Allora non mi mossi nemmeno io. Cominciai ad accarezzargliela con tenere

pressioni, che mi facevano gustare tutta la delicatezza della pelle.

Avevo già perduto ogni conoscenza di me stesso.

Alzai gli occhi. Ella, avvertito forse quel movimento, chinava in quel

punto il viso dalla mia parte, con le labbra semiaperte al sorriso quasi

ebete che rivela il venir meno della persona per eccessiva commozione,

con le pupille lampeggianti di sensualità.

-- Claudio!... Claudio!... disse dolcemente, languidamente.

Ero già levato sui ginocchi e la stringevo tra le braccia, soffocandola

dai baci.

Fu un minuto.

-- Fortuna che nessuno ci abbia visti! -- esclamò Emilia quando, rientrato

quasi repentinamente in me, le sciolsi le braccia dal collo.

E rise, con un riso allegro, sonoro, che in quel punto mi parve

tristamente triviale. Non c'era in esso nessun'eco della profonda

commozione, che doveva agitarle tutto il corpo, ma contentezza,

appagamento, scoppio di sodisfazione volgare....

Avrei preferito che quella pigra ondata del mare, morente sui sassi, si

fosse a un tratto levata su sdegnosa e mi avesse travolto e annegato;

avrei preferito che, mentre ricercavo avidamente la sua bocca e la

stringevo al mio petto, Paolo fosse comparso all'improvviso sul ciglio

della spiaggia e mi avesse fulminato con una parola, o mi si fosse

slanciato addosso con furore di amico e di amante tradito. Niente!

L'onda continuava il monotono mormorio; il silenzio meridiano incombeva

attorno non turbato nemmeno dal ronzio d'un insetto.

Ella non capì quel che avveniva dentro di me.

-- Fa troppo caldo, -- disse.

-- Fa troppo caldo, -- ripetei.

E raccolte le canne da pesca, le porsi la mano per aiutarla a montare la

rozza scalinata.

Giungemmo a casa senza scambiare una parola.

Avevo il cuore grosso.

*

* *

Che nottataccia!

Al cader della sera mi si erano ridestate più violente nel cuore le

bufere della giornata. Smaniavo, mi strappavo i capelli.

-- Perchè non spingevo quell'uscio? Perchè non entravo all'improvviso?

Verso le due dopo la mezzanotte il mio delirio giunse al colmo. Mi tolsi

le pantofole e, a piedi scalzi, trattenendo il respiro, traversai il

salottino e la stanza, che dividevano la mia dalla sua camera.

Origliai un pezzo all'uscio per persuadermi se Emilia era sveglia.

Grattai leggermente l'uscio; nessun movimento. Dal buco della serratura

vedevo la lampada agonizzante sul tavolino accanto al letto; da piedi

scorgevo le sottane e il corpetto buttati disordinatamente sopra una

seggiola e un po' strascicanti per terra. Che malia in quelle ombre!

Ritornai vergognoso e disilluso in camera mia, e molto tardi cedetti al

sonno.

Chi mi svegliò la mattina dopo? La voce di Paolo. Era arrivato senza

avvisarci.

-- Poltrone, -- urlava dietro all'uscio. -- Dormire fino alle dieci, in

campagna!...

*

* *

Sei giunto a proposito -- gli dissi dopo la colazione. -- Ero sul punto di

andar via senza più aspettarti.

-- Otto giorni di maledetta febbre, altri quattro di prigionia, di riposo

in casa per ordine del medico. Un'eternità! Che smanie! Ora mi rifarò

del tempo perduto....

Egli rideva, mentre io dovevo apparirgli pallido come un morto. Ripetei:

-- Ero sul punto di andar via.

-- No. Rimarrai un paio di giorni, ora che ci sono io.... -- rispose

Paolo.

-- Impossibile!

Non sapeva darsene pace. La signora Emilia aggiungeva anche lei qualche

parola, ma non insistente e calorosa.

Avevo appena la forza di guardar Paolo in faccia; la sua schietta

cordialità mi feriva il cuore. Fui fermo.

Verso le cinque di sera, sul punto di montare a cavallo:

-- Senti, -- egli mi disse, -- sono in collera. Non ti accompagnerò nemmeno

fino al limite dell'ex-feudo.

Infatti rimase su la terrazza.

Poi, volgendosi alla signora Emilia che, ritta in mezzo alla spianata, a

pochi passi da me, mi guardava con occhi sdegnosi e turbati:

-- Pregalo tu, -- soggiunse. -- Forse l'insistenza di una signora lo

piegherà.

