Nè io spiegai altrimenti il mio consenso all'amore di Massimo Dias che

l'amor suo: e sentii che solo coloro hanno ragione, che dànno passione

per passione, e che sanzionano il vile peccato con la suprema legge

del premio. Ebbene, fu allora che io cominciai a misurare lucidamente

la perfezione di Massimo Dias. Mi amava, mi adorava, e io amava lui,

con tutta me stessa, ed ero sua, ed egli non mi ebbe subito, egli

aspettò qualche giorno, qualche settimana, perchè l'abbandono più

profondo e più completo dell'anima rendesse più alto e più impetuoso

l'amore della persona. Egli aspettò! Egli soffriva, la passione lo

torturava, ma ebbe la sublime pazienza di aspettare, perchè l'amore

nostro raggiungesse quella magnifica maturità che riempie i cuori di

ebbrezza. Quanto gli fui grata, io, di quest'aspettazione che doveva

essere insopportabile e che era piena di delicatezza, come sentii in

lui il rispetto della donna, dell'amore, di sè stesso, come intesi

che, in lui, l'amore aveva un tempio e che le feste che vi si

celebravano avevano tutta la squisitezza delle grandi aspettazioni,

delle grandi purificazioni, delle grandi preghiere!

* * * * *

Un perfetto amante, sì. Naturale, cioè _disuguale_. L'un giorno di

nostro amore non rassomigliava all'altro, e i convegni avevano la più

bizzarra varietà, e la curiosità dello spirito raddoppiava il tumulto

dell'amore. Disuguale: io l'ho visto, ai miei piedi, piangere come un

fanciullo, per una tristezza improvvisa, capitatagli nel momento più

lieto del nostro amore, domandare a me la consolazione di questo

indefinito e infinito dolore che gli saliva dal cuore agli occhi: io

l'ho visto, innanzi a me, pallido d'ira gelosa, fremente, indomabile,

soffocare e non poter dire i motti ingiuriosi che gli si affollavano

sulle labbra, e fuggire, e ritornare, sempre furibondo, in tali

impeti, che io aveva di essi una paura mortale: io l'ho visto, accanto

a me, in una confidenza fraterna, in una famigliarità deliziosa,

aprirmi tutto il cuor suo, come a una sorella, a una madre: io l'ho

visto trascorrere delle ore, chiuso, tetro, senza risponder verbo alle

mie domande, senza muoversi alle mie scosse, vinto da una inerzia e da

un accasciamento, che non sapeva spiegare: e tutte le faccie del suo

spirito amoroso mi apparivano e mi sparivano, innanzi agli occhi, come

una visione, e mi stringevano a lui, così indissolubilmente!

Disuguale: talvolta così vinto da una crisi di amor passionato che

egli non conosceva, non vedeva, non sapeva e non voleva altro che me,

che la mia presenza, che la mia persona, come se io dovessi sfuggirgli

l'indomani, come se avesse bisogno del continuo possesso, per esser

certo dell'amore, con tale un'ardente sete di me che mi sgomentava:

talvolta, preso da un eccesso così strano di sentimentalismo, come se

l'anima sua fosse partita per i paesi dove solamente di pensiero e di

sentimento si vive, come se tutte le cose di questo basso mondo gli

fossero perfettamente estranee: talvolta, nei peggiori momenti,

assalito dal demone del sarcasmo, per cui il mio cuore era trafitto ed

egli aveva l'aria, il mio amante, di godere delle mie trafitture, e

non ristava neppure quando vedeva i miei occhi pieni di lacrime, e

aveva come la voluttà feroce dei miei e dei suoi tormenti. Frivolo e

profondo, geloso e indifferente, scherzoso e tetro, appassionato e

sprezzante, il mio amante non era un sol uomo, ma dieci uomini presi

insieme, e tutti nuovi, tutti attraenti, tutti affascinanti: e a ogni

nuovo colloquio io mi domandava, irrequieta, diffidente, ansiosa, che

avrei trovato, in lui, e ciò dava un sapore immenso a tutti i nostri

convegni, e ciò metteva il mio cuore in uno stato di continua veglia.

