[10] Se pure questi versi, che sono gli ultimi del poema, non sono
un’aggiunta posteriore, perchè mancano nel codice più antico.
[11] U. RONCA. — _Cultura medioevale e poesia latina d’Italia nei
secoli XI e XII_. Roma, 1892, vol. I pag. 403-409, ove son notate un
gran numero d’imitazioni classiche.
[12] RONCA — Op. e loc. cit.
[13] PERTZ — _Mon. Germ. hist._ IX, 239.
[14] Cfr. ORDERICO VITALE — _Historiae Ecclesiasticae_, lib. III in
DUCHESNE — _Historiae normannorum scriptores_, pag. 479: «Rogerius de
Alta-villa filius.... Atros _Siculosque et alias gentes in Christum non
credentes_, quae praefatam insulam devastabant, armis invasit....».
[15] Questa noncuranza e disprezzo ch’egli professa verso i Siciliani,
Pugliesi, Napoletani e le altre popolazioni che abitavano il regno
delle due Sicilie, ha fatto argomentare a vari critici, e con gran
fondamento, ch’egli non sia pugliese, ma normanno di nascita. Il
TIRABOSCHI (_St. della lett. ital._ Napoli, 1777, III, 269), il
NAPOLI-SIGNORELLI (_Vicende della cultura delle due Sicilie_, Napoli,
1784, p. 171), il WILLMANS (_Mon. Germ. hist._ IX, 239 sgg., e _Archiv
der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde_ X, 87 sgg.), il
RAJNA (_Romania_, XXVI, 1897, pag. 35-36) e il NOVATI (_L’influsso del
pensiero latino sopra la civiltà italiana del medioevo._ Milano, 1899,
pag. 193-194) hanno sostenuto secondo la tradizione l’italianità di
Guglielmo, mentre i Benedettini di Saint-Maur (_Histoire littéraire de
la France_ VIII, 488), l’AMARI (_Storia dei Musulm. di Sic_. III, 22),
il GASPARY (_Storia della lett. ital._ Torino, 1887, I, 24) e il RONCA
(_Op. cit._ I, 372-373) sono stati propensi, sia assolutamente, sia
dubitativamente, a crederlo normanno.
[16] V. _App. bibliografica_. N. 2.
[17] La Historia Sicula del Malaterra fu fin dai suoi tempi lodata da
Orderico Vitale (V. DUCHESNE, _Historiae Normannorum scriptores_, p.
483); nel secolo XIV fu volgarizzata da SIMONE DA LENTINI perchè _era
in grammatica scrubulosa et grossa et mali si potia intendere_. Questo
volgarizzamento pubblicato dal DI GIOVANNI (_Cronache siciliane dei
secoli XIII, XIV e XV_, Bologna, Romagnoli, 1865,) ometto ciò che si
riferisce alle gesta dei Normanni in Puglia.
[18] Nell’epistola al vescovo di Catania.
[19] M. FON-GIULIANO. — _Memorie paesane ossia Troina dai tempi antichi
sin oggi_, Catania, 1901, pag. 18-19, il quale riproduce il passo del
Malaterra e ne dà la traduzione.
[20] V. su questi versi una lettera inedita di _Niccolò Palmeri_, in
data Termini, 25 agosto 1836, che si conserva ad Acireale nell’archivio
privato Vigo. Lettera 329, vol. III dell’epistolario di Lionardo Vigo.
[21] Dei quattro codici che della cronaca del Malaterra sono a noi
pervenuti, in tre mancano i versi di cui abbiamo dato notizia; il
che potrebbe far congetturare ch’essi siano un tardivo facimento;
ma prescindendo dal fatto che essi si rinvengono in uno dei codici
pervenutoci (Ventimilliano di Catania), che si trovavano nel
manoscritto scomparso da cui il Surita trasse l’edizione principe, e
che nel cod. della Nazionale di Palermo manca la parte della cronaca
che contiene i versi, la quale però esisteva ai tempi del Caruso, che
con tal ms. completò i versi mutili del Surita, non possiamo togliere
i versi dalla cronaca del Malaterra, senza rompere la concatenazione
logica della narrazione della quale sono parte integrante.
[22] V. _App. bibliografica_, N. 3.
[23] _Delle notizie istoriche della città di Messina_, Messina, 1668,
pag. 27.
[24] V. _App. bibliografica_. N. 4.
