destare da profondissimo sonno. Il sole, inondando la camera, le metteva
vivi formicolii per tutta la persona; gli sbuffi d'odor di zàgara, che
il vento trasportava da lontano, dai giardini di aranci della Conca
d'oro, le turbavano la testa. E se ne stava tutta la giornata rifugiata
là, come in un angolo di paradiso, senza più impensierirsi della
malattia della bimba; paga di stringerne fra le mani le manine arse
dalla febbre; bevendosi tutta quell'aria, assorbendosi tutta quella
luce, inebriandosi di quei rumori e di quegli odori. E quando, sul
tardi, all'abbassarsi del sole, bisognava chiudere l'imposta, e
compariva nella cameretta la faccia gialla e scarna del marito ritornato
dal Tribunale, ella provava una stretta al cuore, e ricadeva nella
torpida inerzia che durava da anni.
Poi quei turbamenti, quelle vertigini le diedero insonnie tormentose, le
stesse insonnie di suo marito. Fingeva però di dormire, rannicchiata nel
proprio cantuccio di letto, quasi raffrenando il respiro, e la mattina,
saltava giù che non era neppure l'alba, con la scusa della bimba, ma
veramente per guardare di là, veder ripetere l'incantesimo del giorno
avanti.
Poi quando la bimba cominciò a star meglio, ella contro le sue abitudini
si sentì attratta a quella finestra e vi restò a lungo, coi gomiti
appuntati sul davanzale, la faccia sorretta dalle mani, girando attorno
i grandi occhi desti, scoprendo cose che non aveva veduto e avrebbe
dovuto vedere: quel campanile, quella terrazza dove una cagna allattava
dei cagnolini bianchi e neri, quel comignolo, quei rami verdi d'una
pianta di limone che sorpassavano un tetto nuovo.
E stava là lunghe ore al sole, come una lucertola, voltandosi di tanto
in tanto verso il lettino della convalescente e sorridendole con
insolito sorriso delle labbra e degli occhi; stava là stordita,
meravigliata di sentirsi tuttavia capace d'avere quelle sensazioni;
talora sconvolta da turbamenti improvvisi ch'ella non sapeva spiegarsi,
da brividi che le correvano su su per la schiena e la scotevano tutta; e
così assorbita, e così sopraffatta, da non pensare a tirarsi indietro
per evitare la insistente curiosità di quel signore mezzo nascosto fra
le cortine, il quale tornava ogni giorno a guardarla, con l'indiscreto
binocolo da teatro, dal terrazzino a sinistra.
Gli aveva rivolto appena un'occhiata il primo giorno soltanto; e quella
figura alta e bruna, dai capelli un po' radi, dai grandi mustacchi
castagni che si curvavano in su, le si era stampata talmente nelle
pupille, che continuava a vederla durante l'insonnia, con quel
cannocchiale appuntato, con quei polsini bianchi e lucenti dai piccoli
bottoni d'oro fuor delle maniche della giacca. E se ne stizziva:
-- Chi è? Che cosa vuole?
Che volesse colui, ella lo capì a un tratto una mattina, da certe mosse
di occhi....
-- Mamma, che hai?
-- Niente, figliolina, niente!...
Intanto si era ritirata dalla finestra con brusco movimento, smorta in
viso. La bimba si stupiva che le labbra che la baciavano, fossero diacce
e tremanti.
-- Mamma, che hai?
-- Niente, figliolina!
E affondava la faccia nei guanciali, accanto alla testina della bimba,
dolorosamente.
Per parecchi giorni di seguito non s'affacciò alla finestra e tenne i
vetri socchiusi, quasi avesse avuto paura delle lusinghe dell'aria
tiepida di quelle giornate primaverili, delle seduzioni di quel sole
smagliante che irrompeva nella camera insidioso, a traverso le imposte,
indignata della propria debolezza contro quel fantasma, che la premeva
da qualunque parte ella si volgesse... alto, bruno, dai capelli un po'
radi, dai grandi mustacchi rovesciati in su, dai polsini bianchi e
lucidi con piccoli bottoni d'oro, dalle mani affilate che tenevano il
cannocchiale fissato addosso a lei, insistentemente....
