liberare gl’assediati di Solunto, s’accampano vicino i Normani —
scaramuccie — Valoroso dell’esercito saracino entra furtivamente in
Solunto, e racconta la presa di Palermo e che Meliato nelle sacoccie
del Gigante entrato sollevò i Cristiani prigionieri.
_Canto 4._ — Melinto nel paviglione del Re racconta la burla fatta ad
un Saracino quando entrò furtivamente in Palermo, i suoi amori con
una Saracina. Qualche scaramuccia. Sagrifizio di Saracini. Risposta
dell’Oraculo.
_Soluntu allura cadirà scuntenti_
_Quannu li sacchi volanu pri l’aria_
_E di li stiddi chiovinu li genti._
_Canto 6._ — Succursu vinutu a li cristiani di li cavaleri Avventureri
e loru avventuri — si finu (fincinu?) foddi pri vastuniari a Ruggieru
ed all’autri. Melintu si parti di lu campu — avventuri. So amicu parti
pri circarlu in tuttu lu campu.
Su Giovanni Meli vedi G. PIPITONE FEDERICO — _Giovanni Meli._ La
vita. Le opere. Studio. Palermo, Sandron. 1838, che è l’ultimo lavoro
d’importanza.
[126] Cfr. A. MAURICI _L’indipendenza siciliana e la poesia patriottica
dell’isola dal 1820 al 1848_. Palermo. Reber. 1898. V. specialmente a
pag. 73 e segg.
[127] Per la vita e le opere dell’autore v. G. GRASSI-BERTAZZI
— _Lionardo Vigo e i suoi tempi_. Catania, N. Giannotta, 1897 e
specialmente per il _Ruggiero_ il capitolo «_Storia di due poemi_» a
pag. 316 e sgg.; per le fonti e correzioni del Vigo al Ruggiero v.
R. RUSSO — _Note critiche al Ruggiero di L. Vigo_. Acireale, Tip.
dell’Etna, 1899. V. pure il farraginoso lavoro di MICHELE CALÌ — _La
Sicilia nei canti di L. Vigo_. Acireale, tip. Donzuso. 1881-85.
[128] Il poema consta di 20 canti, con 20 componimenti lirici, più uno
preliminare intitolato «_alla Sicilia_».
[129] G. GRASSI-BERTAZZI — _Vita intima. Lettere inedite di L. Vigo e
di alcuni illustri suoi contemporanei_. Catania, Giannotta, 1896, pag.
49.
[130] Aveva già pubblicato il primo canto nel _Giornale di scienze,
lettere e arti di Palermo_, 1834. Cf. _App. bibliogr._ n. 17. Il
NARBONE — _Bibliogr. sicola_. Palermo. 1855, vol. IV, pag. 124 cita
quest’edizione «_Il Ruggiero o sia la Fondazione della Monarchia
siciliana_. Palermo, 1830. In-8» e soggiunge «sono i primi VI canti
dati per saggio di più lungo poema». Ma tale edizione deve essere
esistita soltanto nella testa del buon padre gesuita, poichè il
Vigo nel 1835 scriveva a Nicolò Palmeri, parlando del Ruggiero
«ho verseggiato i primi due canti e in maggio darò il terzo».
GRASSI-BERTAZZI — _Vita intima_ cit. pag. 35. Sul primo canto
pubblicato nel 1834 v. _Lettera del cav._ SALVATORE SCUDERI _sulla
prima stanza del Ruggiero_. Catania. Per Pappalardo (Estr. dal
_Giornale del Gabinetto Lett. dell’Accad. Gioenia_, 1834). In-8; pp. 14
e _Lettera di_ RAFAELE ALESSI _a L. Vigo sul di lui tentativo epico_
ecc. Catania. Dai fratelli Sciuto, 1835. In-8; pp. 15. Sono sconosciuti
al Grassi-Bertazzi e al Russo.
[131] Nel I. canto edito nel 1834 S. Giorgio appariva, secondo la
tradizione, nella battaglia di Cerami. Nell’ediz. completa del 1865
l’apparizione avviene invece a Misilmeri ed è descritta coi medesimi
versi. Cfr. st. 9 con c. XVII, st. 17; st. 10 con c. XVII. st. 57.
[132] Tra le azioni accessorie del poema sono notevoli l’episodio di
Odone e Sofia (cfr. c. II. st. 49 sgg. con _Ger. lib._ c. XII. st.
