minaccia negli orecchi: incredulo dapprima, ma impensierito a poco a
poco. Se tornando a casa, trovassi davvero?... Le donne sono capaci di
tutto. Mi attendevo, di minuto in minuto, di veder comparire la donna
spaventata: -- La signora!... La signora!... -- Ridete? Avrei voluto
vedervi nel caso mio. Noi uomini siamo così sciocchi da voler bene alle
mogli senza saperlo. E allora... ci siamo? Chiedo un permesso di urgenza
al Capo ufficio, corro dal negoziante, compro la stoffa... Avevo dovuto,
lì per lì, farmi prestare i quattrini da un usciere, che fa lo strozzino
con gli impiegati... Salgo a quattro a quattro gli scalini di casa e
inciampo nella donna che accorreva da me:
-- La signora, oh, Dio!... La signora!...
Mi sentii morire!... Si contorceva, come una serpe, sul letto mezzo
disfatto, lamentandosi con voce rauca... Io tenevo ancora sotto il
braccio l'involto con la stoffa. Se ne accorse; balzò a sedere, cessando
tutt'a un tratto di contorcersi, di lamentarsi... -- Che rechi lì? -- E si
mise a disfare lestamente l'involto.
-- È la stoffa! -- balbettai.
-- Ah! credevi davvero di trovarmi morta? L'hai comprata per scusarti,
caso mai! Chi sa per chi sarebbe servita se fossi morta davvero!
E questo fu il bel ringraziamento, soltanto questo!... Ci siamo? So io
quel che m'è costata quella mia imbecillità, con l'usciere che, ogni
ventisette del mese: -- Signor Martelli... almeno gli interessi.
L'ottanta per cento: un disastro!... E Bacci dice: In contradittorio!...
Ma io mi sento felice e m'importa un corno, se la gente ride e sparla.
Badino agli affari loro. Ieri l'altro intanto.... ho avuto la
sodisfazione d'intravederla da lontano con indosso quella stoffa; l'ho
riconosciuta e mi è parso di averle fatto un'elemosina... Ci siamo?»
-- Eppure -- gli disse Gilletti giorni dopo -- sembra che tu provi un certo
piacere nel ragionare di lei. Confessalo: senti, è vero? che ti manca
qualcosa....
-- Sicuro! E spesso spesso anche non mi par vero che mi manchi, tanto
stimo incredibile la mia buona sorte!... Arrivo fino a compiangere quel
disgraziato....
-- Ci siamo? -- suggerì Giuntini, provocando nuove risate.
-- Che volete farci? -- rispose Martelli, ridendo anche lui. -- È un
riempitivo; mi scappa di bocca senza che io me ne accorga.... Ci siamo?
Ecco!... La colpa è del mio Maestro di quarta. A ogni po', spiegando le
lezioni, ci domandava: -- Ci siamo? -- E intendeva di dire: -- Avete
capito? E noi ragazzacci, a coro: -- Ci siamo! Ci siamo!
Mia moglie non mi poteva soffrire, quasi il _Ci siamo?_ fosse stato un
grave insulto per lei. Dopo sette anni avrebbe dovuto abituarsi, come io
mi ero abituato ai suoi modi sgarbati! E dire che da ragazza sembrava la
bontà, la cortesia, la gentilezza in persona! Siamo stati fidanzati
diciotto mesi. Ogni atto, ogni parola, altrettante carezze! Paolino,
qui! Paolino, là! Quasi non metteva un boccone in bocca -- le domeniche
desinavo in casa dei futuri suoceri -- senza chiedermene il permesso. Ah!
Gli scienziati perdono il loro tempo a fare.... Ci siamo? tante inutili
scoperte, e non pensano a cercare un efficacissimo mezzo di impedire
alle ragazze.... Sì, sì! qualche pastiglia, mettiamo, da dare alla
fidanzata in un cartoccio di confetti per farle dire, suo malgrado, quel
che realmente pensa del povero diavolo lusingato di esser voluto
bene.... Sì! sì! Questa sarebbe la vera grande scoperta scientifica!...