Ed ora che sapeva che cosa egli volesse, la sua alterigia d'onesta si
inalberava, protestava, quantunque il suo amor proprio si sentisse un
po' solleticato; protestava anche con quella strana pietà pel marito,
quantunque se lo vedesse dinanzi più giallo, più magro, più innamorato e
più geloso ancora, quasi egli presentisse il tranello teso al cuore di
sua moglie....
-- Oh, no, no! -- ella pensava. -- Sarebbe un'infamia!...
Resisteva però alla smania per cui avrebbe voluto affacciarsi alla
finestra a fine di persuadersi che s'era ingannata, e mettersi il cuore
in pace.
-- Ha paura dell'aria? -- le disse il vecchio dottore. -- Apra questa
finestra, così!... L'aria è balsamo di vita.
E l'aperse egli medesimo.
Restò un po' presso il capezzale, irrequieta, lottante, quasi la
finestra fosse stata un abisso, che le dava la vertigine; poi
s'affacciò, rigida, deliberata di non guardare, coi gomiti appuntati sul
davanzale, la faccia tra le palme.... E appena s'accorse di quell'uomo,
ch'era là ad attenderla, il cuore cominciò a sussurrarle parole
indistinte, le orecchie le zufolarono, gli oggetti attorno le
caracollarono sotto gli occhi intorbidati....
-- Domani, oh, domani sarò più forte!...
Intanto, quantunque assolutamente risoluta di non dargli un'occhiata,
nel tirarsi indietro lo aveva guardato, di sfuggita, suo malgrado....
E quella sera suo marito la sentì tremare sotto i baci e tra gli
abbracci, quasi ella cercasse d'evitarli.
-- Ti senti male?
-- Sì, un po'....
-- Che ti senti?
-- Nulla, non saprei.... Forse la stagione.
In alcuni momenti, quand'era sola, tutt'a un tratto il cuore le
diventava grosso grosso, gli occhi le si riempivano di lagrime, i
singhiozzi le annodavano la gola....
Quella volta sentendosi soffocare, era corsa alla finestra, per prendere
un po' d'aria, senza pensare a colui. E vedendo ch'egli la guardava
sorridendo tristemente a fior di labbra, quasi per rimproverarle
qualcosa, quella volta s'era sentita afferrare a tradimento,
violentemente; gli aveva risposto con un sorriso.... e si era tirata
sùbito indietro nascondendo la faccia tra le mani.
-- Oh, Dio, mi par di morire!
Si sentiva venir meno. E avrebbe voluto morire davvero nel punto in cui
aveva ceduto, dandosi incondizionatamente, da non riprendersi più.
*
* *
Fu uno scatto, quasi avesse avuto tuttavia sedici anni, e si fosse
sentita tale forza nei polsi da lottare col mondo intero!
Sentiva bisogno di muoversi, di gesticolare, di ridere, di cantare, ella
che fino a poche settimane prima avea passato le giornate sonnecchiando
su una delle poltrone addormentate anch'esse negli angoli oscuri di
quelle stanze fredde e silenziose. E s'aggirava da una stanza all'altra,
leggera, saltellante, levando le mani giunte e gli occhi alle divinità
mitologiche dipinte nel centro della volta, per ringraziare non sapeva
chi di quella grazia vivificante che le era stata concessa! Debole,
ingenua, rimasta quasi bambina sotto l'opprimente gelosia del marito,
ella si svegliava esperta di tutte le astuzie, di tutte le malizie, di
tutte le ipocrisie della donna abituata a ingannare:
-- Ah, finalmente la mia povera vita ha uno scopo, finalmente so!...
