese a parlare con
quel tuono moderato e insinuante che pretende persuadere colla duplice
influenza della logica e del sentimento.
— Si lavora per tutta la vita e si diventa vecchi... Si adunano delle
fortune... non per sè stessi... ma per quelli che vivranno dopo
noi... pei nostri figli.... Quando se ne ha molti dei figli... si
capisce... questi vanno e quelli restano a casa.... Fossero due!...
meno male! — io non mi farei pregare... io direi: qual è di voi che
vuole arruolarsi?.... Tirerebbero a sorte... non è vero, Serafina? —
anche tu saresti contenta. — Ma quando non si ha che un solo figlio...
e quando si può giovare alla patria... quando si può fare dell'immenso
bene al paese senza sacrificare il nostro sangue — allora, dico io,
allora bisogna essere senza cuore, o peggio, ubbriachi di fanatismo
e di orgoglio — sì... anche di orgoglio! — per resistere alla voce
della natura, agli istinti dell'affetto... Oh! ne abbiamo veduti dei
padri fare ostentazione di un tale cinismo! Dei vecchi usurai, i quali
non si vergognarono di negare alla patria una miserabile oblazione di
poche lire, poichè, dicevano essi, avevano già dato... il loro figlio!
— Ah! si farebbero le belle guerre... senza i milioni!... Sono forse
le braccia che mancano? Dove ci sono milioni, ci sono soldati.... Mi
parlate dei contadini!... Essi vanno perchè devono andare.... Ebbene:
quando noi proprietarii si fa piovere qualche spicciolo nelle giberne,
quando noi si provvede al mantenimento delle famiglie povere e si
istituiscono premii e pensioni vitalizie... ecco questi poveri ragazzi
partono di buona voglia... gridano: viva l'Italia! e marciano incontro
al fuoco con coraggio! Uno diventa due — le forze si raddoppiano...
e con uomini di tal fatta non c'è più da temere! — Convengo... se vi
fosse penuria d'uomini.... Ma tu lo vedi — Edoardo — si è obbligati a
sospendere gli arruolamenti... Uno più, uno meno conta per qualche cosa
in un esercito che trabocca? — Nulla! proprio nulla! — Ma questo uno
conta per tutto... è tutto nella vecchia famiglia di suo padre e di sua
madre... e quanto all'esercito, quest'uno può contare per cento senza
allontanarsi dalla propria casa. Io te lo ripeto, Edoardo: domanda
ciò che vuoi — io sono pronto a qualunque sacrifizio. Non ami che i
nostri sacrifizi sieno fatti palesi per mezzo dei giornali? Sia pure.
— Registrerò le offerte a nome mio... Ma tu... nella tua coscienza
potrai dire: sono io che ho indotto mio padre a far questo — sono io
che soccorro tante famiglie povere di soldati... Leggo nelle _Gazzette_
che il governo ha bisogno di cavalli... Ne offriremo due... sei
contento?... Pensaci — o far le cose per bene o non farle... Ho messo
gli occhi sul tuo Morello... Hai capito, Edoardo?... Sei tu disposto a
privartene?
— Morello!?... Non è possibile! — rispose il giovane alzandosi in piedi
e levando un lume dalla tavola in atto di ritirarsi.
— Ah... vedi!... ti dispiace privarti del tuo più bel cavallo... Anche
questi sono sacrifizi!...
— Gli è che Morello mi è divenuto indispensabile — disse Edoardo
avviandosi verso la porta — perchè domani io intendo presentare la mia
petizione alla commissione degli arruolamenti volontari per entrare nel
corpo delle guide!
Ciò detto, il giovane uscì dal salotto senza volgere la testa.