(_ugualmente commossa_) — Oh, lei è buona!... (_le dà un bacio_) Ma io

non lo spero... nè lo desiderò più! (_via, senza salutare Gaudenzi_).

SCENA QUARTA.

Gaudenzi; Amalia.

GAUDENZI

(_mettendosi in faccia a Amalia_). Altro che buona!... Tu sei pazza

come lei!

AMALIA

(_severa, addolorata_) — Tu approvi Alfredo?

GAUDENZI

No!... Ma la soluzione che propone... è logica... Sono separati...

amichevolmente, sì... ma irrevocabilmente... perchè non vanno

d'accordo... Capita a lui una buona fortuna... che lo è anche per sua

moglie e per suo figlio... ciò che più importa!... E dovrà perderla?...

Non dico che il divorzio... nelle condizioni in cui si trova Alfreda...

non presenti molte difficoltà... ma lui è avvocato... Miss Stower è

ricca... e... con l'ingegno e col danaro... si riesce a tutto.

AMALIA

Eh!... Se Ida non vuole, non potranno riuscire... avessero.... lui

l'ingegno di non so chi... e lei il danaro di Rothschild!

GAUDENZI

E allora tanto peggio per Ida!... Mio figlio non è uomo da perdere una

fortuna... per vendetta della moglie... Se non potrà essere il marito

di Emma... sarà il suo avvocato!.... E le apparenze saranno salve...

perchè il mondo non chiede di più a quelli che hanno... ingegno...

quattrini... o, magari, a quelli che hanno... quattrini soltanto!

AMALIA

(_sincera_) — Oh, Dio... come parli!

GAUDENZI

Mia cara, la vita è fatta così!... Puoi tu cambiarla?

SCENA QUINTA.

Rina; Gaudenzi; Amalia.

RINA

(_dalla comune, in elegante «toilette» da passeggio. — Entra ilare,

gaja, contenta_) — Oh, tutto è fatto!

GAUDENZI

(_di cattivo umore_) — Fatto... che?

RINA

Le visite di congedo... Ora, eccomi libera come l'aria!... A _Santa

Cecilia_ sono tutti entusiasti della mia risoluzione... Sgambati m'ha

dato delle lettere di presentazione per Vienna e per Berlino... Le ho

mostrate alle mie compagne... (_ridendo_) Ohe faccia hanno fatto!... È

un colpo che non si aspettavano.

GAUDENZI

(_severo_) — Eh, aspetta a ridere alle loro spalle... perchè non sei

ancora sicura di partire!

RINA

Oh, bella!... Chi me lo impedirà?

GAUDENZI

Io!

RINA

(_ridendo_) — Tu!... Ah, ah!

GAUDENZI

(_incominciando a perdere la pazienza_) — Io, sì!... Tuo padre... che

ha il diritto di comandare.

RINA

(_scherzosa_) — E vuoi proprio cominciare oggi.... e con me... a

esercitare questo diritto?

GAUDENZI

Sì, signora!.. Questo tuo desiderio romantico di girar il mondo...

dando dei _concerti_ con Oswaigiaski... non piace a tua madre... e non

piace nemmeno a me... perchè è una pazzia... e devi rinunziarvi.

RINA

Rinunziarvi?... So bene che scherzi!

GAUDENZI

(_in collera_) — Non sono di umore da scherzare!

RINA

Lo vedo!... Mi dispiace... povero babbo... ma questo non cambierà le

mie risoluzioni.

GAUDENZI

(_c. s._) — Te le farò cambiare per forza!

RINA

(_sorpresa; ma sempre con aria canzonatrice_) — Vuoi farmi arrestare

alla stazione dai carabinieri?... (_ridendo_). Bada!... Sarebbe un

arresto arbitrario, perchè sono maggiorenne.

GAUDENZI

(_con viva irritazione_) — Voglio che tu smetta quel tono

irriverente... e che tu parli seriamente... Hai capito?