Non sapeva nulla, illusa che tutto si sarebbe limitato là, e che
l'immagine di quell'uomo ch'ella teneva chiusa nell'intimo del cuore,
come in un tabernacolo, per prostrarlesi dinanzi col pensiero in
adorazione spirituale, non le avrebbe chiesto nient'altro....
-- Che potrò dargli di più?
E, alcuni giorni dopo, allorchè quel che colui sperava le balenò per la
mente, la sua dignità di moglie si rivoltò inviperita:
-- Spezzerò piuttosto, calpesterò il mio cuore! No! no!
E continuò a vedere quell'uomo fra un nimbo abbagliante; e,
accostandoglisi, con la delirante adorazione di donna che amava per la
prima volta, le pareva d'elevarsi materialmente, e non sentiva più il
terreno sotto i piedi.
Perciò fu atterrita e sentì crollarsi il mondo addosso la mattina in cui
ricevette una lettera di lui -- imprudente!... -- che le chiedeva di
poterla vedere da vicino, di parlarle; lettera breve, quasi imperiosa
col suo carezzante tono di preghiera.
-- Imprudente!...
Per fortuna, in quel momento neppure la persona di servizio era in casa.
E alla vecchia mendicante, che attendeva la carità e la risposta,
restituì la lettera con sotto poche parole tracciate in fretta in
fretta: Impossibile! Se mi amate, non mi scrivete più!
Le disse anche a quella donna, mettendole in mano un pugno di monete:
-- Non venite più, buona donna. Se mio marito vi vedesse!...
E lo ripetè a lui dalla finestra, coi gesti, supplicandolo trambasciata,
più e più volte di seguito, mentre lui insisteva con gesti, inviandole
baci.
-- E insiste!... E non sa persuadersi!...
-- Vuoi dunque che venga io? -- le aveva fatto intendere con gesti più
disperati.
-- Ah! N'è capace. Bisogna impedirglielo, a ogni costo! -- esclamò lei
ritraendosi.
La forza del terrore le offuscò il cervello, quasi non fosse peggio
ancora quel ch'ella stava per fare. Non riusciva a infilarsi le maniche
della lunga giacca nera, nè a infilarsi i guanti.
-- Torno sùbito -- disse alla serva che la guardava meravigliata. -- Non
dire alla bimba che vado fuori.
Aveva negli occhi il bacio di ringraziamento scoccatole da colui al
cenno che gli rispose: -- Aspettatemi, vengo io. -- E scendendo le scale,
ripeteva mentalmente:
No, no!... Mai!... Mai!
Ma appena colui la ricevette su l'uscio, prendendola per una mano,
sorridente, da persona abituata a simili avventure; e appena si vide in
quell'elegante appartamentino da le imposte socchiuse in penombra
tentatrice.... gli cadde tra le braccia, senza dir motto, quasi vi fosse
andata apposta e per nient'altro.
*
* *
Da qualche mese il marito la osservava, chiuso nel suo silenzio
d'isterico, turbato da quel raggiare d'una seconda giovinezza in sua
moglie, e che le appariva dal colorito del viso ridiventato più fresco,
da quel fosforeggiare di lampi mal rattenuti negli occhi....
-- Doveva credere a un inatteso mutamento? Il tempo, l'abitudine potevano
produrre anche quel miracolo. Perchè no?
Invece, ora ritrovava in lei la stessa resistenza che nei primi giorni
del loro matrimonio, quando la giovinezza e la novità del legame
potevano in qualche modo scusarla; invece scopriva in lei rapidi
movimenti d'impazienza, d'alterigia, quasi di ribellione.
E lo ferirono, peggio d'una pugnalata, le parole che la bimba disse una
sera alla mamma:
-- Mamma, perchè non canti come questa mattina?
Egli non fece un gesto, nè battè palpebra; ma vide l'occhiataccia
lanciata dalla mamma a la bambina.
-- Ah! Dunque cantava?... Dunque cantava?