Ci siamo? A lei parrebbe di dire: -- Quanto sei buono! -- E, invece,
direbbe: -- Quanto sei imbecille, caro mio!... Sarei scappato più che di
corsa e oggi non mi troverei costretto....
-- Va là! Non ti dispiace poi tanto di essere tornato scapolo, di far
vita di trattoria, -- lo interruppe Cantelli.
-- Ah! Intorno a questo, mentirei se dicessi che qualche volta il nostro
_Pappataci_ non me la faccia rimpiangere. Quella mala bestia era una
cuoca... una cuoca!... Ci siamo?... Quando voleva ottenere qualche cosa
mi prendeva metaforicamente per la gola. Tornavo a casa. -- La signora? --
È in cucina. -- La risposta della donna significava: -- A desinare avrà
una cosa delicata! -- E, attendendo la cosa delicata, riflettevo: --
Quanto mi costerà? Ci siamo? Cosa, realmente, da leccarsene le dita. Non
resistevo, preso proprio per la gola! Ma la scontavo e come! Mi conforto
pensando che la sconti anche... l'altro!
-- Ci siamo?
Giuntini gli faceva il verso: e così bene, che spesso Martelli ripeteva
sùbito: -- Ci siamo? -- quasi per riparare una dimenticanza.
Ricorderò sempre il viso stupefatto con cui egli entrò nella nostra
saletta da pranzo una mattina, a colazione. Lui, che prima di sedersi
deponeva il cappello e soprabito e si lavava le mani, prese posto così
come era entrato, brontolando parole incomprensibili.
-- Che ti è accaduto? -- gli domandammo parecchi.
-- L'inesorabile! L'assurdo! Ci siamo? Ci siamo?
Fummo maravigliati di sentirgli ripetere il suo ritornello: Non gli era
mai accaduto fino allora.
-- Insomma.... che cosa? -- fece Grilletti.
-- Ero andato a comprare dei fazzoletti di filo... Mezza dozzina, perchè
la stiratrice.... Basta: ero intento a far la scelta e.... chi mi veggo
allato? Mia moglie!... Proprio lei!... Ci siamo?... in carne e ossa!...
Mi guarda e.... fa: -- Buon giorno!... Stai bene; si vede!
Ero così sconvolto, col sangue tutto alla testa, col cuore che mi
balzava! Ah! In certi momenti siamo proprio dei cretini!...
-- Parla per tuo conto! -- lo interruppi, sforzandomi di restar serio.
-- Avresti risposto anche tu come me, là, davanti ai commessi e agli
altri avventori:
-- Buon giorno! Grazie! -- Grazie di che? ora che ci ripenso. E lei ebbe
la imprudenza.... ci siamo? di continuare -- Che vuoi? Cose che accadono
nella vita.... Se potessi spiegarti!
E non le voltavo nemmeno le spalle, non avevo il coraggio di piantarla
là, in asso! Avrei dovuto schiaffeggiarla.... Intervenne il commesso: --
La signora desidera?... -- Vi sembra possibile che sia accaduto tutto
questo?
-- Tua moglie, se non altro, è una donna di spirito -- disse Gilletti. -- E
poi?
-- E poi?... È andata via, ripetendomi con tanto di faccia tosta: -- Se
potessi spiegarti!... -- Attendeva la mia risposta; ma capì che stava per
essere quale non l'avrebbe voluta.... Ci siamo? Perchè uno può smarrirsi
come un ragazzetto colto in fallo, ma.... un solo momento! Dovette
leggermi negli occhi intorbidati.... Oh! È impossibile! È assurdo!
-- Ma niente incredibile! Niente assurdo! -- rispose Cantelli. -- Intanto
levati il cappello e il soprabito, e mangia la minestra che ti si
fredda. Si tratta di sintomi buoni: prodromi di riconciliazione. Il
pentimento è evidente. Tu dovresti passarti una mano su la coscienza e
riconoscere quanto hai contribuito, da parte tua, a farle commettere la
sciocchezza....
