MARIANNA

Sequestrare?!

USCIERE

(_guardando attorno_). — Sì... quello che c'è di meno cattivo!...

(_indicando i mobili_). Questo sofà... queste poltrone...

MARIANNA

Non sequestrerete nulla!

USCIERE

(_ironico_) — Chi me lo impedirà?

MARIANNA

(_c. s._) — Io!

USCIERE

(_ammiccando ai suoi uomini, che ridono_). — Tu, carina?... Come ti

chiami?

MARIANNA

Marianna...

USCIERE

(_galante_) — Marianna!... Bel nome!... E poi...?

MARIANNA

(_asciutta_) — Marianna Bosi...

USCIERE

(_scrivendo_) — Bosi... Sta bene...

MARIANNA

Che fate?

USCIERE

(_indicando il verbale_) — Ti metto nel verbale.

MARIANNA

(_con ira_) — Il mio nome su quella cartaccia!?... Non voglio!

USCIERE

(_freddamente_) — È già scritto...

MARIANNA

E io lo cancello!... (_afferra d'impeto il «verbale» e sta per

istrapparlo: — l'Usciere le si avventa contro, e glie lo toglie di

mano_).

USCIERE

Tu scherzi, ragazza!... (_agli uomini_) — Afferratela!... (_i due

uomini afferrano Marianna, che si dibatte per isvincolarsi_) — E se fa

la pazza — consegnatela alle guardie... (_torna a scrivere_).

MARIANNA

(_gridando e dibattendosi_) — Ajuto!

USCIERE

Ribellione a un pubblico ufficiale... per impedire l'esecuzione della

legge!?... Finirai in carcere, cara Marianna!... (_tra sè, scrivendo_)

«Un canapè... quattro poltrone»....

MARIANNA

(_gridando_) — Ajuto!... Padrone!... Ajuto!

SCENA SECONDA.

Detti; Gaudenzi, _seguito da_ Amalia.

GAUDENZI

(_si presenta sulla soglia della porta del primo piano a sinistra,

in lunga veste da camera, berretto di seta con fiocco. — Ha l'aspetto

rubicondo d'uomo soddisfatto e che ha ben dormito_) — Che c'è?

MARIANNA

(_c. s._) — Questi mascalzoni...

GAUDENZI

(_agli uomini, con imperiosa severità_) — Che cosa sono queste

violenze!?

USCIERE

(_con sussiego_) — Nojaltri... facciamo il nostro mestiere.

GAUDENZI

(_c. s._) — Chi siete voi?

USCIERE

(_c. s._) — Giacomo Morandi, usciere.

GAUDENZI

(_offeso, e con disprezzo_) — Un usciere!... Chi vi manda?

USCIERE

L'Esattoria Comunale... per la tassa di famiglia.

GAUDENZI

(_c. s., riscaldandosi_) — A me questa offesa?... Un usciere in casa

mia!

USCIERE

(_offeso_) — Le imbrattiamo forse il tappeto!?... Noi siamo...

MARIANNA

(_pronta_) — Dei villani!

USCIERE

(_severo_) — Tu... smettila: è per tuo meglio!... (_a Gaudenzi_) Lei,

poi, dovrebbe sapere che cos'è un usciere nel corso delle sue funzioni.

GAUDENZI

(_bonario_) — È un visitatore poco gradito.

USCIERE

(_asciutto_) — Quando non si vuol vederlo... si paga!... È lei il

Gaudenzi?

GAUDENZI

No!... Io sono il commend.re don Gennaro Gaudenzi... (_sottolineando

le parole_). Il Sindaco... il Prefetto... mi conoscono bene... (_con

superbia, ma gioviale_). E, senza andar tanto in su, domandatene al

vostro capo, al quale, per mia influenza, è stata data la Esattoria

Comunale... E voi... che siete un usciere di quella Esattoria... non

sapete chi sia... il comm.re don Gennaro Gaudenzi?

USCIERE

(_diventando umile e confuso_) — Ah!... Lei è... Don Gennaro, il

Commendatore... (_ai due uomini, che lasciano andar Marianna_).

Lasciatela!... (_a Gaudenzi_). Scusi... Non sapevo... A noi... ci

comandano... e...

GAUDENZI

(_bonario_) — E voi obbedite!... È giusto... ma c'è equivoco...

