E furono molte le signore, fra le più leggiadre ed eleganti

dell'_élite_ torinese, che sfidarono coraggiosamente la neve e

l'umidità per assistere alla «prima» della nuova commedia di Camillo

Antona-Traversi; la quale, mi affretto a registrarlo e con vivo

piacere, ottenne fra noi la medesima buona accoglienza già avuta a Roma

e a Milano.

In complesso, una diecina di chiamate.

Gli _atti_ più completi e riusciti sono il primo, il terzo e

l'ultimo. Ma di una commedia in _quattro atti_, che ve ne siano tre

soddisfacenti, è già molto.

Così fosse sempre!

Nei _Parassiti_ c'è una grande verità e osservazione, brio, movimento,

spirito e arguzia.

L'autore di _Le Rozeno_, e di tante altre applaudite produzioni, rivela

pure in quest'ultimo suo lavoro un talento, un'esperienza, un'abilità

non comuni.

Nei _Parassiti_ i personaggi sono tutti delineati accuratamente.

Quel sedicente avvocato e commendatore Gaudenzi, uno di quegli esseri

che pullulano in tutte le grandi città e che vivono alle spalle del

prossimo, gabbandolo sempre, si può dire maestrevolmente scolpito.

Il tipo, se non originale, è presentato molto bene e l'Antona-Traversi

non va certo accusato di plagio.

Degli altri caratteri appare più evidente quello della signora

_Gaudenzi_, tanto credula, semplice e buona.

Felicemente disegnata la «macchietta» di _Naldini_, segretario e _alter

ego_ del _Gaudenzi_.

Tutti quanti i personaggi, poi, parlano realmente il linguaggio che

loro si conviene; ciò che non accade sovente di udire.

Quanto all'_ambiente_, è reso con notevole cura. Scorrevole,

appropriato, benissimo il dialogo.

L'esecuzione della commedia fu lodevolissima.

Della parte di _Gaudenzi_, quel geniale e valoroso artista ch'è Oreste

Calabresi fece una delle sue più brillanti, caratteristiche, perfette

creazioni; e il pubblico lo ricompensò con applausi e acclamazioni

fragorosissimi, generali, non solo al termine di ciascun _atto_, ma

altresì delle scene capitali.

L'ottimo Claudio Leigheb mise a servizio del _cav. Naldini_ tutta la

sua invidiabile festevolezza, comicità e bravura, tenendo alta la nota

gaja e meritando le unanimi approvazioni.

Egregiamente, nelle vesti della buona signora _Gaudenzi_, la valente

Zucchini-Majone.

L'intelligente Carini compose la miglior fisonomia possibile

all'ingrata figura di _Alfredo_; la Ines Cristina fu un'ammirabile

signorina _Gaudenzi_ e spiegò molta vigoria, nella scena del quarto

_atto_, coi proprii genitori: tanto corretta quanto piacente la

Migliotti-Leigheb (_Miss-Stower_); gentile _Bice_ la brava signorina

Bardazzi; accurati il Rizzotto e il Beltramo.

— Tutti quanti vennero, a buon diritto, applauditi ed evocati alla

ribalta.

Questa sera _Parassiti_ si replicano.

G. CAUDA[49].

Teatro «Alfieri».

Nella commedia in 4 atti. _Parassiti_, che, nuova per Torino,

fu rappresentata ieri sera dalla _Compagnia Leigheb-Reiter_,

Camillo Antona-Traversi affermò ancora una volta le sue solide e

splendide facoltà di commediografo. Certo si può discutere intorno

all'opportunità dell'atto 2.º, il quale forse può parere anche non

necessario, perchè non è organico come gli altri; ma in questi, cioè

nel 1º, nel 3º e nel 4º, c'è tanta vita, tanto movimento; è fotografata

così bene l'esistenza di un'intiera classe di persone e c'è tanta

arguzia di satira, da dar ragione al pubblico che applaudì cordialmente

tutto il resto della commedia. E vada l'eco di questi applausi dati da

un pubblico che si è divertito, vada come un messaggio confortatore

all'autore lontano, che non potè godersi la festa fatta ieri al suo

nome e al suo ingegno.

Il pubblico era molto numeroso. L'interpretazione fu splendida da parte

del Calabresi, che di _Don Gennaro Gaudenzi_ fece una vera creazione,

felicemente coadiuvato dai suoi compagni d'arte, dei quali nominiamo,

a titolo d'onore, Claudio Leigheb, il Carini, la Zucchini-Majone, la

Teresa Leigheb e la Cristina.