RINA

(_mutando tono e diventando seriissima_) Ah!... Volete una spiegazione

seria?... (_con amarezza_) Io cercavo di evitarla, perchè lo credevo

meglio per tutti; ma, una volta che lo esigete, parliamo pure sul

serio... (_prende una sedia nel mezzo della scena tra Gaudenzi e

Amalia_). Io, dunque, non devo partire... Vojaltri volete che resti

a Roma... Ma che cosa ci resterò a fare... a Roma?... Vediamo!...

A continuare lo studio del pianoforte... e... fra qualche mese...

prendere il diploma di professoressa... E poi?... Dar lezioni...

GAUDENZI

Sicuro!

RINA

E dove le troverò?... Ci sono oramai più maestre che scolare... e...

poverette le ultime arrivate!... Sarà un miracolo se, correndo tutto il

giorno, da un punto all'altro della città, raggranellerò cinquanta lire

al mese.... Bell'avvenire!

AMALIA

(_con dolcezza_) — Tu esageri!

RINA

No, non esagero!... Il babbo... lo sa!... (_a Gaudenzi_) Era il

tuo argomento favorito quando volevi decidermi a sposare Silvio!...

(_Gaudenzi fa una smorfia_). E me lo hai ripetuto tante volte, che,

alla fine, io n'ero rimasta convinta e m'ero detto: — piuttosto che

morire d'inedia a Roma, andiamo a seppellirci, provvisoriamente, nella

campagna viterbese!... Mi annojerò a morte; ma avrò conquistato il

benessere materiale... (_a Gaudenzi_) Buona tavola... e buona cucina...

mi hai insegnato tu... fanno buon sangue!... A suo tempo, poi... se la

noja non m'ammazza... avrò la ricchezza... la libertà... il piacere di

far saltare gli scudi del vecchio Labani... e di tornare a Roma per

brillare fra le antiche compagne... povere e infelici... Ma questo

sogno lo avete distrutto vojaltri!

Amalia e Gaudenzi

(_insieme protestando_) — Noi!?

RINA

Sicuro!... (_a Amalia_) Tu... con la tua ingenuità... (_a Gaudenzi_) e

tu... con quella maledetta clausola del contratto.

GAUDENZI

Ma tutto si sarebbe potuto aggiustare...

RINA

(_pronta_) — Se io avessi voluto?... Ti proverò che non è vero; ma,

data l'ipotesi, bisognava che io fossi stata una bambola... un pezzo

di legno... la più insensibile delle creature umane!... E, perdio!,

ripugnerebbe anche a voi... che io fossi così... perchè sono vostro

sangue!... Ma se anche avessi voluto... non avrei potuto... Sapete

che cosa m'ha fatto sapere Silvio questa mattina?... Che... per alcuni

giorni... doveva recarsi a Viterbo... dove suo padre lo chiamava... con

l'ordine perentorio di troncare ogni relazione con me.

GAUDENZI

E lui?

RINA

E lui... _doveva chinare il capo_... Prometteva... s'intende... che il

suo affetto... _eccetera, eccetera_... ma, in tanto...

GAUDENZI

Lo hai trattato così male!... Egli ti ha sempre scritto... e ha chiesto

di vederti... Tu non gli hai mai risposto.

RINA

Perchè sapevo bene che avrebbe presto finito col _chinare il capo_!...

Ah, ah!... (_ride_). Ma se lui... china il capo dinanzi a suo padre...

non posso... non voglio... chinarlo io... dinanzi alle buone amiche...

che, dopo quella rottura delle mie nozze... mi capisci!... Oh, dovessi

andar non so dove... non voglio... non posso più vedermi a Roma...

dove, adesso, dopo quello scandalo, non troverei più certamente un cane

che mi sposasse!

AMALIA

Oh, per questo!

RINA

Già... aspettando chissà fin quando!... E sposandomi a un uomo che mi

sarebbe indifferente, dopo aver dato ignobilmente la caccia a cento

altri!... (_con crescente esaltazione_). E vorreste obbligarmi a vivere

in un Inferno simile... mentre... con l'arte che mi avete dato... posso

andar lontano... e guadagnarmi la vita onoratamente!