[25] Su S. Brunone vedi. MONS. DOMENICO TACCONE-GALLUCCI — _Monografie
di Storia calabra-ecclesiastica_. Reggio Calabria, Tip. Morello, 1900.
Cfr. _Arch. stor. ital._ 1902, pag. 111-116.
[26] Pubblicato dal TUTINI in appendice al _Prospectus historiae
ordinis carthusiani_, Viterbo, 1680.
[27] CAPASSO — _Le fonti della storia delle provincie napolitane_.
Napoli, Margheri, 1902, pag. 89.
[28] Noto ancora che alcuni versi latini si trovano in una «_Carta
in membrana de donariis factis Episcopo electo Trainensi a Comite
Rogerio_» del 1087 pubblicata da R. STARRABBA — _I diplomi della
cattedrale di Messina_, Palermo, 1876, fasc. 1. pag. 1-2, che un inno
latino composto da un compagno di S. Brunone in occasione del battesimo
di Ruggiero, figlio del conte Ruggiero, probabilmente quello composto
dal monaco calabrese Maraldo, cui accennammo in addietro trovasi in un
ms. della Bibl. comunale di Ferrara intitolato «_Il Patriano Cartusiano
overo vita di S. Brunone institutore dell’ordine cartusiano descritta
dal R. P. D. N. N. Monaco Professo della Certosa di Ferrara l’anno
1711_». Cfr. _Indice dei mss. della civica biblioteca di Ferrara_
del can. G. ANTONELLI. Parte prima, Ferrara, 1884, pag. 269 e versi
latini in onore di Roberto Guiscardo si leggono nell’_Anonimi Vaticani
Historia Sicula_ (ediz. del MURATORI — _Rer. Ital. Script._ VIII, 754).
[29] V. D’ANCONA — _La leggenda d’Attila, flagellum dei in Italia
in Studi di critica e storia letteraria_, Bologna 1880 e _Poemetti
italiani_, Bologna, 1889, p. 167 sgg. dello stesso.
[30] Cfr. lib. II vv. 811 sgg. con _La Tavola ritonda,_ ediz. POLIDORI,
Bologna, Romagnoli, 1880, pag. 305 e 376-77.
[31] DUCHESNE — _Historiae Normannorum scriptores antiqui._ pag. 65.
[32] Lib. I, cap. X in DUCHESNE — Op. cit. pag. 220-21.
[33] _Scripta historica Islandorum_, Copenhagen, 1835, vol. VI pag.
119-161 e SNORRO STURNESON (scrittore islandese del XII-XIII secolo).
_Heimskringla or Chronicle of the Kings of Norway_, versione inglese di
_Samuele Laing_, London, 1844, t. III, pag. 1-6. V. pure un sunto della
saga in AMARI — _St. dei Musulmani di Sic_. II, 383-86.
[34] _Contributi alla storia dell’epopea e del romanzo medievale_ in
_Romania_. XXVI, 1897, pag. 35.
[35] lib. II cap. XXX.
[36] lib. II cap. XXXIII.
[37] In PERTZ — _Mon. Germ. hist_. t. VI.
[38] _De rerum memorandarum_ l. III, c. 2. _De astutia (Recentiores,
Innominatus_) in _Opera omnia_, Basilea, 1581, pag. 436. Interpretando
il «_non multis retro saeculis_» per un trecento anni, possiamo arguire
che il Petrarca, o meglio, la sua fonte, ponesse il fatto nel secolo
XI, nel tempo, cioè, delle guerre arabo-normanne.
[39] _Speculum historiale_, lib. XXVI, cap. 17.
[40] Venezia, 1591, pag. 33.
[41] _Historia siciliana_, Venetia, 1604, Parte prima, p. 168.
[42] _Rerum Hungaricarum_, dec. II, l. 2.
[43] In PISTORIUS — _Scriptores_, ed. dello Struvio, t. III, p. 97.
[44] Venetia, 1563, pag. 147-148.
[45] _Scelta di curiosità letterarie_, dispensa CLVIII, Bologna, 1878,
pag. 154-5.
[46] _Aneddoto storico. Il tesoro_ di LUIGI MARZACCHI a pag. 118-124
della _Lanterna di Messina. Giornale di scienze, lettere ed arti_.
Messina, Per Antonino D’Amico Arena, 1846.
[47] Segn. I, II, 15 f. 79 V. Cfr. GRAF — _Roma nella memoria e nelle
immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882, vol. I, pag. 168, da cui ho
tratto parecchie notizie relative alla leggenda.
