Sua madre era morta. Suo padre.... Un giorno (non poteva dimenticarlo,

aveva appena sette anni) un'amica della mamma che la conduceva a spasso,

le aveva additato un signore alto, bruno, bell'uomo, che entrava in un

caffè. -- Va', digli: Babbo, dammi un bacio! -- Ed era entrata in quel

caffè e s'era accostata a quell'uomo veduto allora per la prima volta e

gli aveva detto, tremando: -- Babbo, dammi un bacio! -- Quel signore,

baciatala, accarezzatala e compratele delle chicche, le aveva detto: --

Va' va' -- E non lo aveva più riveduto. E non ne aveva più saputo

notizia!...

-- Ma perchè le racconto queste malinconie? Addio, addio.... Scappo.

-- Senza pagar nulla?

Renato se la fece sedere sui ginocchi, vincendone la riluttanza:

-- Voglio il mio obolo, il mio solito bacio....

-- Mi lasci andare!

E quando la Luigia non fu più lì, egli rimase pensoso, sotto

un'impressione che non sapeva spiegarsi, affatto nuova per lui.

Era strano. Quel corpicino magro non lo turbava più. La viva sensazione

di quei baci era già diventata qualcosa di puro, di spirituale. Gli

pareva quasi impossibile. E come lo metteva di buon umore ogni visita

della bella bruttina! Sotto quell'apparente allegria, però, chi sa

quanti e quali dolori!

*

* *

Infatti, in certi giorni, lo sforzo della poverina era troppo evidente.

Quegli occhi avevano pianto; quel pallore, che il suo solito sorriso non

riusciva a velare, raccontava miserie, ch'ella nascondeva pudicamente e

alteramente in fondo al cuore.

Renato la prendeva tra le braccia, con aria di scherzo:

-- Via, confessati all'amico, al camerata. Se ti occorresse, per caso,

qualche sommetta.

-- No, no, grazie; in verità, non mi occorre niente. Com'è buono!

Intenerita, gli stringeva tutte e due le mani, ripetendo: -- No, no

grazie! -- con voce turbata. -- Se mai, ecco, le prometto che ricorrerò a

lei, piuttosto che ad altra persona. Ma spero che non avvenga. Ci

mancherebbe solo questo! Pur troppo, io abuso della sua gentilezza, da

vera sfacciata.... No, no, grazie! Grazie!

Renato non insistette per delicatezza. E da quel giorno in poi, la

invitò a pranzo più frequentemente.

Luigia, però, aveva capito sùbito; e due o tre volte aveva rifiutato,

col pretesto di un precedente invito di un'amica.

Ma egli, rimasto a spiarla, l'aveva vista rimanere in casa fino a sera

tardi; e il lume s'era spento presto dietro i cristalli della cameretta

al secondo piano. E quella sera Renato non aveva avuto voglia di

desinare neppur lui, pensando alla poverina che forse era andata a letto

senza aver messo niente dentro lo stomaco.

*

* *

Si trovavano quasi tutte le sere, alle otto precise, all'angolo di via

Larga, come due amanti. Ella gli andava incontro sorridente, infilandosi

un guanto, frettolosa:

-- L'ho fatto aspettar troppo?

E, a braccetto, passeggiavano per le vie fuori mano, lentamente,

fermandosi davanti le vetrine. Ella gli raccontava le sue occupazioni

della giornata; Renato la interrogava intorno al passato, in modo però

da non sembrare indiscreto....

-- Oh, non posso più avere segreti per lei! -- ella rispondeva.

Quella sera erano andati a rannicchiarsi in un angolo del caffè Gnocchi,

presso il teatro Dal Verme, caffè mezzo deserto. E Luigia aveva parlato,

per ore, squisitamente, con abilità di narratrice che lo stupiva,

facendogli sfilare sotto gli occhi i ricordi della lieta fanciullezza e

della triste gioventù, passata fra i riflessi verdastri della Laguna,

quando sua madre viveva ancora....