AMALIA

(_con calore_) — Onoratamente... girare il mondo con un uomo?

RINA

(_esaltata_) — Sì... con un uomo!... Ma sta bene attenta alle mie

parole, perchè non sono più una bambina!... Con un uomo... col quale

correrò soltanto i pericoli che vorrò correre!

AMALIA

(_con ischianto_). Sia pure... ma la gente!

RINA

(_con ironia_) — Oh, la gente!... Credi che... se resto... mi

rispetteranno di più?... E che in Roma... oggi... siano in molti pronti

a metter la mano sul fuoco per la mia onestà?

AMALIA

(_con calore_). Ma la tua coscienza...

RINA

(_sempre esaltata: — con cinismo e con ironia_) — La mia coscienza...

me la porto in giro con me!... Mi servirà sempre... se vorrò

servirmene!

AMALIA

(_protestando, scandalizzata_) — Oh, Rina!

GAUDENZI

(_intervenendo_) — Sicchè... la conclusione?

RINA

La conclusione è semplice: Oswaigiaski... uno dei più illustri artisti

del mondo... m'offre di fare una grande... «tournée» artistica: assume

lui tutte le spese di viaggio... alberghi, _eccetera_... e dividerà con

me gli utili dei _concerti_... Non rischio nulla... e ciò mi assicura

due o tre anni, forse, di vita deliziosa... Vedrò le principali città

d'Europa... avrò una parte degli applausi dati a lui... e tornerò,

spero, con un nome celebre... e con un po' di danaro in tasca... È

possibile esitare... discutere?... (_a Gaudenzi_). Rispondi come se si

trattasse di _un'altra_... L'affare è buono... sì o no?

GAUDENZI

(_convinto_) — Non posso negarlo: è buono... Ma come possiamo lasciarti

partire... così sola?

RINA

È questo soltanto che ti spiace?

GAUDENZI

(_cominciando a tradire il proprio pensiero_) — Ecco...

RINA

(_penetrando nell'anima del padre_) — Ebbene... vieni anche tu!

GAUDENZI

(_fingendo grande maraviglia_) — Io!?

RINA

(_c. s._) — Sì... Farai da segretario della «tournée».

GAUDENZI

(_c. s._) — E la mamma?

RINA

(_pronta_) — La mamma... andrà a stare con Ida... Si occuperà del

bambino... che adora... (_a Amalia_). Non è vero?

AMALIA

(_quasi sedotta anche lei dalla proposta; ma esitante_) — Se tuo padre

ti accompagna...

RINA

(_gaja_) — Ma sì: è deciso!... (_a Gaudenzi_) Prepara anche tu i bauli.

GAUDENZI

(_fingendo resistenza_) — Non è deciso nulla!... Perchè... se anche

cedessi... per farti piacere... e per evitare la cattiva impressione di

vederti partir sola... che direbbe Oswaigiaski... di questo aumento di

spesa?

RINA

Oswaigiaski, sinora, non s'è mostrato difficile... Del resto, lo

sapremo subito.

GAUDENZI

(_agitato, tra la speranza di partire e il timore di un rifiuto_). In

che modo?

RINA

Deve venire per fissar la partenza.... Gli farò la proposta.

GAUDENZI

(_c. s._) — E se rifiuta?

RINA

Allora, non parto neppur io!

GAUDENZI

(_con moto di gioja, che non riesce a frenare_) — Davvero?

RINA

(_sorridendo, come chi è sicura del fatto suo_) — Te lo prometto.

GAUDENZI

(_esultante_) — Ecco come risponde una figlia di cuore!

SCENA SESTA.

Naldini _e_ detti.

GAUDENZI

(_a Naldini, che entra ansioso_) — E così?

NALDINI

E così... non avrei mai creduto che quella mummia incartapecorita

avesse tanta energia nella collera!... Quante me ne ha dette!

GAUDENZI

E la conclusione?

NALDINI

Il suo _ultimatum_ è questo: pagherà lui le spese... dirò così... di

amministrazione... per diminuire il passivo di duemila lire...

