Il padre Ottavio Caietani ci racconta una leggenda a proposito

della cosidetta Porta della Vittoria per la quale Ruggiero sarebbe

entrato in Palermo[200]. È fama che la Vergine spiegando un vessillo

mostrasse al conte la porta per la quale poteva entrare in città, e per

commemorare tale miracolo fosse stata dipinta sulla porta la Madonna

portante una bandiera con un’iscrizione latina. Oggidì, a testimonianza

dell’Amari[201], si vedono ancora in quel luogo gli avanzi di una

porta e «una Madonna col Bambino e una bandiera, immagine ritoccata o

ridipinta, il cui stile par non possa riferirsi all’XI secolo».

Di poi, mentre lo stesso Ruggiero assediava una fortezza situata su un

colle chiamato ancora Sarraceno, le milizie normanne furono prese da

grandissima sete. Il conte volse preghiere alla Vergine, e di nuovo

questa si mostrò al supplicante e aprì una scaturigine d’acqua viva

preannunciandogli la vittoria sui nemici. In quel luogo Ruggiero fondò

un tempio alla Madonna.

E afferma il Caietani di aver visto una delle monete che furono coniate

in questa circostanza, avente da una parte Ruggiero a cavallo «humero

gestans pendulum ex hasta vexillum» e dall’altra la Madonna con il

bambino involto in fasce.[202]

È uso a Messina il 15 agosto (festa dell’Assunta) di portare in giro

un cammello, un gigante, una gigantessa e una bara. Il cammello, a

testimonianza del Mongitore, è condotto per le strade «in memoria del

Conte Ruggiero che scacciando i Saracini da Messina entrò trionfante

in città sopra un camelo[203]». Tale festa è davvero tipica del genere

per quella strana mescolanza di ricordi sia dell’epoca gloriosa dei

normanni, sia di colossi dell’antichità d’origine probabilmente mitica,

e il Pitrè la giudica «in ordine a folklore la prima di tutta la

Sicilia[204]». In quanto alla tradizione (quale c’è stata riportata dal

Bonfiglio, dal Samperi, dal Reina, dal Mongitore e da altri) si dice

che il conte Ruggiero conquistò Messina nel 1060 per l’intervento della

Madonna e combattendo sotto la sua immediata protezione potè vincere i

Saraceni ed «obbligare i giganteschi dominatori della città, Grifone e

Mata, ad assistere al suo trionfo[205]».

In conclusione abbiamo un nucleo abbastanza importante di leggende e

di feste popolari intorno l’intervento della Madonna nelle battaglie

arabo-normanne. Esse probabilmente derivano da un’unica fonte, dalla

quale forse avranno pure preso origine le leggende sull’intromissione

di altri santi nella guerra di conquista della Sicilia.

In Gratteri, secondo la tradizione, S. Giacomo intervenne in un

combattimento tra normanni e saraceni nel giorno della sua festività,

e per le preghiere del conte Ruggiero volse le sorti della battaglia

a favore dei cristiani[206]. Lo stesso S. Giacomo, invocato dal Conte

Ruggiero mentre assediava la fortezza di Erice, venne in suo aiuto

«equo albo incendens, rubeo pallio indutus, prae manibus accipitrem

gestans[207]» e, per rendere omaggio al santo, il duce normanno cambiò

in Monte S. Giuliano l’antico nome di Erice[208]. A Caltagirone si

narra che il conte Ruggiero entrato vittorioso nel 1090 per una porta

detta ancora _porta del conte_, fondò il tempio di S. Giacomo per

ringraziare il santo di una vittoria ottenuta sopra i Saraceni[209].

Un Sant’Elia comparso con la spada fiammeggiante ad incoraggiare i

normanni che assediavano il castello di Troina è ricordato in un

manoscritto troinese del principio del settecento[210], e in omaggio

al santo il conte Ruggiero fece fabbricare un tempio sul luogo

dell’apparizione, come anche un altro tempio fece erigere a S. Michele

che era comparso pure per scacciare i saraceni[211].

L’elemento comune a tutte le suesposte leggende è l’intervento celeste,

sia di S. Giorgio, sia della Madonna, sia di S. Giacomo, sia di S.