[48] V. GRAF — _Roma_ ecc. pag. 167: «la leggenda in questa forma non
apparteneva a Roma, ma fu tratta, come avvenne di altre parecchie,
entro l’orbita delle leggende romane, dove si ampliò, si abbellì e si
legò coi nomi illustri di Gerberto e di Vergilio».
[49] V. COMPARETTI — _Virgilio nel medio evo_, 2ª ediz. Firenze, 1896,
vol. II. pag. 86-88 e i _Testi di leggende Virgiliane_ pubblicati in
appendice allo stesso volume.
[50] GRAF — _La leggenda d’un pontefice_ in _Miti, Leggende e
Superstizioni del Medio Evo_, vol. II, pag. 24-26.
[51] Edizione dell’Oesterley, cap. 107, pag. 438-9.
[52] Id. pag. 667.
[53] PIETRO BERCHORIO — _Reductorium morale_, l. XIV, c. 72.
[54] In MURATORI — _Rer. Ital. Script._ t. I, parte II, p. 575.
[55] V. la novella di Zobeide delle _Mille e una notte_, ediz. di
LOISELEUR (_Panthéon littéraire_) pag. 100.
[56] _Roma_ ecc. cit. vol. I pag. 176.
[57] _Roma nella memoria_ ecc. cit. pag. 168.
[58] _Il libro del secreto della creatura del saggio Belinus_ (che
credesi Apollonio Tianeo). V. STEINSCHNEIDER — _Apollonius von
Thyana (oder Balinas) bei den Arabern, Zeitschrift der Deutschen
Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XLV (1891), pp. 439-46, rimastomi
inaccessibile. Cfr. GRAF — _La leggenda di un pontefice_ cit. pag. 45
n. 26.
[59] Un esempio l’abbiamo in Giovanni Villani e nel Platina. Il
primo (_Istorie fiorentine_ lib. IV, cap. 78) ci narra di seguito
due leggende su Roberto Guiscardo; l’una sull’equivocazione del nome
Gerusalemme (Per riscontri nell’antichità e nel medio evo v. GRAF.
— _La leggenda di un pontefice_ cit. pagine 26-27); l’altra su di
una strana avventura di Roberto, il quale, smarritosi in una selva,
incontra un lebbroso che da lui è aiutato e soccorso fino a condurlo a
casa propria e porlo nello stesso suo letto. Il lebbroso era poi Gesù
Cristo, che gli appare in visione il dì seguente e dice di esserglisi
mostrato in forma di lebbroso per provare la sua pietà. Il Platina
nella vita di Leone IX, dopo averci dato la leggenda del ritrovamento
del tesoro riferentesi al Guiscardo, ci riporta pure l’apparizione di
Cristo, ma attribuita al papa di cui narra la vita.
[60] «Insperatis rebus magnifice peractis affinibus cunctis eminebat,
_multisque divitiis locuples_, incessanter fines suos dilatabat».
DUCHESNE — Op. cit. pag. 584.
[61] G. PARIS — _La Sicile dans la littérature française du moyen-âge_
in _Nuove Effemeridi siciliane_, serie III, vol. II, 1875, pag. 218 e
in _Romania_, V, 1870, pag. 109. Per notizie bibliografiche su questi
poemi rimando al NYROP — _Storia dell’epopea francese nel medioevo_,
trad. _Gorra._ Firenze, Carnesecchi, 1886, pag. 413 sgg.
[62] G. PARIS — Op. cit. p. 111.
[63] _Histoire littéraire de la France_, t. XXII, pag. 534.
[64] _Storia della lett. ital._ traduz. _Zingarelli_, I, 427. V. pure
GAUTIER — _Les Epopées françaises_, Paris, Palmé et Welter, I, 215 n.
[65] Pubblicato da Francisque Michel per il Roxburghe Club, Edimburgo,
1873.
[66] GRAF — _Appunti per la storia del ciclo brettone_ in _Giorn.
st. d. lett. ital._ V, 1885, pag. 90-91 e _Artù nell’Etna_ in _Miti,
leggende e superstizioni del medio evo_, II, 304 sgg.