GAUDENZI

(_sorpreso_) — Oh, davvero!?... Non lo credevo tanto splendido!

NALDINI

(_esitante, imbarazzato_) — Ma a una condizione...

GAUDENZI

Quale?

NALDINI

(_c. s._) — Vuole le nostre dimissioni...

GAUDENZI

(_con collera_) — Cacciáti... noi... dal _Comitato_ che abbiamo creato?!

NALDINI

Dimessi... caro Commendatore... dimessi soltanto... e volontariamente.

GAUDENZI

Fa lo stesso!... È un insulto che respingo... Dimettersi oggi...

dopo gli attacchi dei giornali... sarebbe lo stesso che confessarsi

colpevoli... (_con forza_) No... no!

NALDINI

(_con comica allegria, perchè sa che Gaudenzi non è uomo da accettare

una simile soluzione_) — Dunque, il Principe si tenga le duemila

lire... (_per andarsene_).

GAUDENZI

(_subito, fermandolo_) — Un momento!... Mi lasci riflettere... Capirà

che con duemila lire non si scherza!

SCENA ULTIMA.

Marianna _e_ detti; _poi_, Oswaigiaski.

MARIANNA

(_dalla comune, annunziando_) — Il signor... il signor... (_cercando il

nome_). Quel signore che suona il violino.

RINA

Avanti... avanti! (_gaja: — tutti ridono_).

OSWAIGIASKI

(_entrando dalla comune: — solenne, ma cordiale_) — Signor

Commendatore... Signora... (_dà loro la mano_). Lieto di vedere tutta

la famiglia... Ebbene, la signorina... (_guardando Rina_) è decisa?...

Si fa questa grande «tournée»?... Quando si parte?

RINA

Tutto dipende da lei!

OSWAIGIASKI

Ma io ho già detto il grande piacere di dare _concerti_ in sua

compagnia... e anche stabilito le condizioni.

RINA

Ma ce n'è una... della quale non si è mai parlato.

OSWAIGIASKI

Dica liberamente...

RINA

Io non posso girare il mondo sola!

OSWAIGIASKI

Oh, capisco!... La mamma viene con lei... Questo si usa molto... Farà

piacere avere la signora Amalia con noi.

RINA

No... La mamma non si muove da Roma.

OSWAIGIASKI

Una cameriera?... Questo... è meno piacevole... (_rassegnato_) Pazienza!

RINA

(_sorridendo_) — No... niente cameriera!

OSWAIGIASKI

(_non capisce: — guardando, sospettoso, Naldini_) — Allora...

RINA

(_ridendo_) — No... neppure Naldini!... Il babbo!

GAUDENZI

(_non potendo frenarsi_) — _Io!_

OSWAIGIASKI

(_sorpreso_) — Il signor Commendatore può lasciar Roma?

RINA

Sì... se lei lo prende per segretario!

OSWAIGIASKI

(_quasi non credendo_) — Oh!, il signor Commendatore... segretario?

RINA

Sì... se lei lo vuole.

OSWAIGIASKI

(_a Gaudenzi_) Questo impiego... troppo piccolo... per lei!

GAUDENZI

(_enfatico_) — Senza dubbio!... Sono stato artista e impresario... ma,

per non lasciar partire sola mia figlia... per star vicino alla mia

creatura...

OSWAIGIASKI

(_imbarazzato_) — E, poi, io ho già un segretario... (_pensando_).

RINA

(_gaja_) — Ne avrà due!... Se accetta... domani si parte.

OSWAIGIASKI

Domani?... (_colpito da un'idea_). Allora... non segretario... cioè...

(_con intenzione_) non peso amministrazione... (_a Rina, lieto della

sua trovata_) Impresario... Questo fa più grande _réclame_!... Tutta

parte morale affare suo!... (_tutti ridono: — Rina abbraccia Amalia

e si congratula con Oswaigiaski, che è lieto e superbo della sua

trovata_).