La signora Emilia si accostò, guardandomi fisso negli occhi; e con

accento represso e vibrato mormorò, impallidendo:

-- Perchè mi fuggi?

Si morse le labbra.

-- Ma se rimango -- risposi a bassa voce anch'io, -- commetteremmo

un'infamia.

-- Che scrupoli! Ormai!... -- brontolò con inesprimibile mossa di sdegno,

voltandomi bruscamente le spalle.

Quelle triste parole mi resero la mia coscienza di uomo e la mia

fierezza di carattere.

Salutai, montai a cavallo, e mi rivolsi indietro soltanto per rispondere

a un ultimo addio di Paolo.

La serata era calma, splendida di tutte le glorie del vicino tramonto.

Di mano in mano che mi allontanavo dalla Marza, mi pareva che il cielo

si vestisse gradatamente d'un sorriso più bello, e che su quella

profonda limpidezza, oh gioia! tornasse ad apparire la soave figura

della mia Jela, casta e pietosa come prima, sorridente di perdono.

E quando comparvero le prime stelle, mi sembrò, proprio, che i limpidi

occhi di Jela si affacciassero di lassù per un commovente saluto.

ORRORI.

II.

Insidia, aggressione?... Non avrebbe saputo dirlo neppur lei. Qualcosa

di vigliacco e di brutale.... Un'infamia!

E al ricordo di quell'istante in cui la violenza del cognato aveva

impresso a tradimento un bollo di fuoco nelle sue carni di moglie

immacolata, ella agonizzava senza tregua, senza poter confidarsi con

nessuno, all'infuori del Crocifisso a piè del quale s'era buttata,

protestando per la propria innocenza, sciogliendosi in lagrime nel buio

della camera, la terribile notte seguita alla sera della violazione,

quando le era parso d'impazzire, di morire... e non era nè impazzita, nè

morta!

Com'era avvenuto?

Se lo domandava spesso, tentando d'illudersi per non più ricordarsene,

per non più crederci; per ottenere, almeno così, un momento di riposo in

quello straziante travaglio del sangue, dei nervi, dell'intelligenza che

tornavano a ribellarsi contro l'oltraggio, quasi continuasse l'opera sua

vituperosa; indignata di se stessa quando credeva che la volontà non

reagisse abbastanza da scancellarle dalla memoria l'orribile

impressione; irritata contro tutti perchè non la soccorrevano, anche

ignorando la causa dell'incessante tortura....

Non si accorgevano che soffriva?

In certe giornate, allorchè il cielo era coperto, o la pioggia

scrosciava sui vetri del salottino, dove ella tentava di distrarsi

leggendo, o applicandosi a un lavorino manuale, sentiva invadersi a poco

a poco da una specie di fascino, che la forzava a ricordare, a

rappresentarsi fino i minuti particolari dell'atrocissima scena. I

grandi occhi neri le si dilatavano enormemente sul volto pallido e

affilato; le mani scarne e bianchissime brancicavano i braccioli della

poltrona, dov'ella si distendeva con l'abbandono di persona morta; e

mentre le labbra aride articolavano di tanto in tanto parole

inintelligibili e sconnesse, quell'altra stanza che prima serviva da

salottino, i mobili, i quadri, gli oggetti d'arte sparsi allora qua e là

su le pareti e negli angoli, il tavolino tondo, la lampada dalla ventola

giapponese, le si rizzavano rapidamente attorno, con la solidità del

vero, quasi fossero ancora là, e non li avesse ella dispersi due giorni

dopo, perchè sparisse anche ogni inanimato testimone dell'incredibile

onta....

Ma.... e la sua debolezza non ci aveva concorso per nulla? Ma.... e non

c'era stato dalla parte di lei un cieco assentimento di sensi?... Oh,

no! Oh, no!... Ella non sospettava; non diffidava. Il fratello di suo

marito!... Sarebbe stato un delitto. Colui parlava quasi sottovoce,

stranamente commosso, seduto di rimpetto; ed ella agitava il largo

ventaglio, senza guardarlo in viso, sorridendo di quel ch'egli diceva e

del modo con cui lo diceva, distratta, nell'intimità dell'ora tarda o da

una canzone che saliva inattesamente dalla via e si allontanava

affievolendosi, o dal rumore di una carrozza che passava di corsa; il

silenzio, poco dopo, rendeva più dolce e più intimo il conversare,

lasciando un po' di libertà all'immaginazione e non obbligando a

rispondere.