-- Bella mia madre! Non le somiglio affatto.

E avea continuato, appoggiando l'espressiva testina bruna sul rosso

della spalliera di velluto, accostandosi a Renato con più intimità,

quando venne il momento di parlare di.... quell'altro.

-- Fuggita con lui dalla casa della zia, andammo a Padova, poi a

Milano.... Sin dai primi mesi, egli fu costretto a lasciarmi sola, per

via degli affari. Prima mi scriveva spesso; poi, a lunghi intervalli;

poi, non mi scriveva più. Arrivava e partiva all'improvviso, facendomi

anche soffrire.... Mi bastava così poco, che anche di quel nulla sarei

vissuta contenta. Una sera, in un ballo, apersi gli occhi! C'era

un'altra di mezzo.... Il sangue mi diè un tuffo. Mi sentii impazzire, e

le allungai uno schiaffo, in mezzo al ballo, all'improvviso. Fui

eccessiva, sì. Ma, dopo, non mi umiliai? Non gli chiesi perdono? Gli

volevo bene a quell'uomo.... Gli volevo bene davvero!

Eran tornati a casa silenziosi, affrettando il passo.

-- Forse ho fatto male, raccontandole la mia brutta storia.

-- Anzi, te ne sono gratissimo, proprio!

-- Non lo dice per cortesia?

E per la prima volta, nel separarsi, gli tese le labbra col più strano

dei sorrisi di quel suo stranissimo viso di bella bruttina. Quel viso

pareva livido sotto il pallore.

*

* *

Una mattina Renato le annunziò:

-- Vado via, per qualche tempo.

Luigia era rimasta senza parola, interrogandolo con incredulo

sguardo....

-- Dice per chiasso?

-- Oh, dispiace anche a me, tanto! Ma ti scriverò spesso. Puoi esser

sicura che, vicino o lontano, sarò sempre amico affezionato e sincero.

-- Quando? -- ella domandò dopo un momento di silenzio.

-- Fra una settimana.

-- Ah!

I suoi occhioni neri s'erano dilatati dall'allegrezza:

-- Avevo creduto che partisse sùbito. Fra una settimana? Passerà presto

anch'essa, pur troppo!...

*

* *

Renato, in quei pochi giorni, se la vide venire in casa più

frequentemente, meno allegra, sì, ma con cordialità più aperta.

Restava a lungo sdraiata sul canapè o su una poltrona, con la faccia

appoggiata a una mano, un piedino accavalciato sull'altro, e gli occhi

ombrati dalle ciocche arruffate su la larga e bella fronte, fissi su

lui.

E se Renato andava a sedersele accanto e le prendeva una mano e le

passava il braccio attorno alla vita, ella tentava di svincolarsi, ma

fiaccamente, e finiva col lasciarsi baciare senza resistenza.

Prendo anticipazioni per tutto il tempo che rimarrò lontano -- egli

diceva.

-- Non dubiti: le manderò, ogni volta, mille baci per lettera.

-- Ne preferisco dieci ora.

Nelle solite passeggiate serali, Luigia gli si attaccava al braccio con

abbandono:

-- Non so affatto persuadermi che domani l'altro non ci troveremo più

insieme.... Si rammenterà di me?... Ho qualcosa qui, nel cuore, e non

riesco a metterlo fuori; un peso, una specie di rimorso. Mentre lei è

stato così buono, così affettuoso, così sinceramente amico, con me, io

invece mi son mostrata quasi ingrata, cattiva. Almeno debbo esserle

sembrata tale. È vero?

-- Perchè dici così? Hai torto.

Allora, nei punti più deserti delle vie, ella si fermava, guardandosi

attorno, e gli saltava al collo, stringendolo al seno forte forte:

-- E dire, che, forse, non ci rivedremo più!... È il mio maggior

tormento!

*

* *

Appena Renato comprese che cosa significava quella trasformazione di

Luigia, sentì una commozione mista di pietà, che lo fece impallidire.