Vediamo... (_prende il foglio di mano dall'Usciere, e legge_) «Tassa di

famiglia del 1897... ottantadue lire....» (_ridendo_). Ah!... ah!...

Passerò io all'Esattoria... Andate pure.... (_fa per restituire la

carta_).

USCIERE

(_imbarazzato_) — Ma io devo consegnare...

GAUDENZI

(_indicando la carta_) — Eh, avete questa sola, oggi?

USCIERE

(_mostrando il pacco_) — Ne ho settanta!... C'è da camminare per una

settimana.

GAUDENZI

Bene... mettete questa... in fondo... (_gli toglie di mano il pacco,

mette la carta per ultima; e, poi, lo restituisce_). Così, prima di

tornar a destinazione, sarà annullata.

USCIERE

(_interdetto_) — Ma...

GAUDENZI

Capisco... il vostro disturbo... (_alla moglie, che eseguisce_).

Dagli due lire... (_all'Usciere_). E se avete bisogno di qualche

raccomandazione, venite pure a trovarmi.

USCIERE

(_confuso_) — Grazie, signor Commendatore... (_a Amalia, per

andarsene_). Scusi, signora!... (_a Marianna_). Scusate anche voi,

bella ragazza!... (_saluta con ossequio esagerato, imitato dai due

uomini, ed esce_).

MARIANNA

(_accompagnandoli alla porta: — tra sè_) — Sì, sì!... Basta che non ci

rivediamo più!

GAUDENZI

(_trionfante, a Marianna_) — Hai visto?!

MARIANNA

L'ha voltato... da così a così!... (_gesto analogo a Amalia, con

entusiasmo_). Non c'è che il padrone per mettere tutti a posto!...

(_ride_). Bravo!

GAUDENZI

Ora che hai visto come si pagano le tasse, va a scaldarmi il caffè.

MARIANNA

Subito!... Oh, come l'ha intontito! (_via, ridendo, dal fondo_).

SCENA TERZA.

Gaudenzi _e_ Amalia.

AMALIA

(_seria, agitata_) — Tu ridi... di queste cose... e io ne sono ancora

tutta sconvolta!

GAUDENZI

Ti agiti per un sequestro... evitato!... Eh, via!... Non è il primo!

AMALIA

È proprio questo che m'inquieta... Non si è sicuri nemmeno di salvare

questi quattro stracci... (_indicando i mobili_) che ci son costati

tante pene.

GAUDENZI

Oh, Dio!... È la vicenda di tutti coloro che non hanno rendite fisse.

AMALIA

(_con calore_) — Questa però l'hai proprio voluta tu!

GAUDENZI

Io!?... Come!

AMALIA

Non hai impiego... non guadagni nulla!... Perchè vuoi pagare la tassa

di famiglia?

GAUDENZI

Perchè... si paga in ragione di quello che si spende...

AMALIA

E noi spendiamo diecimila lire all'anno!?

GAUDENZI

Ma posso io andare, su, in Municipio, a gridare: «Io non guadagno un

soldo!... Non spendo del mio!... Sono un pezzente in _redingote_ e

cilindro!... Esentatemi dalla tassa di famiglia»?!

AMALIA

(_di malumore_) — No; ma puoi dire: «riducetela al minimo: quattordici

lire... perchè non posso pagare di più!»

GAUDENZI

Peggio che andar di notte!... (_sottolineando le parole_). A cantar

miseria, scappano tutti!... Anzi, quando parlai di questa _tassa_ con

l'Assessore, gli dissi, ridendo: «io dovrei denunziare trentamila lire

di guadagno; ma la verità mi costerebbe troppo»; e lui, sorridendo,

m'ha risposto: «dite una bugia e vi tasseremo per la metà»... E la

bugia l'ho detta... (_ride_) ma a rovescio.

AMALIA

Pagare una _tassa_ che non si deve... per farsi credere ricchi... è una

vera pazzia!

GAUDENZI

Non è pazzia: è saggezza... politica!... Nessun

avvocato-commendatore... paga meno!

AMALIA

(_scattando_) — Ma tu non sei nè commendatore, nè avvocato!