Michele o di S. Elia nella espulsione dei saraceni della Sicilia e la

fondazione di un tempio dedicato ad esso santo. Il messo celeste è

vestito di bianco e cavalca un bianco cavallo o è circonfuso di una

candida nuvoletta e tiene in mano sia una croce, sia un vessillo, sia

una spada fiammeggiante.

A me pare sia molto probabile che tutte queste leggende abbiano origine

dalla credenza di un intervento celeste alla battaglia di Cerami,

cominciato a diffondersi sul finire del secolo XI e della quale abbiamo

testimonianze nel Malaterra, nell’Anonimo Vaticano, in Simone da

Lentini e in reliquie viventi della leggenda a Cerami.

Coll’andare dei secoli, perdurando viva nel popolo la memoria delle

battaglie combattute contro i musulmani, ogni singolo paese volle

localizzare vicino a sè tale leggenda, e quindi fu creata una battaglia

a Scicli (niuna testimonianza attestandocene l’esistenza sia nei

cronisti contemporanei o posteriori, sia nelle ricerche storiche più

illuminate e laboriose come quelle dell’Amari); si creò un’altra

battaglia a Gratteri e a Canicattì. Naturalmente nelle città dove già

era avvenuto storicamente qualche combattimento o assedio, nulla era

più facile di addebitare la vittoria a qualche intervento celeste, così

a Messina, a Troina, a Palermo[212].

Abbiamo poi una classe di tradizioni popolari indipendente

dall’intervento celeste nella venuta dei Normanni in Sicilia.

Racconta la tradizione che papa Niccolò II diede in Aquila al conte

Ruggiero uno stendardo di seta sul quale era l’immagine della Madonna

dipinta da S. Luca. Tale dono prezioso Ruggiero affidò a Plutia

(Piazza Armerina) e i Piazzesi collocarono il vessillo in un quadro

sull’altare maggiore della chiesa dedicata all’Assunta. E in ricordo

di questo fatto glorioso la festa dell’Assunta si apre con una storica

_cavalcata_ che vuole rappresentare l’entrata di Ruggiero in Piazza. I

cavalli sono bardati alla foggia normanna e uno dei cavalieri, il più

anziano, funge da conte Ruggiero, portando il vessillo, copia di quello

anticamente donato dal duce normanno[213].

La prima domenica di giugno a Troina nella strada _Conte Ruggiero_

si fa pure una storica _cavalcata_, che, secondo alcuni, ricorda la

conquista di Troina per il conte Ruggiero nel 1061[214].

La presa del castello di Troina è narrata pure dal popolo con

particolari leggendari e in tre versioni differenti[215]. Si racconta

che il conte Ruggiero, dopo alcuni infruttuosi assalti, avesse mandato

di nottetempo al sud-est di Troina branchi di capre con lanterne

attaccate alle corna e alcuni trombettieri, mentre egli assaliva la

città dalla parte nord-ovest, spoglia di difensori accorsi all’altra

parte per respingere il creduto assalto. Secondo altri fu invece una

vecchia che insegnò al conte la via di penetrare nel castello per

alcuni sentieri nascosti. Una terza versione infine[216] narra che il

castello fu preso per tradimento di un certo mugnaio, accompagnato da

un cane che di nottetempo provvedeva la rocca di viveri entrando per la

porta di _Baglio_[217].

Ma se fiorenti e numerose sono le leggende e le feste popolari

religiose, quasi nulli sono invece i ricordi della venuta dei Normanni

nella poesia popolare.

Parrebbe il contrario se stiamo alla raccolta dei canti popolari

del Vigo[218], poichè in essa sono due canti che parlano del conte

Ruggiero. Nel 1857 Luigi Capuana mandò come canto popolare di Mineo

a L. Vigo, il quale allora stava raccogliendo i _Canti popolari

siciliani_ la seguente poesia:

Bedda, ch’aviti picciulu lu pedi,

D’oru e d’argentu la scarpa v’hè fari

Si vi scuprissi lu conti Ruggeri

Ca di lu pedi s’avi a ’nnamurari.

Pigghiatimi lu ’ncensu e lu ’ncenseri

Mintitimi la bedda ’nta ’n’ artari;

Nenti fazzu pri tia, me duci beni,

Comu ’na santa ti vogghiu adurari[219].