Vi erano minuti così intensi in cui io era certa della sua adorazione,

poichè io vedevo la verità dell'amore nei suoi occhi ardenti, perchè

la udivo nel balbettio della sua voce, perchè io sentivo, con orgoglio

e con tenerezza, che quell'uomo mi apparteneva completamente: ma il

minuto dopo io ricadeva nel dubbio, tanto le parvenze di Massimo Dias

erano singolari, e il dubbio suscitava in me tutte le forme della

passione. Vi erano dei periodi in cui sembrava che egli mi sfuggisse

intieramente: neri periodi di desolazione, di disperazione: e, forse,

forse, in quei tempi egli più mi amava, e io non intendeva l'enigma.

Tanto che, a poco a poco, tutta la mia esistenza morale e materiale

appartenne al mio amante: io sentii assolutamente che solo il suo

amore mi rendeva importante e cara la vita, e che egli era il _solo_

uomo che io potevo amare.

* * * * *

Perfetto amante e traditore, anche. Mi sembra inutile di descrivervi

quello che io abbia sofferto, di atroce, la prima volta in cui il suo

tradimento mi fu palese come la luce del sole. Io ho creduto di

morire. Gli ero stata così lealmente fedele, ero così innamorata di

lui, ero così saldamente legata a lui, che tutti i sentimenti in me

erano crudelmente offesi, e palpitavano di angoscia e le loro ferite

gemevano sangue. Amore, amor proprio, vanità, sincerità, non una cosa

che non avesse la sua tortura, in quel tradimento. Egli negò sempre,

continuamente, anche innanzi alle prove: e la sua negazione che mi

parve una sfrontatezza, irritò maggiormente il mio furore geloso.

Compresi, più tardi, quanta tenerezza e quanto rispetto vi era in

quella negazione del tradimento. Ma in quella scena terribile, io

aveva smarrita la testa. Lo lasciai, così. Non volli più vederlo; lo

fuggii. Indescrivibili tormenti! Ero innamoratissima di lui e tutta la

mia anima come la mia persona gli apparteneva: figuratevi, dunque,

quale violenza io doveva fare a me stessa per non vederlo, per non

scrivergli, per non pronunziare neppure il suo nome. L'ambiente del

suo amore perdurava, intorno a me. Egli continuava ad apparire,

dovunque potesse credere che io andassi, e dovetti, man mano, quasi

chiudermi in casa, o uscire per vie deserte e lontane, abbandonando

tutti i comuni ritrovi. Egli continuava a scrivermi e io non aveva

modo d'impedirglielo, mentre m'imponevo delle pene atroci per non

aprire le sue lettere che erano intatte in un cassetto. Tutte le vie,

tutte le case, tutte le cose mi ripetevano un episodio del nostro

amore: egli aveva messo il suo amore dappertutto: egli seguitava a

farmi giungere l'eco della sua passione, come se mai mi avesse tradita

infamemente, vigliaccamente. E tutto, senza lui, mi sembrava ombra e

silenzio: inutile ogni dolcezza della vita; inutile il lieto

trascorrere del tempo; inutile la mia esistenza istessa. La vista di

qualunque uomo mi disgustava: Massimo Dias, il mio perfetto amante, mi

aveva divisa dal resto dell'umanità e mi teneva per sè, tutta per sè,

senza che mai, mai, fino a che avessi sangue nelle vene, un altr'uomo

potesse esistere, come amante, per me.