67 sgg., REITANI — lib. VII, st. 23 sgg., VITALI — c. XII, st. 78)
di Arsete e Angelmaro, di Valdella e Rollone. Tra i personaggi del
poema è Goffredo Malaterra che narra a Ruggiero e Roberto il fatto
compassionevole di Adone e Caldora (cfr. per questo episodio c. III,
st. 92 sgg. con VITALI — c. IX, st. 57 e MALATERRA — lib. II, cap. XI).
[133] L’_Angiolo perduto_ chiama a raccolta i suoi sudditi
_Mugghiando come fa mar per tempesta_
_Se da contrari venti è combattuto_ (c. IX, st. 1),
versi presi di peso a Dante (_Inf._ c. V, vv. 29-30). Cfr. pure
_Ruggiero_ — c. XIX, st. 50. Tra i demoni è un Asterotte, che ricorre
pure nel Vitali e nel Morgante Maggiore del Pulci.
[134] La descrizione della peste (v. RUSSO-Op. cit. pag. 20 e sgg.) è
tratta dal REITANI — c. XIV, st. 43 sgg. dal TUCIDIDE, lib. II e dal
LUCREZIO — lib. VI, vv. 1176-1220.
[135] Il Tradimento attira Ugone di Girgea in agguati e lo fa uccidere
da Benametto. L’episodio (c. IX. st. 57-65) è preso dal VITALI (c. I,
st. 37-48).
[136] Del Paradiso abbiamo una descrizione (c. XI. st. 7-21) in cui si
riscontra qualche imitazione dantesca. Cfr. c. XI, st. 16-17 con _Par._
c. XV. vv. 19 sgg.
[137] Cfr. MALATERRA — lib. II, cap. XLVI; BALLI — c. XVIII, st.
74 sgg.; VITALI — c. XXV, st. 41 sgg. Il P. immagina, seguendo il
Malaterra, che i saraceni si cibino delle carni ancor palpitanti di
Serlone. Tale pregiudizio degli antichi cronisti fu rimproverato al
Vigo da molti dei suoi amici, ad es. dal Palmeri (v. GRASSI-BERTAZZI —
_Vita intima_ cit. pag. 59).
[138] In essa Ruggiero ha la vita salvata da Evisando (c. XIV, st. 71).
Piuttosto che il VITALI (c. VIII, st. 76 sgg.)come crede il RUSSO, (Op.
cit. pag. 50) la fonte è MALATERRA (lib. III, cap. XVI). Cfr. pure
CASTIGLIA — _Lo scudo di Ruggiero_, st. 30.
[139] La fonte è in MALATERRA, lib. II, cap. XXXIII.
[140] _Studi sulla letteratura contemporanea_ cit. pag. 119.
[141] V. prefazione al _Ruggiero_.
[142] GRASSI-BERTAZZI — _Lionardo Vigo e i suoi tempi_ cit. p. 323.
[143] Id. id.
[144] Cfr. c. VII, st. 58; c. XIII, st. 32; c. XVI, st. 22.
[145] _Bibliogr. sicola_, vol. IV, pag. 124.
[146] Inutili sono state le mie ricerche per trovarlo nella Lucchesiana
di Girgenti e nelle maggiori biblioteche siciliane.
[147] Anche inutili sono state le mie ricerche a Scicli per
rintracciare il ms. del poema.
[148] Ringrazio la famiglia Vigo dei marchesi di Gallidoro, che
benevolmente mi ha concesso di fare ricerche tra le carte di Lionardo
Vigo.
[149] «Quanto duolmi.... non poter venire ad abbracciarvi in Palermo
e ad ammirare, non a giudicare, il vostro Roggiero.... anco dopo aver
jeri udito in Sambuca un canto del poema sullo stesso argomento col
consueto titolo però di Sicilia liberata, compiuto in dodici lunghi
canti dal Notaro D. Antonino Manciaracina. Voi ben sapete che anch’io
pensava di metter falce in tal messe, e pria che voi m’aveste scritto
del vostro, io ne avev’anco esternato il divisamento nel Carme funebre
per la Baronessa Lancia, ove parlando di Vitali dissi
_Pur ei ci aperse un campo, una palestra_
_Ove, con lui pugnando, allori e palme,_
_Coglier si ponno quant’io già ne penso»._
Sciacca. 22 Maggio 1832. (vol. II f. 58 dell’Epistolario del Vigo).