_Parassiti_ si replicano[50].

Teatro «Alfieri».

Anche iersera la commedia _Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi ebbe

felicissimo esito.

Il pubblico, che era numerosissimo e scelto, applaudì calorosamente

e chiamò parecchie volte al proscenio gl'interpreti: in particolar

modo, il Calabresi, i coniugi Leigheb, la Zucchini, il Carini, la

Cristina.[51].

*

* *

A FIRENZE.

L'ultima _novità_ della stagione, novità non promessa e perciò

doppiamente gradita, fu la commedia: _Parassiti_ di Camillo

Antona-Traversi.

È questa — secondo il mio debole parere — se non la migliore, la più

vivace e la più moderna commedia fra tutte quelle dell'autore delle

_Rozeno_. Satira felicissima, e quanto mai divertente, di una parte

della società romana, commedia d'intreccio e di carattere quanto mai

indovinata: insomma una commedia simpatica.

Debbo, anzi tutto, confessare la mia speciale predilezione per le

commedie satiriche: non ch'io creda troppo all'efficacia educativa del

vecchio: _castigat ridendo mores_, nè all'effetto moralmente utile

della satira sul teatro: la gente è quale è: i vizj, i ridicoli, i

difetti, le piccinerie saran sempre di questo mondo: l'uomo resterà

sempre lo stesso animale egoista e ambizioso, che correrà sempre

alla ricerca del danaro e dei piaceri; e non sarà certo il sig.

Antona-Traversi — nè il sig. Giacosa, nè il signor Rovetta — che lo

arresterà nella sua corsa fatale, nè che potrà, con pochi tratti di

penna, cambiar faccia alla società nostra.

Mi piace la commedia satirica semplicemente per una mia naturale

tendenza a osservare seriamente le cose allegre e a ridere delle cose

serie: mi piace perchè — nell'assistere alla rappresentazione — sento

punti al vivo molti fra gli spettatori miei vicini di posto, che si

divertono e applaudono e ridono inconsciamente: mi piace, perchè dietro

le scene del dramma veggo ridere e sogghignare l'autore stesso e mi

posso così fare una giusta idea di ciò ch'egli è e di ciò ch'egli vale.

In _Parassiti_ la parte satirica si fonde ammirevolmente con quella

drammatica: debbo però riconoscere che quella è di molto superiore a

questa: mentre nella riproduzione realista della società romana e nella

satira del retroscena politico, l'Antona-Traversi riescì eccellente,

nell'intreccio mi parve meno originale e meno efficace.

_Don Gennaro Gaudenzi_, che non è nè avvocato, nè commendatore,

ma semplicemente un cantante fischiato, ha posto tutta la propria

attività e intelligenza nel vivere alle spalle degli ambiziosi: pieno

di furberia e di malleabilità, senza scrupoli, senza coscienza, egli

s'è dato alla specialità dei «disastri pubblici»: allorchè si forma

un comitato di beneficenza, ei si mette intorno per cercar firme e

quattrini: chi appare sulle liste è sempre un principe, un nobile

ricco, un imbecille: _Gaudenzi_ sa approfittare dei fondi, restando poi

nell'ombra, allorchè si viene alla resa dei conti.

Intorno a questo «parassita» circolano tutti gli altri personaggi della

commedia: la moglie, donna buona e ingenua; il figlio, il «parassita»

di una ricca americana; la moglie del figlio, una modesta sartina, che

il marito abbandonò, dopo averle consumato i pochi risparmi; la figlia

_Rina_, una indipendente, che se ne andrà dalla casa paterna con un

violinista celebre; e, infine, _Naldini_, il segretario di _Gaudenzi_,

il _factotum_, l'allievo suo più caro. _Don Gennaro_ si comporta con

_Naldini_ non altrimenti di quello che Ludro con Ludretto: allorchè

c'è un'incombenza spiacevole, _Naldini_ andrà a «scoder le man in tel

muso»: in ogni scena fra questi due, m'aspettavo di sentir _Don Gennaro

Gaudenzi_ far la confessione di Ludro, suo antenato diretto: «Sti musi

qua no diventa più rossi!»

Bisogna riconoscere che l'autore dei _Parassiti_ seppe render

moderno il carattere antico e farlo rispondente alle esigenze della

moderna società. _Don Gennaro_ è, infatti, un vero carattere moderno:

l'Antona-Traversi lo osservò dal vero, a Roma, in piena corruzione

elettorale, nell'inquinamento meridionale della città eterna: senza

che egli lo dica, s'intravede in _Don Gennaro_ l'uomo del mezzogiorno

d'Italia.