-- La chiami sciocchezza? Ci siamo?
-- Per la donna è una sciocchezza. Qualunque cosa una donna pensi e
faccia, è una sciocchezza....
-- Anche se disonora.... se ammazza?
-- In questo caso poi è assai peggio che una sciocchezza. Le donne,
secondo me, possono, devono qualche volta, essere ammazzate, ma
ammazzare mai.
-- Disonorare.... è più di ammazzare!... Lasciami mangiare in pace. Non
voglio discutere le tue solite enormità. Prodromi di riconciliazione?
Pentimento? Che m'importa ora del suo pentimento? Doveva pentirsi prima
di fare il male.... Mi fai dire stupidaggini!... Ci siamo?
Due settimane dopo, ci trovammo una sera noi due soli, Martelli ed io, a
desinare. Gli altri avevano un banchetto regionale.
Martelli entrò masticando nauseato, quasi avesse in bocca un sapore di
cosa amara. Buttò là, rabbiosamente, soprabito e cappello esclamando:
-- Quando si dice che uno è stato tirato proprio pei capelli si dice meno
del vero! Ci siamo? Ma te la immagineresti tu una moglie.... come
quella, che mi ferma in mezzo alla via, m'invita ad entrare in un caffè:
-- Ragioniamo! Te ne prego! Sii gentile con una signora! -- Così! Così!...
Ed ha preso il mio braccio e mi ha trascinato dentro, in un angolo in
fondo, mi ha fatto sedere, mi si è seduta accanto, e al cameriere ha
ordinato tranquillamente: Due espressi! Così, così! Che potevo fare? Ci
siamo? Te la immagineresti tu una moglie.... come quella, che nel
tragico momento.... Giacchè lo capisci facilmente, il momento era
tragico; avrei potuto saltarle al collo, strozzarla.... ero nel mio
diritto; e poi eravamo soli.... Strozzarla e andarmene via zitto
zitto.... Te la immagineresti tu una moglie.... come quella che prende
con le mollette un quadrettino di zucchero e.... in quel tragico
momento, ti domanda: -- Tre pezzetti, è vero, Paolino?... Avrei voluto
risponderle con rovesciarle addosso la tazza fumante.... Ci siamo? E,
invece, ho risposto....
-- Sì, tre!
-- Precisamente!
-- Da gentiluomo: non pentirtene.
-- E allora.... Non la finì più: -- Ah, Paolino! La mia disgrazia ha
voluto così!... Ah, Paolino! Con la tua indifferenza, col tuo supremo
disprezzo mi hai castigata abbastanza!... Ah, Paolino! Avrei potuto far
peggio: fortunatamente non l'ho fatto! -- Paolino! Come durante il nostro
fidanzamento.... Non mi aveva mai più chiamato così! C'è voluta tutta la
mia.... ci siamo?... grandezza di animo per resistere; a capo basso, sì,
sorbendo lentamente il caffè, sì, picchiando col cucchiaino sul vassoio
per chiamare il cameriere.... Lo crederai? Voleva pagar lei.... -- Ti ho
invitato io! -- insisteva. E appena il cameriere si fu allontanato: -- Ah,
Paolino!... Non mi dici una parola di conforto? Di speranza? Di
perdono?... Ah, Paolino!... -- dignitosamente le risposi: -- Ne
riparleremo, signora! -- Tanto per troncare il discorso.... Ci siamo?
Avevo cominciato a fare un grande sforzo per non ridere e, di mano in
mano, mi ero sentito invadere da profonda pietà per la miseria umana, di
cui avevo sotto gli occhi un perfetto esemplare.
-- Hai avuto torto -- gli dissi. -- Certi ragionamenti bisogna troncarli
netti, in modo da non doverci ritornar su; o pure....
-- Precisamente.... Ci siamo? quel che pensai sùbito.... Ma questa non è
cotoletta!... -- s'interruppe. -- È suola da scarpe!... Da qualche tempo
in qua, _Pappataci_ abusa della nostra remissione!