[67] Una leggenda prettamente normanna si trova nei poemi francesi
di _Americo di Narbona_. V. GASTON PARIS — Op. cit. in _Nuove Effem.
sic._ 1875, pag. 218 «une hardie bravade attribuée par la _Chronique de
Normandie_ aux envoyés de Robert Guiscart à Constantinople et qui se
retrouve dans les poèmes français d’_Aimeri de Narbonne_ mise au compte
des envoyés de colui-ci à Pavie, a réellement une origine scandinave,
et faisait partie sans doute de l’épopée normanno-sicilienne oú
s’étaient fondus, comme il arrive toujours, des éléments antérieurs».
[68] «La _fata Morgana_ est restée populaire dans l’île et a donné
son nom au curieux mirage qu’on observe surtout a Messine. Nous avons
sans doute ici une vieille legende celtique portée en Sicile pars les
Normands». GASTON PARIS — _La Sicile dans la litt. française_ cit. pag.
112.
[69] PITRÉ — _Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia_ pag. 268
in _Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano_, Palermo,
1889. Vol. I.
[70] E. MODIGLIANI — _Intorno alle origini dell’epopea d’Aspremont_ in
_Scritti vari di filologia_ in onore del prof. Monaci. Roma, 1901, pag.
574. Quali siano e che valore abbiano tali elementi il dott. Modigliani
deve aver determinato nella sua dissertazione per laurea presentata
alla Facoltà filologica dell’Università romana nel 1897 in cui studiò
l’evoluzione italiana dell’epopea d’_Aspremont_.
[71] Tale è l’opinione del prof. Ferdinando Gabotto (_Notes sur
quelques sources italiennes de l’épopée française au moyen-âge_ in
_Revue des langues romanes_, X, 248).
[72] MALATERRA, lib. I. cap. XIX. V. pure AMARI — _St. dei Musulmani di
Sicilia_, III, 51-52.
[73] c. XXVIII, v. 13-14.
[74] V. la 4. ediz. della _Divina Commedia_ riveduta da G. VANDELLI,
Milano, Hoepli, 1903, pag. 272. Anche il D’OVIDIO (_Studii sulla Divina
Commedia_, Palermo, R. Sandron, 1901, pag. 383) crede inopportuna
l’interpretazione di coloro che pensano in questo luogo ai Saraceni
debellati da Roberto Guiscardo.
[75] _Par._ c. XVIII, vv. 37-48.
[76] pag. 381-386. Riporto la parte più essenziale della conclusione a
pag. 385. «Adunque Roberto è qui santo per avere strappato la Sicilia
ai Saraceni; come vi sarebbe di certo per una ragione consimile anche
il Cid Campeador, se della storia spagnuola Dante avesse saputo un po’
più che forse non seppe........ Comunque, quel che importa è che alla
sua gloria di flagellatore dei Saraceni dovè il Guiscardo la sua gloria
al cielo dantesco, non già a meriti di politica ecclesiastica......».
Che Roberto abbia desiderato di conquistare la Sicilia ci mostra
un’obbligazione pubblicata dal BARONIO — _Annali ecclesiastici_,
1059, § 70. «_Ego Robertus Dei gratia et Sancti Petri Dux Apuliae
et Calabriae et utroque subveniente futurus Siciliae......_», ma la
conquista fu fatta dal fratello Ruggiero. V. AMARI — _St. dei Musulm.
di Sic._ III, 54-117.
[77] AMARI — Op. cit. pag. 117-133.
[78] D’OVIDIO — Op. cit. pag. 384.
[79] «E fece grandi cose per la fede di Christo, e morì andando a
Ierusalemm ad una isula che si chiama Ierusalem».
[80] _Istorie fiorentine_, lib. IV, cap. 78.
[81] Abbiamo già veduto nella _Chronografia_ di SIGEBERTO DI GEMBLOUX
che Roberto nel 1039, secondo la leggenda, trovavasi in Sicilia.
Idealizzato poi in un’eroe che combatteva per la fede di Cristo,
Roberto compare l’autore principale delle lotte che si agitavano
nel Mezzogiorno d’Italia, e a lui, anzichè al conte Ruggiero viene
attribuita nel medioevo la conquista della Sicilia. Così GUGLIELMO
GEMMETICENSE, lib. VII, cap. XXX (in DUCHESNE — Op. cit. pag.
285) dice: «Robertus autem fratres suos..... virtute et sensu, ac
sublimitate transcendit. Nam totam Apuliam, Calabriam, ac Siciliam
sibi subiugavit», e ORDERICO VITALE, lib. V, cap. XLV (in DUCHESNE,
pag. 567): «Rodbertus cognomento Guiscardus.... fines ditionis suae
_in Siciliam usque_ et Calabriam Bulguriamque dilatavit». Del conte
Ruggiero, vero autore della conquista, non si fa una parola.