Ah! La povera creatura voleva sdebitarsi a quel modo. No; lui, invece,

lui le doveva gratitudine per tante sensazioni blande, per tanti

sentimenti miti, per tante ore deliziose, che gli avevano fatto riposare

il corpo e lo spirito con ristoro completo. No, povera creatura! Così

era stato troppo delizioso, troppo bello! Perchè guastarlo?

E la guardava intenerito, mentre camminavano senza scambiare una parola,

tornando da Gorla con quel plenilunio di Giugno, ridente su la vasta

campagna addormentata.

Era l'ultima sera che Renato restava in Milano. Perciò ella aveva voluto

accompagnarlo su, rassegnata al proprio sacrifizio.

Nel togliersi il cappellino tremava. Poi si era seduta sul canapè,

passandosi nervosamente le mani su la faccia.

-- Ci rivedremo un'altra volta?

-- Perchè no? Fra quattro mesi.

-- Oh, in quattro mesi chi sa quante cose accadranno! Potrò anche morire.

Si erano presi per mano, ma non si davano neppure un bacio, sorridendosi

tristemente, con lunghi intervalli di silenzio.

-- Che ore sono? -- ella domandò.

-- Le dodici e mezzo.

-- Come si è fatto tardi!

Renato restava tuttavia seduto accanto a lei.

-- Perchè non si leva il soprabito?

-- Voglio accompagnarti fino al portone di casa.

Luigia stette un momento a fissarlo, sbarrando gli occhi, credendo di

aver capito male, grosse lacrime le tremolavano irresolute su gli orli

delle palpebre.

-- È..... per vendicarsi di me?

-- No, no, cara! -- disse Renato. -- Tutt'altro! -- Tutt'altro!

Infatti era tutt'altro.

L'accompagnò fino al portone.

Soffriva, fisicamente, di quella rinuncia, ma nello stesso tempo era

lieto del senso di squisita sensibilità e di elevatezza che gli faceva

battere il cuore. Nel silenzio della via, Luigia intanto piangeva e

sorrideva, mentre il petto le si allargava in un gran respiro di

sollievo.

Egli le diè gli ultimi baci più caldi, più lunghi, più intensi che mai,

per farle capire che le era gratissimo dell'offerta di sè così

delicatamente fatta, e che gli sarebbe parso di commettere

un'imperdonabile viltà, dopo tutto quel che sapeva di lei, se ne avesse

approfittato per la sodisfazione di un basso capriccio.

MARITO GIUSTIZIERE.

V.

-- Mettetevi nei miei panni! -- esclamò Bozzani.

I tre amici, che vuotavano con lui spumanti bicchieri di birra in

quell'angolo appartato del Caffè Nuovo, scoppiarono in una sonora

risata. Erano tutti e tre grassi, con pance sporgenti, con facce piene,

rotonde, da frati gaudenti; e lui, invece, era così magro, così esile

che fin l'abito grigio, stretto, assestato, sempre abbottonato com'egli

usava di portarlo, in certi momenti non sembrava lavorato su misura, ma

comprato bell'è fatto in un negozio qualunque.

Bozzani, dopo un istante di sbalordimento per la inattesa risata,

riprese:

-- È un modo di dire; ma già voialtri non potete mettervi nei miei panni

neanche moralmente. Pure vorrei sapere che avreste fatto nel caso mio,

se non foste tutti e tre scapoli impenitenti. Ah! Ma non resta scapolo

chi vuole. E noi ci crediamo stupidamente liberi di fare o di non fare,

anche quando le circostanze ci impongono la loro violenta necessità, e

ci fanno oprare tutt'all'opposto di quel che avremmo voluto. L'essere

scapoli non garantisce. Voialtri, tutti e tre, avete tre amanti. È

peggio di avere tre mogli. L'uomo è così sciocco da pretendere

dall'amante l'assoluta fedeltà, che si crede in diritto di imporre alla

moglie. Le conseguenze sono le stesse. Tu, Roggetti, hai fatto un

duello, ti sei buscato una sciabolata al viso, che tenti inutilmente di

dissimulare con la barba; proprio come ti saresti comportato se si fosse

trattato del tuo onore coniugale. Tu, Bossi, meni una vita da cane con

le finte gelosie di quella maliziosa cretina -- scusa, è la verità -- per

la quale spendi tanti quattrini quanti basterebbero a mantenere non una

ma parecchie mogli. Tu, Nelli, sei costretto a mutar di amante ogni tre

mesi, per disperazione, come muti di vestiti ogni settimana.... Siete,

forse, più tranquilli, non dico più felici, di me? Oh, sì! Tra le vostre

amanti e voi non ci sono di mezzo il sindaco, il parroco. Che è per

questo? Il vostro stupido amor proprio vi lega più che non faccia il

nodo civile e religioso. Esagero? Sia. Ma sono stato scapolo anche io;

ho avuto delle amanti anch'io; parlo per esperienza. Lasciamo andare;

veniamo al caso mio. Che avrei dovuto fare? Credevo di aver preso tutte

le precauzioni possibili. Nata di buona famiglia, educata in un istituto

di monache; di carattere mite, sembrava; non bella da dar nell'occhio,

da tentare, ma nello stesso tempo non brutta da riuscire poco

interessante pel marito. Mi era parso di aver risolto un gran problema

sposandola. Infatti a nessuno di voi è passato pel capo di rendermi il

servizio che i più intimi si affrettano a regalare a un marito. Non vi

ringrazio di questo. Probabilmente non vi è parso che mia moglie valesse

la pena di intaccare un'amicizia d'infanzia non turbata mai dal più

piccolo malinteso. Non so se, dopo quel che è accaduto, vi siate già

pentiti di non aver approfittato dell'occasione avuta sotto mano. No?

Tanto meglio. Ma veniamo all'importante.

Dopo due anni di matrimonio, e quando i miei affari andavano benissimo

ed io ero nell'ansiosa aspettativa di un erede, che non si decideva a

venire, ecco, comincio ad accorgermi di qualche mutamento di mia moglie.

Un altro non si sarebbe messo in sospetto; anzi! Ma io non ero stato...

noi due non eravamo stati innamorati nel preciso senso di questa parola.

Nessun calcolo dall'una parte e dall'altra; ci eravamo piaciuti, sì,

discretamente; niente smanie, però nessuna esaltazione; un affetto

sincero, placido tra due persone per bene. A poco a poco, mia moglie

diveniva, come dire? innamorata di me. -- Diamine! Diamine! -- pensavo. --

Questo è contrario a tutte le leggi psicologiche che regolano il

matrimonio. Non senza profonde ragioni è stato formulato l'assioma: Il

matrimonio è la tomba dell'amore!

-- Senti, caro Bozzani, -- lo interruppe Roggetti, ed era buffo con quei

mustacchi impiastricciati di spuma di birra. -- Tu hai la cattiva

abitudine di riflettere, di filosofare a proposito e a sproposito di

tutto. Non vuoi persuaderti che niente è più irragionevole della vita: e

così te la rendi assai peggiore di quella che è.

-- Ora il filosofo lo fai tu, o almeno credi di farlo, -- riprese Bozzani.

-- La vita è anzi ragionevolissima, se non lo sai. Tanto è vero, che va

per conto suo, senza il nostro permesso, da conseguenza in conseguenza,

con un ragionamento così filato da travolgerci nostro malgrado. Ma io

voglio esporvi fatti, voglio spiegarvi perchè ho agito non come forse

avreste agito voialtri e come agiscono tanti, cioè, con la più cieca

irriflessione. Lasciatemi continuare. Sono in un buon momento di

loquacità, di sincerità; non mi accade spesso. Dunque: Diamine! Diamine!

-- pensai. -- Il fenomeno è strano. Ma tutto può darsi; il mondo è pieno

di eccezioni! Mi faceva impressione però che quella eccezione, sebbene

dovesse lusingare il mio amor proprio, venisse a capitare giusto a me.