Fece un gran rabbuffo al cameriere, leticò col padrone....
Esagerava; non era vero che la cotoletta fosse più immangiabile di
quelle delle altre volte. Si calmò e riprese:
-- Quel che pensai sùbito. E mi rimisi a sedere, e stetti ad ascoltarla
guardandola in viso, per scrutarla.... Era sincera? Chi può mai dire
quando una donna è sincera, dato che una donna possa mai essere
sincera?... Ci siamo?
-- Non fare il pessimista!
-- È ravveduta, pentita.... Le son venute le lacrime agli occhi. Dice che
quello, col pretesto di un affare urgente, è andato a Milano, a Torino,
insomma, non si è fatto più vivo.... Che avresti fatto tu? Dimmelo,
francamente; se ho sbagliato, sono ancora in caso di riparare.... Ci
siamo? Che avresti fatto nei miei panni?
-- Quel che tu hai fatto! Nè più, nè meno!
-- Come lo sai?
-- Ci vuol poco a capirlo.
-- E mi approvi?
-- Pienamente.... Almeno non mangerai più cotolette di cuoio.
-- È strano, caro mio! Tu che sei vedovo, devi averlo provato meglio di
me. Tua moglie era un angelo, era una santa.... Ma ci si abitua anche a
una moglie demonio.... Ci siamo? E quando si è già contratta una
abitudine.... È strano! Si rimpiange quel che ci faceva soffrire,
disperare!... Ci siamo?.... Domani riprenderò.... la mia croce.... Pago
il conto a _Pappataci_. Tu mi scuserai con gli altri.... Che ne dici?
Che ne dici? Commetto un'imprudenza? Una debolezza? Una viltà?
-- Un eroismo! -- risposi.
Ed ero sincero.
Mi strinse la mano, lungamente, affettuosamente, e come conclusione di
quel che non aveva saputo dirmi, soggiunse:
-- Ci siamo?...
L'UOMO RAPPRESENTATIVO.
VIII.
Grave, solenne nell'aria della persona, negli atteggiamenti, nelle
mosse, nell'intonazione della voce, nelle scarse parole che gli uscivano
di bocca, sembrava che la natura lo avesse creato apposta per dare con
la sua presenza, in certe circostanze, un prestigio, un'importanza a
cerimonie e ad avvenimenti, che questi, per loro stessi, non avrebbero
avuto.
Parecchi anni addietro, quando Giacomo Romero era un impiegatuccio della
Prefettura, nessuno avrebbe potuto prevedere che, a via di lenta ma
continua trasformazione, quel giovane biondastro, magro, giallognolo,
sarebbe diventato, da modestissimo scrivano, l'uomo rappresentativo,
come tutti lo qualificavano ora, l'uomo indispensabile nelle riunioni,
nelle feste, nei lieti e tristi casi della vita cittadina.
Era irriconoscibile. Gli accadeva sovente di vedersi fermato da un
vecchio amico, che lo aveva da un pezzo perduto di vista:
-- Scusi.... Lei è...?
-- Giacomo Romero, ai suoi ordini.
-- Ah!.. Questo volevo dire! Sei tu!
Ma l'amico, che avrebbe voluto precipitarglisi addosso per abbracciarlo,
si sentiva tenuto lontano dalla serietà, dalla dignità della rigida
accoglienza che sembrava volesse dire:
-- Si, sono io.... ma non sono più quello.
Soltanto Pasquale Rosada che aveva, per due anni, abitato nella stessa
topaia, quando frequentavano il ginnasio e che non aveva mai smarrito il
buon umore neppure nei momenti più tristi, soltanto lui non si era
lasciato imporre dall'aria solenne la mattina che lo aveva incontrato in
cappello a cilindro, redingote e guanti neri. Gli si era piantato
dinanzi squadrandolo da capo a piedi e gli aveva detto, ridendo:
-- Guarda!... Romero!... Indovino? Direttore di un ufficio di pompe
funebri. Mi rallegro!