Tutta la nottata non ruminò altro. E il giorno dopo, mentre i testimoni
facevano le loro deposizioni, mentre gli Avvocati declamavano dinanzi ai
Giurati dando colpi di pugno sui tavolini, egli tendeva l'orecchio, col
capo rovesciato sulla spalliera della sedia a braccioli, gli occhi
chiusi, terribilmente pallido nella toga nera; tendeva l'orecchio per
afferrare da lontano una nota di quell'insolito cantare di sua moglie
nell'assenza di lui:
-- Perchè cantava, ella che non aveva cantato mai?...
E, in casa, gli occhi grigi gli si scurivano, perduti dietro questa
ricerca, quasi avesse voluto trovarne la traccia su pei vecchi mobili, e
nell'aria di quelle stanze, che doveano certamente saperne qualcosa.
Carmelina non gli badava, ingannata dall'apparenza, con la cieca
temerità di chi non sa valutare il pericolo e con la fierezza di chi è
deliberato, in ogni caso, a sfidarlo. Non voleva riflettere, non voleva
ragionare. Il terrore dei primi giorni, quando le pareva che avrebbe
visto sprofondarsi il pavimento sotto i piedi se la serva,
inavvertitamente, avesse accennato al padrone che la signora era stata
fuori; lo sbalordimento di quant'era accaduto quella mattina, senza che
la sua volontà vi avesse concorso -- anzi!... anzi!... -- tutto era stato
trascinato via dalla piena irrompente della passione, che diveniva più
minacciosa di giorno in giorno.
Appena un mese dopo, ella rimproverava il suo amante:
-- Come? Ora hai paura tu? E mi chiami imprudente?...
-- Penso a le conseguenze; uno scandalo, forse un processo!...
Ella alzava le spalle, irritata che colui riflettesse troppo, mentre
ella avrebbe affrontata anche la morte per venire a trovarlo un momento,
per dargli un solo bacio. Invece sentiva domandarsi:
-- E.... lui, lui non sospetta ancora nulla?
-- No.
Un giorno, rimettendosi in furia il cappellino, ella gli disse:
-- Che vita!... Vedersi soltanto, per pochi minuti!... Se venissi a stare
con te, nascosta in quella stanza in fondo dove nessuno potrebbe
vedermi?
-- E tua figlia?... -- aveva risposto l'amante, fissandola per osservare
l'effetto delle sue parole.
-- Mia figlia?... È figlia di lui!... Ne avrò un'altra.... tua, sai?
E gli buttò le braccia al collo, senz'accorgersi che l'amante era
diventato freddo freddo, e aveva aggrottate le sopracciglia,
impensierito.
Però il sospetto di qualcosa di tristo, di indegno cominciò a turbarla,
dopo che i pretesti per evitare le sue visite divennero più frequenti.
Ai rimproveri, egli rispondeva sorridendo con tranquillità d'uomo sazio
e annoiato, negando fiaccamente, in maniera da far capire che negava per
pura cortesia di persona bene educata....
Un giorno, sul tardi, pochi momenti prima che suo marito rientrasse in
casa, ricomparve la vecchia mendicante, con un'altra lettera e per la
carità. Anche quella volta la fortuna l'aveva aiutata. Sentendo
picchiare all'uscio era andata ad aprire lei.
Quella lettera non potuta leggere, cacciata in fondo a la tasca del
vestito col cuore abbuiato da terribili presentimenti, era stata una
lunga tortura durante il pranzo, per tutta la serata, mentr'ella
ricamava e suo marito leggeva un giornale, e la bimba, mezza stesa
bocconi sul tavolino, coi capelli scuri che le cascavano dietro gli
orecchi, ritagliava un vecchio figurino di mode sotto il lume,
accompagnando al movimento delle forbici uguale movimento di labbra.
