po' di danaro, con la promessa di qualche altro soccorso di tanto in
tanto.
Arrivò fino a mentire, per farle intendere che quel che lei pretendeva
era impossibile.
-- Ma io... ho moglie! Ho moglie!
-- Che importa? Farò la serva anche a lei.
Quel giorno la persuase ad andar via con la promessa che l'avrebbe
mandata a chiamare. E nei giorni appresso la trovò accoccolata sul
pianerottolo, dietro l'uscio, in attesa di vederlo uscire e rientrare.
Aveva dovuto ricorrere al questore per liberarsene e farla rimpatriare.
Non gli era parso vero che niente fosse trapelato tra i suoi amici e i
conoscenti evitando così il ridicolo, che lo avrebbe ucciso come uomo di
mondo.
E continuò la sua vita di repressione, di eliminazione; pareva che il
suo intento fosse quello di rendersi una specie di interessantissimo
automa, di bellissimo automa, combattendo ora per ora, giorno per giorno
l'opera avariante della natura, spendendo lunghe ore davanti allo
specchio per scoprire l'insidioso lavorio di una ruga, la diserzione dei
capelli, che si scolorivano come presi dalla paura di sentirsi scacciati
dal centro del capo verso la tempia e di dover rifugiarsi indietro,
indietro, verso la nuca.
E fu proprio in quegli ultimi mesi ch'egli si accorse di un insolito
risveglio del suo cuore.... -- Come mai? Non riusciva a spiegarselo
altrimenti che con una specie di sortilegio della giovane vedova
Mannelli buttatogli addosso durante l'ultima festa di beneficenza....
Signor Romero qua.... signor Romero là.... E poi anche, corto: Senta,
Romero! Guardi, Romero! E lui si era prestato a secondarla, ad
appagarla! E a ogni richiesta, a ogni pretesto, si era sentito diventare
più grave, più solenne dell'ordinario, quasi quella diabolica Mannelli
fosse degna del più rispettoso omaggio, dell'opera più dignitosa e più
severa!
-- Bravo, Romero!.... Benissimo, Romero! Grazie infinite, Romero!
E lui rimaneva incerto, confuso davanti al preciso significato
dell'allegra intonazione della voce di lei, davanti a quel sorriso che
le tremava su le labbra prima di diventare riso e anche.... equivoca
risata!
Era impossibile che la gente non se n'accorgesse.
Lo approvavano seriamente? Si facevano beffa di lui?
-- Non potevate sceglier meglio, Romero!
-- Che? Resiste ancora, Romero? Per mostra, non per altro!
Egli negava, ma debolmente; si difendeva, ma in maniera da confermare i
sospetti e ridurli certezza.
Ah, quella vedova indemoniata! Ora egli viveva unicamente per lei; era
più grave, più solenne, più rappresentativo, ma per lei!
E accadeva questo: la bella e giovane vedova si era compiaciuta di
scherzare col fuoco e si era innamorata di Romero con tutto l'impeto del
suo cuore infiammabile. Se non che.... Poteva mai immaginare che egli
credesse di dimostrarle quel che lei era sicura di aver indovinato,
aumentando sempre più, la sua aria grave, solenne, rappresentativa?
E si stancò, e s'indignò, e, dalla sera alla mattina, diventò feroce,
intrattabile, peggio che se Romero le avesse fatto offesa di innamorarsi
di un'altra e di preferirla a lei!
-- Combattete, se vi riesce, con lo spirito, con la lingua, con
l'inesorabile accanimento di una donna giovane, bella e vedova per
giunta! -- si ripeteva tristemente Romero dopo che si fu accorto, troppo
tardi! che certe risoluzioni o si prendono in tempo o non si devono
prendere mai.
Giacomo Romero però non era uomo da abbattersi per una piccola disfatta
di amor proprio. Da lì a qualche mese tornava ad essere quel che aveva
voluto essere: un uomo rappresentativo, fedele al suo assioma:
-- Se vuoi che gli altri ti ammirino, comincia dall'ammirarti tu il
primo!