E con tutta la severità del vestito e con la premura che aveva di non
mancare al trasporto di un commendatore segretario al Ministero della
guerra, Romero si degnò di stringere la mano di Rosada e di atteggiare
le labbra a qualcosa, che avrebbe potuto sembrare un sorriso di
compatimento.
-- Tu non invecchi, tu non cangi mai! -- gli disse -- Beato te!
-- Vediamoci, rimango qui una settimana. Dove posso venire a trovarti?
Romero gli diè il suo indirizzo.
Era contento di far sapere all'antico compagno di ginnasio, il gran
mutamento avvenuto nella sua vita. Nato da buona famiglia -- sua madre si
gloriava di aver sangue nobile nelle vene -- aveva goduto appena gli
ultimi bagliori dell'agiatezza del patrimonio dei Romero, andato in
rovina per colpa del padre. Rosada appunto lo aveva conosciuto quando
tutti e due stentavano a proseguire gli studi per poter arrivare a
carpire un impiego. Poi:
Tu ver Gerusalemme, io ver l'Egitto.
come accade nella vita e come soleva affermare con quel verso dei
pochissimi tenuti a memoria da lui, ogni volta che Romero voleva
filosofare intorno a qualche avvenimento degno di quella poetica
citazione.
Egli aveva preparato a quel burlone impenitente di Rosada la sorpresa di
un ricevimento coi fiocchi. Voleva fargli vedere e toccare con mano che
lo studentuccio Romero non era arrivato ad essere direttore di pompe
funebri; ma un signore libero, indipendente, che grazie alla sua
discreta posizione, alla sua intelligenza, al suo tatto, già contava per
qualcosa nella società.
Rosada giunse preciso, all'ora fissata.
-- Ah! -- fece, fermandosi su la soglia del salotto dove Romero lo
invitava ad entrare.
Non sapeva spiegarsi quell'esposizione di calzoni, di corpetti, di
cravatte, di stivaletti, di scarpe, di scarpine che ingombravano il
canapè, le poltrone, le seggiole e i tavolinetti.
-- Trovi un po' di disordine, ma con te faccio a fidanza.
-- Negozi in abiti belli e fatti?
-- Potrei, davvero; ma, capisci, la mia posizione ora m'impone certi
obblighi.... Capisci!
-- Devi aver vinto una gran quaderna al lotto.
-- Ho ricevuto un'eredità. Quando si parla dello zio di America!....
Ebbene ci sono gli zii anche in Italia, nascosti in qualche parte, per
non farsi scovare. Se non che.....
-- Un giorno li scova la morte..... e avrebbe dovuto scovarli anche
prima.
-- In tempo, caro Rosada; in tempo e basta.... Che conti?
-- Ventidue paia di calzoni! Trenta corpetti!.... sessantacinque
cravatte!
-- Appena il necessario, caro Rosada. Tu, fortunatamente, ignori le
miserie della vita elegante: cambiar di vestito tre, quattro volte il
giorno, secondo i diversi posti dove sei costretto ad andare; e
stillarti il cervello se là conviene un abito grigio e là un pantalone
scuro, e là quel corpetto, e là quella e questa cravatta.... Mi guardi,
spalancando gli occhi, ma è così; uno sbaglio può far ridere di te,
disonorarti, sì, disonorarti, perchè la reputazione di un galantuomo
certe volte dipende da insignificanti nonnulla, che pesano su la
bilancia del merito più di qualunque cosa savia.
-- E tu ti rassegni a queste stupide imposizioni?
-- Per forza, caro mio, per forza, se voglio conservarmi il posto che con
molti stenti mi son acquistato nella società. Sono già qualcuno....
niente.... ma qualcuno da non poter essere confuso con gli altri.
-- Ti compiango.
-- Ci sono compensi, grandi compensi.... morali; sodisfazioni che non si
possono ottenere facilmente.