[150] «Il Manciaracina è gelosissimo del suo lavoro. Gli ho fatto
leggere i due periodi delle vostre lettere che lo riguardano: ho
istanziato anch’io a viva voce per aver qualche canto del suo poema,
onde mandarvelo, promettendogliene in cambio alcuno del vostro... A
stento mi ha fatto udire il nono canto, in cui papa Bonifacio viene da
Roma nel campo cristiano, che assedia Siracusa, a liberar Giordano,
figlio di Ruggiero, in ira al padre; celebra quindi messa solenne;
predice poscia in un profetico sermone la lunga serie de’ re che
dovea a Ruggero succedere: vanno tutti a mensa, ove un certo vate
Lanfranco canta sulla sua Lira un inno, tempestato di Fisica generale,
e si chiude quel canto con l’apparecchio dell’armi e delle macchine,
ond’espugnar Siracusa». Sciacca, 5 Marzo 1833 (Id. vol. II f. 97). V.
pure GRASSI-BERTAZZI — _Lionardo Vigo_ cit. pag. 322.
[151] «Mi ero messo a ripulire il Poema “La Sicilia liberata„ del
Manciaracina e ne ho rabberciato quattro canti, ma non si sono potuti
spicciare tutti dodici, perchè manca chi scrive». Sambuca, 13 settembre
1855 (Id. vol. IX f. 184).
[152] _Nel Discorso sull’Epopea nazionale tenuto in Palermo il 27 Sett.
1835_ (inedito). Note in fine. V. RUSSO — Op. cit. pag. 9.
[153] Epistolario del Vigo, vol. IX, f. 190.
[154] V. _App. bibliografica_, n. 12 e 13. Per altre opere cfr. MIRA —
_Dizionario bibliografico_, I, 199.
[155] A. MAURICI — Op. cit. pag. 93-98.
[156] _Prose e poesie scelte_. Città di Castello, S. Lapi, 1886, pag.
82-94. Come elemento episodico la venuta dei Normanni in Sicilia è
accennata nella _Gerusalemme conquistata_ del TASSO (c. I, st. 66), nel
_Palermo Trionfante_ (Palermo, 1600, lib. XI, st. 38-39) di VINCENZO
DI GIOVANNI, nel _Tancredi_ (Lecce, 1868, c. XI, st. 13-16) di ASCANIO
GRANDI, nel c. V di un poema storico-bernesco in vernacolo di SALVATORE
VALENTI — CHIARAMONTE (_Li Glorii siculi_, Girgenti, 1889) e in tanti
altri poemi e drammi che è inutile ricordare.
[157] V. _App. bibliografica_, n. 18.
[158] Nicodemo _episcopus panormitanus_ del dramma è evidentemente
l’«Archiepiscopus... dejectus in paupere Ecclesia S. Cyriaci... timidus
natione Graecus» del MALATERRA (lib. II, cap. XLV); e le strane visioni
di Belcamero sono da porsi a riscontro con le allucinazioni di Camuto
nel MALATERRA, lib. IV, cap. VI. Cfr. pure VIGO — c. VI, st. 62 sgg.;
VITALI — c. XXVIII, st. 16 sgg. Nell’atto I è una personificazione
della Sicilia che lamenta le sciagure passate, la quale ricorre pure
nella _Spada di Ruggiero_ di G. B. CASTIGLIA e nel _Ruggiero_ del VIGO
(c. III, st. 74-83).
[159] V. _App. bibliografica_, n. 23.
[160] V. _App. bibliografica_, n. 23.
[161] V. _App. bibliografica_, n. 24.
[162] V. _App. bibliografica_, n. 21.
[163] Non mi è stato possibile rintracciare l’originale francese, come
pure il nome dell’autore che non è indicato nella traduzione italiana.
[164] In DUCHESNE — _Historiae normannorum scriptores_, p. 484.
[165] V. _App. bibliografica_, n. 25.
[166] Abbiamo puro descrizioni del Purgatorio in BALLI (c. XXII. st.
177-80) e del Paradiso in BALLI (c. XIX, st. 72-88), in REITANI (lib.
XI e XII) e in VIGO (c. XI, st. 7-21).
[167] Che l’Etna fosse spiraglio infernale, era credenza comune nel
medioevo.
[168] _Aen._ lib. III, vv. 570-587.
[169] Nel VITALI un eroe palleggia l’asta di Ulisse (c. XVI, st. 80).