Come comportarmi? Mi atterriva l'idea che, assieme con l'amore,

arrivasse subito la gelosia, il peggior guaio che possa colpire un

marito.

Niente gelosia! Dolcezze, attenzioni delicate, premure squisitamente

affettuose: -- Non tardare per la colazione!... Copriti bene all'uscita

dal club!... Divertiti anche per me al Caffè-concerto!... Io? Sta

tranquillo; non m'annoio in casa; ho tanto da fare! -- Non mi pareva

vero. Avevo però un presentimento; non so come esprimermi. Perchè, da

mite, da un po' lenta nei movimenti, da parlatrice piana, dimessa, ella

diveniva, di giorno in giorno, ardita, agile nelle mosse, vibrante nella

parola, con negli occhi, nell'espressione del viso, qualcosa che prima

non c'era e la rendeva quasi bella? Non osavo d'immaginare che quel

miracolo lo producessi io. In questo caso avrei dovuto produrlo prima,

durante i sei mesi di fidanzamento o, almeno, durante il primo anno di

matrimonio, se è vero che il nuovo stato apporta grandi mutamenti nel

fisico e nel morale di una signorina.

Fantasticavo, volevo indovinare, invece di chiedere qualche spiegazione.

Il caso.... Noi diciamo: «il caso», perchè non sappiamo per quale

concatenazione di piccoli, di quasi impercettibili fatti avviene

l'imprevisto, l'imprevedibile che ci scombussola, ci fa cascare dalle

nuvole e ci spinge a commettere una pazzia, un delitto... o una

madornale sciocchezza. Esitai una settimana nell'alternativa tra il

delitto e la sciocchezza. Ebbi però la forza di non tradirmi; e credo

che quella settimana fu per me un vero stato di pazzia. Nessuno sa

simulare o dissimulare meglio dei pazzi.

Avevo in mano una lettera che non mi permetteva più di dubitare della

mia disgrazia. Sapevo non solamente che mia moglie mi tradiva, ma anche

con chi mi tradiva. E il cambio, veramente, non faceva onore al suo

gusto: qui stava il peggio.

-- Vuol dire che tu eri superiore al suo.... come si dice.... ideale.

Bossi aveva l'intercalare di quel: come si dice.

-- Ciò non consola, fa rabbia piuttosto -- continuò Bozzani. -- Mi

turbinavano in mente i più feroci propositi di vendetta. Li esaminavo,

li studiavo, uno per uno. -- Ammazzarli! A colpi di rivoltella, come due

cani! Non li avrei pagati un centesimo! -- Ma fu appunto questo che mi

distolse dal farlo. Proprio in quei giorni era stato discusso alle

Assise il caso di un marito, che aveva fatto strage della moglie e

dell'amante sorpresi in casa col solito tranello di un viaggio

improvviso. Era stato arrestato e, dopo sei mesi di prigionia, veniva

assolto. Prima; tutti ignoravano la sua sventura; ora i giornali ne

erano pieni. Ecco il bel guadagno! Gli uccisi, se nell'altro mondo ci si

ricorda di questo, dovevano ridere di lui!

Quell'assoluzione mi faceva rabbia. Come? Abbiamo abolito la pena di

morte in una parte del Codice e la manteniamo vigliaccamente, a poche

pagine di distanza, in un'altra? Ma sì, ma sì! Questo significa

l'assoluzione dei mariti uccisori; si concede ad essi un diritto, che è

stato tolto alla Giustizia. Hanno forse paura i signori Giurati, che un

giorno capiti anche a loro quel che è capitato a colui che siede nella

gabbia, là di faccia e pensano: -- Siamo indulgenti: assolviamo, come

vorremmo essere assolti trovandoci nello stesso caso di questo

disgraziato? -- C'è da supporlo, dopo certe inesplicabili assoluzioni. La

provocazione? Va bene! La passione? Va benissimo! Il parziale difetto di

mente? I periti, con rispetto della Scienza, ne inventano di ogni sorta.