Ebbene, io gli perdonai il suo tradimento. Per quali illusioni, io mi

convinsi, non so bene: per quale ineluttabile bisogno di amore e

dell'amore di Massimo Dias fui così debole, io so bene, ma non vi

debbo spiegare. So che ridivenni l'amante di Massimo Dias, un giorno,

così, naturalmente, in cui egli m'incontrò e io non ebbi la forza di

evitarlo, in cui eravamo soli e non ebbi la forza di fuggirlo: un

giorno in cui egli mi apparve così triste e così innamorato che io

dissi a me stessa la gran parola, se non era un errore e una colpa

rinunziare alla propria parte di felicità, comunque essa sia, questa

felicità. Massimo Dias mi amava, me ne convinsi: il segreto della sua

rinnovellata seduzione era sempre nell'amore, di cui era fatta

l'essenza della sua anima e dei suoi nervi. Noi avemmo, in questa

ripresa, dei grandi giorni, indimenticabili: nell'ora della morte io

potrò tutto scordare, ma quelle giornate mi saranno in mente, nelle

confuse visioni dell'agonia! Egli mi giurò che non mi avrebbe tradita

mai, mai più, che se un errore aveva commesso--non poteva più negare,

gli era impossibile--era stato _così_, senza che lui neppure lo

sapesse. _Così!_ Parola strana, è vero? Egli mi volle far credere che

il tradimento era stato un fatto istintivo, di cui era inconscio,

fuori della sua volontà, anzi, forse, contro: certamente, contro,

poichè mi amava. _Così!_

Che dirvi? Massimo Dias mi tradì una seconda volta e anche più

gravemente: e se questa seconda volta il colpo fu meno forte, la mia

dignità fu più resistente. Egli negò ancora: diceva di no, di no a

tutto, come un bimbo; alle mie ingiurie impallidiva e negava, sempre.

Dopo questo secondo dolore, afflittissima, ma meno furente, io ebbi la

cura dolorosa di analizzare tutta la mia sventura. Posatamente, io

misurai tutto l'amore che avevo portato e che portavo a Massimo Dias:

misurai il suo tradimento e il tempo e le circostanze. Freddamente,

scesi in fondo al mio cuore e tastai la catena che mi serrava a

Massimo Dias: mi parve incrollabile. Gelidamente, pensai che solo

partendo, espatriando, non rivedendolo mai più, avrei potuto spezzare

questa catena; ma che se restavo dove egli era, mi sarebbe bastato di

rivedere il mio perfetto amante per esser sua, di nuovo. E, partendo,

non sarei forse ritornata da me a rimettermi nelle sue mani? Con la

massima glacialità, di fronte a così assoluta necessità, decisi di

perdonargli novellamente, e sempre, e di esser sempre la sua amante,

malgrado ogni tradimento. Più tardi, conoscendolo meglio, sono stata e

sono anche più giusta con lui. Se si vuole un amante perfetto, bisogna

subire il tradimento, soffrendo in silenzio. Il tradimento è uno dei

caratteri della perfezione, in amore. Sarà una verità crudele, ma è

così. Dalla sua stessa perfetta natura amorosa Massimo Dias trae

questo istinto della mutabilità e, in fondo, egli non inganna nessuna

donna, neppur me, anzi, me molto meno delle altre. Giacchè egli è

sempre innamoratissimo della donna cui dice di amare, come ad ogni

perfetto amante si conviene. Fedele all'amore, fatto di amore, egli

non mente mai, parlando della sua passione. Fedele, incostante e

perfetto.

IL PERFETTISSIMO AMANTE

_(Luigi Caracciolo)_.

Uno sbadiglio atroce contrasse la bella bocca di Maddalena Herz e un

piccolo grido esasperato di noia, un piccolo ruggito di sciacallo, le

sfuggì dalle labbra:

--Che hai?--le disse gravemente Beatrice Albano uscendo dal torpore

pieno di pensiero, dove era immersa.

--Tutti gli uomini sono sciocchi,--sentenziò Maddalena, con un atto

sprezzante della mano.

--Tutte le donne sono ingiuste.

--Sciocchi e seccanti, gli uomini: così seccanti, tanto

seccanti,---soggiunse Maddalena con uno scoramento profondo.

--Perchè seguiti ad occuparti di loro?

--Sono essi che si occupano di me.

--Fuggili: dividiti dal mondo.

--Io lo farò,--disse Maddalena, con una perfetta convinzione, girando

e rigirando i suoi anelli gemmati.