V. pure VIGO (c. XV, st. 33).
[170] V. qui addietro la nota 2 a pag. 35. Ma nel Reitani il nome
probabilmente sarà passato per via letteraria.
[171] _Rugg._, c. III. st. 88-96.
[172] _Sicil. lib._, c. IX, st. 51-62.
[173] lib. II, cap. XI.
[174] lib. III, cap. XVI.
[175] _Sicilia liberata_, c. X, st. 76 sgg.
[176] _Ruggiero_, c. XIV, st. 71-72.
[177] _Sicilia liberata_, c. XXV, st. 15 sgg.; _Ruggiero_, c. XVII. st.
61.
[178] _Rogiero in Sicilia_, lib. IV, st. 5-9.
[179] lib. I, vv. 138 sgg.
[180] V. le varie edizioni in MIRA — _Dizion. bibliografico_, I, 345-6.
[181] V. la prefazione all’ediz. del MURATORI — _Rer. Ital. Script._ t.
V.
[182] G. PITRÈ — _Feste patronali in Sicilia._ Palermo, 1900 (vol. XXI
della _Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane_), pag. XXIV.
[183] MALATERRA — lib. II, cap. XXXIII; SIMONE DA LENTINI
(compendiatore del Malaterra) — _La conquesta di Sicilia per manu di
lu conti Rugeri_ in _Cronache Siciliane dei secoli XIII, XIV e XV_,
pubblicate a cura del prof. V. DI GIOVANNI. Bologna, Romagnoli, 1865,
pag 36; ANONYMI VATICANI — _Historia Sicula_ in _Rer. Ital. Script_.
VIII, 762.
[184] «Apparuit quidam eques splondidus in armis, equo albo insidens,
album vexillum in summitate hastilis alligatum ferens, et desuper
splendidam crucem, et quasi a nostra acie progrediens, ut nostros ad
certamen promptiores redderet, fortissimo impetu hostes ut densiores
erant, irrumpens. Quo visu nostri hilariores effecti Deum sanctumque
Georgium ingeminando, et prae gaudio tantae visionis compuncti,
lachrymas fundendo ipsum praecedentem promptissime sunt secuti».
MALATERRA, l. c.
[185] _Annali d’Italia_, an. 1063.
[186] _Storia di Sicilia_, v. XII, p. 186.
[187] _St. dei Musulm. di Sic._, v. III, p. 99-100.
[188] _Somma della Storia di Sicilia_, p. 131.
[189] Una leggenda consimile trovasi nella saga di Aroldo il Severo.
Aroldo vince con l’aiuto di Sant’Olaf che appare sopra un cavallo
bianco e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. V. AMARI —
_St. dei Mus. di Sic._ I, 420. Un Sant’Ignazio che appare in aria
sopra un cavallo bianco a Musulice, stratego di Sicilia nelle guerre
arabo-bizantine leggesi in NICETAE PAPHLAGONII — _Vita Sancti Ignatii_
in LABBE — _Sacrosanta Concilia_, t. VIII, p. 1247.
[190] Riguardo la fortuna letteraria di quest’episodio troviamo
anzitutto che nell’apocrifo _Iubilatus Chorearum_ (V. _App. bibl._
n. 3) il nome del santo è posto accanto a quello della Madonna e di
Ruggiero: «Lucem tricuspis a triplici hasta recognovit, Mariae, Georgij
et Rogerij». Nel poema del BALLI S. Giorgio è deputato da Dio a difesa
dei principi normanni, fuga i demoni e compare in sogno a Ruggiero
affinchè invii Roberto Guiscardo al papa per chiedere aiuti (c. III,
st. 6-20); difende Boemondo dai colpi dei saraceni uno scudo di tempra
immortale (c. VI, st. 6-20), scaccia i demoni e le sirene che volevano
impedire il viaggio di Roberto a Roma (c. IX, st. 26-37). fuga Belcane
(c. XVIII. st. 113) e compare in visione a Ruggiero nell’assalto
definitivo di Palermo (c. XXIX, st. 1-6). Compare poi in forma di genio
alato alla battaglia di Cerami nella _Sicilia liberata_ del VITALI (c.
