De la providenzia che Dio usa verso de' poveri servi suoi,
sovenendoli ne le cose temporali.
--Ora ti voglio dire una picciola particella de' modi ch'Io tengo a
sovenire i servi miei, che sperano in me, nella necessitá corporale. E
tanto la ricevono perfectamente e inperfectamente, quanto essi sonno
perfecti e inperfecti, spogliati di loro e del mondo: ma ogniuno
proveggo. Unde i povaregli miei, povari per spirito e di volontá, cioè
per spirituale intenzione, non semplicemente dico povari, però che molti
sonno povari e non vorrebbero essere: questi sonno ricchi quanto alla
volontá e sonno mendíchi, perché non sperano in me né portano
volontariamente la povertá che Io l'ho data per medicina de l'anima
loro, perché la ricchezza l'arebbe facto male e sarebbe stata loro
dannazione; ma e' servi miei sonno poveri e non mendíchi. El mendíco
spesse volte non ha quello che gli bisogna e pate grande necessitá; ma
el povaro non abonda, ma ha apieno la sua necessitá. Io non gli manco
mai mentre ch'egli spera in me: conducoli bene alcuna volta in su la
extremitá, perché meglio cognoscano e veggano che Io gli posso e voglio
provedere, inamorinsi della providenzia mia e abbraccino la sposa della
vera povertá. Unde il servo loro dello Spirito sancto, clemenzia mia,
vedendo che non abbino quello che lo' bisogna alla necessitá del corpo,
accenderá uno desiderio con uno stimolo nel cuore di coloro che possono
sovenire, che essi andaranno e soverrannoli de' loro bisogni. Tucta la
vita de' dolci miei povaregli si governa per questo modo: con
sollicitudine che Io do di loro a' servi del mondo. È vero che, per
provarli in pazienzia, in fede e perseveranzia, Io sosterrò che lo' sia
decto rimproverio ingiuria e villania; e nondimeno quel medesimo che lo'
dice e fa ingiuria è costretto dalla mia clemenzia di dar lo'
l'elimosina e sovenire ne' loro bisogni.
Questa è providenzia generale data a' miei povarelli. Ma alcuna volta
l'usarò ne' grandi servi miei senza il mezzo della creatura, solo per me
medesimo, sí come tu sai d'avere provato. E hai udito del glorioso padre
tuo Domenico che, nel principio dell'ordine, essendo e' frati in
necessitá, intantoché essendo venuta l'ora del mangiare e non avendo
che, il dilecto mio servo Domenico, col lume della fede sperando che Io
provedesse, dixe:--Figliuoli, ponetevi a mensa.--Obbediendolo e' frati,
alla parola sua si posero a mensa. Allora Io, che proveggo chi spera in
me, mandai due angeli con pane bianchissimo, intantoché n'ebbero in
grandissima abondanzia per piú volte. Questa fu providenzia non con
mezzo d'uomini, ma facta dalla clemenzia mia dello Spirito sancto.
Alcuna volta proveggo multiplicando una piccola quantitá, la quale non
era bastevole a loro, sí come tu sai di quella dolce vergine sancta
Agnesa. La quale, dalla sua puerizia infino a l'ultimo, serví a me con
vera umilitá, con esperanza ferma, intantoché non pensava di sé né della
sua famiglia con dubbitazione. Unde ella con viva fede, per comandamento
di Maria, si mosse, poverella e senza alcuna substanzia temporale, a
fare il monasterio. Sai che era luogo di peccatrici. Ella non
pensò:--Come potrò io fare questo?--Ma sollicitamente, con la mia
providenzia, ne fece luogo sancto, monasterio ordinato a religiose. Ine
congregò nel principio circa diciotto fanciulle vergini senza avere
cavelle, se non come Io la provedevo: tra l'altre volte, avendo Io
sostenuto che tre dí erano state senza pane, solo con l'erba. E se tu mi
dimandassi:--Perché le tenesti a quel modo, conciosiacosaché di sopra mi
dicesti che tu non manchi mai a' servi tuoi che sperano in te, e che
essi hanno la loro necessitá? In questo mi pare che lo' mancasse il loro
bisogno, perché pure de l'erba non vive il corpo della creatura,
parlando comunemente e in generale di chi non è perfecto: ché, se Agnesa
era perfecta ella, non erano l'altre in quella perfeczione;--Io ti
risponderei ch'Io el feci e permissi per farla inebriare della
providenzia mia; e quelle, che anco erano inperfecte, per lo miracolo
che poi seguitò, avessero materia di fare il principio e fondamento loro
nel lume della sanctissima fede. In quella erba o in altro a cui
divenisse simile caso, o per verun altro modo, davo e do una
disposizione a quel corpo umano, intantoché meglio stará con quella poca
dell'erba, o alcuna volta senza cibo, che inanzi non faceva col pane e
con l'altre cose che si dánno e sonno ordinate per la vita de l'uomo. E
tu sai che egli è cosí, che l'hai provato in te medesima.
Dico che Io proveggo col moltiplicare. Ché, essendo ella stata in questo
spazio del tempo, che Io t'ho decto, senza pane, vollendo ella l'occhio
della mente sua col lume della fede a me, disse:--Padre e Signore mio,
sposo etterno, ed ha' mi tu facte trare queste figliuole delle case de'
padri loro perché elle periscano di fame? Provede, Signore, alla loro
necessitá.--Io ero Colui che la facevo adimandare: piacevami di provare
la fede sua, e l'umile sua orazione era a me piacevole. Distesi la mia
providenzia in quello che con la mente sua stava dinanzi a me, e
costrinsi per spirazione una creatura, nella sua mente, che le portasse
cinque panuccioli. E, manifestandolo a lei nella sua mente, dixe,
vollendosi a le suore:--Andate, figliuole mie, rispondete alla ruota, e
tollete quel pane.--Arrecandolo elle, si posero a mensa. Io le diei
tanta virtú, nello spezzare el pane che ella fece, che tucte se ne
saziarono apieno, e tanto ne levarono di su la mensa, che pienamente
un'altra volta n'ebbero abondantemente alla necessitá del corpo loro.
Queste sonno delle providenzie che Io uso co' servi miei a quelli che
son povari volontariamente; e non pure volontariamente, ma per spirito.
Però che senza spirituale intenzione nulla lo' varrebbe. Sí come divenne
a' filosofi, che, per amore che avevano alla scienzia e volontá
d'impararla, spregiavano le ricchezze e facevansi povari
volontariamente; cognoscendo, di cognoscimento naturale, che la
sollicitudine delle mondane ricchezze gli aveva ad inpedire di non
lassarli giognere al termine loro della scienzia, el quale ponevano, per
uno loro fine, dinanzi all'occhio de l'intellecto loro. Ma, perché
questa volontá de la povertá non era spirituale, facta per gloria e loda
del nome mio, però non avevano vita di grazia né perfeczione, ma morte
etternale.