NELLA PENSIONE.
IX.
Giorgio Pintaura era seccato di dover mutare pensione, se la noia
notturna di quel suo vicino di camera non cessava.
Di carattere mite, buono, incapace di dare il minimo fastidio a nessuno,
non avrebbe voluto neppur lagnarsene con la signora Marianna tanto
premurosa pei suoi cinque pensionanti, da lei chiamati «figliuoli»
nonostante alcuno tra di essi fosse molto più vecchio di lei.
Ma da parecchie settimane in qua quel signor Torriani era diventato
assolutamente insopportabile. Che chiacchierasse a distesa, durante la
colazione e il desinare, a lui, Giorgio Pintaura, non faceva nè caldo nè
freddo. Silenzioso per natura, gli piaceva di star ad ascoltare,
specialmente quando chi parlava era di quelli che tengono desta
l'attenzione per le cose che dicono e pel modo con cui le dicono. Il
signor Torriani era di questi, quantunque avesse la fissazione di
discutere tutti i fattacci riportati dai giornali.
Perciò nella pensione veniva chiamato il Pubblico Ministero. Le sue
strampalerie divertivano, e anche le osservazioni assennate che talvolta
gli scappavano di bocca, per quella specie di stizzosa ironia con cui
venivano espresse.
Danzini soleva dire:
-- Le chiacchiere del Torriani aiutano la digestione.
Aveva letto in un giornale qualcosa di simile e si compiaceva di
ripeterlo.
Gli altri, spesso, discutevano, facevano da avvocati contro il Pubblico
Ministero, per provocarlo, per fargliene dire delle più grosse e
riderne....
Lui, Pintaura, intanto, mangiava zitto zitto, comodamente, le pietanze,
non molto abbondanti, che la signora Marianna mandava dalla cucina;
sbucciava l'arancia o la mela, rappresentanti la frutta con costante
vicenda di cui nessuno si lagnava, e, all'ultimo, acceso il mezzo
toscano riserbato alla colazione, rimasto là alcuni minuti ad ascoltare,
coi gomiti su la tavola e la testa tra le mani, salutava e andava via,
senza curarsi se il Pubblico Ministero avesse o no terminato la sua
discussione.
Ma che poi il Torriani volesse continuare il suo ufficio anche la notte
per ore e ore di seguito, dimenticando che dietro l'uscio intermedio tra
le due camere c'era un povero diavolo stanco dal lavoro giornaliero di
impiegato contabile e desideroso di dormire sei, otto ore filate, no;
questo non poteva tollerarlo, assolutamente!
E intanto, tre, quattro volte durante la nottata, gli toccava di
sentirsi svegliare dai soliloqui del signor Torriani, che non aveva
l'amabilità, l'educazione di farli sottovoce. Era inutile tossire con
insistenza in maniera da far comprendere che nella camera accanto
qualcuno fosse stato indelicatamente svegliato. Il Pubblico Ministero
continuava con pochi intervalli di riposo, con violente riprese.
Soltanto quando dagli scuri mal connessi della finestra cominciava ad
insinuarsi la fioca luce dell'alba, il Torriani, si chetava. Pintaura,
che doveva fare ogni sforzo a fine di non riaddormentarsi e trovarsi in
orario all'ufficio, lo sentiva russare, e sapeva che si sarebbe
svegliato pochi minuti avanti di andare a sedersi a tavola per la
colazione.
Si decise finalmente di lagnarsene con la signora Marianna, mentre
sorbiva il caffè prima di uscire di casa.
-- Non reggo più! A me il sonno fa più del mangiare. Vado all'ufficio
mezzo sbalordito; e i miei colleghi mi canzonano, immaginando chi sa che
nottate!
