chiara e precisa visione dei caratteri. Ma v'abbondano altresì pregi
notevoli nel dialogo, nella tecnica scenica. Fu osservato che la
commedia non è perfettamente «_organata_»; che in essa le scene par
non si colleghino abbastanza tra loro. Ma, dato e concesso che ciò sia,
sì deve anche convenire che l'autore non si è prefisso di svolgere una
tesi, bensì di darci una fotografia di _ambiente_; e la fotografia — o,
se volete, le fotografie — sono riuscite felicemente.
Di più, l'Antona-Traversi ci presenta i suoi _parassiti_ con certo
colore gajo, così che i caratteri di _Don Gennaro_ e del _cav.
Naldini_ finiscono per essere, diremmo quasi, simpatici, o almeno non
repugnanti.
Camillo Antona-Traversi ha avuto la buona sorte di affidare la sua
commedia ad attori del valore di Oreste Calabresi e di Claudio Leigheb.
Anche gli altri artisti della _compagnia_, la Zucchini-Majone, la
signora Leigheb, il Carini, hanno messo, nell'interpretazione delle
loro _parti_, l'impegno e l'affetto che derivano dalla sicurezza della
bontà del lavoro rappresentato[35].
_Parassiti._
Camillo Antona-Traversi è tornato trionfalmente alla ribalta. Notizia
lieta questa, e che deve rallegrare sinceramente tutti quelli che amano
l'arte drammatica di puro amore. _Parassiti_ sono una bella e buona
commedia, che si riannoda alla fresca, ridente tradizione dell'arte
schiettamente italiana. Uno studio di carattere, quello del _Gaudenzi_
— un uomo che vive di espedienti, reso in tutte le varie vicende con
verità, con arguzia, con efficacia senza pari — è il perno dell'azione
a torno a cui si aggira tutto un mondo speciale, nè buono, ne pessimo,
che vive e palpita su la scena e sforza al triste sorriso. Tutti
quei tipi, maschi e femmine, anche quando per le esigenze della scena
debbono essere veduti di scorcio, hanno una fisonomia distinta; e —
quello che a me pare grande merito pel commediografo — sono resi tutti
con una serenità di visione oramai rara negli scrittori. L'argomento
semplice, poichè si compendia tutto nei loschi maneggi del _Gaudenzi_
per un improvvisato _Comitato di beneficenza_ a favore di una pubblica
sventura, e negli intrighetti per ottenere alla figlia di lui un ricco
marito, si svolge limpido e simpatico a traverso un dialogo snello,
comico, di buona lega, senza ricercate eleganze. Lo spettatore segue
sempre con vivo interesse il movimento di quei personaggi, che vivono
di vita vera in un ambiente ch'egli conosce e che vede riprodotto con
sincerità.
Tenuto pur conto del merito della esecuzione, che, da parte della
_Compagnia Leigheb-Reiter_, fu davvero perfetta, quest'ultima commedia
dell'Antona-Traversi resta sempre una segnalata vittoria per l'arte
paesana, destinata certo a un giro trionfale. E io vorrei che, pel
genere, fosse guida e insegnamento ai giovani, i quali, correndo dietro
a vani fantasmi, sciupano, qualche volta, le loro migliori attitudini.
Osserviamo la vita che ci circonda e cerchiamo di riprodurla con
verità, con efficacia... e senza annojare il prossimo.
LUIGI GRANDE[36].
_Parassiti._
Camillo Antona-Traversi è tornato trionfalmente alla ribalta. Questo
ritorno, oltre che letizia per l'arte, è gioja viva e sincera di
tutti gl'innumerevoli suoi amici... e non _della ventura_. Il successo
completo, entusiastico, di questo lavoro, al nostro _Costanzi_, è stato
realmente quello che, con parola oramai sfruttata, dicesi una vera
festa. Un bellissimo teatro e applausi continui, calorosissimi.
E non era saluto soltanto all'amico lontano, o simpatico slancio
affettuoso all'uomo di cuore; ma ammirazione per l'opera d'arte
completamente riuscita, e per un autore di grande ingegno, il quale,
a traverso molteplici prove, ci ha dato l'opera sua più organica, più
sana, più italianamente bella.
Il carattere del _Gaudenzi_, tratto dal vero con rara efficacia, è
il tipo indovinato a torno a cui si aggira tutto quel piccolo mondo
di bassi interessi, di dubbie imprese, di losche transizioni, che
sono la vita angosciata e inappagata di parte della nostra borghesia.