[82] Troppo spinto mi sembra ad ogni modo GASTON PARIS (Op. cit.
in _Nuove Eff. sic._ 1875, pag. 218) che afferma quasi _a priori_
l’esistenza di un’epopea normanno-siciliana «_toute faite_» sulle gesta
meravigliose dei Normanni in Italia e Sicilia.
[83] _Studi sulla letteratura contemporanea_. — Prima serie — Milano,
G. Brigola, 1880, pag. 129 e segg.
[84] GUGLIELMO PUGLIESE, lib. III, vv. 1479-80.
[85] _Le cronache italiane nel Medioevo_. — Milano, Hoepli, 1884, pag.
166. — La 2. ediz. mi è stata inaccessibile.
[86] Così nel _Palermo liberato_ del Balli, il principale eroe del
poema è Boemondo, uno dei principi normanni che prese parte alla prima
crociata: nell’ultimo canto della _Sicilia liberata_ del Vitali il papa
stimola Ruggiero alla conquista di Terrasanta. Nel _Ruggiero_ di L.
Vigo havvi un guerriero, Rollone Grifeo, che ritorna dalla Palestina e
nel c. II st. 12-13 sono raggruppati e collegati mirabilmente il ciclo
carolingio, la prima crociata e la venuta dei Normanni in Sicilia,
poichè è dalla Francia che partirono i guerrieri che sconfissero
Agramante, che conquistarono il Santo Sepolcro e che tolsero la Sicilia
al giogo musulmano. Nella novella _Il Conte Ruggiero_ (V. _App.
bibliogr._ N. 21) Ruggiero va in Palestina e corre molte avventure con
Goffredo Buglione.
[87] V. _App. bibliografica_ N. 5. Per notizie biografiche vedi
MAZZUCCHELLI — _Scritt. d’Italia_ v. II, parte I, pag. 188 e MONGITORE
— _Bibl. sicula_, II, 254-55. Il _Palermo restaurato_ ms. della Bibl.
Com. di Palermo, segn. Qq. E, 58 nel lib. II dice del Balli: «Fu costui
molto bravo nella sua gioventù, e nello abbattersi con suoi nemici
havea un rovescio così terribile, ch’era irreparabile, et una volta
tagliò con un rovescio una gamba, onde per tal cosa ancor è restato il
motto dei rovesci di Masi del Ballo». Una poesia inedita in vernacolo
trovasi a c. 97-98 del _Parnaso siciliano_ t. I, ms. della Com. di
Palermo, segn. 2. Qq. D. 74.
[88] Il poema era già compiuto nel settembre 1610, perchè in quest’anno
l’autore ne mandò il ms. al Granduca di Toscana che lo fece esaminare
da Ottavio Rinuccini, Iacopo Soldani e Francesco Venturi. Nel _Palermo
trionfante_ di V. DI GIOVANNI (Palermo, 1599), c. XII st. 65 è citato
il Balli che _vuol partorire Heroico Poema_. Adunque fin dal 1599 il
Balli lavorava attorno al suo poema. Un sunto di questo fu già dato dal
DI GIOVANNI — _Della poesia epica in Sic. nei sec. XVI e XVII_ pag.
280-91 in _Filol. e letter. sicil._, Palermo, 1879, t. III.
[89] Nel sec. XVII molti poemi presero a soggetto le gesta di Boemondo.
V. BELLONI — _Gli epigoni della Ger. lib._ cit. pag. 77.
[90] Il nome è preso dal Fazello ed è il _Belcamuer_ del Malaterra che
è una delle tante lezioni del Kaid _Ali-ibn-Ni’ma_, soprannominato
_Ibn-Hawâsci_, capo dei Musulmani di Sicilia nel 1061. V. AMARI — _St.
dei Musulm. di Sic._ III, 66, n. 6.
[91] Può essere identificato col famoso Gioacchino da Celico di
Calabria _di spirito profetico dotato_ (DANTE — _Par._ XII, 139-141).
Avremmo in tal caso un anacronismo, perchè Gioacchino nacque nel 1130 e
morì nel 1202 (V. TOCCO — _L’eresia nel medioevo_ pag. 261 sgg.) mentre
la conquista di Palermo avvenne nel luglio 1071 (Malaterra e Fazello),
o più probabilmente nel gennaio 1072 (Muratori e Amari).