Durava da parecchie settimane. Nella lontananza del marito, egli era

venuto più di frequente, anche per affari. Come sospettare?... Come

diffidare?... Mai una parola, mai un'occhiata, mai un gesto che potesse

metterla in guardia!

Si era levato da sedere continuando a parlare, facendo qualche passo su

e giù davanti a lei, con certi sguardi che le avevano dato un senso di

meraviglia e le erano parsi un po' buffi in quel momento. E, a un

tratto....

Ella si dibatteva, come se quelle labbra le ricercassero di nuovo il

viso, il collo, le mani che si difendevano: -- No! No! No! -- Ed era

soggiaciuta per l'annientamento d'ogni forza, vinta da un immenso

stupore, quasi fosse stata non già vittima, ma testimone di quel

delitto!... E si era rizzata, ravviandosi istintivamente i voluminosi

capelli disordinatisi nella lotta, cercando con lo sguardo lui, che era

scappato via come un ladro, lui, che ella avrebbe voluto chiamare in

soccorso, tanto quell'infamia le pareva incredibile! Così rizzavasi ora,

ogni volta che l'allucinazione la vinceva; e così riportava le mani al

capo per ravviarsi i capelli alla rinascente sensazione del disordine di

allora.

E si rivedeva ritta in mezzo al salottino, come si era vista in quel

momento nello specchio di faccia, senza riconoscersi, atterrita di quel

fantasma pallido e sconvolto che non si moveva, che non parlava, e

pareva non respirasse neppure.... E compreso l'orrore ch'era stato

consumato, che non si poteva più cancellare, aveva nascosto le

improvvise vampe del volto tra le mani diacce e convulse.

-- Lui!... Lui!... Il fratello di mio marito!

Barcollava, come allora ch'era andata tentoni per la stanze buie fino

alla camera da letto; e, come allora, i singhiozzi e il pianto tornavano

a farle nodo alla gola:

-- Lui!... Lui!... Il fratello di mio marito!

*

* *

La mattina, quando s'era trovata ancora piangente, accoccolata come una

mendicante sul pavimento, con la testa appoggiata alla sponda del letto,

le mani avviticchiate attorno ai ginocchi; al barlume dell'alba,

penetrato nella camera dai vetri rimasti aperti, la prima sensazione che

le aveva dato la coscienza di se stessa, era stata un invincibile

ribrezzo dei vestiti che aveva indosso; poi una pazza paura che non le

si fossero appiccicati alle carni per perpetuare la sua onta.

Rapidamente s'era spogliata, strappando i bottoni, i ganci, ogni cosa

che faceva intoppo; e rivestitasi in fretta, aveva spinto coi piedi

fuori della stanza quel mucchio di roba e di biancheria, quasi fosse

stato un sudiciume da potere appestar l'aria.

Era rimasta tutta la giornata chiusa in camera scusandosi con

un'emicrania, senza voler vedere nessuno, neppure la sua bambina venuta

a picchiar all'uscio colle manine, chiamando: -- Mamma! Mamma! -- Ed era

rimasta lì; buttata sul letto, col volto affondato nei guanciali, al

buio, smaniante di urlare forte, forte, forte, perchè il marito lontano

la sentisse, turandosi nello stesso tempo con le mani la bocca, per

impedire che qualche grido non le sfuggisse mentre si sentiva soffocare.

E quando suo marito sarebbe tornato?

Oh, non ci voleva pensare!

Sarebbe morta, prima. Non si sentiva già morire? Ed era bene.

Al terrore di quel prossimo arrivo, all'idea di sentir sovrapporre ai

baci maledetti i dolci e affettuosi baci di lui, brividi acuti le

correvano per le ossa.

Dio!.. Non si sarebbe accorto sùbito?

Intanto ella, no, non poteva accusare, non doveva.... Quell'infamia era

così enorme, che nessuno l'avrebbe creduta, e meno di tutti suo

marito.... In certi momenti riusciva forse a prestarvi fede ella stessa?

Non le pareva d'essere sotto l'incubo d'un cattivo sogno, mostruoso

prodotto dell'immaginazione malata?...

Ed era una realtà!

Sentendo che egli aspettava in salotto, -- aveva avuto la temerità di

tornare e chiedere di parlarle! -- tremante e convulsa era sbalzata dal

letto, senza sapere quel che intendesse fare, e si era trascinata fin

là, arrestandosi in mezzo all'uscio per appoggiarsi e non cadere.