_Ambiente_ ben reso, con comica bonomia, con visione serena: qualità
questa tanto più rara ora in cui le nebbie nordiche e le astruserie
simboliche pare abbiano inquinato le pure fonti della nostra tradizione
letteraria.
Ma l'_ambiente_, oltre che dal protagonista — scolpito con mano sicura
— ha il suo rilievo da tutti gli altri personaggi, delineati tutti —
anche quelli che per esigenze della scena debbonsi vedere di scorcio
— accuratamente, senza soverchia tenerezza o troppi foschi colori di
pessimismo. Il dialogo corre via elegante, senza leziosaggini, comico
senza freddure e sempre appropriato al personaggio che parla: cosa che
parrebbe indispensabile e di cui pare tuttavia non si faccia più alcun
conto.
In somma, una commedia del buon tempo antico e che è un raggio di
luce... anche per l'autore.
L'interpretazione è stata cornice degna del quadro. La _compagnia
Leigheb-Reiter_ ha recitato _Parassiti_ divinamente: proprio così!
Oreste Calabresi ha fatto una vera creazione di _Gaudenzi_, e Leigheb
ha reso di grande importanza la _parte_ di poca rilievo del _Naldini_.
Il Carini, la Cristina, la Leigheb, la Zucchini-Maione, il Guasti, la
Carini, il Beltramo, la Bardazzi, il Rizzotto sono stati ottimi, ottimi
davvero.
Ah! l'arte, quella vera, resta sempre la gran consolatrice.
Così è, buon Camillo!
GÉRARD[37].
_Parassiti_ al «Costanzi».
È bastato vedere sui manifesti l'annunzio di una nuova commedia
di Camillo Antona-Traversi per far accorrere nella grande sala del
_Costanzi_ quanti sono appassionati dell'arte e del bello.
In tanta parsimonia di nuovi lavori per la nostra scena, desta
maggiore impressione quello che, sollevandosi sugli altri, riesce a
colpire l'anima di chi ascolta con una tesi vera, bene svolta e meglio
eseguita.
Nei _Parassiti_ vengono descritti, scolpiti, con una potenza di
colorito che solo sa dare il valoroso autore delle _Rozeno_, tutti
quegli esseri sociali, che non sapendo come mantenere quell'apparenza
di lusso e quelle comodità della vita tanto necessarie per coloro che
non amano il lavoro, si dànno a un oscuro maneggio di furfanterie,
coperte dall'opera filantropica della carità e mai disgiunte dalla
cortesia insinuante e dai guanti gialli.
I lavori del Traversi si sono sempre impadroniti della scena, perchè
non sono altro che la riproduzione di manifestazioni della vita
vissuta.
Le _Rozeno_ vivono e vivranno per molto tempo, riscuotendo ovunque il
plauso unanime di tutti i pubblici, perchè — come nei _Parassiti_ — c'è
la forza dell'azione, la verità del fatto, la naturalezza del dialogo.
Il Calabresi ha reso nella più spiccata evidenza il difficile carattere
del protagonista: ottima la signora Zucchini-Majone; un'adorabile
inglese la signora Leigheb,
E facciamo punto, con la speranza dì vedere presto tra noi il buon
Camillo assistere personalmente ai trionfi delle sue produzioni, chè ne
avrebbe un po' diritto[38].
Al «Costanzi».
La replica della commedia di Camillo Antona-Traversi, _Parassiti_,
riconfermò, iersera, al «Costanzi», il successo. Grandi applausi al
Calabresi, che va particolarmente ricordato e lodato; e applausi al
Leigheb, che simpaticamente volle assumere la «parte» di segretario del
_Gaudenzi_; e applausi e chiamate, col Calabresi e il Leigheb, a tutti
gli attori, signora Zucchini-Maione e Leigheb, signorina Cristina,
signori Carini e Guasti[39].
*
* *
Al «Costanzi»: — La seconda rappresentazione dei _Parassiti_ di Camillo
Antona-Traversi ebbe la stessa lietissima accoglienza della prima.
Grandi applausi al Calabresi, sempre più ammirabile nella parte del
_comm. Gaudenzi_, alla Cristina, a Claudio e Teresina Leigheb e agli
altri esecutori[40].
Al «Costanzi».
Iersera, la replica dei _Parassiti_, il nuovo e applaudito lavoro
di Camillo Antona-Traversi, ebbe conferma completa del successo: il
pubblico seguì l'azione, mirabilmente riprodotta, con vero interesse.