GAUDENZI

(_bonario_) — Se anche tu lo gridassi sui tetti... nessuno ti

crederebbe!... (_ride_). Sono oramai venti anni che tutti mi chiamano

«l'Avvocato-commendatore Gennaro Gaudenzi»!... Possesso... vale

titolo!... In somma, tu non hai voluto capire che questa polvere negli

occhi della gente... questa apparenza di agiatezza... (_dando uno

sguardo attorno_) ci sono necessarj per guadagnare da vivere... Se

son riuscito a combinare cento affari utili... e tenermi a galla... è

perchè _sembro_... qualche cosa... e rappresento uno degli ingranaggi

indispensabili di questa grande macchina sociale, che ha per forza

motrice il tornaconto dei singoli individui... Chi s'ingegna... vive!

AMALIA

Ma, per ingegnarti... come tu dici... osi troppo... e io sto in

continua paura.

GAUDENZI

Paura di che!... Rubo, forse?... Faccio del male alla gente?... Oh,

Dio!, dico qualche bugia... per far piacere agli altri... senza nuocere

a me... e, più spesso, per far piacere a me... senza nuocere agli

altri... È la mia specialità... In altri tempi, un uomo come me... col

mio ingegno pronto e gioviale... sarebbe diventato, in una Corte, il

braccio destro di qualche Principe... o di qualche Cardinale... Ma i

Principi... e le Principesse dell'oggi... che vuoi farci?... sono i

tenori... le prime-donne... e gli uomini politici... e bisogna bene

adattarsi a questi nuovi potentati... Per lo più... è vero... sono

tutt'altro che munificenti: però, ogni tanto, uno su cento... se ne

trova.

AMALIA

(_timidamente_) — A me... quelli che fanno terrore sono i _Comitati_

per feste di beneficenza nei quali ti metti... I giornali ti accusano

sempre d'imbrogliar i conti... per farti la tua parte.

GAUDENZI

E io li lascio strillare!... È il loro mestiere, e continuo a fare il

mio!... Del resto, le spese sono tutte controllate, e i miei conti

tornano sempre... Non pretenderai, già, che... oltre il tempo e la

fatica... ci rimetta di saccoccia!?

AMALIA

(_sorridendo_) — Non ti sarebbe possibile!

GAUDENZI

Precisamente!... Sono un galantuomo, io!

AMALIA

(_c. s._) — In sostanza, un interesse ce l'hai!

GAUDENZI

(_con calore_) — Tutti quelli che prendono una iniziativa... hanno un

interesse: è la molla della società... cioè, d'ogni progresso civile...

Che importa se uno ha lavorato per la croce di cavaliere, e l'altro

per guadagnar mille lire... quando il loro lavoro ha fruttato centomila

lire agl'infelici!... Ti pare più onesto lasciarli... morir d'inedia...

aspettando l'iniziativa dei disinteressati?... (_con enfasi comica_)

Oh, i Comitati di beneficenza!... Il tutto per uno... e l'uno per

tutti in azione... Ecco la vera trovata umanitaria del nostro secolo,

che ritarda la rivoluzione sociale!... (_mutando tono: — con grande

sincerità e naturalezza_). Il male si è che adesso non abbiamo in

vista nessuna grande sciagura da soccorrere... e che siamo in troppi ad

apprezzare il valore di questa trovata!

AMALIA

(_sorridendo: — per rientrare nella sua stanza_) — Hai una risposta

a tutto... Basta!... Io rimpiango sempre il bel tempo in cui eri

segretario comunale al mio paese.

GAUDENZI

Con 110.96... di stipendio!

AMALIA

Per noi, bastavano... Come eravamo tranquilli, allora!

GAUDENZI

La tranquillità della noja!... Dopo aver cantato sulle prime scene del

mondo... i _comprimarj_... sì... ma quando i _comprimarj_ valevano

dieci _tenori-primi_ d'oggigiorno: dopo aver fatto l'Impresario in

cento teatri: dopo una vita così mossa... anche a me... quel posto,

in un cantuccio, era piaciuto, perchè avevo bisogno di riposo... Ma

poi!... E quando i figliuoli divennero grandi... bisognava pur pensare

alla loro educazione... cosa impossibile in un villaggio!

AMALIA

Eh, li avremmo educati alla meglio!