-- Sarà una malattia, come quella dei nottambuli; a lui dà a
discorrere....
-- Si curi, e vada a discorrere altrove! O dovrò andarmene io.... con mio
grande dispiacere!
-- Non ci mancherebbe altro! È da me da parecchi anni, tra i primi miei
pensionanti. Puntualissimo, a ora fissa, si può dire, e niente esigente.
-- Ma che mestiere fa? Ne sa nulla lei? Non ha preso informazioni?
-- Ah, per me l'importante è che il pensionante paghi senza ritardi, e
che sia persona pulita. Intorno alla pulizia non transigo. Pel resto,
capisce, bisogna chiudere un occhio, purchè non si facciano sconvenienze
in casa mia. Se si dovesse cercare il pel nell'ovo si starebbe freschi!
-- Come si rimedia? Lo avverta.
-- Ma che cosa dice? Parla a voce alta?
-- Altissima; con lo spessore dell'uscio però non si capisce niente!
Pintaura parecchie volte era saltato giù dal letto per ascoltare che
diamine diceva Torriani, discutendo, quasi leticasse con qualcuno. Ma
aveva afferrato soltanto poche parole, monosillabi la più parte,
esclamazioni, da non poterne ricavare nessun senso. Avesse, almeno,
potuto appagare la curiosità di sapere che stupidaggini, peggiori forse
di quelle buttate fuori a colazione a desinare, si divertisse Torriani a
declamare nella nottata!
Neppure questa piccola sodisfazione! E per ciò quella mattina aveva,
finalmente, dichiarato alla signora Marianna:
-- O dovrò andarmene io!
*
* *
Che Torriani fosse un uomo un po' misterioso si capiva anche
dall'aspetto. Quel barbone nerissimo che saliva a mangiargli le gote fin
sotto gli occhi, quelle folte sopracciglia ch'egli aveva cura di
dividere sopra il naso strappando i peli intermedi -- e si vedeva -- ; gli
occhi foschi, le labbra umide e un particolar modo di girar attorno la
testa e gli sguardi, sospettosamente, mentre parlava; la sua voce
grossa, cupa; i suoi gesti, a scatti, tutto insomma ispirava
un'inconsapevole diffidenza in colui che lo vedeva la prima volta.
Dopo, l'impressione si modificava un po', specie nelle persone che
continuavano ad avvicinarlo in intime circostanze come i suoi compagni
di pensione. Ma, anche in essi si ridestava, di tanto in tanto la
sensazione primitiva, di qualcosa di misterioso nella vita, ora
regolarissima, quasi monotona, di quell'uomo.
Vedendolo interessarsi, in modo speciale, dei fattacci riferiti dalle
cronache dei giornali, Danzini un giorno aveva espresso la sua
convinzione che Torriani fosse stato poliziotto. Ronchelli non aveva
taciuto il suo sospetto che potesse essere, più probabilmente, una spia
travestita, arrivando fino a dubitare della realtà di quella folta e
nerissima barba, che aveva tutta l'apparenza di esser finta. D'Arco
aveva detto:
-- È un povero diavolo contento di vivere con poco, pur di non fare
niente. Lasciamolo in pace.
-- Chi lo tocca? -- rispose Ronchelli.
E così Torriani potè ancora sfogarsi con le sue requisitorie e divertire
i commensali.
Il male era che il povero Pintaura ora, con l'idea di esser da lì a poco
svegliato, si voltava e rivoltava nel letto riuscendo stentatamente ad
addormentarsi.
Ed ecco Torriani che comincia: prima con parole brevi, quasi sgridasse
qualcuno entratogli in camera, e poi, incalza, con domande e risposte
fatte da sè, (si capiva benissimo dall'intonazione della voce) fino a
certi impeti in cui sembrava che la parola non riuscisse a prodursi
intera, e finisse con un rantolo.
Una sera al caffè Raimondi, Pintaura, se n'era lagnato con un amico
impiegato nei Telegrafi.