Poi dopo una pausa di silenzio:

--Nessun uomo vale nulla.

--E nessuna donna capisce niente--le replicò Beatrice, guardandola coi

suoi larghi e severi occhi, dove una gran bontà attenuava la durezza

dell'affermazione.

--Tu mi contrasti per farmi arrabbiare, Beatrice?

--No, cara.

--Tu disprezzi gli uomini, come me, confessalo, pensosa signora.

--Non li disprezzo; e tu neppure.

--Come, io neppure? Il mio disprezzo è mondiale, anzi universale, per

non dimenticare il cielo.

--T'inganni, su te stessa: non li disprezzi, li conosci poco, o male,

ecco tutto.

--Tu li conosci meno di me, cara donna Beatrice, che non avete voluto

nè amanti, nè corteggiatori, dandovi il raro e nobile lusso di essere

virtuosa.

--Io non sono virtuosa,--replicò Beatrice, con un lieve sorriso sulle

labbra vivide e sinuose, ma come suggellate in un volontario silenzio.

--Andiamo, tu ami la contraddizione, questa sera. Tu sei virtuosa, te

lo giuro: e io sono una donnina esecrabile.

--Non giurare, non giurare....--e Beatrice sorrideva ancora, in una

posa così tranquilla, con le mani bianche abbandonate sulla copertina

di seta antica del libro che aveva finito di leggere.

--Non mi farai mai credere che tu conosca gli uomini, per averne ben

conosciuto uno: non crederò mai che tu abbia avuto un amante,--esclamò

Maddalena Herz con un gesto risoluto e definitivo.

--Veramente, io ho avuto un amante,--dichiarò Beatrice Albano, con

molta tranquillità.

--Bugia!

--Sull'anima mia, io ho avuto un amante.

--Io non ti credo.

--Fa come vuoi, ma la verità è una sola.

--Un amante, tu, la impeccabile? No, no. Nessuno lo ha mai saputo.

--Infatti, nessuno lo ha mai saputo. Uno dei meriti speciali e

grandissimi di questo mio amante, era il segreto.

--Il segreto? Tu hai potuto ottenere il segreto?--chiese Maddalena

Herz, di già accendendosi all'istoria.

--Sì. L'amore nostro è stato solamente conosciuto da me e da lui.

Siccome egli, mi amava solo per amarmi, assolutamente ed

esclusivamente per amarmi, così volle e mantenne il segreto.

--E non lo violò giammai?

--Giammai.

--Forse vi siete amati per poco tempo?

--Per tre anni, insieme: però egli mi amava da molto più tempo.

---Forse vi vedevate raramente, così il segreto ha potuto esser

conservato.

--Non tanto raramente, cara. Spesso, anzi: quanto più spesso potevamo.

--Allora.... avete realizzato un miracolo. Io ho sempre creduto che il

segreto non esistesse, in amore,--mormorò Maddalena Herz, che pareva

sprofondata nelle riflessioni.

--Anche io, prima, così credevo.

--E vi è stato un uomo che non ha proclamato sui tetti il suo amore,

che non lo ha mormorato, sottovoce, a varii suoi amici e confidenti,

che non lo ha, almeno, lasciato compiacentemente trapelare?

--Vi è stato: è stato il mio amante.

--Ti amava, poi, costui?

--Immensamente.

--Come lo sai?

--La donna se ne accorge.

--È vero. Tu lo amavi?

--Moltissimo: meno di quello ch'egli meritava.

--Era bello?

--Non bello, probabilmente brutto....

--Ma ti piaceva?

--Era riuscito a piacermi molto.

--Basta così; era bellissimo. Giovane?

--Aveva trentacinque anni.

--Sicchè, aveva amato, prima?

--Egli non mi disse mai nulla.

--Perchè?

--Per rispetto, credo. E per riconoscenza, io non gli domandai nulla.

Però, tanto nell'ardore, quanto in una certa ingenuità, mi parve che

egli fosse al suo primo amore.

--Ti avrà ingannata.