Il carattere c'è in questa commedia dell'Antona-Traversi; e, come

questo, anche gli altri caratteri sono stati osservati e studiati con

rara penetrazione e riprodotti scenicamente con molta forza comica.

_Parassiti_ è una buona commedia: varia, vivace, indovinata nei

caratteri e negli episodi scenici, assorge, dalla comicità dell'_atto

primo_, a molta forza drammatica nel finale del secondo, per ritornare

al terzo alla gustosa caricatura e alla satira efficace, propria della

commedia.

Qui però la parte comica ha la prevalenza: anche la fine della

commedia, nel suo scioglimento impreveduto e indovinatissimo, mantiene

a tutta l'opera il tono comico. Non è in questi _Parassiti_ ch'io andrò

a cercare il contrasto delle passioni delle _Rozeno_, o l'efficacia

drammatica di _Danza Macabra_: in questa sua commedia, Camillo

Antona-Traversi ha voluto descrivere un ambiente e porre in satira

tutta una classe di persone, e ci è riuscito perfettamente: se, per le

esigenze sceniche, o per mantenere la sospensione dell'interesse, nella

commedia satirica, è innestato un intreccio più o meno drammatico,

non me ne curo: quello ch'io cercavo in _Parassiti_ era la satira del

costume, e questa m'è apparsa eccellente: non chiedevo di più.

L'esecuzione tutta contribuì a far rilevare i pregi della commedia.

Oreste Calabresi fece una vera creazione della parte di _Don Gennaro

Gaudenzi_: diede tutto il rilievo voluto alle parole scritte: con

uno sguardo, con un gesto, fece intendere quello che l'autore non

diceva: in una parola, recitò da grande artista: più che interprete, fu

dell'Antona-Traversi collaboratore.

La signorina Dina Galli recitò con intelligenza la parte sua.

La signora Vestri, il Ruggeri e il Rodolfi contribuirono al buon

successo della commedia.

Con la replica di questa, e con lo _Spiritismo_ del Sardou, la

_Compagnia Talli Gramatica-Calabresi_ si congedò dal pubblico

fiorentino.

CESARONE[52].

_Parassiti._ — _Commedia di_ Camillo Antona-Traversi. — Compagnia

Talli-Gramatica-Calabresi, 28 giugno 1900. — «Arena Nazionale».

Sì dalle scienze naturali, come dall'economia politica, vengono

considerati come parassiti quegli organismi, quegli individui che,

senza nulla produrre, vivono, crescono, s'impinguano a detrimento di

altri individui, di altri organismi. Chi consuma senza dare nulla a sè,

alla società, è un parassita.

Di questi uomini, cinici, corrotti, degenerati, pur troppo abbonda la

nostra società.

Il _tipo_ non è nuovo nel teatro. La numerosa clientela degli oziosi

gaudenti è stata sferzata sul palcoscenico sin dal tempo degli autori

greci e romani e ha prestato ad essi materia a commedie giocose e

satiriche.

Camillo Antona-Traversi ha voluto studiare, riprodurre, la figura

del moderno parassita, del venditore di fumo che sa gabbare il

prossimo suo, che sa menare avanti la vita a forza di umiliazioni,

di sotterfugi, di espedienti, sino al giorno ultimo, fatale, della

catastrofe o dell'ultima più abjetta deroga all'onore suo, alla sua

dignità.

Ed è appunto di questa commedia del valente drammaturgo che io — per

l'assenza tanto del collega _Yorickson_, quanto del collega _Alfredo_ —

debbo rendere conto modestamente e brevemente.

Mi preme, prima di ogni altra cosa, constatare che il nuovo lavoro

drammatico dell'Antona-Traversi ha avuto all'_Arena_ un largo, pieno,

incontrastato successo.

La commedia è una mirabile, stupenda colorita riproduzione di

_ambiente_; un chiaro, preciso, nitido studio di caratteri. L'autore ha

ritratto con efficacia scultoria il tipo dell'uomo, che tira innanzi la

esistenza alle spalle dei gonzi, frodando la beneficenza, turlupinando

il credito, ingannando la pubblica opinione.

Lo svolgimento è ottimo, commendevolissimo, maravigliosamente vero; e

minutamente studiato è il carattere del protagonista, che è una figura

viva, umana, completa: ben condotta la progressiva degenerazione di

quella famiglia senza coscienza e senza ideale: bellissima la pittura

dell'ambiente, nel quale quei tipi parlano, operano, si agitano.