GAUDENZI

(_con orgoglio_) — Quanto dire che il tuo Alfredo non sarebbe oggi

avvocato... perchè lui ce l'ha proprio la laurea!

AMALIA

Che gli giova, se non guadagna nulla... e vive alle spalle della moglie!

GAUDENZI

Finirà per guadagnare!... D'ingegno non manca... (_con orgoglio

paterno_). Tutto suo padre!

AMALIA

Ma non ha il tuo carattere... Fa soffrire la povera Ida!

GAUDENZI

È lei che è isterica!... Una sarta, che ha avuto la fortuna di sposare

un avvocato... dovrebbe chiamarsi superba di fare dei sacrificj per

lui... Quando Alfredo sarà un luminare del foro...

AMALIA

(_lusingata dall'amor proprio di madre_) — Tu credi che arriverà a

qualche cosa?

GAUDENZI

(_con calore e convinzione_) — Alfredo!... A trent'anni, sarà

deputato... e, poi, chi sa che non lo vediamo ministro?

AMALIA

(_poco persuasa_) — Basterebbe che avesse un piccolo impiego...

GAUDENZI

E Rina, senza la tua smania di darle marito, che artista

diventerebbe!... Tra un mese, avrà il suo bravo diploma di

_pianista_... È la miglior alunna uscita dalla scuola dello Sgambati...

E non son io che lo dico!

AMALIA

Sì... ma non trova lezioni.

GAUDENZI

Le lezioni verranno!

AMALIA

Tu... t'illudi sempre!

GAUDENZI

E tu... vedi tutto nero... Dio, che donna!... Ad ascoltarti, si

perderebbe ogni coraggio!... (_con calore_). La vita è una lotta

continua; e... come alla guerra... è inutile dar battaglia, se non si

ha fede nella vittoria!

SCENA QUARTA.

Marianna _e_ detti.

MARIANNA

(_sulla porta del fondo_) — La colazione è pronta!

GAUDENZI

Oh, brava!... (_per andarsene_). Ci sono i crostini col burro?

MARIANNA

Arrostiti... come piacciono a lei.

GAUDENZI

Benissimo!... (_a Amalia_) Fin tanto che, la mattina, c'è caffè...

burro... e crostini... la vita non è così brutta, come si crede!...

(_via, dal fondo_).

MARIANNA

(_ridendo_) — Sempre allegro il padrone! (_per seguirlo_).

AMALIA

(_seria_) — Aspetta!... A che ora è uscita Rina?

MARIANNA

Alle sette.

AMALIA

Sola?

MARIANNA

No... Con la figlia della vicina.

AMALIA

(_di malumore_) — Bice?

MARIANNA

Sì, signora!

AMALIA

(_c. s._) — Dove sono andate?

MARIANNA

(_incredula_) — Hanno detto che andavano al Liceo.

AMALIA

(_c. s._) — Sta bene!... (_mutando tono_). Devi far la spesa...

MARIANNA

(_con disappunto_) — Ora?... Ma se devo servire il signore...

AMALIA

(_sottolineando le parole_) — Non ha bisogno di nulla!... Se chiamerà,

anderò io!

MARIANNA

Che devo prendere?

AMALIA

Il solito!... (_le dà dei danari_). Mezzo chilo di carne... della

verdura... un po' di frutti... e quello che ti serve in cucina.

MARIANNA

(_c. s._) — Non mi serve nulla!

AMALIA

Tanto meglio!... E fa presto!

MARIANNA

(_per uscire, a destra, dalla comune, dopo che ha aperto_) — Sua

nuora... (_via_).

SCENA QUINTA.

Amalia _e_ Ida.

IDA

(_entra in iscena molto agitata, — È vestita elegantemente, con gusto

semplice e severo_).

AMALIA

Oh, Ida!... Brava!... È una settimana che non ti si vede e che non mi

porti il bambino... (_accorgendosi che Ida ha la faccia sconvolta e che

non l'abbraccia_). Ebbene... che hai?

IDA

Ho che... questa volta... sono decisa!

AMALIA

A che cosa?

IDA

A non volerne più sapere di suo figlio!

AMALIA

Via!... Un'altra scenata fra voi... Ho capito!... Ma ne avete avute

tante... e, poi, grazie a Dio... com'era naturale...

IDA

Questa volta... non sarà come le altre volte!