--Allora, ha saputo ingannarmi. Ma, sai, alle volte il primo amore

viene molto tardi.

--O mai--disse malinconicamente Maddalena Herz.--Era geloso questo tuo

amante?

--M'immagino di sì.

--T'immagini di sì? Non lo sai?

--Non mi fece mai nessuna scena: ma era geloso. Lo vedevo dai suoi

occhi, in certi momenti; pure, subito si reprimeva.

--Amico di tuo marito?

--No: punto. Nè volle diventarlo mai.

--Tu glielo proponesti?

--Io? mai. Era una cosa che mi faceva ribrezzo.

--Già, tu sei stata sempre virtuosa, Beatrice.

--Chi ha avuto un amante, Maddalena, non è virtuosa.

--Un amante, un amante! Quello era un angelo!

--No, ti assicuro che era un uomo.

--Sentimentale?

--Mi amava.

--Molto fantastico?

--Mi amava.

--Molto appassionato?

--Mi amava.

--Ma che era, dunque?

--Niente altro che un uomo innamorato, senza divisioni e classifiche.

Innamorato, ecco.

--Hai detto tutto. Quante lettere al giorno ti scriveva?

--Due, ordinariamente: talvolta tre.

--E tu?

--Nessuna.

--Come sarebbe a dire? Non gli scrivevi?

--Egli aveva rinunziato alla dolcezza di avere mie lettere. Temeva che

mi sorprendessero, temeva che le lettere si perdessero, temeva che in

casa sua un ladro o un male intenzionato gliele rubasse.

--E aveva rinunziato alle lettere? Questa creatura maschile

eccezionale, che rinunzia alle lettere, è esistita?

--Sì.

--Forse ti amava poco,--soggiunse Maddalena Herz, ricaduta nel suo

scetticismo.

--Mi adorava; io vedevo bene, in lui, quanto gli costasse il suo

sacrificio: io l'ho visto pallido e scoraggiato, spesso, di lontano, e

ho tentato di consolarlo, con una lettera: ma, sentendo la stessa

ebbrezza del suo sacrificio, non l'ho fatto.

--Era un amore triste, però.

--Sì, spesso.

--Molto triste?

--Moltissimo. Ma l'amore non è sentimento gaio.

--Gli uomini lo guastano.

--Forse,--disse Beatrice Albano, incrociando le mani sulle ginocchia.

--Ma siete stati felici?

--Per quanto è possibile, felici.

--Poco felici, allora?

--Come tu vuoi. Giudica: due creature che si adorano, che s'intendono

perfettamente, che vivono in un'armonia completa, che credono

all'amore, che credono nella vita.... giudica.

--E che mi raccontavi di tristezze? Voi siete stati

felicissimi!--esclamò Maddalena Herz.

--Io lo credo,--disse con un fugace sorriso Beatrice Albano.

Un silenzio regnò fra le due donne. Maddalena Herz aveva gli occhi

assorti nel roseo, grande paralume che copriva la lampada.

--Beatrice, che faceva questo tuo amante?

--Nulla. Mi amava.

--Non giuocava, non fumava, non andava al _club_, non scommetteva alle

corse?

--Nessuna di queste cose.

--Era disoccupato, dunque?

--Era occupatissimo ad amarmi.

--Tutto il giorno?

--E la notte, anche. Pensa che le difficoltà erano enormi, che la

pazienza doveva essere infinita e infinita l'audacia, che l'occasione

fuggiva sempre, che la lotta era accanita.... e che egli ha sempre

vinto.

--Sempre vinto?

--Sì, egli era forte, paziente, acuto, sagace, audace, ostinatissimo:

e tutte queste qualità gli venivano dall'amore e all'amore servivano.

--I pericoli sono stati grandi?

--Grandi e imminenti. Non li ha curati. Era un uomo che credeva

nell'amore.

--Tanto pochi uomini ci credono!...--osservò tristamente Maddalena

Herz.

--E pochissime donne. Neanche io. Vedi! È lui che mi ha ispirata

questa fede.