L'Antona-Traversi ha compiuto, con la sua nuova commedia, oltre che

un'ottima opera d'arte, anche una lodevole opera di risanamento morale,

additando come questo del parassitismo moderno sia il germe roditore,

l'assillo tormentatore della civile società; e dimostrando che, per

buona sorte, esso, o prima o poi, trova giusta e adeguata punizione in

se stesso.

E il pubblico numeroso e intelligente, che affollava l'_Arena_,

dimostrò con applausi continui di approvare la tesi della commedia,

scritta con garbo signorile e con arguzia fine, scoppiettante.

Dell'esecuzione dirò che fu irreprensibile. Il Calabresi fu

semplicemente grande nella parte di _Don Gennaro Gaudenzi_, della quale

fece una splendida, perfetta, inimitabile creazione, interpretando con

elevato intelletto d'artista quel carattere strano e pervertito.

Ottimi le signore Vestri e Galli, il Ruggeri, il Piperno, il

Giovannini; lodevoli le signore Piperno, Garetti e Rodolfi, il De

Antonio, il Rodolfi.

_Parassiti_ si replicherà domani sera per l'ultima recita della

_Compagnia_.

PICTOR[53].

«Arena Nazionale». — _Parassiti, commedia in 3 atti di_ Camillo

Antona-Traversi.

Ci sono nel mondo individui i quali vivono senza nulla, fare, senza

nulla avere, e pure vivono splendidamente.

Voi li trovate spessissimo. Dove? Nelle località più e meglio

frequentate.

Nei primi teatri, la sera; ai migliori _réstaurants_, il giorno; alle

più fresche birrerie, l'estate; ai caffè più caldamente eleganti,

l'inverno. Ora, discutendo con un operajo per le vie; ora, salutando

con amorosa sollecitudine un negoziante; ora, curvati davanti a un

potente. La maldicenza li colpisce in pieno petto, qualche volta. Non

sono mai sdrucciolati sopra un articolo qualunque del codice penale. E

in questa sta il massimo della loro abilità.

Chi sono I parassiti. Vivono del succhio della umanità, e fanno quel

che la credenza popolare dice facciano i parassiti dei corpi animali:

ne succiano il sangue peggiore.

Come i parassiti, si attaccano da un animale a un altro, pure ci sia da

vivere sopra.

Tale il commendatore _Don Gennaro Gaudenzi_ scelto da Camillo

Antona-Traversi per protagonista della sua commedia, rappresentata e

applaudita ieri sera alla nostra _Arena Nazionale_.

Questo _Gaudenzi_ ha fatto un po' di tutto...

Il tipo è tratteggiato con linee riuscitissime.

L'autore ha con amara satira colorito questo tipo. Egli, forse, nella

sua vita dolorosa, ne ha conosciuto l'originale.

Questo _Commendatore_ che, per tutto, sempre, ha il rimedio dalla

prontezza sorprendente, è nuovo personaggio del nostro teatro di prosa.

E non è di vitalità meschina.

Ogni _atto_ fu coronato da replicati applausi.

L'esecuzione della commedia fu ottima.

Il Calabresi fece una creazione sorprendente del carattere principale:

sorprendente per tutto l'insieme, dalla truccatura al gesto abituale di

tormentar continuamente la barba.

Eccellenti i signori Ruggeri, Piperno, D'Antonio e i signori Rodolfi e

Giovannini, nelle indovinate macchiette del segretario del Commendatore

quello, questi del violinista. La signora Galli....

Sono in debito verso i miei lettori di alcune parole su questa giovane

e simpaticissima attrice.

Io dissi, vedendola in quella parte di diavoletto brioso de _La dame de

chez Maxim_, che se avesse avuto nelle parti serie tanta compostezza

ed efficacia, quanta birichineria aveva in quella _pochade_, questa

giovinetta, dal personalino flessibile ed elegante, doveva esser

giustamente salutata per una attrice assai assai meritevole.

Le recite della stagione mi hanno fatto pensar di sì. La

interpretazione del carattere di _Rina_ nei _Parassiti_ mi fa certo che

non mi sono ingannato. E ci ho piacere per lei e per l'arte drammatica.

Domani si replica _Parassiti_, ed è l'ultima recita della stagione.

VALENTINO SOLDANI[54].