Ma io, signori Giurati, vi confesso che ho calcolato ed eseguito

freddamente il mio delitto; ho squartato, ho salato, come carne di

maiale, il corpo di mia moglie; l'ho conservato in casa, sotto il letto

matrimoniale, una settimana, e vi ho dormito sopra placidamente, quasi

non si fosse trattato di nulla!... -- E i signori Giurati rispondono: --

Abbiamo inteso! Abbiamo inteso: che cosa pretendete? Una bella condanna

a vita? Eh, via! Siete un presuntuoso, un vanitoso! Noi vi mandiamo

libero, assolto, a riprendere, se vi piace, il vostro mestiere di

sgozzatore di mogli. Ci pensino le mogli a riguardarsi, se mai!

Così è impossibile di ottenere la sodisfazione di una magnifica

condanna, che ci dia coscienza del fiero gesto fatto ammazzando moglie

ed amante, o il solo amante, o la sola moglie, secondo le circostanze.

Vale proprio la pena di mettersi nel cimento di buscarsi un colpo di

rivoltella da un amante, giacchè non tutti questi signori sono disposti

a lasciarsi ammazzare dai mariti? Vale proprio la pena di aver preteso

di compire un'alta funzione di vendetta, se dobbiamo poi sentirci dire:

-- Andate via! Vi siete dunque immaginato di aver fatto una gran cosa?

-- Ma che modo di ragionare è questo? -- lo interruppe Nelli. -- Viene un

imbecille qualunque, mi seduce la moglie, mi rende ridicolo davanti alla

gente, disonora il mio nome intemerato; e, se mi faccio giustizia, con

le mie mani, dovrò esser condannato alla galera per giunta? Oprano bene

i Giurati. La colpa è del Codice che punisce gli adulteri con tre,

quattro mesi di prigione soltanto. È ridicolo!

-- Lo dico anch'io -- rispose Bozzani. -- Ma per me è più ridicolo e

umiliante l'assoluzione del marito uccisore. Bisogna esser cretini per

non capirlo.

-- E per ciò tu....

-- Io, caro Nelli, mi son vendicato più terribilmente; nessuno di voi

immagina come.

Nelli, Bossi, Roggetti si guardarono in viso stupiti.

-- Capisco -- disse Bozzani -- che la cosa vi sembrerà strana. Non avete

più notato nessun cambiamento nel mio tenore di vita? Voglio sperare che

non mi abbiate fatto l'offesa di credermi un... disgraziato rassegnato o

contento.

-- Inesplicabile, sì. E siamo stati un pezzo nell'angosciosa aspettativa

di una... come si dice...

-- Esplosione tragica -- fece Bozzani, venendo in aiuto di Bossi, che si

era arrestato al suo solito: come si dice.

-- In certe circostanze, -- soggiunse Nelli, -- la discrezione è il primo

dovere dell'amicizia.

-- Avete fatto bene. Dopo lo sfogo di quella sera, ricordate? non vi ho

più riparlato del mio tristissimo caso: -- Puoi esserti ingannato! Calma!

Calma!...

-- Oh, non ho dimenticato le vostre esortazioni, i vostri consigli quella

sera che il mio straordinario turbamento mi aveva fatto sfuggir di bocca

la dolorosissima confessione.

Bozzani, quasi per acuire la curiosità dei suoi amici, prese in mano il

bicchiere di birra rimasto intatto davanti a lui, bevve lentamente, ne

ordinò un altro, e, sodisfatto dell'attenzione suscitata, riprese, con

tono di solennità nella voce:

-- Mi son vendicato, terribilmente, senza incorrere nel pericolo d'un

processo e nella pettegola pubblicità dei giornali! Quella mattina mia

moglie si era fatta più elegante del solito; era allegra, canticchiava,

sembrava che la mia creduta cecità la mettesse di buon umore. La presi

un po' bruscamente per un braccio, la feci entrare nel mio studio e misi

il paletto all'uscio.