-- Ma io, nel tuo caso.... Come? L'eredità ti ha liberato da ogni
preoccupazione economica..... Hai avuto il gran coraggio di prender
moglie.... Spero che non hai commesso lo sbaglio di cercarti un'amante,
col pretesto di sfuggire quell'altro malanno. Sogliamo dire stupidamente
così: malanno! Io però posso assicurarti.... Ah, se tu sapessi quel che
ho attraversato nella vita prima di arrivare ad assestarmi un po'! Ora
sono in un gran giornale genovese.... Amministratore. Scrivo io i più
belli articoli. Domandalo a tutta la redazione.... a ogni fine di mese!
Ho moglie e due figliuoli; ce n'è in fabbrica un terzo. Sarà il
benvenuto anche lui. Ma io ho tempo di riposarmi, di divertirmi con la
mia buona mogliettina e coi bambini. E tu ti stilli il cervello intorno
alla scelta di un calzone, di un corpetto, di una cravatta e devi essere
serio, serio, serio, agli ordini di tutti, alla mercè di tutti, da quel
che ho potuto capire. Sinceramente, ti compiango!
-- T'invidio, avrebbe dovuto dire! -- pensò Romero, che non sapeva
persuadersi come mai Rosada non fosse rimasto impressionato di quel che
aveva visto e sentito.
Già certe cose non era in caso di intenderle. L'eredità! Ma si trattava
del meno in quella sua grande trasformazione. Un altro avrebbe commesso
sùbito la volgarità di prender moglie; un altro, più imbecille, si
sarebbe dato in braccio di una piovra di amante e a quest'ora sarebbe
nudo e crudo peggio di prima con la bella sodisfazione che si era goduto
la vita! Lui, no. Aveva detto: -- Bisogna scancellare il passato! -- E
aveva cominciato dalla sua persona. Sì, sì, gli scultori, i pittori....
Cose da far ridere! Ci vuol poco a mutare nella creta, nel marmo, su la
tela i connotati di una persona. Ecco qui: la natura vi ha regalato un
naso, una bocca, certe mani, e voi dovete farvene, per così dire, degli
altri assolutamente migliori. Sissignore, si può. La natura si è
compiaciuta di darvi un carattere, un'individualità; e voi dovete
disfare il capriccio di essa.... È un capriccio, una cosa irragionevole.
Vi ha dato appetiti che non potete sodisfare, facoltà che vi è impedito
di adoperare, e.... Sissignori!
Si può! _Homo novus_! Ma dal dirlo al farlo.... ci corre. E quel cretino
di Rosada non ha capito niente di tutto questo! Ha contato i calzoni, i
corpetti, le cravatte; ha ammirato diciotto paia di scarpe di ogni
sorta. Ed ha concluso: -- Ti compiango!
Egli soltanto, Romero, egli soltanto poteva apprezzare il gran valore
della creazione di sè stesso. Chi è che ha detto: -- Se vuoi che gli
altri piangano, piangi tu il primo? -- Avrebbe dovuto dire: -- Se vuoi che
gli altri ammirino, comincia dall'ammirarti tu il primo!
Era il suo grande assioma. E aveva imbastito intorno ad esso una vasta
teoria.
-- Non bisogna tentare di sbalordir la gente, ma lusingarla, ma
illuderla.... Se voleste, potreste fare questo e meglio; ma non val la
pena di confondersi, quando un altro si prende questa scesa di testa.
E, infatti, tante scese di testa se le prendeva volentieri lui.
-- Caro Romero, mi metto nelle vostre mani.... Voi lo sapete: i genitori,
nel caso del matrimonio di una loro figliuola, perdono la testa. E ci
sono tante pratiche da fare.... Disponete, ordinate.....
-- Caro Romero, la gioia della paternità.... istupidisce. Pel
battesimo.... Una cosa degna dell'occasione.... Come se fosse cosa
vostra....
-- Caro Romero.... È stata una grande disgrazia! Certe perdite
annichilano mente e cuore.... Nessuno sa prendere un provvedimento
opportuno.... Voi; non c'è altri che voi....