-- Se vuoi avere la sodisfazione di sentire quel che il tuo vicino dice,
c'è un mezzo facilissimo -- aveva risposto il telegrafista. -- Farai un
buco nell'uscio, un buchettino, anzi, che durante il giorno puoi tenere
tappato. Poi ti foggerai un portavoce, un corno acustico, con mezzo
foglio di cartoncino _bristol_, così....
Fece la prova servendosi di un giornale. A Pintaura sembrava che l'amico
si burlasse di lui.
-- Te lo costruirò io; sarà meglio. Veramente, ti insegno il mezzo di
praticare una brutta azione; ma giacchè cotesto signore non ha, da parte
sua, la minima delicatezza.... sarà un divertimento; devi però mettermi
a parte delle scoperte che farai.
La prima notte che il corno acustico fu al posto, Pintaura non si svestì
per andare a letto; si sdraiò su una poltrona vicino all'uscio a cui era
addossato il lavamano, accese un sigaro, spense il lume e stette in
attesa ancora incredulo del risultato.
Tutt'a un tratto trasalì. Si udiva, quasi fosse nella camera, la voce di
Torriani.
-Ancora? Ancora?... Non è bastato dunque di strofinar la soglia
dell'uscio con aglio verde per impedirti di entrare? Hai sofferto.... e
sei entrata!... No, no! Là.... non verrò mai! Mi fai orrore.... più di
quando eri viva!
Con chi parlava dunque? Pintaura si sentì gelare il sangue. Non era uno
spirito forte. Ma quantunque pensasse che Torriani poteva essere in
preda a una potente allucinazione, pure sentì afferrarsi dalla paura di
dover assistere a qualcosa di anormale. Avrebbe voluto rizzarsi in
piedi, strappare dal buco il cono di cartoncino, che funzionava da
cornetto acustico e impedire la recezione delle parole di Torriani; ma
gli parve di essere inchiodato sulla poltrona da una forza superiore.
Torriani riprendeva:
-- Come avvenne?... Ma lo sai, da un pezzo. Devo ripetertelo, perchè io
ne soffra?... No, non ne soffro.... Ho fatto quel che dovevo; tornerei a
farlo daccapo.... se fosse possibile.... Tu, tu, infame!... dovresti
soffrire ricordando!... Si vede che, morta, sei peggiore di viva.... Non
avvicinarti!... Non toccarmi!... Mi fai ribrezzo! No! No!
Giorgio Pintaura respirava appena. Il corno acustico rendeva così forte,
così chiara la voce di Torriani, che il povero impiegato contabile
avrebbe voluto accendere un fiammifero per assicurarsi che quello non
fosse realmente entrato in camera di lui aprendo con violenza l'uscio
intermedio. Avrebbe però dovuto spostare anche il lavamano, far un po'
di rumore.... E intanto Pintaura tentava di raccapezzarsi intorno alle
poche cose udite. Si trattava di un dramma, di un terribile dramma
realmente avvenuto, o l'allucinazione faceva dire a Torriani cose che
rispondevano a quelle ingannatrici visioni?
Tendeva l'orecchio. Ora si udiva l'ansimare affannoso di persona che
soffriva. Pintaura ricordava che, durante un incubo, anni addietro, si
era sentito pesare sul petto il corpo di una persona, che pareva
tentasse di soffocarlo: voleva chiamare aiuto, e non poteva; voleva
liberarsi dall'oppressione di quel peso e non riusciva a fare il più
piccolo movimento.... Doveva accadere qualche cosa di simile a
Torriani.... Ma.... notte per notte? Da tante notti? E poi egli parlava
senza stento, da persona desta....