Oramai, sebbene in due sere, questi _Parassiti_ possono a buon diritto
vantare il merito d'aver guadagnato un posto eminente fra le migliori
produzioni italiane di questi ultimi tempi, e al lavoro è assicurate il
percorso trionfale di tutte le città del regno[41].
*
* *
Teatri. — Al «Costanzi» la novissima commedia di Camillo
Antona-Traversi, _Parassiti_, ebbe lo stesso lieto successo della prima
sera. Molto pubblico e molti applausi[42].
*
* *
A! «Costanzi». — Domani sera, _Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi,
una delle più schiette commedie italiane di questi ultimi anni; e,
insieme, una simpatica creazione di Oreste Calabresi[43].
*
* *
A MILANO.
Teatro «Manzoni». — _Parassiti, commedia in 4 atti di_ C.
Antona-Traversi.
È cosa molto lusinghiera per un autore il vedere; o — nel caso
di Camillo Antona-Traversi che è fuori di Milano — il sapere come
l'annuncio di una propria commedia ha fatto accorrere e affollare il
teatro dal pubblico delle prime rappresentazioni, giudice severo, ma
imparziale. Questo dinota stima verso l'autore, aspettativa di un'opera
d'arte e speranza di un successo; poichè è omai nota la diffidenza
del pubblico per le _premières_ di autori italiani, anche in fama
di celebri. Se l'esito è pieno, incontrastato, l'uditorio aumenta
prodigiosamente alle repliche... altrimenti, diserta del tutto lo
spettacolo.
Iersera, il _Manzoni_ aveva l'aspetto delle serate importanti; quel che
si dice un bellissimo teatro.
E al _primo atto_ una corrente di simpatia si stabilì rapidamente fra
palcoscenico e pubblico.
Il tipo del pseudo avvocato e commendatore Gaudenzi, l'affarista
moderno senza scrupoli, speculante sulle grandi sventure nazionali
e sulle cantanti... internazionali; tipo incarnato artisticamente,
squisitamente, dal Calabresi, e una buona creazione dell'autore delle
_Rozeno_ avvinse la massa e la predispose al successo.
E l'_atto_ stesso, lodevolissimo come impostazione e come esposizione
di tipi, riuscì gradito e procurò agli esecutori due calorose
evocazioni alla ribalta.
L'autore, per mostrare la lunga serie di parassiti sociali, allargò
troppo il quadro e perse la visione netta artistico-scenica,
indebolendo cogli episodi l'efficacia del tipo principale.
Forse l'autore non l'ha voluto, ma la commedia è riuscita un lavoro
a protagonista; e su questo il pubblico ha converso l'attenzione,
l'interessamento e anche le simpatie. È un fatto dimostrato che sul
teatro il birbante, quando è allegro, sfacciato, arguto, raggiratore
e cinico divertente, raccoglie maggiori simpatie della vittima che
lotta onestamente contro le traversie della vita. Il pubblico sa che
all'ultimo _atto_, quello della morale, il birbante sarà punito e
ciò tranquillizza la coscienza. Sebbene spesso, in fondo in fondo, lo
spettatore trova la morale falsa e in contraddizione colla vita reale
che porta in alto gli audaci. E gli audaci hanno pochi scrupoli e meno
pregiudizi, acquistandosi l'onorabilità quando han perduto l'onore.
L'antipatico, l'odiato, è il birbante tartufo, l'ipocrita sornione,
il brutale volgare, che non ha sorrisi, ma ghigni; e opprime
violentemente, senza sorridere mai, senza far la satira di sè stesso e
della buaggine umana della quale approfitta.
_Don Gennaro Gaudenzi_ è un bel tipo di parassita sociale, senza senso
morale, senza sentimentalità, senza pregiudizi. È serenamente laido
nell'animo corrotto messo a nudo; e, pur ricordando altri caratteri
portati sul palcoscenico, ha una impronta originale che si mantiene
fino all'ultimo _atto_.
Interessa in tutto lo svolgimento dell'azione: quando rivela i
mezzi per apparire un avvocato pieno di cause, quando rinnova lo
stratagemma del _Comitato di beneficenza_, quando sa accappararsi la
stima di una cantante americana ricca, ma sfiatata, quando fa valere
la dote immaginaria di sua figlia, quando cerca convincere la nuora
che separazione val divorzio ed è meglio guadagnare in un divorzio
che tribulare la vita per una falsa dignità. E il tipo si completa
quando, volendo fare la morale alla figlia, resta convinto da questa
e accetta una posizione, se non dignitosa, almeno lucrosa, lasciando
nell'imbroglio i complici e gli illusi.