Il canto parlava di un _conte Ruggiero_ vivente e il Vigo credette da

ciò inferirne l’antichità della canzone. Strombazzò la sua scoperta

a destra e a sinistra sì che Emerico Amari nel settembre ’59 gli

consigliava di pubblicare subito il canto, se autentico[220]. Michele

Amari, cui il Vigo diede conoscenza del canto gli scriveva «badate bene

che quello della vostra poesia sia l’identico Ruggiero _ibu-Tankrid_

di Hautville e non qualche conte di Mineo non so di quale secolo, che

per avventura si fosse chiamato anche Ruggiero. Non ci innamoriamo

perdutamente di subbietti scelti[221]».

Ma il Vigo, pur di avvalorare la sua ipotesi, decise di falsare il

canto e mutò il terzo verso in

Si vi scarisci Gran Conti Ruggeri

Ca di lu pedi ecc.

e con questo lieve cambiamento stampò la strofe nella _Raccolta

amplissima dei canti popolari siciliani_[222].

Un’altro canto riguardante Ruggiero[223] secondo affermazione stessa

del Vigo è di data recente e composto dal contadino Cosmo Mirabella

mazzarese, il quale fu ispirato da una statua di marmo che trovasi

dinanzi la porta maggiore della cattedrale di Mazzara e rappresenta il

conte Ruggiero armato di tutto punto che calpesta sotto le zampe del

cavallo un saraceno[224].

Tuttavia se i canti del Vigo sono apocrifi, sembra sia autentica una

leggenda popolare in poesia raccolta a Salemi dal Salomone Marino[225],

la quale, benchè lacunosa e storpiata, ha importanza perchè ci pone

dinanzi un bel fatto del conte Ruggiero, del quale però non si ha alcun

ricordo presso i cronisti. «È una madre che, piangendo, intercede

presso il Gran Conte onde campi da morte l’unico suo figlio, destinato

all’estremo supplizio per infedeltà e tradimento fatto a tre cavalieri

normanni». Ruggiero con nobilissimo atto libera il figlio e dà oro alla

sconsolata madre:

Partiti, donna, e cu tia lu figghiu,

oru e cunsolu ti duna Ruggeri,

ca chista è la vengia che mi pigghiu,

lùcinu sempri li nostri banneri[226].

E qui facciamo punto.

Altri potrà aggiungere nuova suppellettile di tradizioni poetiche o

popolari a quelle ch’io ho raccolte[227], a me basta aver provato

l’esistenza e la localizzazione in Sicilia di un ciclo, cui diede

origine la venuta dei Normanni nell’isola, e che non potè per diverse

cause[228] raggiungere un più alto sviluppo.

La tradizione poetica e quella popolare del ciclo siculo-normanno si

svolsero parallelamente per il corso di otto secoli senza confondere

mai le loro acque; la prima, fredda cronaca versificata nel medio

evo, esercitazione retorica dopo il cinquecento, non attinse mai alle

sorgenti fresche della tradizione popolare, mentre questa, a stento

comparente nella vasta elaborazione leggendaria dell’età di mezzo,

stagnata poi in tradizioni locali religiose, non potè mai svolgersi e

manifestarsi rigogliosamente.

Chè, se mano mano che ci allontaniamo dal secolo XI le tradizioni

si vanno facendo più vive e numerose, gli è perchè le testimonianze

sono più abbondanti per l’accrescersi della cultura, e perchè, mentre

s’illanguidiva il ricordo degli orrori della guerra di conquista, le

istituzioni ecclesiastiche riferentesi all’epoca normanna contribuivano

a tenere sempre viva nella fantasia del popolo la memoria del conte

Ruggiero.

Nella letteratura riflessa poi il ciclo siculo-normanno seguì le

sorti della letteratura siciliana; fioritura retorica riboccante di

secentismi nel secolo XVII, si innalza nel settecento col vernacolo di

Giuseppe Vitale, e nel secolo XIX diventa frutto di arte fortemente

meditatrice e di cultura storica.