XXII, st. 11) e nel GUARNERI (V. _App. bibl._ n. 20), e a quella di
Misilmeri nel poema del VIGO (c. XVII, st. 57). Il «_Giorgio_ poema
sacro et heroico del signor MATTEO DONIA Palermitano (In Palermo. Per
Gio. Battista Maringo, MDC. In-4; pagg. (VIII)-59-(VIII))» svolge
le solite avventure romanzesche del santo e non ha relazione con la
leggenda normanna. Cfr. U. A. AMICO — _Matteo Donia_ in _Nuove Effem.
sicil._ IX, 1880, p. 246 e BELLONI — _Gli epigoni della Ger. lib._ cit.
pag. 146.
[191] Da relazioni di persone native di Cerami. Le notizie della
leggenda, a mia conoscenza, sono inedite.
[192] PITRÈ — _Feste patronali in Sicilia_ cit. pag. 309.
[193] _Dell’origine ed antichità di Cefalù città piacentissima di
Sicilia_. Notizie historiche. In Palermo. Per i Cirilli, 1636, p. 46-47.
[194] L’AURIA dice (Op. e loc. cit.) che ha ritrovato questa narrazione
«in un libro di tutti i Privileggi della Chiesa Cefalutana concessoli
da i Re e Imperatori fatti racorre in un volume d’ordine di Thomaso
da Butera, Vescovo di Cefalù nell’an. 1329 compilato e scritto da
Guglielmo da Mistretta, Maestro notaro della Corte Vescovale di Cefalù,
nel qual volume nel principio vi è tutto il successo in lingua latina
della venuta del Roggiero in Cefalù e la fondazione della Chiesa
Vescovale». Questo ms. si può identificare con il _Rollus rubeus_
del 1329 (che esisteva già nell’archivio del Duomo di Cefalù ed ora
si trova nell’Archivio di stato di Palermo), ove si legge appunto la
notizia della tempesta e del voto di Re Ruggiero nell’agosto del 1129.
La narrazione fu però con forti argomenti dichiarata leggendaria da I.
CARINI — _Brano di un codice cefalutano inedito del secolo XIV per la
prima volta pubblicato_. Palermo, 1871, pag. 19. V. pure G. DI MARZO —
_Delle belle arti in Sicilia_. Palermo, 1838. vol. I, lib. II pag. 153
sgg.
[195] _Feste patronali in Sicilia_ cit. pag. 320 sgg.
[196] Questa festa caratteristica è stata descritta da parecchi. V.
AMABILE GUASTELLA — _Canti popolari del Circondario di Modica_. Modica,
Sutri e Segagno, 1876, pag. CIV sgg.; VALENTINO DE-CARO — _Donnalucata
per uno da Scicli — Bozzetto dal vero_. Modica, 1878, pag. 10-20;
EDUARDO MORANA — _La festa delle milizie in Scicli in Nuove Effem.
sicil_. serie III, vol. X, 1880, pag. 270-281; G. PITRÈ — _Spettacoli e
feste popolari siciliane_. Palermo, 1881, pag. 35-62; ANTONIO RESTORI
— _Costumi siciliani. La Vergine delle Milizie di Scicli_. Nella
_Farfalla_, an. X, n. 23. Milano, 6 giugno 1886, pag. 180-182; ARTURO
MORMINA — _La Madonna delle Milizie_ (_Leggenda siciliana_) in _Rivista
delle tradizioni popolari italiane_. Anno I. Roma, Forzani, 1893, pag.
40-43; A. D’Ancona — _Origini del teatro italiano_. Torino, Loescher,
1896, vol. II, pag. 200-201; Pitrè — _Feste patronali_ cit. pag.
333-340.
[197] Nella leggenda narrata dal Pirro (_Sicilia sacra_, I, 687) non si
fa però alcuna menzione di Ruggiero e sembra che il fatto sia avvenuto
in un periodo anteriore alla conquista normanna.
[198] _La festa della Madonna in Canicattì, provincia di Girgenti_ in
Archivio delle tradizioni popolari. Palermo. 1889, vol. VIII, pag. 368.
[199] V. pure PIRRO — _Sicilia sacra_, I, 761.
[200] _Isagoge ad historiam sacram siculam_. Panormi. MDCCVII pag.
230-231 e _Vitae sanctorum siculorum_. Panormi, 1657, II, 286. A pag.
131 di quest’ultima opera è registrato un miracolo compiuto dal beato
Cremete in presenza del conte Ruggiero.
[201] _St. dei Musulmani di Sic._ cit. pag. 128.
[202] Della leggenda intorno alla Porta della Vittoria in Palermo
l’Amari dice che abbiamo pure testimonianze della fine del secolo XV.