Aveva indugiato fino alla mattina del giorno dopo -- fino a che suo
marito non andò fuori di casa -- masticando il tossico dell'incertezza,
tastando di tanto in tanto la busta in fondo alla tasca, quasi avesse
potuto, palpando, indovinarne il contenuto. Poi aveva letto
febbrilmente, abbracciando con l'occhio due, tre righe in una volta....
e s'era sentita lanciare nel vuoto da immensurabile altezza, giù, giù,
giù, in quell'abisso che la lettera le spalancava sotto, abisso senza
luce, che se la inghiottiva vivente!
*
* *
Colui aveva detto alla vecchia serva:
-- Se venisse quella signora.... starò fuori di casa fino a notte. Se
volesse aspettare, metti alla finestra il solito segnale, finchè non
sarà andata via.
E la vecchia aveva messo il segnale.
La povera signora aspettava da più di due ore, ostinandosi, quantunque
la vecchia s'affacciasse di tratto in tratto sull'uscio per ripeterle:
-- Non tornerà prima di notte; mi ha detto così.
-- Sì, sì; aspetterò. Chi sa? Potrebbe tornare anche prima.
E ricadeva abbandonata, nell'angolo di canapè dove s'era buttata
arrivando.
Si sentiva precipitare tuttavia giù, giù, giù, in fondo all'abisso senza
luce; e non aveva altra sensazione. Quella vertigine della testa, del
cuore, di tutta la persona, le impediva di pensare, d'accorgersi degli
oggetti circostanti, di formarsi un'idea netta del tempo che passava, e
dell'enorme pazzia ch'ella commetteva restando là. A intervalli, la
nebbia fosca della sua mente veniva solcata da un chiarore; un quadretto
dalla cornice dorata, un oggetto di porcellana con una punta di luce
viva, un'impugnatura di fioretto appariva su la parete in un canto del
salottino, e le spariva sotto gli occhi appena ella tentava fissarli.
Soltanto allorchè sentì domandarsi: -- Vuole che accenda il lume? --
soltanto allora si riscosse, atterrita:
-- Ditegli che ho aspettato finora e che.... non tornerò più!...
Soffocava.
E andò via, ritta su la persona, come fantasma, mentre la vecchia le
faceva lume. Così montò le scale di casa; e così, come fantasma, senza
esitare, passò davanti al marito che le aperse e non ebbe la forza di
dirle nulla, e richiuse lentamente l'uscio, dietro il quale era stato ad
attenderla da parecchie ore, bevendo le lacrime che gli irrigavano il
viso sconvolto, in agguato per scannarla, com'era suo diritto, come si
meritava questa sgualdrina, ora ch'egli sapeva tutto!...
-- Oggi la signora ritarda....
Rientrando, gli era parso d'aver capito male. Il suo istinto geloso si
era sùbito svegliato:
-- Oggi?...
-- Credevo che il signorino sapesse.... -- disse la serva, spaventata dal
tono di quella domanda.
-- So, so: le altre volte però è tornata sempre più presto....
-- Sempre.
-- Tutti i giorni?...
-- Nossignore; una, due volte la settimana.
-- E.... da quando?...
-- Ma, se il signorino lo sa....
-- Rispondi! Da quando?
-- Da quattro mesi, forse.... Non ricordo bene.... Oh, vergine santa!
-- Da quattro mesi!... Da quattro mesi! Una, due volte la settimana!...
Ogni esclamazione, era lampo di vivissima luce, che gli rischiarava il
cervello; era scoppio di fiamme avvolgentisi al corpo, che intanto
sudava diaccio....
-- Da quattro mesi!... Due, tre volte la settimana!...
E i minuti passavano, e i quarti d'ora passavano, via via sul quadrante
dell'orologio a pendolo dov'egli teneva fissi gli occhi; e le ore
squillavano pel salotto lentamente nell'attesa mortale, quasi
annunziassero un'immensa catastrofe!
-- Meglio per lei, se il mondo finisse prima di rimettere il piede in
casa, in questa casa insozzata dalla sua infame persona!... Ecco perchè
rifioriva!... Ecco perchè cantava!... E la gelosia non mi ha servito a
niente!... Neppure ad arrestarla sul punto di.... A niente!