--Chi ha fede, non naufraga: ma tanta gente affonda.

--Perchè non ha intesa la parola salvatrice; io l'ho udita.

--Beata te! Se fosse accaduto uno scandalo, che avresti tu fatto?

--Eravamo decisi. O lo scandalo era grave e allora saremmo morti

insieme: o lo scandalo era ridicolo, e saremmo andati via insieme.

--Morire? Avete parlato di morte?

--Sì, si è parlato di morte,--disse Beatrice, a voce più bassa,

chinando il capo.

--Egli era pronto a dar la vita, per te?

--Pronto. E io per lui.

--Lo avevate giurato?

--Ce lo eravamo detto, molto semplicemente. Poichè egli era un uomo

semplice, cara Maddalena.

--Alle volte, la semplicità viene da una raffinata corruzione.

--È vero, ma che importa? Ciò che preme è la conseguenza, non la

causa. Una virtù che si acquista vale una virtù naturale: vale di più

talvolta.

--È una bizzarra teoria, ma mi piace. Forse il tuo amante era un

infame, e ha voluto essere una creatura celestiale.

--Non lo so. Io non ho mai vista la bruttura, e ho sempre vista la

virtù.

--Dissimulava?

--Non credo. Pure, se ha dissimulato, anche questo era un omaggio

dell'anima sua all'amore: Maddalena, Maddalena, nessuna delle azioni

di quell'uomo, nessuno dei suoi pensieri, che non partisse e non

ritornasse all'amore. Per l'amore egli poteva essere laido come un

malfattore e apparire innocente come un fanciulletto: per l'amore egli

era profondamente buono, ma poteva arrivare al delitto.

--Oh Beatrice, quanto lo hai amato!

--Quanto, quanto!

--Non lo tradisti, tu?

--Io? Io? Puoi chiedermi questo?...

--Ed egli, ti tradì?

--Mai, mai.

--Ne sei certa?

--Certissima.

--Chi te lo ha detto?

--Nessuno: lo so. Non mi ha mai tradito.

--Qual donna può esser sicura?

--Io solamente.

--Pure.... non lo vedevi sempre.... eravate lontani....

--Che importa!

--....egli incontrava delle altre donne.... l'assenza.... il tempo....

--Mai, Maddalena, mai. Quell'uomo fu mio, in tutto il tempo che ci

amammo, in una unione perfettissima, senza mai ombra d'infedeltà.

--Era un uomo freddo?

--No, Maddalena.

--Disprezzava le donne?

--Niente affatto: le stimava e le compiangeva.

--Le fuggiva, forse?

--Tutt'altro: le ricercava, con gentilezza: restava con loro,

circondandole di un delicato rispetto.

--Ma perchè non ti tradiva?

--Perchè era fedele.

--La fedeltà assoluta o relativa, è impossibile, Beatrice.

--Sarà: ma io l'ho incontrata.

--Quanti anni di fedeltà?

--Da cinque a sei anni.

--Sembra una favola.

--Sembra: ed è una verità.

--Tu non ti annoiasti mai di questo amante così sublimemente perfetto?

--Lo amavo. Non mi annoiai.

--Però.... la natura umana è così irrequieta.... proprio, non ti seccò

mai?

--Non vi fu il tempo, Maddalena.

--E perchè?

--Perchè questo amore finì,--disse con immensa tristezza nella voce e

nel gesto, Beatrice Albano.

--Ah! è vero: finì. Questo meraviglioso amore, fatto di adorazione

segreta, di rispetto profondo, di sacrifizio silenzioso, di devozione

infinita, questo amore ardente e fedele, è finito, è finito, ha subito

la sorte comune, è finito.

--È finito,--e Beatrice Albano si covrì gli occhi con la mano, a

nascondere il suo pallore, la sua emozione.

Maddalena Herz la sogguardò. Ella era buona, nel fondo del cuore: e

amava la sua amica così austera e pure così tenera. Non osò, subito,

interrompere quella commozione. Le prese una mano e la carezzò:

--Dimmi come è finito, cara.