*

* *

... Quante feste, quante dimostrazioni di simpatia e di stima avrebbe

avuto il nostro Camillo Antona-Traversi se avesse potuto assistere

giovedì e sabato alle recite dei suoi _Parassiti_! I tre _atti_, di cui

si compone il lavoro, divertirono e interessarono. Egli ha dipinto con

efficaci colori un _ambiente_ corrotto che esiste nel nostro secolo: ha

dato alla scena dei personaggi bene scolpiti, felicemente delineati:

ha scritto scene piene di _humour_, di brio, di fine osservazione.

La figura che campeggia nel lavoro, quella di Don Gennaro Gaudenzi, è

maravigliosamente tratteggiata, artisticamente lumeggiata[55].

*

* *

All'_Arena Nazionale_ fu ieri sera recitata la commedia, in 3 atti,

_Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi.

Si è tanto parlato di questo lavoro, che a tutti ieri sera pareva di

conoscerlo.

La commedia, in cui — come nelle _Rozeno_ — Camillo Antona-Traversi

fa una pittura di un certo mondo equivoco, rivela belle qualità di

osservazione e le attitudini singolari che l'autore ha a scrivere per

il teatro.

Vi furono applausi e _chiamate_ agli attori a ogni _atto_. E domani

sera — ci si annunzia — la commedia sarà replicata per chiusura della

stagione[56].

*

* *

A GENOVA.

_Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi al «Teatro Paganini».

Luigi Capuana — cioè, un artista e un critico d'arte — scrivendo

all'autore di questi _Parassiti_ diceva: «Potete essere orgoglioso di

avere scritto un lavoro di schietto carattere italiano, divertente,

interessante, pieno di vita e intensa comicità».

Sfrangiato di quel di più che ci può essere, ed è quasi naturale che

ci sia, in una lettera confidenziale, il giudizio è tale che ci si

potrebbe sottoscrivere. E specialmente tutto bisognerebbe sottoscrivere

là dove il Capuana dice: «Potete essere orgoglioso di avere scritto un

lavoro di schietto carattere italiano». È la bella, la sana commedia di

carattere, una figliuola minore di quella catena che va da _Don Marzio_

a _Cantasirena_, quel _Cantasirena_ di _Baraonda_ che è lontano parente

del commendatore avvocato _Gaudenzi_, niente commendatore e tanto meno

avvocato.

La commedia stampata sulla copertina porta per titolo _Parassiti_:

sui manifesti — o sbaglio? — ho letto _I Parassiti_: quell'_I_ era di

troppo. Intesa, come caso speciale, come rappresentazione di vita, come

visione di un determinato carattere, _Parassiti_ è una bella commedia,

che fa sorridere e ridere senza nemmeno rasentare il luridume di molta

produzione comica odierna. È scritta italianamente ed è piena di sapor

comico: di una comicità non così intensa, come pare al Capuana, ma di

una comicità garbata e graziosa.

Sicchè il pubblico del _Paganini_ ha battuto le mani, si è divertito,

ha chiamato più volte gli attori alla ribalta. E gli attori hanno fatto

tutti il dover loro. Calabresi, il protagonista, è stato magnifico

nel trucco, nella dizione, nella interpretazione fresca e vera del

carattere; la Galli è stata vivace e mordace, e il Giovannini — ecco

un bravo ragazzo che farà del cammino! — ha dato molto rilievo a una

macchietta di violinista polacco[57].

_Parassiti_ al «Paganini».

Il titolo vasto comprensivo della commedia lascerebbe credere che si

tratti di un lavoro dalle linee e dalle proporzioni grandiose.

I tre _atti_ di Camillo Antona-Traversi appajono invece assai snelli

e spediti, e lo studio _d'ambiente_ si svolge in un campo troppo

ristretto per avere gran forza di sintesi. L'autore, accingendosi a

scrivere questo lavoro, aveva forse dinanzi a sè una visione più ampia

di vita. I personaggi che egli voleva ritrarre erano numerosi, gli

episodii che si proponeva di svolgere varii e complessi. A poco a poco,

forse per le esigenze medesime della scena, rimpicciolì il quadro,

condensò l'azione, trascurò lo studio dei tipi secondarii, non ponendo

in piena luce che un solo carattere, quello del _commendatore Gennaro

Gaudenzi_.

Se è dovere della critica rilevare questo difetto d'origine, è però

anche giusto tener conto dei pregi ragguardevoli della commedia; nella

quale, come, del resto, nelle precedenti del Traversi, sono visibili le

impronte d'un ingegno che non s'arresta alla superficiale osservazione

dei fatti; ma che di questi sa sorprendere e penetrare l'intimo

significato.