Egli le si era buttato ai piedi, soffocato dai singhiozzi:

-- Perdonami, Teresa, perdonami!... Parto.... Non ci vedremo più.... Ero

pazzo!... Ho orrore di me.... Perdonami.... Ti ho amata.... Da due

anni.... Mi ero allontanato di casa tua per questo.... Perdonami!

-- Andate via! Neppure Iddio può perdonarvi!.... Andate via!

Rantoli più che parole, fremiti di odio, che ne rendevano

irriconoscibile la voce.

-- Teresa!... Risparmiamogli un inutile dolore....

Non aveva soggiunto altro, implorando.

Ed ella, nel vederlo andar via col passo malfermo d'un uomo a cui

traballasse il terreno sotto i piedi, gli aveva ripetuto: -- Andate,

andate!...

Maledizione, sputo di disprezzo, dove si riversava tutta l'ambascia del

suo povero cuore avvelenato per sempre!

*

* *

E al ritorno del marito?

Voleva esser forte, per non tradirsi con la menoma esitanza o col più

lieve movimento delle labbra e degli occhi.... Perciò parlava spesso del

ritorno del babbo alla bambina, tenendola sulle ginocchia,

accarezzandola; quasi l'innocente creatura, incapace di mentire, dovesse

poi, occorrendo, testimoniare in favore della mamma!... Ma stringendo al

petto la figliuolina che le fissava in viso, un po' maravigliata, i

begli occhi azzurri, e pareva tentasse di penetrarne, a quelle eccessive

carezze, le nascoste intenzioni, come più l'ora dell'annunziato ritorno

si avvicinava, come più il momento della terribile prova diventava

imminente, ella si sentiva di giorno in giorno assai meno rassicurata,

assai meno forte. E allorchè il marito le scrisse che sarebbe stato

trattenuto ancora una settimana dagli affari, respirò alleviata; senza

curarsi che il ritardo prolungasse la tortura dell'incertezza,

illudendosi di doversi sentire tanto più coraggiosa e più forte, quanto

meglio si fosse preparata e assuefatta al terribile colpo di

quell'incontro.

Si occupava soltanto di lui. Nel salottino, rinnovato da cima a fondo e

che gli avrebbe procurato una sorpresa, le pareva di amarlo con maggior

tenerezza, quasi con ineffabile pietà materna, giacchè ora le accadeva

di chiamar più facilmente: figliuolo mio! colui che, datole cuore, nome,

agiatezza, e rimasto modello di marito innamorato della moglie sapeva

mettere nell'intima affezione coniugale tutte le delicatezze

dell'affetto fraterno e l'alta devozione della vera amicizia. Si

occupava soltanto di lui; voleva occuparsi unicamente di lui, anche per

scacciar via l'immagine di quell'altro, del colpevole, che talvolta la

faceva sobbalzare, pallida d'indignazione, come nel punto ch'egli le

aveva balbettato ai piedi: -- Perdonami, Teresa! Ti amavo, da due anni!

Da due anni?... Ah!... Intendeva forse che ella doveva essersene già

accorta?... E per ciò aveva supposto...?

Le lacrime, che allora le sgorgavano dagli occhi, le bruciavano il viso:

-- Miserabile!... Miserabile!...

E almeno aveva ancora la forza di sdegnarsi! E almeno poteva ancora

buttargli in faccia, quasi fosse stato presente, quel feroce:

Miserabile! che le scoppiava simile a un fulmine dalle labbra contratte.

Ma tosto che le parve di sentir dentro di sè un accenno, un preavviso di

cui le sue stesse viscere inconsapevolmente provavano nausea; ma quella

mattina, seguita a una mortale nottata d'insonnia, in cui l'accenno, il

sospetto era divenuto certezza per lei, si era d'un colpo sentita

annientare, quasi le sue membra avessero voluto sciogliersi,

disgregarsi, disperdersi, per uccidere l'empio germe vitale da cui

sarebbe accusata al marito, alla figlia, a tutti, spietatamente

inesorabilmente....

Oh, Signore!... Era mai possibile?

Quella mattina ella respinse in modo brusco anche la bambina, che voleva

saltarle al collo per darle il buon giorno. Sbalordita, atterrita,

neppur capiva il significato delle parole, che andava pronunziando

interrottamente, ad alta voce, come una pazza, torcendosi le mani,

appoggiata al letto colle gambe irrigidite, puntando i piedi sul

tappeto.