E i minuti passavano, eterni come quarti d'ora! E passavano, via via,
gli interminabili quarti d'ora, che sembravano secoli!
La serva aveva sentito suonare con violenza....
-- Prendi il tuo fagotto ed esci da questa casa, sùbito, sùbito,
ruffiana!
-- Vergine santa! Che dite mai, signorino!
-- Esci, esci, ruffiana!
*
* *
Carmelina lo guardò, ebete; e sbarazzatasi convulsamente del mantello e
del cappellino, si rovesciò su la poltrona. Gli orecchi le rintronavano
d'un sinistro rumore di case crollanti.
-- Dove sei stata? Dove sei stata?...
Alla stretta di quelle mani più fredde e più forti dell'acciaio e che le
stritolavano i polsi, ella cacciò un grido:
-- Ammazzatemi!... Avete ragione!... Ammazzatemi!
E fissava con avida angoscia qualcosa che gli aveva visto luccicare fra
lo sparato del panciotto. Le tardava di morire. Perchè doveva più
vivere?
Ma colui stringeva la fronte disperatamente; ma colui le si rotolava ai
piedi, mugolando il nome di lei. E quand'ella credette alfine che le si
slanciava addosso per ucciderla, si sentì brancicare, amorosamente, su i
capelli, su la faccia, per tutta la persona; e si sentì furiosamente
baciare e ribaciare, fra singhiozzi e lacrime irrompenti, quasi egli
avesse voluto riprendere quel che gli era stato rubato: la sua vita, il
suo sole, la sua donna adorata!
-- Come hai potuto, infame?... Come hai potuto?...
-- Non lo so.... Non lo so....
Alle incalzanti domande ripeteva sempre:
-- Non lo so....
Ma pensava a quello sguardo diaccio diaccio, di persona malefica,
incontrato per le scale della sua casa, a Catanzaro.
A un tratto, Lupi si rizzò in piedi e chiamò:
-- Lisa! Lisa!
La bimba accorse, si lanciò verso la mamma che la strinse tutta tra le
sue braccia.
L'altro gliela strappò dal petto con un ruggito e disse:
-- Guarda!
In quel punto l'istinto della vita scattò nel cuore dell'adultera, quasi
con voce che gridava dalle viscere sussultanti, e vedendo il marito che
trascinava la bambina dicendo con voce cavernosa, da folle: -- Guarda!
Dovrai ricordartene; guarda! -- gli si lanciò incontro, tendendo le
braccia supplicanti:
-- Per quest'innocente che ho nel seno!
Lisa vide luccicare una lama, e poi sua madre rispondere, stravolgendo
gli occhi fino al bianco....
-- Mamma! Mamma! -- gridò, senza comprendere niente in quel momento.
CI SIAMO?
VII.
Era un uomo spassoso, specialmente dopo desinare. Non già che bevesse
troppo; ma quel po' di vino che a un altro avrebbe appena appena
confortato lo stomaco, a lui produceva una piacevolissima esaltazione,
gli scioglieva lo scilinguagnolo. E allora il suo caratteristico e
strano ritornello: Ci siamo? dava un sapore così piccante alle cose
ch'egli diceva, che l'ora del chilo, tra un sigaro e l'altro, volava via
quasi inavvertita.
Gilletti soleva dire:
-- Martelli è un gran digestivo!
E spiegava, scientificamente, secondo lui:
-- Le risate ch'egli provoca agiscono in modo meccanico con le continue
scosse dello stomaco: diventano una specie di massaggio, che agevola
l'opera di tutto l'apparecchio della digestione. Il giorno che Martelli
ci mancasse, noi dovremmo ricorrere al Tot, al Fernet dei fratelli
Branca, all'Amaro siciliano, al Ferro-China Bisleri, agli altri intrugli
pretesi digestivi, che digerirebbero soltanto i nostri quattrini, e
sarebbe un vero guaio. I nostri stomachi si sono ormai abituati a quella
provocazione. Ecco: oggi che Martelli ritarda e mi fa temere un'assenza,
io comincio a sentire un po' d'imbarazzo stomacale....