GAUDENZI

(_a Naldini, con piglio napoleonico, indicando la tavola_). — Si metta

là... e scriva... (_dettando_) «Il commendator Gaudenzi riprende la sua

carriera trionfale d'Impresario, guidando la «tournée» artistica del

celebre Oswaigiaski. Dovendo, perciò, abbandonare Roma domani stesso,

ha l'onore di presentare le proprie dimissioni, in un con quelle del

cavalier Naldini, da membro del _Comitato_, ecc... ecc.» (_raggiante_)

Così le dimissioni non lasciano luogo a sospetti...

NALDINI

(_spaventato_) — Per lei... ma per me?

GAUDENZI

Lei non si faccia vedere per qualche giorno... Lasci detto che è

partito con me: poi, torni... col pretesto di trattare la formazione di

una gran _Compagnia lirica_... per l'America.

NALDINI

(_c. s., comicamente_) Ho capito: mi abbandona!... Mi lascia solo!

GAUDENZI

(_con intenzione_) — Solo... a Roma?... Non lo sarà mai!... Si guardi

d'attorno...

NALDINI

(_abbassando la voce_) — È vero: troverò quanti Gaudenzi voglio!

CALA LA TELA.

FINE.

ALCUNI GIUDIZJ DELLA CRITICA SUI «PARASSITI»

A ROMA.

Le novità al «Costanzi». — _Parassiti_.

La _rentrée_ di Camillo Antona-Traversi sulla scena italiana, ha

segnato iersera al _Costanzi_ un successo caloroso, la cui eco sarà

giunta stamane all'autore dolce e confortatrice.

_Parassiti_ è un lavoro chiaro, sobrio, che per semplicità e freschezza

si riallaccia alla buona produzione italiana; a quella, s'intende,

che trionfava parecchi anni addietro, proseguendo ideali d'arte, forse

modesti, ma sempre originali, a differenza dell'odierna che immiserisce

nel servaggio dei simboli e delle anormalità d'importazione straniera.

Il Traversi ha osservato e studiato una parte del variatissimo mondo

romano: vi ha colto delle passioni, ne ha tratto dei tipi; e, senza

alcuna pretesa di approfondire ardue questioni sociali e sentimentali,

è riuscito a recare sul palcoscenico un personaggio vivo, disegnato con

arguzia, vero prototipo del parassitismo, anzi pernio fisso di tutta

una curiosa società che s'aggira attorno a lui e trae l'esistenza dal

piccolo sfruttamento degl'illusi, degli ambiziosi, dei gonzi...

La figura di _Don Gennaro Gaudenzi_ è stata riprodotta con singolare

sapienza scenica da Oreste Calabresi: egli ha aggiunto iersera al suo

repertorio un nuovo mirabile personaggio, che rimarrà tra le sue più

simpatiche creazioni.

Claudio Leigheb, con un'arte sempre scintillante, è riuscito a porre in

evidenza una parte di poco rilievo qual è quella del _Naldini_.

Tutti gli artisti, del resto, hanno gareggiato in bravura: il Carini,

la Cristina, la Leigheb, il Guasti, la Zucchini-Maione, la Carini, il

Beltramo, il Rizzotto e la Bardazzi.

Il pubblico ha accompagnato con crescente attenzione i lunghi _quattro

atti_ della commedia, spesso ridendo di cuore, interessandosi sempre

e manifestando il suo gradimento, calata la tela, con applausi e

chiamate.

_Parassiti_ stasera si replicano; e il successo del _Costanzi_ si

rinnoverà man mano in tutti i teatri d'Italia.

STANISLAO MANCA[25].

_Parassiti_ di C. Antona-Traversi al «Costanzi».

_Parassiti_, dati iersera, hanno confermato ancora una volta la vigoria

dell'ingegno drammatico di Camillo Antona-Traversi. Si tratta di un

lavoro così detto d'ambiente, che rispecchia, senza esagerazioni, ma

con vivaci colori, uno dei più sentiti fenomeni sociali dei nostri

tempi. I _Parassiti_ del Traversi ci riproducono quel complesso sociale

che specula su tutto e su tutti, dalla beneficenza all'arte, dal

matrimonio al divorzio, figurine vere e vissute, le quali, se nello

sviluppo dell'azione qualche volta appariscono accademiche, hanno

sempre però un'impronta tipica efficace ed essenzialmente umana.