AMALIA

Ma... che è accaduto?

IDA

Due settimane fa avevo riscosso circa trecento lire, che tenevo in

serbo per pagar oggi la pigione... Ebbene, Alfredo me le ha portate

via...

AMALIA

Cioè...

IDA

Cioè... niente!... È riuscito... per caso... a sapere dove le avevo

messe, e le ha prese.

AMALIA

Oh!

IDA

Quando me ne sono accorta... può immaginare!... Ma lei sa com'egli sia

prepotente... Ha cominciato col dire che il padrone di casa è lui... e

che lui ne aveva avuto bisogno per prestarle a un amico... per salvarlo

da un colpo di testa... giurando e spergiurando... che... tra cinque

o sei giorni... le avrebbe riavute... e me le avrebbe ridate per la

pigione... I cinque... o sei giorni... son passati due volte... e oggi

io devo pagare... altrimenti, il padrone mi fa gli atti... e il mio

commercio è rovinato.

AMALIA

E lui?

IDA

Quando glie n'ho parlato, m'ha fatto una scenata da far correre i

vicini... m'ha coperta d'insulti in presenza di tutti... e, poi, è

uscito di casa... e non s'è più visto!

AMALIA

(_addolorata: — sincera_) — Oh, ma io non sapevo!... Qui, non ha detto

niente...

IDA

Naturale!... È chiaro che vuol romperla con me... perchè capisce che

la cuccagna è finita... Vedrà che non sbaglio!... Avrà qualche idea

in testa!... Oh, se l'ha!... Tanto meglio!... Ho detto che, sta volta,

sono decisa a finirla anch'io!... Dunque, siamo d'accordo!... Lui vada

per la sua strada... io... per la mia!... Quando si fa una vita come

la sua... senza lavorare... ce ne vogliono troppi!... A vivere... io e

il bambino... ci penserò io!... Lui pensi alle sue... _cocottes_... o a

quello che ha per la testa... di nuovo!

AMALIA

Ma che vuoi che abbia!... Vedi, Ida... tu hai ragione... sì, mille

ragioni in fondo... ma quello che ti fa torto... sono quei continui

sospetti... quelle continue gelosie.

IDA

No... no!... Già... lei è sua madre... e... capisco... non può

ammettere che tutti i torti siano suoi... Ma, a parte quello che lei

chiama... «le mie gelosie»... e che sono _fatti_... di cui potrebbero

darle tutti cento prove... oggi... vedrà... c'è qualche cosa di nuovo!

AMALIA

Ma perchè... ma perchè?

IDA

Perchè... per quanto io sia imbecille... ho capito sempre che... per

l'interesse almeno... egli non voleva romperla con me, finora... Altre

volte, m'ha fatto delle scene... ma come questa volta, no!... Dopo

un'ora... per _interesse_ almeno... tornava sempre!... Oggi, no!...

Vuole che le dica?: ha capito ch'io non ne avevo più... e, forse, ha

messo gli occhi addosso a qualche altra... stupida... per offrirle il

mio posto.

AMALIA

Ida, per carità!

SCENA SESTA.

Alfredo _e_ dette.

ALFREDO

(_è vestito con signorile eleganza: — entra gajo; e, vedendo Ida,

diventa di cattivo umore_) — Che fai qui?... Sei venuta a annojare la

mamma con le tue gelosie?

IDA

(_con veemenza nevrotica_) — Sono venuta a dirle la bell'azione che tu

mi hai fatto... dopo tutte le altre!

ALFREDO

E io ti dico che sei una pazza, capisci?

IDA

Una pazza?... Sì, è vero!... Pazza, quando ti ho sposato: pazza, per

sopportarti per due anni... in cui me ne hai fatte vedere di tutti

i colori... Tu non facevi che umiliarmi davanti alla gente... e io

tacevo!... Tu mi lasciavi in casa a lavorare come una martire... e

andavi fuori con le tue amanti... e io piangevo!... Tu pigliavi i miei

danari e ti vergognavi di condurmi in giro con te... perchè io sono

una sarta... e... il gran signore... l'aristocratico... non voleva

incontrarsi con le grandi dame... avendo al braccio quella che vestiva

loro... e lui!... (_con crescente parossismo_). Oh, non lo sapevi

che ero una sarta, quando mi facevi la corte!?... Sì... sì!... Ma...

bada... ora sono guarita dalla mia pazzia.... Sono stanca di questa

vita!... Tu... va dove vuoi... fa quello che ti pare... Io non intendo

di rovinarmi la salute per te!... Quando ero sola, avevo più danaro che

non m'occorresse... Non ho nessun obbligo di mantenerti, io!... Dunque,

separiamoci da buoni amici... Te lo dico, senza collera, davanti a

tua madre... È molto meglio così!... Ti manderò qui la tua roba... e,

agl'impicci miei, ci penserò io!