Per notizie più diffuse v. CAIETANI. _Opusculum ubi origines illustrium
aedium ss. Deiparae Mariae in Sicilia ad promovendum illius cultum et
pietatem explicantur_. Panormi, apud Petrum de Isola, 1663.
[203] _Dell’uso di condurre in Messina a 15 agosto un camelo e d’una
medaglia del Conte Rogiero_, lettera contenuta nel cod. Qq. F. 22
della Bibl. com. di Palermo. In quest’occasione dicono gli storici del
seicento che fosse battuta una medaglia con la Madonna sul dritto, e
sul rovescio il conte Ruggiero sopra un cammello.
[204] _Feste patronali_ cit. pag. XXIV. Per notizie più diffuse v. _Le
feste di S. Rosalia in Palermo e della Assunta in Messina descritte dai
viaggiatori italiani e stranieri_ per MARIA PITRÈ. Palermo, 1900, Parte
II: n. XII.
[205] PITRÉ — Op. e loc. cit. V. pure. G. BUONFIGLIO E COSTANZO —
_Messina città nobilissima_. Venezia, 1606, pag. 76.
[206] PITRÉ — Op. cit. pag. 123.
[207] PIRRO — _Sicilia sacra_, p. 887.
[208] V. _Archivio storico siciliano_, 1901, 475.
[209] PARDI — _Un comune della Sicilia e le sue relazioni con i
dominatori dell’isola sino al sec. XVIII in Arch. st. sicil_. 1901,
pag. 34-35.
[210] «L’Abate Pirro dice che Ruggiero nel anno 1061 assediò Troyna,
e per la fortezza del Castello non la poteva prendere e compigiando
con l’esercito vicino al monte detto Ambula li comparse Sant’Elia con
spada fiammeggiante alli mani in atto di scacciari li Saracini della
fortissima Città di Troina e seguitando con l’assedio con l’agiuto
del S. Profeta animati li Cristiani in breve tempo lo espugnorno; e
per dovuto ringratiamento al S. Profeta nel medesimo luogo dove fu
l’apparitione fece fabricare un tempo con il Titulo di Sant’Elia...».
_Storia dei conventi capuccini di Messina_ di F. ANTONINO DI TROINA,
ms. del sec. XVIII, f. 21-22. Trovasi presso i PP. Cappuccini di
Troina. Debbo questa notizia al prof. Orazio Nerone Longo.
[211] FRANCESCO BONANNO — _Memorie storiche della città di Troina_. In
Catania, 1789, pag. 34.
[212] Un messo celeste splendidissimo che poi fu identificato con S.
Iacopo apparve pure ai cristiani di Palermo durante l’assedio del
1072: vedi V. DI GIOVANNI — _Palermo restaurato_, lib. III, pag. 19
pubblicato nella _Biblioteca storica e letteraria di Sicilia_ di G. Di
Marzo. Palermo, 1872, vol. XIX.
[213] Ciò ricorda il VIGO in una bella ottava del _Ruggiero_ c. VIII,
st. 87.
[214] M. FOTI GIULIANO — _Memorie paesane ossia Troina dai tempi
antichi sin oggi_. Catania, Giannotta. 1901, pag. 54.
[215] Le prime due sono inedite e mi sono state raccontate da un
troinese, il prof. Orazio Nerone Longo.
[216] M. FOTI GIULIANO — Op. cit. pag. 7.
[217] A questa categoria apparterrebbe puro lo stratagemma leggendario
usato dai Castrogiovannesi per liberarsi dal conte Ruggiero. Rimando
per la narrazione a V. VETRI — _Leggenda sulla origine della voce
Calascibetta in Sicilia nell’Archivio delle tradizioni popolari_.
Palermo, 1889, vol. VIII, pag. 361 e per l’illustrazione a G. PITRÉ —
_Di uno stratagemma leggendario di città assediate in Sicilia_, pag.
4 in _Atti della Reale Accademia di scienze lettere e belle arti di
Palermo_, vol. I, Palermo 1891.
[218] _Opere_ di L. VIGO, vol. II. _Raccolta amplissima di canti
popolari siciliani_. Seconda ediz. Catania, tip. Galatola, 1870-74. V.
n. 738 e 5150.
[219] Vedi nell’archivio privato Vigo di Acireale la lettera n. 198,
vol. X dell’epistolario di Lionardo Vigo. La data è 8 ottobre 1857.