E bisognava vedere com'egli si trasformasse, secondo le circostanze,
portando attorno dignitosamente la bella barba rossiccia, la testa ben
pettinata, la persona diritta, impettita, quasi un matrimonio, un
battesimo, un funerale avessero ai suoi occhi uguale importanza, ed egli
si credesse in dovere di concedersi ad essi, egualmente, ma con le
opportune modificazioni che testimoniavano della sua abilità, della sua
pratica, della sua fine intelligenza per tutto che era mostra, apparato,
esteriorità.
Non era arrivato a questo di primo acchito, nè senza aver dovuto
reprimere dentro di sè certi sentimenti e certi impulsi che nei primi
tempi rinascevano più forti, più violenti; quando già sembravano vinti e
domati.
Eh, no! Un piccolo adulterio -- e voleva dir: facile -- può rovinare la
posizione di un galantuomo. Perchè infine? Per far piacere a una signora
isterica, malata, che non ha niente da perdere, specialmente se il
marito è maneggevole. Chi ha tutto da perdere è.... il complice,
l'amante che, spesso spesso, non ama affatto, e mette a repentaglio la
sua vita per far piacere a una donna, che non merita affatto così gran
sacrifizio.
Se avesse voluto!... Ma non aveva voluto. Già gli mancava il tempo di
pensare a frivolezze. Le signorine poi!... Le fuggiva come la peste....
moralmente; perchè, col fatto nessuno era più ossequioso, più garbato,
più disposto a profondere ogni gentilezza ai loro piedi.... E se avesse
voluto anche con loro! Avrebbe avuto l'imbarazzo della scelta. Niente!
Cortese, amabile con tutte.... E se n'erano lusingate parecchie. Ma lui,
alla larga! Il giorno che si fosse lasciato invischiare da qualcuna,
sarebbe finita per lui. Diventava un uomo come un altro, un marito e,
forse, anche un marito.... Non si sa mai; neppure quando siete stato,
per modo di dire, rapito. E c'era voluto un gran sforzo di volontà, di
resistenza, di persistenza. Giacchè le più pericolose signorine sono
le.... zitellone, che non sanno rassegnarsi, che sono capaci di tutto
pur di compromettere un galantuomo e farsi sposare. Anche questi scogli
aveva dovuto evitare! In certi momenti, nei quali rifletteva intorno
alla sua vita, egli rimaneva meravigliato che fosse riuscito a liberarsi
da tante insidie, da tanti agguati. E ricordava con orrore un periodo di
parecchie settimane, in cui, per poco, la maligna cocciutaggine di una
donnaccola non aveva compromesso tutto il magnifico resultato dei suoi
quasi eroici sforzi.
Se l'era vista comparire davanti una mattina, poveramente vestita -- e
sarebbe stato il meno! -- ma sciatta, enormemente sciatta! Aveva stentato
a riconoscerla. Ne sapeva qualcosa Rosada, quando convivevano in quella
topaia da studentini di Liceo.... In quei benedetti anni non si sa quel
che si fa. Una stiratrice sembra una principessa; non si bada alle
conseguenze. Per fortuna il bambino era morto da due mesi; ma lei gli si
era appiccicata addosso, e non per interesse, sinceramente, perchè lui
era il padre del suo bambino.... Una serva! Una schiava! Una cagna, di
quelle che anche prese a calci, a legnate, tornano a leccarvi le mani!
Dopo tanti anni, come mai era riuscita a trovarlo?
-- Sono sempre la tua Rina. Voglio esser sempre la tua serva, la tua
schiava, la tua cagna, come dicevi allora!
Era mai possibile?
-- Non voglio esser altro! In nome del nostro bambino.
Era mai possibile?
E non c'era verso di farle sentir ragione. Sarebbe stata nascosta, in
cucina, in uno stambugio, non l'avrebbe vista nessuno; ma voleva
servirlo lei; spazzare, ripulire, lustrargli le scarpe, spazzolargli i
vestiti, preparargli la colazione e il desinare....
Giacomo Romero era stato preso da un senso di orrore al solo pensiero
che la sua casa potesse cadere in balia di quella sozza creatura, che
pur gli ispirava compassione e un sentimento di rispetto.