ALFREDO

(_freddo_) — Se aspetti ch'io venga a cercarti... aspetterai un pezzo!

IDA

(_a Amalia_) — Ha sentito?... È la prima volta, almeno, che siamo

d'accordo!... Meglio così!... A rivederla! (_esce, convulsa_).

SCENA SETTIMA.

Amalia _e_ Alfredo.

AMALIA

(_severa_) — Alfredo, non dovevi trattarla in quel modo!... Ida ha

ragione... E tu, invece d'irritarla, avresti dovuto cercar con lei il

modo di togliervi d'imbarazzo.

ALFREDO

Ma che imbarazzo!... Non avrebbe che a chiedere un acconto a qualche

sua cliente delle più ricche... e tutto sarebbe accomodato!... Fa

così... perchè... perchè sono stato uno sciocco, io, a credere che

una donna volgare come lei... sarebbe stata capace di capire la

nostra condizione!... Che cosa le domando, in fin dei conti?... Le

domando quello che marito e moglie hanno tutto il diritto di esigere

reciprocamente... cioè, di ajutarsi a vicenda.... Ebbene, oggi lei

doveva ajutar me col suo commercio: domani, quando io avrò uno stato,

sarebbe toccato a me...

AMALIA

Va bene... ma, in tanto, capirai!... Ida ha tutti i pesi... e tu...

certe volte... con certe tue relazioni...

ALFREDO

Ah!, scusa... ma, adesso, io non sono più un fanciullo per farmi

delle prediche!... Sono un uomo, perdio!... E, per aprirmi una strada

in società... devo pure assoggettarmi a certe esigenze... a certi

contatti... a certe apparenze...

AMALIA

(_irritata_) — Già... sempre l'apparenza!... Siete fatti così

vojaltri!... (_con rimprovero accentuato_). E non ti basta di chiederle

il danaro per te... anche per gli amici!

ALFREDO

Che amici!?... È una favola!... Il danaro l'ho dato al babbo.

AMALIA

A lui!?... (_con dolore sincero_) Ogni giorno, una brutta novità...

Povera Ida!... Che pasticci!... E si va sempre peggio! (_con

angoscia_).

ALFREDO

Eh via, mamma, non disperarti!... Anzi, è meglio così!... Anzi tutto,

a questo mondo, le posizioni nette sono le preferibili... Con Ida ci

divideremo da buoni amici... Vedrai... Metterò io di mezzo persone che

accomoderanno tutto!... Al punto in cui sono le cose... anche la mia

dignità!... Lei resta libera... e anch'io!... Sono giovane, perdio!...

La gioventù passa presto... e io non voglio... non posso... sciuparla

per una donna... che avrà tutte le belle qualità... non lo nego... ma

che, in somma, non mi capisce.

AMALIA

(_come ricordando le parole di Ida circa il «qualche cosa di nuovo» che

deve aver in mente Alfredo_) — Ah!

SCENA OTTAVA.

Gaudenzi _e_ detti.

GAUDENZI

(_con aria soddisfatta_) — Adesso, sto meglio!... (_vedendo Alfredo_).

Sei qui?

ALFREDO

(_gajo_) — Miss Emma Stower arriva tra un'ora.

GAUDENZI

(_con giubilo_) — Oh, che grande... che eccellente notizia!

ALFREDO

Mi ha telegrafato da Genova... Vado alla stazione... Vieni anche tu...

o ti presento più tardi?

GAUDENZI

(_per entrar nella sua camera e per andare a vestirsi_) — Vengo alla

stazione!

AMALIA

Chi è Miss Stower?

GAUDENZI

Una cantante celebre...

ALFREDO

(_ridendo_)... che non ha mai cantato!