[220] GRASSI BERTAZZI — _Vita intima_ cit. pag. 214.
[221] Id. id. pag. 203.
[222] pag. 244, n. 738. Il PITRÉ l’accolse pure nei Canti popolari
siciliani, 2ª ediz. Palermo, 1899, pag. 127-128. Del resto molti canti
accolti dal Vigo come popolari, erano composti da amici suoi di facile
vena. V. PAOLO MAURA — _Poesie in dialetto siciliano, con alcune di
altri poeti mineoli, una prefazione di L. Capuana e un fac-simile_.
Milano, Brigola, 1879, pag. 135 sgg.
[223] Raccolta amplissima ecc. pag. 679, n. 6150.
[224] In questa statua del conte Ruggiero che, secondo l’AMICO
(_Dizionario topografico continuato da Gioacchino Di Marzo_, Palermo,
1859, vol. II. pag. 63), fu innalzata per ordine e spesa del Vescovo
Bernardo Guasco nel 1584, abbiamo un documento d’arte rappresentativa
sull’impresa dei Normanni in Sicilia. Riporto qualche altra notizia
d’arte figurativa che ho raccolto. Un’incisione che corre comunemente
a Scicli ci rappresenta la Madonna delle Milizie quando scende in
aiuto dei Normanni e dall’iscrizione latine in calce si rileva che è
stata fatta nel 1819 su di un quadro rimontante alla prima metà del
settecento. L’AURIA (_Dell’origine et antichità di Cefalù_. Palermo,
1656, pag. 47) ci dice di aver visto sulle mura della chiesa di S.
Giorgio in Cefalù una pittura ricordante la favola che ci narra a
proposito della fondazione del tempio, ossia S. Giorgio che salva
Re Ruggiero da una tempesta. Qualcosa si può raccogliere pure dalle
pitture dei _carretti_. Il PITRÈ (_Le tradizioni cavalleresche
popolari in Sicilia_ in _Usi costumi credenze e pregiudizi del
popolo siciliano_, vol. I. Palermo, 1889, pag. 124) ci dà notizia
che all’Esposizione Industriale di Milano nel 1881 e precisamente
all’«Industria casalinga e manifatture caratteristiche delle singole
ragioni d’Italia, VIII gruppo, Sezione 50ª» fu presentato da Palermo
un _carrettu_, nelle cui _masciddara_, ossia nelle spallette, erano
dipinte quattro scene relative ai Normanni cioè: «Ruggiero il Normanno
che distrugge i Saraceni; Ruggiero che riceve le chiavi di Palermo dal
Senato palermitano; Ruggiero del palazzo dell’Arcivescovo; Coronazione
di Ruggiero». Lo stesso PITRÉ (_Costumi ed utensili_ in _Usi,
costumi_ ecc. cit. pag. 421) ci dà notizia che nell’_opra_ (teatrino
di marionette) di via Formai a Palermo, nel _tiluni_ (sipario) era
dipinta l’entrata del conte Ruggiero in Palermo. Negli _Annali della
città di Messina_ di C. D. GALLO. Messina, 1758, II, 3 è ricordata
«un’antichissima pittura (che) vedesi su d’una Tavola in casa del
Barone di Gio. Battista Porcio Nobile Messinese, ove si scorge il
ritratto al naturale del Conte Ruggiero, il quale vestito all’uso di
quei tempi con berrettone rosso, e svolte d’armellino sul Capo, con
ammanto parimente rosso, e svolte di armellino su gli omeri, e con
banda verde, che gli attraversa il petto, tiene la destra appoggiata su
d’un ismisurato Spadone, e con la sinistra impugna una Lancia».
[225] _Leggende popolari siciliane in poesia raccolte ed annotate_.
Palermo, L. Pedone Lauriel, 1880, pag. 1-3.
[226] Come complemento di queste scarse notizie intorno ai canti
popolari sul conte Ruggiero ricordiamo la menzione che si ha nella
leggenda religiosa «Santa Rosalia» (in PITRÈ — _Canti popolari
siciliani_, 2ª ediz. Palermo, Clausen, 1891, vol. II, pag. 300-301) del
primo principe normanno con palese anacronismo:
Un jornu, a tempu d’u Conti Ruggeri
A la bedda citati di Palermu
Unni cc’eranu tanti Cavaleri,
Ca pri grannizza purtavanu l’ermu, ecc.