-- Vai dal tuo amante? -- le dissi sforzandomi di mostrarmi indifferente.

Spalancò gli occhi, impallidì. Avevo pronunciato quelle parole con lo

stesso tono con cui avrei potuto domandarle: -- Vai a messa? -- Era

domenica.

-- Ernesto! Ernesto! -- balbettò.

-- Guarda! -- proseguii prendendo in mano il revolver messo

anticipatamente in mostra sul tavolino. -- Potrei ammazzarti come una

cagna arrabbiata....

-- Ernesto! Ernesto!

Indietreggiò coprendosi il viso con le braccia, atterrita.

-- Non aver paura! -- soggiunsi. -- Ormai, quel che è stato è stato. Non me

n'importa niente. Tu non sei più mia moglie: sei l'amante di Tito Volpi;

non dovrai esser altro da oggi in poi.

-- Ernesto! Ernesto!... Perdonami!.. Sono stata pazza!....

-- Peggio: ingrata, infame!... Ma, ormai!

Si era buttata ginocchioni, supplicante a mani giunte.

Io stesso mi meravigliavo della mia tranquillità. Avevo ruminato, una

settimana, il castigo che volevo infliggere a lei e al suo amante e

parlavo da giudice severo quasi si trattasse di un altro.

-- Hai scelto tra me e lui: tientelo! Ma dovrà essere per sempre! Lo dirò

anche a lui: -- Per sempre! -- Vi sorveglierò come un poliziotto. Andrai a

trovarlo ogni giorno, alla stessa ora -- so la via, il numero -- alla

solita ora! Ti ho seguita... Ho visto... Non ti scusare.... Non ti

scusare!... Dovrà essere per sempre! Per sempre! Il giorno che

credereste di finirla... allora! Peggio per tutti e due! Non mi

sfuggireste! Allora!... Vai dunque. Sei attesa. Non tardare.... Come se

io non sapessi niente.... E dillo prima tu a quel signore! Se si figura

che tu possa essere un fuggitivo capriccio per lui.... Oh, no! Vi

amerete, dovrete amarvi per tutta la vita... almeno finchè vivrò io! E

sappiate che ho intenzione di vivere a lungo....

Mia moglie mi guardava con crescente terrore. Dovevo sembrarle pazzo...

Si addossava all'uscio, quasi tentasse di sparire a traverso il buco

della serratura. La presi per una mano -- tremava, era diaccia -- e la

feci sedere; non osò di resistere.

Le sue labbra balbettavano sommessamente: -- Ernesto! Ernesto! --

supplicava con gli occhi, strizzandosi le mani. Ero ferocemente contento

di vedermela là davanti, prostrata a quel modo. Ripresi a parlare, ritto

in piedi, con le braccia dietro la schiena.

-- Da oggi in poi, tra te e me, in questa casa niente sarà mutato,

all'infuori che tu vi sarai... ospite, nelle tue stanze, libera di

andare e venire, come sei stata finora. Con l'unica differenza che,

apparentemente, continuerai ad essere mia moglie; effettivamente sarai

l'amante di Tito Volpi, quasi io non esistessi; col dovere, s'intende,

di continuare ad usare le cautelose precauzioni messe in opra per

ingannare me e la gente, che vi sono riuscite da un anno, forse da più

di più di un anno; non m'importa di sapere la data precisa. Un anno o

una settimana o un giorno, per me valgono lo stesso. Sei già pronta...

in ritardo, credo; non voglio impedirti. Va', va'! Non immaginare che io

mediti altra vendetta; vivete sicuri, tranquilli su questo punto, tu e

lui. La mia inesorabile punizione avverrebbe il giorno che voi

cessereste di essere amanti. Ti inganneresti, lusingandoti di sfuggirmi;

se ne persuada anche il tuo amante. Ti ripeto: vi sorveglierò, come un

poliziotto! Dovrà essere per sempre! -- Ed è stato così, cari miei. Se

non che....

Come l'onda... Novelle · 第 5 / 12 段