Beatrice Albano la guardò, silenziosamente.

--In un modo molto doloroso, è vero? Questi grandi amori, questi amori

unici.... tu avrai tanto sofferto?

--Orribilmente.

--Tu non te ne sei consolata?

--Non me ne consolerò mai,--disse Beatrice, desolatamente.

--Perchè non piangi un poco? Ciò ti farebbe molto bene.

--Io ho pianto, in segreto, nell'ombra, tante volte; ma le lagrime non

mi hanno guarita.

--Dimmi, dimmi come è finito,--disse carezzevolmente Maddalena Herz,

credendo udire una storia d'abbandono.

Beatrice fece uno sforzo per parlare: poi disse:

--Egli è morto.

--Come, morto?--gridò Maddalena.

--Sì,--disse Beatrice, con un atto disperato delle braccia.

--Più tardi.... quando l'amore era finito?...

--No, morto in pieno amore, morto nella verdezza e nell'ardore della

passione, morto quando il sogno era diventato realtà e quando la

realtà pareva una visione, morto, strappato all'amore!

--Oh poveretto, poveretto!

--Si chiamava Luigi Caracciolo,--singhiozzò l'amante infelicissima.

--Egli avrà dovuto esser disperato di morire?

--No: sulle prime, pareva straziato: poi si rasserenò. Diceva di morir

bene, senza disinganni e senza delusioni. Mi adorava, mi benediceva,

dal letto di morte. Quanto diventò bello, dopo, Maddalena....

E a lungo, a lungo, Beatrice Albano pianse su quel ricordo così vivace

e così fremente nel suo cuore. Piano piano Maddalena Herz le

rasciugava le lacrime, senza dirle nulla, con una piccola carezza

muta. Alla fine, le lacrime s'inaridirono; ma la donna dolente rimase

immobile, con le mani incrociate sulle ginocchia, guardando nel vuoto.

--Egli era troppo perfetto per vivere e per amare; doveva

morire,--disse Maddalena Herz, come se parlasse a sè stessa.

Beatrice la guardò: le palpebre le batterono, assentendo.

--E l'amore è una cosa imperfetta!--soggiunse Maddalena.--Imperfetta e

miserabile. L'uomo val meglio del sentimento.

Beatrice Albano acconsentì, col capo.

IL VIALE DEGLI OLEANDRI

(_Mario Felice_).

Nella grande e strana dolcezza di quell'aprile, tutto il vasto parco

era fiorito, fra la collina e il mare: i larghi viali dalle quercie

austere, dai platani austeri, sotto l'arco verde oscuro dei loro rami,

eran tutti biondeggianti di sottili raggi di sole, eran biondeggianti

di piccoli e scherzosi occhi di sole. Lontano, nella gran rotonda

luminosa era un cicalìo di bimbi e un cicalìo di passeri e il rombo

sordo della città giungeva ancora colà. Bastava allontanarsi cento

passi, verso il mare, perchè ogni rumore svanisse nell'aria lieve: e

la solitudine del parco era solo turbata da qualche rara persona che

passeggiava, lentamente riscaldandosi al sole, un vecchio o un

convalescente i cui occhi senza fiamma e senza forza non avean più

curiosità: turbato tavolta, il profondo silenzio vegetale dal fruscio

di un getto di acqua, con cui un invisibile giardiniere inaffiava

un'aiuola. Maria entrava nel parco dalla porta occidentale: al

piccolissimo orologio che ella portava sempre seco, nella taschettina

della giacchetta, sul petto, le ore di oro su fondo nero segnavano le

quattro in punto. Era sempre quella, l'ora del convegno quotidiano, ed

ella si doveva frenare per non giungere mezz'ora, un quarto d'ora più

presto.

--Se arrivo troppo presto soffro molto,--ella pensava, cercando di

diminuire ai suoi nervi la tormentosa impazienza e al suo cuore

l'intima tortura.

Gli amanti: pastelli · 第 2 / 9 段