[92] Vedono prima una ruvida porta che porta un’iscrizione che ricorda
il c. III dell’Inf., poi Cerbero, i lussuriosi, gli avari, gli eretici,
la città di Dito, _nobili castelli_ e da ultimo un gran mare ove sopra
un drago con sette teste sedeva splendida e adorna _bella donna e
impudica_ (cfr. c. XXI, st. 170-171 con la _puttana sciolta_ del Purg.
XXXII, 132 sgg.).
[93] Il fatto si deve riferire all’impresa dei Pisani contro Palermo
del 20 settembre 1063, con evidente anacronismo. V. _Chronica varia
pisana_ in _Rer. Ital. Script_. VI, 167 e AMARI, III. 103. La fonte è
però MALATERRA, lib. II, cap. XXXIV.
[94] Cfr. c. XI st. 60 sgg. con. _Ger. lib_. c. XVI st. 1 sgg.; c. XI
st. 76-77 con _Ger. lib_. c. IV st. 30-31.
[95] c. XXII st. 18-19. V. BELLONI — _Il seicento_, pag. 147-149.
[96] Cfr. c. VI st. 33 sgg. con _Ger. lib_. c. VI st. 39 sgg.
[97] Cfr. c. VI st. 116 sgg. con _Orl. Fur_. c. XVIII st. 151 sgg.
L’episodio di Emirene e Dorichino che occupa i canti V, VII, VIII è in
parte imitato dall’episodio di Cloridano e Medoro (Orl. Fur. c. XVIII,
st. 172 sgg.), in parte da Fiordiligi e Brandimarte (Orl. Fur. c.
XLIII, st. 183 sgg.). L’assalto finale a Palermo è imitato dalla presa
di Troia narrata nel lib. II dell’Eneide.
[98] Scarsissime notizie biografiche in MONGITORE — _Bibl. sicula_
— II, 299. Da un ms. della Bibl. com. di Palermo Giuseppe Calvino
pubblicò una traduzione dell’_Opusculum de rebus drepanitanis_
(Trapani, 1876). Il ms. del poema deve essere andato perduto. Nella
Fardelliana di Trapani non c’è; il can. F. Mondello, bibliotecario di
questa, crede che sia a Palermo, perchè quivi il P. morì e rimasero
le sue carte, ma nelle pubbliche biblioteche non trovasi, chè
diligentemente ne ho fatto ricerca.
[99] Notizie biografiche in _Vito Amico_ — _Catanae illustratae_.
Pars quarta. Catanae, 1746, pag. 247-48. Da mandati di pagamento
dell’Archivio comunale di Catania negli _Atti diversi_ (_Atti del
senato_) vol. 179 (1646-47) c. 226, 234, 260, 277 ecc. e vol. 180
(1647-48) c. 146 si rileva che fu segretario del senato di Catania. Da
una provvisione viceregia data in Palermo, 4 luglio 1648 (_Atti del
senato_, vol. 180, c. 92) risulta che fu fiscale dell’Università degli
studi. V. _Appendice bibliogr_. N. 7.
[100] V. _App. bibl._ N. 8 e FERRARA — _Storia gener. di Sicilia_.
Palermo, 1833, VI, 291. Nell’Albira, tragedia del MORABITO (Catania,
1684) dall’avviso dello stampatore risulta che il _Roggiero Trionfante_
era di venti canti.
[101] _Bibl. sic_. II, 230.
[102] Cfr. _Ger. lib._ c. I, st. 54.
[103] Catania, per Bonaventura la Rocca. 1669. In-8; pp. (XXII) — 224.
[104] V. _App. bibl_. N. 9. Per notizie della sua vita v. MONGITORE
— II, 150. Un sunto del poema è dato dal DI GIOVANNI — _Della poesia
epica in Sicilia_ cit. pag. 291-302.
[105] Cfr. lib. I, st. 54-95 con _Aen._ VII, 020-817; III, 6-38 con
_Aen._ VI, 255 sgg.; VI, 98-107 con _Aen._ V, 719-745; VIII, 68-100
con _Aen._ IV. 182-249; XII, 7-15, 20-26, 27-32, 35-62 con _Aen._ VI.
187-211, 305-336, 384-416, 637-751; XV, 93-110, 112-149 con _Aen._
VIII, 102-183, 466-607; XVI, 38-54, 55-72. 77-109 con _Aen._ X.