Un bel tipo quello dell'ex-cantante ed ex-impresario improvvisatosi
e sanzionatosi avvocato e commendatore; ma appunto perchè troppo
accentuato e preminente nell'azione, il dramma immaginato dall'autore,
la filosofia, lo studio del problema propostosi, passa in seconda
linea, indebolisce. L'autore vuol satireggiare, far odiare i parassiti,
e il pubblico non s'interessa e simpatizza che per il parassita e
niente per le vittime. Quasi quasi si direbbe che la logica del mondo è
quella di Don Gennaro Gaudenzi e che gli altri hanno torto a non essere
della sua forza.
E questo succede anche perchè, mentre il tipo di Gaudenzi è ben
costrutto e ha una impronta personale, il resto rivela troppo l'uso
dei vecchi sistemi di palcoscenico. Il dramma e i personaggi secondari
non hanno grande efficacia, perchè i loro sentimenti non appariscono
abbastanza sinceri e stillano l'artefatto.
Gli attori ebbero _chiamate_ a ogni atto; ma contrastate.
_Parassiti_ si possono definire una bella creazione di un tipo scenico.
L'esecuzione è stata buona, affiatata, artistica. Calabresi ha
trionfato: un trionfo completo di attore fine, intelligente,
comicamente elegante.
Leigheb, anche in una _parte_ secondaria, è sempre... Leigheb. La
Majone, la Cristina, la Leigheb, Carini, Guasti e gli altri recitarono
tutti con impegno.
Stasera la commedia si replica.
ROMEO CARUGATI[44].
_Parassiti, commedia in 4 atti di_ Camillo Antona-Traversi.
Don Gennaro Gaudenzi ha fatto un po' di tutto per sbarcare il lunario
più lietamente che fosse possibile. Da comprimario, coll'ingegno pronto
e speculativo, s'è levato a far l'impresario. Poi, non si sa come e
perchè, s'è ridotto ad accettare il posto di segretario comunale in
un paesello. Ma la sua fantasia facile, piena di iniziativa, avea ben
altro orizzonte, ed egli si è buttato nel mare magno della Capitale,
dov'è riuscito a farsi chiamare avvocato e commendatore per giunta,
senza aver avuto mai una laurea e una commenda.
Nel mare magno della Capitale egli è riuscito a ben altro: anzi tutto,
pure abattuto qualche volta dall'infide onde tempestose, s'è saputo
tenere a galla. Egli è perchè ha le sue teorie sul saper vivere,
teorie che non fallano quasi mai per gli uomini di talento. Forse,
peregrinando pel mondo, l'ex-comprimario e impresario ha imparato,
pria d'ogni altro, a non avere scrupoli: sono un bagaglio inutile e
ingombrante.
L'insegnamento appreso nel gran libro della vita egli non ha mai
trascurato e ha infinocchiato il mondo vivendo bene alle spalle di
esso, sfruttando l'altrui ingenuità, traendo vantaggio da tutto,
dalle piccole vanità individuali e dalle grandi sventure pubbliche,
sempre pronto a trovare un espediente che lo liberi da un momentaneo
contrattempo, da una improvvisa avversità del caso o degli uomini.
Oltre a tutta questa personale noncuranza di tutto ciò che è sentimento
morale, il falso avvocato e commendatore ha un'altra sapienza, quella,
forse, sulla quale poggia la infallibilità del suo metodo di sbarcare
il lunario: parere. Il mondo, del resto, è così buono che s'illude
facilmente delle apparenze.
Un Ludro moderno, riveduto però, corretto, e sopra tutto ampliato,
tale è la figura principale che l'Antona-Traversi ci presenta nei suoi
_Parassiti_; non nuova nella grande famiglia comica moderna, dove ha
dei fratelli maggiori, se non per qualità di furberia, di accorgimento,
di spirito inventivo da gabbamondo, perchè venuti prima di lui sulla
scena di prosa; e tra essi il _Cantasirena_ della _Baraonda_ di Rovetta
e quel personaggio ideato da F. Pozza e C. Bertolazzi nel _Disastro
di Roccamare_, una commedia caduta, perchè da satira — come avrebbe
voluto, potuto e dovuto essere — finì in caricatura. E accanto a Ludro,
l'Antona-Traversi ha messo un Ludretto, il cav. Naldini, suo degno
segretario.