-- Tu mentisci! -- gridò Torriani in quel momento. -- Io ti ho seguita, non
ti ho perduta un solo istante di vista.... Ah, come andavi lesta, col
sorriso, più che sulle labbra, negli occhi, sguisciando tra la folla che
ingombrava i marciapiedi.... Avevi fretta, eh? Avevi fretta!... Dalla
sarta?... Mentisci!... Da una tua amica.... ora ricordi meglio?...
Mentisci! Che mi importava di lui?... Egli aveva incontrato, nella via,
una di quelle.... che si comprano per mezz'ora, per un'ora.... Non ti
credette altra, sai?... Il disgraziato però rimase preso, ammaliato
dalle tue perfide arti.... come me! Come me!... Ti avrebbe dato il suo
nome.... come me.... se non vi fosse stato l'ostacolo; io! Tu sola eri
responsabile del male fattomi... Male, non disonore.... Ognuno deve
render conto delle proprie azioni soltanto; ed io ero e sono rimasto un
onorato galantuomo anche dopo!... Ma tu mi hai fatto soffrire pene
atroci. Ti amavo!... Oh, come ti amavo! L'amore mi rendeva cieco,
addirittura.... Che ti sarebbe costato rimanere buona, onesta?... Non ti
contorcere!... Non smaniare!... La verità ti offende.... Che dici? Che
dici?
In quei pochi minuti di silenzio che seguirono le incalzanti domande,
Pintaura più non capiva se era desto o se sognava. In certi momenti gli
era sembrato di assistere alla prova di un attore, che doveva recitare
un monologo.... Ma no! Ma no! Non c'era attore che potesse produrre con
la sola efficacia della voce -- il gesto, la espressione della faccia non
si vedevano -- la terrificante sensazione delle parole di Torriani.
-- Non sei ancora interamente morta? -- riprese a vibrare la voce di lui.
Pintaura attese con viva ansietà la risposta.
Invece sentì brontolare:
-- Benissimo! È andata via!
E per quella notte non udì più niente.
*
* *
Torriani entrò nella sala da pranzo tenendo in mano un giornale.
Pintaura, che era già seduto al suo posto e spiegava il tovagliolo, lo
fissò per vedere se gli trovasse qualche traccia in viso dell'agitazione
della notte precedente. Torriani era tranquillo, sereno; se non che
scoteva con insolita vivacità il giornale, ed emetteva, sedendosi, i
caratteristici brevi grugniti coi quali annunziava la sua requisitoria
da Pubblico Ministero. Infatti cominciò sùbito:
-- Mi fanno ridere! Non riescono a scoprire quel che si può dire hanno
sotto gli occhi, e vanno a rimestare cose di anni addietro!... Non hanno
dunque altro da fare i vostri giudici, la vostra polizia?... Dico vostri
per voi, Ronchelli, che siete impiegato nel ministero di Grazia e
Giustizia.... Giustizia! Ce n'è una sola: quella che ognuno si fa con le
proprie mani. Qualcuno sbaglia? La Giustizia sbaglia, peggio. Per
fortuna, oggi non può tagliar teste, che non si potrebbero già rimettere
al posto; ma se casca in un errore, non ha fretta di ripararlo. La
grazia, per uno condannato a torto non è riparazione, è grave offesa! Mi
fanno ridere!... Non bastano il giudice istruttore, la polizia, i
carabinieri, ci si mettono ora anche i giornalisti! Ed ecco qui uno che
afferma di aver scoperto una nuova traccia; ed ecco giudici, polizia,
carabinieri ad affannarsi a correre dietro di lui! Ma è serio,
domando?... Ah! Quel disgraziato che ha ucciso, invece, doveva chiedere
il permesso.... ai superiori: -- Posso, non posso ammazzare? -- Starebbe
ancora fresco, se avesse dovuto attendere la risposta: -- Abbiamo abolito
la pena di morte! -- Chi vi ha imposto di abolirla? Ammazzare è.... legge
di natura. Ho detto forse una bestialità? Parli, parli pure, signor
Danzini; a me piace di discutere. Certe verità fanno paura. Non
dovrebbero far paura.... Il signor Pintaura è della mia opinione.... No?