Era mai possibile?... Oh, Signore!

Poi, si era sentita inattesamente tranquilla, con disperato abbandono

alla fatalità dei casi umani e a un lontano, quasi fanciullesco

luccicore di speranza....

-- Dio, con un miracolo, Dio solo potrà salvarmi!

*

* *

Al rumore dei propri passi nell'oscurità silenziosa e vuota della

chiesa, le era parso che qualcuno l'avesse inseguita fin dov'era corsa a

chiedere consigli e conforti al vecchio confessore.

Da due giorni la ragione le vacillava. Uno spaventevole suggerimento le

brontolava insistentemente nell'orecchio; e non gli aveva dato ascolto

per paura, per viltà, quantunque la morte le sembrasse liberazione e

anche espiazione. Ma non sapeva, non poteva.... Ora sarebbero stati due

delitti in uno.... No! No!

In un angolo, perduta nell'ombra, una donna in ginocchio e colla testa

appoggiata alla balaustrata di marmo che chiudeva la cappella, pareva

singhiozzasse pregando. A lei però non riusciva nè di pregare, nè di

piangere; le lagrime le si erano disseccate dentro gli occhi. Ebete,

simile a un accusato che paventi l'apparire del giudice, da cui dovrà

essere condannato, attendeva seduta che il vecchio confessore, già fatto

avvisare, giungesse; e intanto si distraeva, guardando fisso quella

figura di donna curva sul marmo della balaustrata, provandone una viva

compassione. Quando colei, levatasi in piedi e pregato un istante col

volto alzato verso l'immagine dell'altare, -- Madonna o Santo, non si

distingueva bene -- era sparita via silenziosamente, simile a un fantasma

doloroso, ella era rimasta sola, sopraffatta dal terrore di quella

oscurità, di quel silenzio, di quelle statue biancheggianti nell'ombra,

di quelle lampade agonizzanti nel misterioso fondo dell'abside.... Ma

n'era uscita consolata, alleggerita del peso enorme, che le schiacciava

il petto, rassegnata a tutte le conseguenze del volere di Dio.

Una voce piena di dolcezza e di pietà le aveva detto:

-- No, tu non sarai rea, tacendo. Poichè la tua coscienza non può

rimproverarti niente; poichè non hai trovato niente in fondo al tuo

cuore da doverne chiedere perdono a quel Dio che legge i più nascosti

abissi dell'uomo, va, tu sei ancora pura e innocente anche al cospetto

di tuo marito; e faresti molto male, e ne saresti responsabile innanzi

agli uomini e innanzi a Dio, se ti lasciassi sfuggir di bocca quel che

ormai dovrà rimanere un triste segreto fra Dio e te!

Che gentile carezza al viso l'aria fresca della via! Il cielo pallido

ancora degli ultimi riflessi del crepuscolo, e lucente e alto fra i

tetti nereggianti, con limpidezza profonda, come corrispondeva alla mite

luce, che le sorrideva nell'animo dal vero cielo della parola divina! E

come si sentiva dolcemente stanca, in quella deliziosa convalescenza

dello spirito, che la rendeva immemore e maravigliata di poter passare

lieta anche lei, tra la gente lieta dei marciapiedi! E che fretta di

trovarsi in casa per abbracciare la bambina! Da due giorni, povera

creatura, doveva essere afflitta di vedersi così poco baciata e

abbracciata!

Camminava svelta e leggiera. Tutto era finito; non c'era più da temere.

Il miracolo che doveva salvarla, era dunque avvenuto?

Nell'avvicinarsi a casa, però, ecco qualcosa che le saliva, le saliva

lentamente dal profondo del cuore, ed ecco di nuovo quel cieco terrore

di cui le pareva d'essersi sbarazzata, lassù, nella penombra e nel

silenzio della chiesa, dietro la grata del confessionario.

Sì, avrebbe taciuto.... Sì, avrebbe mentito.... Ma se suo marito tardava

ancora?

Accelerando sempre più il passo di mano in mano che quel terrore

riprendeva intero possesso di lei era arrivata a piè della scala,

ansante, con le ginocchia fiacche, peggio che se avesse fatto una gran

corsa; e dovette reggersi al ferro della ringhiera per montar gli

scalini, e poi fermarsi un momento dietro l'uscio per riaversi e

ricomporsi prima di suonare il campanello.