È questo il parassita numero 2 della commedia, la quale ha pure un
parassita numero 3: un figliuolo del Gaudenzi, avvocato autentico lui,
che, dopo avere sposata una sarta, finisce col vergognarsene, ma non
disdegna di farsi da lei mantenere e di rubarle i risparmi che dovranno
servire a pagare l'affitto di casa; e, poichè ella gli rinfaccia
l'indifferenza e il furto, la vanità e l'inutilità, egli trova a
pretesto la diversità della loro indole, per voler una separazione
giudiziaria. E, ottenutala, coglie una buona occasione, quella di
fuggire con una ricca americana, che era venuta in Italia a studiare
il canto; e che, dopo un fiasco piramidale fatto all'_Argentina_,
smette l'idea di continuar la carriera iniziata sotto auspicii così
poco promettenti; carriera per il cui miraggio il Gaudenzi l'ha così
abbondantemente sfruttata nella borsa.
Questi i _parassiti_ di Camillo Antona-Traversi. E i primi due
riuscirono a divertire il pubblico mentre stettero in iscena; ma essi
non furono sempre in iscena. Perciò l'esito della commedia fu vario nei
4 _atti_.
Il successo inuguale è derivato dalle inuguaglianze, che sono nella
commedia.
Il perno onde si regge e si muove tutta la commedia è il Gaudenzi.
Ne segue che essa non procede, o procede stentatamente, s'egli dalla
scena s'allontana, o se l'insieme lo copre un tantino, come al secondo
_atto_, in cui, pur stando in iscena, egli è sopraffatto da quel
mondo di piccoli parassiti. In esso, però, sono scene che rivelano un
autore come sceneggiatore sicuro, colorito, osservatore arguto e anche
fino, come ad esempio la scena tra madre e figlia all'ultimo _atto_,
veramente mirabile.
Io prevedo però che, non ostante il successo incompletamente lieto
di ieri, la commedia avrà parecchie repliche. Bilanciate la parte che
diverte e quella che non interessa della commedia, quella ha una grande
preponderanza sa questa. La quale non appare, poi, così difettosa e
appiccicaticcia com'essa è veramente, in grazia della grande abilità
che Camillo Antona-Traversi ha spiegato scrivendo _Parassiti_.
Non è stato un successo artistico completamente, ma sarà molto
probabilmente un successo finanziario. Il buono, ch'è nella commedia,
lo merita. Non si danno di frequente rappresentazioni che, pur destando
discussioni e riserve, interessino così vivamente il pubblico anche dal
lato artistico.
Degli esecutori si deve dir bene; specialmente un gran bene del
Calabresi, che, ieri sera, nell'ammirazione del nostro pubblico,
fece un passo così gigantesco da mutarla in feticismo. La sua
interpretazione del _Gaudenzi_ apparve il prodotto dello studio e della
forza di un grande e fine talento comico.
AUS.[45].
Al «Manzoni».
Ieri sera, la _Compagnia Leigheb-Reiter_ ha rappresentato la nuova
commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi, _Parassiti_.
Il titolo è chiaro e chiari risaltano anche nella commedia questi
tipi di sfruttatori di ogni nobile sentimento, senza coscienza e senza
dignità, tutto apparenza, «spolvero» e inganno. La scena si svolge in
Roma — come terreno più adatto a questa mala erba — e l'intenzione
dell'autore è stata appunto quella di ritrarre un quadro della vita
della terza Roma.
La commedia è tutta di tipi e d'ambiente e il tenue intreccio non
costituisce parte essenziale. È intorno al _comm. Gennaro Gaudenzi_
che gira questo mondo, non nuovo, ma strano e ripugnante. Il tipo del
_Gaudenzi_ — il gran _parassita_ — è fortemente tratteggiato e colpito
nei suoi aspetti principali. Dopo di lui, spicca il suo segretario
_Naldini_. Gli altri personaggi muovono e danno risalto a questi due
che sono appunto i protagonisti.
Il pubblico, numeroso, ha accolto con applausi il primo e il quarto
atto, veramente pregevoli per la fattura e per il dialogo.
Ammirevole è stata l'incarnazione del tipo del _Gaudenzi_ fatta
dal Calabresi. Non meno accurato e caratteristico il Leigheb quale
_Naldini_. Bene poi gli altri esecutori: le signore Maione, Leigheb,
Cristina e il Carini, il Beltramo, Rizzotto, Guasti.
Questa sera replica.
AR.[46].