308-404, 441-520, 755-908; XVII, 1-22 con _Aen._ XI, 1-98; XIX, 1-3,
6-12, 66-107 con _Aen._ XII, 1-9, 81-108, 176-382. Le ultime stanze del
c. XX sono pure tradotte da _Aen._ XII, 938 sgg.
[106] Cfr. EURIPIDE — _Fenicie_, vv. 1095 sgg.
[107] _Metamorfosi_, lib. III, vv. 418 sgg.
[108] Id, lib. IV, vv. 55 sgg.
[109] Vedi l’_Argonauticon_ di APOLLONIO RODIO: la Medea di Euripide:
Ovidio — Metam. VII. 9 sgg.; EURIPIDE — _Fenicie_, vv. 657 sgg.
[110] Cfr. lib. IX, st. 26-47 e lib. XIII con _Odissea_ lib. IX.
[111] MONGITORE — _Bibl. sicula_ 1. c.
[112] V. CRESCIMBENI — _Le vite degli Arcadi illustri_, Roma, 1708.
Parte I, pag. 157.
[113] I cod. 376 e 377 della Palatina di Firenze, che contengono
la traduzione lucreziana del Marchetti, tra le varie scritture che
precedono il testo hanno una «Stanza tratta dal Poema il Roggero del
sig... _Spatafora_», che è la 117 del libro X, la quale precisamente
parla dal Marchetti e della sua traduzione. Cfr. _Indici e cataloghi_.
IV. _I codici Palatini_ ecc. Roma, 1888, vol. 1, pag. 570-71.
[114] Non parlo, perchè probabilmente scomparso, del _Vigintimilliades,
poema in natalitiis Ioannis III marchionis Hieracis_ di PIETRO CARRERA
di Militello, che doveva avere molti accenni alla conquista normanna
se pure non trattava interamente di essa, essendo composto in lode
della famiglia Geraci, che, come abbiamo visto nel poema del Morabito,
vantava Serlone per capostipite. L’originale, secondo il Natale (_Sulla
storia de’ letterati ed altri uomini insigni di Militello_, Napoli,
1837, pag. 38) conservavasi presso Agostino Donato dei Chierici minori
regolari di Messina, e un altro esemplare trovavasi presso i marchesi
Geraci, ma niuno dei due potè il Natale rinvenire.
[115] Per notizie biografiche vedi le _Notizie relative alla vita
dell’autore_ a pag. 221-227 del vol. I della _Sicilia liberata_ (per
cui cfr. _append. bibliog._ N. 10) e ANDREA CANDILORO — _Elogio
dell’abate G. F. Vitale e Salvo celebre letterato siciliano_ ecc.
Palermo. Per le stampe di Giordano, 1816. Diverse poesie sono edite
nella _Raccolta delle Rime degli Accademici Industriosi di Ganci_
— Palermo, 1796. Il cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. Com. di Palermo
contiene molte produzioni poetiche del Vitale e tra l’altro un poema
in vernacolo sulle disgrazie della sua famiglia interrotto al quinto
canto, un dramma la Iavene Regina del Messico, il Tempio all’Enguina
ecc. Lasciò inedito, forse perduto, un dramma intitolato _Il Ruggero in
Sicilia_. Il NARBONE (_Bibliog. sicula sistem._ IV, 166) dice che il
Dott. Vincenzo Navarro da Ribera lasciò inedita una versione italiana
della _Sicilia liberata_.
[116] _Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel sec. XVIII_
dell’ab. DOMENICO SCINÀ, III. 452.
[117] La morte di Ugone di Circea è esemplata secondo il MALATERRA —
lib. III. cap. X.
[118] Cfr. REITANI — _Il Rogiero in Sicilia_, lib. IV. st. 5-12.
[119] V. c. XIV, st. 21-41; c. XVI, st. 80. Cfr. _Rogiero in Sicilia_,
lib. IX, st. 27-47 e lib. XIII.
[120] c. II, st. 73-83.
[121] c. XXIX, st. 82-93.
[122] c. I, st. 90-117.
[123] c. XVI. st. 97. Cfr. con _Aen._ III, 571 sgg.: BALLI — c. XXI,
st. 1; REITANI — lib. II st. 40-41.
[124] Op. e l. cit.
[125] Tanto per dare un’idea dell’abbozzo inedito riporto il piano dei
canti 3, 4, 6.