Eravamo otto pensionanti nella trattoria di _Pappataci_ e occupavamo una
stanza riservata: quattro scapoli, tre ammogliati, uno vedovo, io; tutti
impiegati. Due degli ammogliati avevano lasciato le famiglie in
provincia, per economia, dicevano; e noi non avevamo nessuna ragione di
dubitarne; il terzo, Martelli, era diviso dalla moglie per
incompatibilità di carattere, abile modo di esprimere velatamente la sua
disgrazia.
Infatti, perchè una moglie scappi via dalla casa maritale e vada a
convivere con... un altro, significa che dev'esserci qualche
incompatibilità, almeno per parte di lei.
Martelli aveva preso la cosa in santa pace, dicendo:
-- Il male non l'ha fatto a me, ci siamo? ma a se stessa. Ormai io
conoscevo tutti i difetti della bestia e la compativo; e siccome so, che
è affatto incapace di correggersi, si farà sùbito prendere in uggia, e
sarà ridotta in mezzo a una strada. Ci siamo? Il mio uscio le è chiuso
sempre; la chiave l'ho in tasca e il portinaio è avvertito: in caso di
un tentativo di scasso... per opera di madama, correre ad avvertire i
carabinieri della caserma vicina. Mi sento smaritato meglio che col
divorzio, che non c'è. Ah! Ne ho viste in nove anni, da che eravamo
sposati! Ma io sono buono, prudente; ho sopportato il sopportabile e il
non sopportabile.... Dillo tu, Gilletti. Mi hai sentito, qualche volta,
lamentare in ufficio delle cattive maniere di mia moglie? Mai! Mai!
Dicono di Giobbe! Ma costui, ci siamo? Doveva essere un poco di buono se
il Signore gli buttò addosso tanti malanni. Infatti ebbe la
sfrontataggine fin di rivoltarsi, di mettersi a tu per tu con
Domeneddio... E intanto lo portano come esempio di pazienza! Ci siamo?
Il vero Giobbe sono stato io, nove fitti anni, senza un solo giorno di
riposo! Vi meravigliate di vedermi qui tra voi, per consiglio di
Gilletti? Che dovevo fare? Uno sterminio, e andarmene in galera pei
begli occhi di lei?
-- Bisognerebbe sentire tua moglie in contradittorio per sapere la verità
vera -- feci io quel giorno, che era tornato in ballo il discorso... di
madama.
-- Tu sei vedovo -- mi rispose -- e puoi dar ad intendere di rimpiangere la
bon'anima. Io ti credo, perchè la tua signora era eccellente persona,
giovane, bella, caritatevole, l'idolo del vicinato. Lo so perchè, due
anni, siamo stati ad abitare nella stessa via e non molto distanti.
Questo però non vuol dire. Io per esempio... ci siamo? Se mia moglie non
avesse fatto quel che ha fatto, e Gesù Cristo se la fosse portata in
Paradiso, non finirei di cantarne gli elogi in ogni occasione; anche per
dispetto, se è vero che i morti vedono e sentono quel che fanno e dicono
i vivi. Sarebbe un'atroce canzonatura, da far crepare di rabbia anche
una morta, stizzosa come lei. In contradittorio, tu dici? Ma son sicuro
che le dareste ragione, non fosse per altro, per farla star zitta.
Figuratevi che una volta, dopo aver leticato un paio di giorni -- anche
la notte! -- per certa stoffa di una veste ch'ella diceva indispensabile,
ma che il mio povero bilancio mi faceva giudicare... ci siamo? se non
superflua, inopportuna, vedendomi scappare via disperatamente di casa mi
urlò dietro: -- Ti sbarazzerò di questa sciupona, ti sbarazzerò! Non
dubitare! Sarai contento! -- E venne a urlarmelo dal pianerottolo, mentre
scendevo le scale.