Il comm. _Don Gennaro Gaudenzi_, di cui Oreste Calabresi ha fatto una

vera creazione artistica, è centro e anima di quest'ambiente sociale.

Nella commedia risaltano figure varie, scroccatori di ogni genere,

figure di ogni giorno e di ogni salotto, dal cacciatore di donnine

galanti, all'incontentabile dilapidatore del più modesto _buffet_.

Il lavoro è piaciuto, ed è destinato a essere replicato: si presenta

con una serietà d'intenti e con una condotta artistica tale da

assicurargli il successo presso quanti sentono l'arte nelle sue forme

più pure e più serene.

Per concludere, diremo che gli applausi furono frequenti, e a ogni fine

di _atto_ gli artisti furono acclamati al proscenio per la splendida

recitazione. Perciò, stasera, prima replica dei _Parassiti_.

FABR...[26].

_Parassiti._

Tra i lavoratori che consacrano al teatro lo schietto entusiasmo e la

fede sincera va certamente annoverato Camillo Antona-Traversi.

Pochi anni fa, egli riusciva, dopo varj tentativi, a mostrare le

risultanze dello studio e della tenacia. Infatti, con _Le Rozeno_,

_Danza Macabra_ e _I fanciulli_ — _Le Rozeno_ particolarmente e anche

_Danza macabra_ — egli lasciava intravvedere promessa buona; e il

successo col quale furono accompagnate quelle commedie e quel dramma

certamente confortava l'autore a proseguire con tutta la lena e con

tutte le posse. Egli sarebbe pur riuscito, era lecito sperare, dalle

prove ultime, a una affermazione degna, date le proporzioni concesse.

_Le Rozeno_ ebbero anzi quella consacrazione che deriva unicamente

dalla vitalità; e, cioè, rimasero nel repertorio delle maggiori

_Compagnie_; e la dolorosa vita di _Lidia_, l'anima purissima pur tra

le offese, fu predilezione delle principali giovani attrici.

Vicende crudeli straziarono, poi, la esistenza del carissimo Camillo

Antona-Traversi, il quale vide infrangere crudelmente sogni e speranze.

Non lavorò più per il teatro, egli che omai cominciava ad acquistarne

il diritto; e il maggior conforto gli fu anche conteso: quello che

sarebbe a lui derivato dalla soddisfazione di una fortuna sorridente

al lungamente invocato e intensamente voluto risultato del suo assiduo

lavoro per la scena.

Ma ecco che ora, desiderio, consolazione, volontà, pur nello strazio

del travaglio — travaglio di angoscia, egli che tante sventure aveva

soccorso e consolato! — ecco che, ora, Camillo Antona-Traversi ritenta

il teatro: più precisamente vi ritorna; e vi ritorna con _quattro atti_

di una commedia lieta e ridente, nella quale la gente e le cose di

questo mondo, mentre pur l'autore forse avrebbe potuto vederle tristi e

bieche, son guardate con serenità e bonariamente rispecchiate.

Tra l'altro, Camillo Antona-Traversi ha trovato un _tipo_ che poteva

anche diventare un carattere, mentre alla macchietta si arresta:

un tipo di uomo costretto a strappar la vita, alla meglio o alla

peggio, come viene, nè buono nè cattivo, e che, dalla improvvisazione

di discutibili _Comitati_ di pietà per pubbliche sventure, arriva

fino a dir bugie in pubblici atti pel matrimonio della figliola,

compromettendo, nel desiderio di assicurarla, la probabile felicità

dell'avvenire. Ma la macchietta è disegnata con franchezza, è colorita

con vivacità, ed è anche osservata con arguzia; così che quando passa

a traverso i quadretti, li vivifica felicemente; e quando li informa,

come nel _primo atto_, riesce a notevole risultato nel genere.