GAUDENZI

È milionaria...

ALFREDO

(_serio_) — Autentica!

AMALIA

Come la conoscete?

GAUDENZI

Ecco: io non l'ho mai vista... eppure, figurati... posso dire di averla

conosciuta... prima che nascesse!

AMALIA

Che indovinello è questo!

GAUDENZI

Te lo spiego subito!... Quando ho cantato in America, in una _tournée_

con la Patti... il _manager_ era, certo signor Jones Stower, il quale

s'innamorò della _seconda donna_... la Favretti... e la sposò... Così

è nata Miss Emma... la quale, rimasta orfana di madre e di padre...

ricca... con quel sangue di teatro italiano e d'iniziativa americana

nelle vene... si mise in capo di venir in Italia a studiare il bel

canto... Siccome il vecchio Stower era sempre rimasto in relazione

d'affari con me per qualche _scrittura_... così... anche per qualche

ricordo che serbava di me la madre... la giovinetta, quando fu al

_Conservatorio_ di Milano, mi scrisse della sua venuta, pregandomi di

procurarle qualche commendatizia.

ALFREDO

Allora, io ero a Milano a far pratica... e mi presentai a lei con una

lettera del babbo... È una signorina molto seria... molto istruita...

una vera americana... E come parla bene italiano!

GAUDENZI

(_si toglie la veste da camera: — Amalia gli dà l'abito: — vestendosi_)

— Sfido, io!... La povera Favretti era una fiorentina puro sangue...

Sicchè, fin da bambina, se Miss Emma volle parlare con sua madre,

bisognò che parlasse italiano... (_a Alfredo_). Dove alloggerà?

ALFREDO

(_mostrando il dispaccio_) — Telegrafa: «Trovatemi piccolo

appartamento».

GAUDENZI

Bisogna cercarlo subito.

ALFREDO

Ma all'albergo... credo... starebbe meglio.

GAUDENZI

(_come colpito da un'idea_) — Ma no!... Si vede che preferisce una casa

privata... magari una pensione di famiglia.

ALFREDO

Sentiremo... e, in tal caso, cercheremo con lei.

GAUDENZI

(_c. s._) — È già trovata!... Portiamola qui.

ALFREDO

(_sorpreso_) — Qui?!

GAUDENZI

Sì!... Le daremo noi alloggio e pensione... spenderà la metà... e...

per noi... sarà una risorsa... (_a Amalia_) Non è vero?

AMALIA

Certo!

GAUDENZI

(_gajo_) — Dodici... o quindici... lirette al giorno... potrà sempre

pagarle.

ALFREDO

Qui!?... Dove la metti?

GAUDENZI

Nella camera di Rina... È bellissima... ha il suo gabinetto da

_toilette_... Le daremo anche il salottino da lavoro... questa sala...

AMALIA

(_approva col capo_).

ALFREDO

(_ridendo_) — Tutta la casa!

GAUDENZI

(_serio_) — Purchè vengano danari!

AMALIA

(_con vivacità_) — Sì... sì!

ALFREDO

(_per nulla persuaso_) — Rina... non vorrà... e, poi, no... no!... È

più libera all'albergo... La tua idea non mi va!

GAUDENZI

Eppure, ha il suo lato buono...

ALFREDO

(_ridendo_) — Per te!

GAUDENZI

(_con intenzione_) — Per tutti!... Appena fiuteranno la milionaria...

cento parassiti le si metteranno dattorno... All'albergo, ti sarà

impossibile di sottrarla alla influenza dei soliti sfruttatori...

(_rincalzando_) Qui... conoscerà solo le persone presentate da noi...

(_sottolineando le parole_) i nostri amici...

ALFREDO

(_che ha riflettuto_) — Hai ragione!

AMALIA

Ecco Rina!

SCENA NONA.

Rina, Bice _e_ detti.

RINA

(_è vestita in elegante «toilette» primaverile: — entra in iscena

tenendo sotto il braccio Bice, che veste più modestamente, ma non

senza eleganza: — corre da Gaudenzi e lo bacia con gajezza_) — Buon

giorno!... (_saluti tra Bice e gli altri_).

GAUDENZI

Giungi a proposito... Ho bisogno...

RINA

Parassiti: Commedia in tre atti · 第 3 / 11 段