La bambina le era venuta incontro saltellante, agitando il telegramma

del babbo. Teresa lo aveva mezzo strappato per aprirlo; e lettolo, si

era lasciata cascare sulla seggiola, trattenendo a stento le lacrime,

coprendo di baci la testina bionda della bambina, che domandava:

-- È del babbo? Verrà domani?

-- Sì, sì, domani!

La gioia della sua creatura le dilaniava il cuore.

-- Domani!

*

* *

Forte della propria innocenza, durante l'interminabile nottata, ella si

era ripetuta una dietro l'altra, per fissarsele meglio nel cuore, tutte

le confortanti parole del vecchio sacerdote; e aveva invocato dal cielo

il coraggio di risparmiare al marito l'immeritato strazio di quell'onta.

Neppure la sua bambina doveva un giorno arrossire quantunque a torto,

della povera mamma! Dio certamente avrebbe impedito che quest'altra

creatura, per la quale ella non avrebbe potuto mai avere viscere di

madre -- lo sentiva, mai! mai! -- venisse viva alla luce.

Le ore scorrevano con tormentosa lentezza sul quadrante dell'orologio,

che ella osservava a intervalli; le pareva intanto che le sue preghiere,

nella vasta calma della notte, dovevan più facilmente arrivare lassù. E

già si sentiva ascoltata, già si sentiva consolata di nuovo.

Perchè doveva repugnarle mentire? Non era per buon fine? Come facevano,

dunque, quelle altre che mentivano a fronte alta, a cuor leggero,

tradendo?

Infine.... se non le fosse riuscito, se quegli per caso si fosse

accorto....

Ebbene, che poteva farci? Avrebbe parlato, avrebbe confessato... sì, sì!

Era forse meglio.... Soltanto le otto e mezzo? Altre otto ore di agonia!

Si voltava e si rivoltava nel letto, tastandosi spesso la fronte che le

bruciava, tentando invano di distrarsi, di non pensare; e brancicava

furiosamente le lenzuola quando l'immagine di quell'altro, scacciata via

o tenuta lontana un pezzo, tornava ad assalirla come un invasamento,

parlando dal profondo delle viscere di lei; irridendola quasi col

mandarle, a traverso lo spazio, dall'Oceano che egli forse in quel

momento traversava, le infami parole: Ti amavo! Da due anni!

Non avrebbe taciuto mai?

Era rimasta a letto fino a tardi, incapace di fare lo sforzo di levarsi,

quasi, restando immobile, potesse anche ritardare la corsa del treno con

cui suo marito tornava; poi s'era alzata tutt'a un tratto irrigidendosi

contro ogni impressione capace di infiacchirle l'animo, improvvisamente

risoluta di affrontare faccia a faccia il pericolo. Con la cipria rosea

e colorandosi lievemente le labbra sbiadite, aveva scancellato dal volto

qualunque traccia di pallore; e provava, come una attrice, la parte da

recitare, quel che avrebbe dovuto dire all'arrivo di lui.... Sarebbe

stato un attimo, ma le tardava che già non fosse passato!

Perciò andò incontro al marito franca, sorridente, -- col cuore, sì, un

po' agitato, mordendosi le labbra -- e gli stese le mani sicura; e non

tremò tra le braccia di lui, e resistette all'impressione di quei caldi

baci con l'alterezza della innocenza. Era commossa nel vederselo dinanzi

gentile, buono, affettuoso, qual era partito; e, sì, stupita che il

fingere e il mentire non costassero insomma maggiore sforzo.

Soltanto quando il marito, alla vista della trasposizione e dei

mutamenti da lei fatti nel salottino, le domandò perchè non glien'avesse

scritto mai niente, ella, con qualche imbarazzo e alzando le spalle,

rispose:

-- Capriccio. Non sdegnartene, Giulio.

In verità n'era malcontento. Non gli pareva di ritrovarsi in casa

propria; quasi avesse fatto uno sgombero, egli che odiava gli sgomberi.

Viveva da sette anni in quella casa. La sua felicità era nata e

cresciuta là, in quelle stanze ariose, fra quei mobili che avevano

veduto e sentito, quasi persone vive e di famiglia, tutto quel che più

intimamente lo interessava e gli era caro, sin dal primo giorno dopo il

viaggio di nozze.

-- Volevo farti una sorpresa, -- ella aggiunse, esitante.

Come l'onda... Novelle · 第 2 / 12 段