Ma questi poemi restarono opera morta e se ebbero una parvenza di vita

nel tempo in cui furono prodotti, dormirono poi l’oblìo secolare sugli

scaffali polverosi delle biblioteche, e le feste e le leggende popolari

religiose riferentisi all’epoca normanna vanno sempre più illanguidendo

e diminuendo d’interesse, e fra non molto scompariranno affatto sotto

l’influsso della civiltà, che, sviluppandosi potente, va dissipando nel

popolo le superstizioni.

APPENDICE BIBLIOGRAFICA

1. GUILIELMUS APULIENSIS.

Op. Guiliemi Appuli Historicum Poema De rebus Normannorum in Sicilia,

Appulia et Calabria gestis, Usque ad mortem Roberti Guiscardi Ducis

scriptum ad filium Rogerium.

Per i codici, edizioni e scritti illustrativi rimando al RONCA

— _Cultura medievale e poesia latina d’Italia nei secoli XI

e XII._ Roma, 1892, II. 34-35. Per notizie delle copie dei

codici principali vedi _Le fonti della storia delle province

napolitane dal 568 al 1500_ di B. CAPASSO con note del _D.r

Oreste Mastrojanni_. Napoli, 1902, pag. 85-86. Aggiungi però una

copia ch’io ho avuto occasione di esaminare nella Bibl. Comun. di

Palermo. È un ms. cartaceo del sec. XVI-XVII in fol. di carte 100

non num. segnato Qq. D. 46. Un’altra copia è nella Bibl. nazion. di

Palermo.

Riguardo l’edizione principe condotta da Giovanni Tiremeo sul

codice Beccohelvino, il RONCA (Op. cit. II, 33) afferma «che non

si trova in alcuna biblioteca del continente». Però la Bibl.

Casanatense di Roma ne ha un esemplare, colla segnatura A. B. XII

39, ch’io ho potuto vedere. Eccone la descrizione:

_Guillielmi | Apuliensis | rerum in Italia | ac regno neapolitano

| Normanicarum | Libri quinque | Rothomagi | Apud Richardum Petit,

et Richardum l’Allemant | M. D. LXXXII_. In-4 piccolo. Precedono

«Thomae Faseli de Normanis in Sicilia Iudicium», la prefazione, e

«Ad lectorem». Fogli num. 52 più 1 non num. e 3. in principio num.

1, 5, 4.

Aggiungi alle edizioni la seguente di cui il Ronca non ha notizia:

_I | Normanni | Poema storico | di Guglielmo Pugliese | Cronache e

Diplomi del secolo XI e XII | Traduzione dal latino | con note e

prefazione | Lecce | Tip. Garibaldi | di Flascassovitti e Simone |

1867_. In-16.

Forma il primo volume della _Collana di opere scelte edite e

inedite di scrittori di Terra d’Otranto diretta da_ SALVATORE

GRANDE che è pure l’autore della traduzione. Pagg. XIX-294 più 2 in

fine non num. e 4 num. partitamente.

2. GAUFREDUS MALATERRA.

Op. Roberti Viscardi Calabriae ducis, et Rogerii ejus fratris

Calabriae, et Siciliae ducis Principum Normannorum, et eorum fratrum

rerum in Campania, Apulia, Brutiis. Calabris, et in Sicilia gestarum

libri IV. Auctore Gaufredo Maleterra Monacho Rogerij ipsius hortatu.

Per i codici e le edizioni vedi RONCA — Op. cit. II, 34-35 e

CAPASSO — Op. cit. p. 82.

Nella Biblioteca Ventimilliana di Catania esiste il seguente codice

sconosciuto al Ronca e al Capasso:

_De gestis Rogerii Normandi comitis in acquirendo sicilie regem

librj quatuor descripti ex vetustissimo codice manuscripto ac

alacerato, et cuius codicis plures paginae desiderantur, in

principio VII: in quo scriptum continebatur totum primum caput et

maxima pars secundi capitis primi libri item alia pagina_ ex.

Segnato N. 97; in-4. cartaceo: sec. XVI, di fogli 97. Per

l’illustrazione di questo codice v. _Sul vero titolo di un antico

Manoscritto della Biblioteca Ventimilliana_ Lettera del can.

STEFANO TOSTO al signor Agostino Gallo a pag. 41-49 del _Giornale

del Gabinetto letterario dell’Accademia gioenia_. Catania, Fr.

Sciuto, 1839. t. IV.