Il dialogo della commedia, ad esempio, è assai colorito e vivace, non

scevro di frizzante ironia: certe scene, certe situazioni rivelano la

tecnica e il gusto di un vero maestro.

Il _commendator Gennaro Gaudenzi_ è un tipo finemente studiato, reso

con brio, arguzia, comicità.

Ha un torto solo: quello di essere un po' troppo... prossimo parente

di un altro... commendatore, il Matteo Cantasirena della _Baraonda_ di

Rovetta.

L'esecuzione della commedia fu ottima da parte del Calabresi, lodevole

da parte della Galli, della Spano, del Piperno e degli altri.

G. A.[58]

_Parassiti_ di Camillo Antona-Traversi al «Paganini».

Non è la prima volta che si veggono posti sulla scena come a una

gogna i farabutti in guanti, che nella commedia della vita si sogliono

chiamare coi titoli di avvocato o di commendatore o di onorevole, e

soltanto nei dialoghi intimi alcuni si azzardano a chiamare affaristi;

fino al giorno, che giunge soltanto per i più sventurati, in cui un

colpo mal riuscito discopre il loro giuoco, tronca la buona fama...

e basta; perchè, quanto alla loro vita comoda e parassitaria, essi

sanno conservarsela: bisogna che siano molto, ma molto sfortunati, per

soffrire un po' di carcere preventivo, con tutti i riguardi, i buoni

bocconi e i sigari avana.

Dai drammi di Paolo Ferrari ai Corvi del Becque, al _Matteo

Cantasirena_ del Rovetta, simili figure son passate alla luce della

ribalta; ora come personaggi principali, scopo dell'opera, più

spesso in seconda linea, ma visibilissime per quella loro impronta di

sfacciataggine, d'intrigo, di egoismo che subito le distingue.

Il _commendator Gaudenzi_ di Camillo Antona-Traversi è di costoro.

Sta a Roma, si sa. È _abituè_ di Aragno, s'immagina. Ha un degno

segretario, che segue le sue orme. Ha un degno figlio, che imita il suo

esempio. Ha una povera diavola di moglie. Ha una testina di figliuola

intelligente e astuta come il padre, fredda e opportunista, imperiosa e

tenace nei propositi.

Ogni uccello fa il suo verso: il Gaudenzi trova nuovi mezzi di

sfruttamento con le solite astuzie: suo figlio divorzia dalla moglie

quando non c'è più da smungere e sposa una ricca e fischiatissima

cantante: la figlia rinuncia a un ricco matrimonio... perchè s'accorge

che il fidanzato è un debole e cederà alla volontà del padre, ch'è

ostile.

Un giorno, sopra tutto questo tessuto d'impostura ordito coi soliti

paroloni, scoppia una bomba... giornalistica. Il Commendatore lascia

il suo segretario negli impicci, ma con an ottimo consiglio, che suona

su per giù così: «Non dica ch'io lo lascio solo: a Roma basta voltarsi

attorno per trovare quanti... amici si voglia»! E padre e figlia

s'imbarcano per una grande _tournée_ artistica, a spese di un celebre

violinista esotico.

Dato l'argomento, costretto in un tema fisso esteticamente antipatico,

benchè ispirato da un alto intendimento morale, il lavoro è ottimo:

bene sceneggiato, ben dialogato; e, sopra tutto, coi caratteri

nettamente coloriti, senza troppa esagerazione, con sano verismo.

Dunque, non siamo all'altezza delle _Rozeno_, perchè, fin dal primo

momento in cui la commedia fa ideata, mancavano gli elementi per

giungere alle _Rozeno_; ma siamo all'altezza di un piccolo concetto

perfettamente reso.

Il pubblico approvò pienamente e approverà sempre una simile commedia,

che lo interessa, lo convince, lo fa ridere, lo rende superiore nel

disprezzo, gli cerca un incoraggiamento a combattere quella genia di

malviventi: l'incoraggiamento non può mancare.

In fine, un bravo di tutto cuore agl'interpreti. Il Calabresi fece una

delle sue creazioni. A sentirlo nei _Parassiti_, sembra l'artista nato

per i _Parassiti_, come nel _Lucifero_ di Butti pareva l'artista nato

per il _Lucifero_.

A. B.[59].

*

* *

A TRIESTE.

Parassiti: Commedia in tre atti · 第 10 / 11 段