*
* *
Ieri, venerdì, la prima novità: _Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi.
Il teatro era affollatissimo: il primo _atto_ ebbe tre chiamate; tre
al terzo e due all'ultimo. L'esecuzione fu eccezionalmente buona.
Calabresi è un protagonista _hors ligne_, perfetto addirittura, e
ottenne un vero e proprio successo colossale. Di Claudio Leigheb
credo inutile parlare: del segretario del _Commendatore parassita_
fa una creazione, e a ogni _battuta_ era un applauso o una risata.
L'esecuzione della supercompagnia fu perfetta per tutti. Questa sera,
sabato, _Parassiti_ si replicano[47].
*
* *
A TORINO.
_Parassiti._ — _Commedia in 4 atti di_ Camillo Antona-Traversi. —
Teatro «Alfieri», 29 dicembre.
Il titolo ha, se non altro, il merito di essere chiaro e di indicare
allo spettatore chiaramente che cosa sarà la commedia. E questa ha
il merito di non mancare alle promesse del titolo; e di svolgere,
un po' monotonamente, un po' troppo uniformemente se vogliamo, ma
efficacemente, dei caratteri.
Ma svolgerli efficacemente non è tutto. Bisogna che questi caratteri
siano originali: se non originali, bisogna che il metodo con cui sono
studiati ci appaja nuovo, ci si dimostri atto a far risaltare di loro
quelle peculiari caratteristiche che altri dipintori avean trascurate o
lasciate nell'ombra.
Se alla mancanza di originalità dei caratteri si unisce 1a mancanza di
originalità nello studio, potrà venir fuori da questa unione forse una
commedia che una sera o due divertirà, ma che non resterà nei nostri
ricordi, non avrà lunga vita nelle nostre impressioni.
Questa commedia di Camillo Antona-Traversi mi pare così. Il tipo che
vi campeggia è vecchio. A non citare capilavori, noi ne abbiamo visti
esemplari in moderni romanzi e in moderne commedie. Ed è naturale
che quel tipo seduca. Nella vita d'oggi, egli ha il suo posto tanto
più definito, quanto più egli è indefinibile: oggi, parassita della
politica; domani, parassita degli affari; doman l'altro, parassita
dell'arte, della beneficenza, degli affetti. Voltaire ha detto che il
parassita è una bestia piccola che vive alle spalle di una bestia più
grossa: definizione intuitiva che serve anche, naturalmente, per il
commendatore Gaudenzi, ideato dal Traversi.
Ma gli serve troppo bene, direi quasi. Quasi direi che noi
desidereremmo minore fedeltà in lui al tipo classico del parassita.
Il difetto di questa commedia è quindi un difetto di vecchiezza.
Ma sarei ingiusto se non riconoscessi che dei vecchi materiali
l'Antona-Traversi si è servito con disinvolta maestria e che qualche
cosa vi ha aggiunto.
Vi ha aggiunto una certa snellezza moderna, eccessiva fino talvolta, e
radente quasi, come nel secondo _atto_, i confini della _pochade_: vi
ha aggiunto una sobrietà efficace in certi punti, che non può non esser
lodata quando si pensi che di un tipo così, tutto esterno, era tanto
facile, col pretesto di renderlo più vivo, esagerare le linee.
Tutte queste sono qualità che alla commedia dell'Antona-Traversi
vanno riconosciute e che spiegano il successo di ieri sera. Il quale
sarebbe stato anche più vivo e più completo di quello che fu, se alla
commedia non nocessero, per contro, qua e là, certi convenzionalismi di
situazioni più pericolosi assai della inoriginalità dei tipi.
L'intreccio, lettori? Ma da quanto ho detto più sopra voi dovete aver
capito che intreccio propriamente non c'è. Tipi e scene. E se gli uni
e le altre fossero tutti e tutte originali, artistiche e vigorose ci
sarebbe da rallegrarsi davvero con Camillo Antona-Traversi del successo
di ieri. Applauditi due e più volte tutti gli atti: il _secondo_ parve
un po' menare il can per l'aia e piacque meno.
Il Calabresi incarnò più che ottimamente il protagonista, ed ebbe
applausi anche durante gli atti. Numerosissimo il pubblico.
C. GIORGERI-CONTRI[48].
_Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi, al teatro «Alfieri».
C'era da temere che il cattivo tempo recasse ieri sera molto danno ai
_Parassiti_: invece, il concorso del pubblico fu assai numeroso, tanto
che la sala presentava un aspetto animatissimo.