L’Istituto storico italiano ha deciso di pubblicare un’edizione

antica del Malaterra che è stata affidata al bar. R. Starrabba;

un’altra edizione, affidata a me ed al mio amico F. Marletta, sarà

pubblicata nella nuova edizione del _Rerum Italicarum Scriptores_

del Muratori a cura di Giosuè Carducci e di Vittorio Fiorini.

3. Iubilatus Chorearum in transitu foelicis comitis Rogerij, et

Venerabili Imberto Abbati satis placitos, et praesentatus sibi in hac

Visitatione Ecclesiae Mohac, ubi cum magnitate fecit Pontificale.

Pubblicate in

I. PLACIDO CARAFA — _Insitium historicorum ad annalis Siculiae,

in quo patritii motucensis Ioannis Antonii Nigri archipresbiteri

admodum dignae insignis capitularis Ecclesiae divi Petri summa

exemplaritas religionis conspicuitas, gestorum magnitas, morum

candor, doctrinae celebritas, mirabilis charitas, vita, et mors

describitur._ Panormi, typis Nicolai Bua, 1655.

II. PLACIDO REINA — _Delle notizie istoriche della città di

Messina._ Seconda parte. In Messina. Nella stamperia dell’Ill.

Senato, per Paolo Bonacola, 1668, pag. 27-28.

4. MARALDUS.

Scrisse versi latini in onore di Ruggiero pubblicati in

I. PULINI — _Prospetto della Storia dei Certosini_.

II. _Acta Sanctorum_, mese d’ottobre, vol. III. Editio altera.

Bruxellis, 1857, pag. 656 sgg.

III. Alcuni versi sono riportati dall’AMARI — _Storia dei

Musulmani_ cit. III. 196.

5. Palermo | Liberato | del Cavalier TOMASO BALLI | Gentil’huomo

Palermitano | Al Serenissimo | Gran Duca di Toscana | Cosimo Secondo |

Con licenza de’ Superiori, et Priuilegij | In Palermo, | Appresso Gio.

Battista Maringo M. DC. XII. In-4.

Precedono: la dedica al _Serenissimo Gran Duca di Toscana Cosimo

Secondo_, una lettera dello stesso all’autore, l’approvazione di

Ottavio Rinuccini, Francesco Venturi, Iacopo Soldani Accademici

Alterati; un’altra lettera di Cosimo II che permette la stampa del

poema, un sonetto dell’autore al medesimo Cosimo II, la dedica del

dottor Blasco Ioppulu all’_Illustrissimo Senato della Città di

Palermo_ e gli Errori notabili della stampa. Il poema consta di

trenta canti. Pagg. 348 più 11 non numerate in principio.

6. VITO SORBA — Poema heroicum de Sicilia liberata a comite Rogerio.

Cfr. MONGITORE. — _Bibl. sic._ II, 299.

7. Il Ruggiero ovvero la Sicilia liberata, poema eroico di GIUSEPPE

MUNEBRIA.

Restò ms. Il solo canto VII fu stampato nel vol. I dell’opera dello

stesso _La Musa Risvegliata_, Messina, presso gli eredi di Pietro

Brea, 1656. Cfr. MONGITORE — _Bibl. sic._ I, 394.

8. Ruggeri trionfante, poema eroico di FRANCESCO MORABITO.

Restò ms. Cfr. MONGITORE. — _Bibl. sic_. II. 230. Se ne

pubblicarono frammenti e precisamente c. I st. 54-63; c. II (?) st.

12-15; c. XIII st. 31 e 37; c. XV st. 91-93 in

_Confutatione | della | Genealogia de Conti di Geraci | Addotta

dal Pirri nella Cronologia | de’ Re di Sicilia l’anno MDCXLIV |

E prodotta nel Tribunale della Gran Corte. Sede plena di Sicilia

nel MDCXCII | Come che sia il più solido fondamento da fabricarui

sopra la successione | delli Feudi del medesimo Contado a favore

Delle Femine | Opera dell’Insensibile | In Venetia. Per lo Pezzana.

MDCXCII. | Con licenza de’ Superiori._ In fol.

L’autore è Ruggiero Ventimiglia. Pagg. 96 più 4 in principio non

num., 40 in fine non num. e tre tavole di stemmi della casa Geraci.