Mi era parso.
Pintaura in quel momento pensava:
-- Costui ha un gran delitto su la coscienza!
Di mano in mano che mangiava e parlava, che tralasciava di mangiare per
parlare, che s'interrompeva di parlare per riprendere a mangiare, la
voce, le mosse e gli sguardi di Torriani rivelavano una concitazione
sproporzionata con l'interesse che poteva ispirargli una semplice
notizia di cronaca.
Pintaura attese con grandissima impazienza che annottasse, dopo ch'ebbe
letto nel giornale che cominciava a farsi un po' di luce intorno
all'assassinio di una giovane donna avvenuto cinque anni addietro.
Rimesso l'apparecchio al posto, sedutosi su la poltrona e spento il
lume, questa volta egli attese un bel pezzo. Sentiva scricchiolare il
letto su cui pareva che Torriani non potesse star fermo, udiva le scale
semitonate dei suoi sbadigli; ma erano le undici e quello taceva.
Improvvisamente, scoppiò nella camera un formidabile:
-- No!... Perchè dovrei accusarmi?... Per espiare?... Per far piacere a
te piuttosto!... Ma io vorrei provare un'altra volta la voluttà del
brivido che ti prese, quando la lama del mio coltello penetrò nel centro
del tuo cuore, spaccandolo come una mela.... E non sei ancora
interamente morta?... Dopo cinque anni? Ah! Le donne malefiche hanno la
pelle dura!... Perchè.... Non sei tu ancora interamente morta?... Perchè
mi ami? Tanto mi ami.... da non poter morire? Dovrei esser pazzo a
prestarti fede. E mi hai amato.... anche nell'altro? Negli altri, forse?
In tutti, oh! tanto!... Odiami! Voglio essere odiato! Terribilmente
odiato.... Non puoi? E sia l'amore il tuo inferno! Sia! Sia!
Torriani ringhiava. La sua voce si sentiva ora da un punto, ora da un
altro, come di chi passeggiasse concitatamente per la camera. Poi parve
assalito da un folle colpo di risa:
-- Ah! Ah!... Non è ancora interamente morta! Ah! Ah! Perchè mi ama,
tanto!... Ah! Ah! Tanto!
Pintaura non poteva più dubitare. Egli era venuto in possesso del
segreto di un delitto rimasto impunito. Che doveva fare? Star zitto?
Denunziarlo? E che prova avrebbe potuto dare, se mai? Si sentiva
ossessionato dal sospetto che gli si leggesse in viso quella specie di
rimorso da cui era torturato incessantemente, e che tutti lo
guardassero, mormorando: Egli sa! Egli sa!
Dopo quella nottata, non si era più rimesso ad ascoltare. Avea tappato
il buchetto dell'uscio, sfasciato il corno acustico. Andando a letto,
per cautela, si turava gli orecchi con la bambagia.... Inutilmente!
Ormai il segreto era dentro di lui, e pareva fermentasse!
Intanto Torriani, sì, diventava più Pubblico Ministero di prima, iroso,
sdegnoso, inesorabile, contro la Giustizia e i suoi agenti; ma
incanutiva quasi a vista di occhio, e si trascinava, lento, stanco per
le vie, estenuato da un male di cui sembrava non accorgersi, o fingeva
di non accorgersi.
Una domenica, Pintaura, incontratolo sul pianerottolo, lo fermò:
-- Come si va, caro Torriani?
-- È finita! Mi ha già completamente avvelenato il sangue!
-- Chi?
-- Quella!... Quella!... Per vendicarsi.... Zitto!... Potrebbe far male
anche a voi!... Dopo cinque anni, Pintaura! Zitto! Zitto! Zitto!
-- Via! È possibile che un uomo equilibrato qual è lei dica certe cose?