Inoltre, la condotta tra l'episodio principale e i secondari, le

figurine più delineate e meno, e una certa dipintura d'ambiente, se

procede qua e là con certa ineguaglianza e anche con manchevolezza, è

accompagnata da un dialogo adatto nella sua festevolezza; un dialogo

che, con la macchietta del _Gaudenzi_, costituisce la particolare

qualità della commedia.

La quale fu recitata con tutto l'affetto dagli attori — il Calabresi,

_Gaudenzi_, notevole — e fu accolta dal pubblico con applausi a ogni

_atto_ e _chiamate_. Applausi che, mentre per molti degli spettatori

rivelavano anche una emozione gentile, determinavano il successo.

EDOARDO BOUTET[27].

_Parassiti._

A pochi giorni di distanza, due volte sul nome di Antona-Traversi si è

confermato il successo.

_La scuola del marito_ di Giannino, giunta a Roma dopo i trionfi di

Napoli e di altre città, ha potuto sollevare questioni d'indole più o

meno morale, a seconda degli scrupoli più o meno sinceri di chi l'ha

giudicata; ma è certamente la prova d'un ingegno fine, acuto, educato

all'arte e di un'attitudine singolarissima dell'autore alla letteratura

drammatica.

_Parassiti_ di Camillo, recitati ieri sera al _Costanzi_, riportarono

un successo schietto, meritato; e il pubblico che si divertiva

e apprezzava l'opera d'arte, non si contentò di esprimere il suo

compiacimento con le sole chiamate a ogni _fine di atto_, ma interruppe

con applausi le migliori e più indovinate scene della commedia.

In questi _Parassiti_ Camillo Antona-Traversi ha riprodotto sulla

scena alcuni tipi della società, i quali solo nelle grandi città

possono ritrovarsi, che si sobbarcano a tutti i fastidi, che studiano,

escogitano tutti gli espedienti per riuscire a vivere comodamente,

evitando il vero e proprio lavoro; quello che a ben altri sentimenti

e a ben altri scrupoli informa la coscienza e il carattere. Tra le

compiacenze del pubblico, non era ultima quella di ritrovar sulla

scena, presentati dall'autore, con forza di colorito e geniale

comicità, certi tipi, dai quali l'inverno, quando ferve la vita

mondana della capitale, male ci si salva; che speculano sulla carità,

sull'altrui ricchezza, e hanno come manifestazione e come sicuro mezzo

di risorsa le feste di beneficenza, i concerti e tutte quelle varie

forme della filantropia in cui si può appiattare l'imbroglio.

Il tipo del _moderno parassita_ è incarnato nel comm. Gaudenzi,

un individuo al quale manca la cognizione del senso morale, manca

quell'onestà costituzionale che fa i galantuomini veri; ma che pur

tuttavia non è cattivo nel vero senso della parola; e si gode la

vita comunque gli venga, come si gode da vent'anni il titolo di

_commendatore_, che nessuno, oltre la sua fantasia, ha pensato mai di

conferirgli.

Non è propriamente intorno a un fatto che la commedia si svolge; ma

intorno a una serie di ben trovati episodi, nei quali la storia di

quei _Parassiti_ si delinea: storia, poi, che si riassume nel tipo

del _comm. Gaudenzi_ e si completa nel _cav. Naldini_, un segretario

intelligente, lasciato, per la subita partenza del principale, alla

ricerca di uno dei _tanti Gaudenzi_ di cui è pieno il mondo.

Le forti qualità di commediografo di Camillo Antona-Traversi si sono in

questo lavoro riconfermate.

Le figure anche meno delineate appariscono vere e portano un forte

contributo alla sincerità dell'azione, alla pittura dell'_ambiente_.

Il dialogo elegante, pieno di brio, di spirito, di indovinato e

opportuno umorismo, fa che appena si avverta la lunghezza soverchia di

alcune scene del _secondo atto_, tanto grande è il diletto che viene

dalla conversazione sempre piacevolissima.

Il successo fu completo e ne va data parte agli attori, che recitarono

con speciale amore il lavoro di Camillo Antona-Traversi.

Parassiti: Commedia in tre atti · 第 7 / 11 段