9. Il | Rogiero | in Sicilia | Poema heroico | di | D. MARIO | REITANI

SPATAFORA | Dedicato | alla Sacra Real Maestà | di Giuseppe | Rè de’

Romani | Apostolico, Pio, Pannonico, Getico | In Ancona, Per Nicolò

Navesi, 1698 | Con licenza de’ Superiori. In-12.

Precede la dedica; indi _Al Lettore_; la _Nota de i Nomi de i

Personaggi mentionati nel Libro Decimo_ e le _Correttioni_. Pagg.

num. 580 più 10 in principio num. alla romana e 4 non numerate. Il

poema è composto di 20 libri.

10. La | Sicilia liberata | Poema | eroicu sicilianu | Di lu ciecu |

Ab. D. D. GIUSEPPI FIDELI | VITASI, e SALVU di Ganci | Opera Postuma

| Palermu | Pri li stampi di Vicenzu Lipomi | 1815 | A spisi di lu

stissu, e cu li soi propii caratteri. Voll. 5 in-32.

In fine del primo volume sono le _Notizie relative alla vita

dell’autore._ Il poema consta di trentatre canti. Pagg. 220, 231,

234, 237, 239.

11. MELII GOVANNI. — Piano sommario dei primi sette canti di un poema

sull’assedio di Palermo fatto dal conte Ruggiero.

Ms. della Bibl. comunale di Palermo del sec. XVIII. in fol.: segn.

4 Qq. D. 3. c. 35.

12. Lo scudo di Ruggiero. Canto del sac. GIO. BATTISTA CASTIGLIA, prof.

di eloquenza latina nella R. Università di Palermo.

Trovasi a pagina 268-277 del _Giornale di scienze, lettere e arti

per la Sicilia_. Anno 13. Vol. 49. Palermo, tip. del Giornale

letterario, 1835. In-8. Sono 39 ottave.

13. La spada di Ruggiero. Capitolo del sac. GIO. BATTISTA CASTIGLIA,

prof. di eloquenza ecc.

Trovasi a pag. 52-56 del _Giornale di sc. lett. e arti per la

Sicilia_. Anno 13. vol. 50. 1835. In-8. Sono 46 terzine più un

verso.

14. GIUSEPPE ORTEGA. — Il val di Girgenti conservato, canti due.

Girgenti, 1829. In-8.

Cfr. NARBONE. — _Bibl. sicola_, IV, 124 e MIRA — _Bibl. siciliana_,

II, 159.

15. ANTONINO MANCIARACINA — La Sicilia liberata.

Restò ms. V. a pag. 65-67 del presente lavoro.

16. BENEDETTO SPATARO.

Compose un poema sul conte Ruggiero. Cfr. NARBONE — _Bibl. sicola_,

IV, 125.

17. Il Ruggiero — tentativo epico del cav. LIONARDO VIGO.

È il solo primo canto a pag. 142-167 del _Giornale di scienze,

lettere e arti per la Sicilia_ diretto dal Bar. VINCENZO MORTILLARO.

Anno 12. Tomo 47. N. 140. Palermo 1834. In-8.

Precede il canto una lettera di L. Vigo al Bar. V. Mortillaro e un

_Cenno delle materie contenute nel canto primo del Ruggiero_.

Opere | di | Lionardo Vigo | Vol. I | Catania | Stabilimento tip. di C.

Galatola | Nel R. Ospizio di Beneficenza. 1865. In-8.

Contiene il _Ruggiero._ Nell’antiporta è il ritratto di L. Vigo,

poi _Al Lettore_ e _Prodromo_. In fine _Indice delle materie_.

Consta di 20 canti e di 21 liriche. In tutto pagg. 572.

18. Rogerius | sine Panormus Liberata| Drama | Ante distributionem

praemiorum | in aula Collegij Panormitani | habitum.

Ms. adespoto del sec. XVII, legato in cartapecora, cartaceo, in-4,

di fogli 50 della Bibl. Ventimilliana di Catania. Segn. mod. 14.

19. GIO. BATTISTA SPINOLA — Il Rugiero. Rappresentatione

Tragimarisatiricomica.

Ricordata da V. AURIA. — _Dell’origine ed antichità di Cefalù.