-- Se sapeste! Se sapeste!
Pintaura non aveva potuto frenare una mossa affermativa del capo.
Torriani gli spalancò gli occhi addosso, premette il bottone elettrico
dell'uscio; e, quando la donna venne ad aprire, entrò in casa quasi
volesse sfuggire un increscioso interrogatorio.
E Giorgio Pintaura: -- Se sapeste! Se sapeste! -- non ha mai saputo
veramente se si fosse trattato di un'esplicabile allucinazione o di una
terribile realtà.
Torriani, dopo pochi giorni, era misteriosamente sparito.
Aveva portato via il suo segreto.
AL BIVIO.
X.
Romano Verdesi non era mai stato capace di prendere una risoluzione da
sè. Quando era scapolo, finchè visse sua madre -- aveva perduto il padre
giovanissimo -- si consultò con lei anche intorno alle cose più
insignificanti; e la povera signora si angustiava e nello stesso tempo
sorrideva vedendoselo davanti incerto, impacciato:
-- Che ne dici mamma? Che ne dici?
-- Penso come farai quando io non sarò più.
-- Questo non avverrà.
-- Come non avverrà? Non posso essere eterna. Per ciò vorrei che tu ti
abituassi a decider da te, anche a costo di sbagliare qualche volta.
S'impara sbagliando.
-- Tu non sbagli mai.
-- Sbaglierò apposta, per castigarti.
-- Su: che ne dici, mamma? Che ne dici?
Pareva un bambino che chiedesse un giocattolo; e aveva venticinque anni!
Morta la madre, egli si consultò col vecchio amico di famiglia, il
signor Bompiani, che abitava al primo piano della stessa casa, assieme
con la moglie, più vecchia di lui, ma vivace e piena di spirito quanto
lui: un'amabilissima coppia che gli voleva bene come a un figliuolo. Da
anni, le domeniche, a vicenda, i Verdesi desinavano dai Bompiani e i
Bompiani dai Verdesi, senza cerimonie, alla buona; e Romano aveva voluto
che la gentile abitudine continuasse non ostante ch'egli fosse rimasto
solo.
Ordinariamente i Bompiani restavano in casa la sera, e spesso Romano
andava a passare qualche ora da loro, che ricevevano sempre un piccolo
numero di amici della loro stessa età o poco meno, borghesi agiati,
impiegati in riposo, già colleghi del signor Bompiani al Ministero delle
Finanze. La conversazione non riusciva straordinariamente divertente
quantunque intervenissero le mogli e le figliuole di tanto in tanto. Ma
Romano non era intelligenza da poter annoiarvisi. E poi aveva, una sera
sì, due sere no, o tutte le sere, un piccolo consiglio da chiedere.
Voleva andare a letto con l'animo tranquillo intorno a qualcosa che
doveva fare il giorno dopo.
In quei desinari delle domeniche, che continuavano la tradizione delle
due famiglie, quando toccava ai due vecchi di salire al secondo piano,
la signora Bompiani, vedendo la tavola apparecchiata, non tralasciava
mai di esclamare:
-- Mi pare, ogni volta, di dover trovare seduta al suo posto la mia
povera amica!
-- Potessi arrivare almeno -- soggiungeva il marito -- a vedervi la persona
che, un giorno o l'altro l'avrà sostituita! Ma sembra che il caro
Verdesi non abbia fretta.
E non di rado accadeva che tutta la conversazione si aggirasse intorno a
quel che era stato il gran desiderio della buona signora Verdesi, e che
Romano aveva deluso protestando fino all'ultimo:
-- Qui devi regnare tu sola!
-- Come volete che mi decida? Conosco così poca gente! E poi, deve
parlare il cuore, sì o no? E il mio cuore è muto. Sembra che abbia
paura.
Era la immancabile risposta di Romano alle insistenze dei Bompiani. Ma
la vecchietta non si dava per vinta.