È ben vero che in sulle prime — all'improvviso bagliore delle nuove
fortune — il popolo mormora e qualche volta calunnia. — Ma il signor
De Mauro, co' suoi milioni, oppose una barriera alle dicerie di
quell'infima classe donde era uscito. Un'altra società, un altro
mondo si apriva per lui. — Egli sapeva che questa società doppiamente
maligna, ma frivola altrettanto, che questo mondo avverso ai nuovi
arricchiti, ma altrettanto facile alle transazioni, si poteva
agevolmente conquistare e dominare colla servilità e coi favori. Stese
la mano timidamente ai più prossimi — strisciò nelle anticamere, fu
prodigo di inchini ai potenti. Qualche persona di _rango_ cominciò a
_restituirgli le visite_ entrando nel suo palazzo per la porticina —
più tardi il portone si aperse per tutti. — Ecco un uomo riabilitato,
un uomo influente, un uomo _di considerazione_ — Era egli felice? —
Una stolta domanda — e voi che la proponete, osereste asserire di esser
felici? — Quella porzione di male che si aggrava su ciascun individuo
della specie umana, pel signor De Mauro era la coscienza del suo
passato, era il non esser capace di dimenticare egli stesso ciò che
la società, per lo meno in apparenza, aveva potuto dimenticare. Da ciò
una inquietudine vaga, una perpetua diffidenza. Non osava persuadersi
che qualcuno gli fosse amico. Un'occhiata meno franca lo metteva in
sospetto — un freddo saluto lo irritava come un insulto. Odiava senza
ragione. Delle voci sinistre giungevano qualche volta al suo orecchio,
lo assalivano di fianco come pugnali. — Dopo la riscossa del 1859 passò
dei giorni affannosi — il suo contegno divenne più umile, tentò sulle
prime di eclissarsi. Nel fondo del cuore egli deplorò come propria
sventura la cacciata degli austriaci — e nondimeno fu tra i primi
a inalberare la bandiera nazionale sul terrazzo della sua casa, e a
versare delle somme cospicue a pro della patria. — Erano le elargizioni
della paura — ma il contante produceva un benefizio reale — il nuovo
governo e il buon popolo accettarono quei tributi generosi come prove
di patriottismo. — Nullameno — ci duole il dirlo — il signor De Mauro
non cessò mai di rimpiangere segretamente i tedeschi. Le trepidazioni
della sua coscienza erano meno sensibili prima del 1859 — ed ora, la
libertà della stampa, ciò che egli chiamava la sfrenatezza del popolo,
costituivano per lui una minaccia perenne. Senza questa minaccia, egli
poco o nulla si sarebbe preoccupato delle nuove condizioni politiche
del paese, fors'anche avrebbe diviso sinceramente le gioie della patria
redenta nel solo senso che per lui era possibile: «governo nuovo,
risorse nuove!»