Notizie historiche_. Palermo, Per i Cirilli, pag. 70.

20. I Trionfi | Della Gran Protomartire Catanese | S. Agata |

Liberatrice della Patria; | e | Del Conte Ruggiero | (segue una litania

di lodi a Ruggiero) | Portati in Scena dalla deuota Penna | Di | GIOVAN

BATTISTA GUARNERI | In Cat. nel Palazzo dell’Illustriss. Senato | Per

Vincenzo Petronio 1659 | Con licenza de’ Superiori. In-12.

Precede una dedica a _S. Agata_, un’altra al _Senato di Catania_,

l’_Argomento_ e le _Persone Sceniche_. Consta di un prologo e di

cinque atti. In tutto pagg. 148 più 16 in principio non numerate.

21. Il | Conte | Roggiero | sovrano | della | Calabria Ulteriore |

Novella Historica | In Venetia | Appresso Pontio Bernardone Libraro |

in Merzaria all’Insegna del | Tempo | M. DC. LXXXVI | Con licenza de’

Superiori e Privilegio.

Voll. 3 in-12. Pagg. (IV)-99, (IV)-94, (IV)-122.

22. GIUSEPPE FEDELE VITALE E SALVO — Il Ruggiero in Sicilia.

Dramma inedito e forse perduto. Cfr. [ANDREA CANDILORO] — _Elogio

dell’abb. G. F. Vitale e Salvo._ Palermo. Per le stampe di

Giordano, 1816, pag. 39.

23. La disfatta de’ Saraceni | oratorio | da cantarsi nel Duomo della

antichissima Città | di Chiaramonte | Ricorrendo l’annuo Real Novenario

| di | Maria SS. de’ Gulfi | Patrona principale di detta città |

In quest’anno 1844 | ecc. ecc. | Calatagirone 1844. Dai torchi di

Montalto. In-8

Pagg. 8 non numerate.

21. Gli arabi in Messina | Istorica scenica produzione | in sei

quadri ecc. | dell’artista drammatico Vincenzo Pinzarrone | Catania |

Stamperia di Giuseppe Musumeci Papale | 1845 | In-8, pagg. 55.

Nello stesso volume fa seguito il _Multiforme_, capriccio comico

del medesimo autore.

25. La Sicilia | all’Undecimo secolo | Romanzo storico di | Giovanni

Leni Spadafora | Vittoria | Pei tipi di G. B. Velardi | 1878. In-8.

È la sola prima parte; pagg. 111 più 7 in principio numerate alla

romana.

ERRATA-CORRIGE

Pag. 13 rigo 14 Virgilio Vergilio

» » » 18 Virgilio Vergilio

» 14 » primo di nota Id. id. Ronca — Op. e loc. cit.

» 20 » » » » N. 4. N. 3

» 22 » 5 sospetto sospetta

» 32 » 8 e Sicilia di Sicilia

INDICE

PREFAZIONE Pag. 5

CAPITOLO I. — Poesia latina del secolo XI » 11

CAPITOLO II. — Embrioni epici e leggendari

nel medioevo » 24

CAPITOLO III. — L’epopea siculo-normanna

nei secoli XVII e XVIII » 44

CAPITOLO IV. — L’epopea normanna nel secolo

XIX; fonti e caratteri

essenziali » 59

CAPITOLO V. — Leggende religiose e poesia

popolare » 76

APPENDICE BIBLIOGRAFICA » 97

NOTE:

[1] _I primi due secoli della letteratura italiana_. Milano. Vallardi,

1880, pag. 37.

[2] I. LA LUMIA — _Storie siciliane_. Palermo 1882 v. I, p. 189.

[3] M. REITANI SPATAFORA — _Il Rogiero in Sicilia_. Ancona 1698 pag. V.

[4] _Paradiso_ XVIII, 31-33.

[5] Ringrazio il prof. Agostino Rossi e il prof. Paolo Savi-Lopez, che

benevolmente mi sono stati cortesi di consigli e indicazioni.

[6] V. _App. bibliografica_, N. 1.

[7] _Mon. Germ. hist_. del PERTZ, IX, 1849, pag. 240.

[8] Lib. I vol. 1-2.

La venuta dei Normanni in Sicilia nella poesia e nella leggenda · 第 4 / 7 段