De la providenzia di Dio verso di coloro che sono in peccato
mortale.
--L'anima o ella è in stato di peccato mortale, o ella è imperfecta in
grazia, o ella è perfecta. In ogniuno uso, dilargo e do la mia
providenzia; ma in diversi modi, con grande sapienzia, secondo che Io
veggo che gli bisogna. Agli uomini del mondo, che giacciono nella morte
del peccato mortale, provego destandoli con lo stimolo della coscienzia,
o con fadiga che sentiranno nel mezzo del cuore per nuovi e diversi
modi. E sonno tanti questi modi, che la lingua tua non sarebbe
sufficiente a narrarli. Unde spesse volte si partono, per questa
importunitá delle pene e stimolo di coscienzia che è dentro ne l'anima,
da la colpa del peccato mortale. E alcuna volta (perché Io delle spine
vostre sempre traggo la rosa), concependo el cuore de l'uomo amore al
peccato mortale o alla creatura fuore della mia volontá, Io gli tollarò
el luogo e il tempo che non potrá compire le volontá sue, intantoché con
la stanchezza della pena del cuore, la quale egli ha acquistata per suo
difecto, non potendo compire le sue disordinate volontá, torna a se
medesimo con compunzione di cuore e stimolo di coscienzia, e con esse
gicta a terra il farnetico suo. El quale drictamente si può chiamare
«farnetico», ché, credendosi ponere l'affecto suo in alcuna cosa, quando
viene a vedere, non era cavelle. Era bene ed è alcuna cosa la creatura
cui egli amava di miserabile amore; ma quello, che egli ne pigliava, era
non cavelle, però che 'l peccato non è cavelle. Di questo non cavelle
della colpa, che è una spina che pugne l'anima, Io ne traggo questa
rosa, come decto è, per provedere a la salute sua.
Chi mi costrigne a farlo? Non egli, che non mi cerca né adimanda
l'aiutorio e providenzia mia se none in colpa di peccato, in delizie,
ricchezze e stati del mondo: ma l'amore mi costrigne, perché v'amai
prima che voi fuste; senza essere amato da voi, Io v'amai
ineffabilemente. Questo mi costrigne a farlo, e l'orazioni de' servi
miei, e' quali (el servidore dello Spirito sancto, clemenzia mia,
ministrando lo' l'onore di me e la dileczione del proximo loro) cercano
con inextimabile caritá la salute loro, studiandosi di placare l'ira mia
e di legare le mani della divina mia giustizia, la quale merita lo
iniquo uomo che Io usi contra di lui. Essi mi strengono con le lagrime,
umili e continue orazioni. Chi gli fa gridare? La mia providenzia, che
proveggo a la necessitá di quel morto, perché decto è ch'Io non voglio
la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva.
Inamórati, figliuola, della mia providenzia. Se tu apri l'occhio della
mente tua e del corpo, tu vedi che gli scellerati uomini che giacciono
in tanta miseria, e' quali so' facti puzza di morte, obscuri e tenebrosi
per la privazione del lume, essi vanno cantando e ridendo, spendendo il
tempo loro in vanitá, in delizie e grandi disonestá: tucti lascivi,
mangiatori e bevitori, intantoché del ventre loro si fanno dio, con
odio, con rancore, con superbia e con ogni miseria (delle quali miserie
piú distintamente sai ch'Io te ne narrai), e non cognoscono lo stato
loro. Vanno per la via a giognere alla morte etternale, se non si
correggono nella vita loro, e vanno cantando! E non sarebbe reputata
grande stoltizia e pazzia se quelli, che è condannato a la morte e va a
la giustizia, andasse cantando e ballando, mostrando segni d'allegrezza?
Certo sí. In questa stoltizia stanno questi miseri, e tanto piú senza
comparazione veruna, quanto essi ricevono, quegli pena finita, e costoro
pena infinita, morendo in stato di danpnazione. E vanno cantando! Ciechi
sopra ciechi! stolti e macti sopra ogni stoltizia!
E i servi miei stanno in pianto, in affliczione di corpo e in
contrizione di cuore, in vigilia e continua orazione, con sospiri e
lamenti, macerando la carne loro per procurare a la loro salute; ed essi
si fanno beffe di loro! Ma elle caggiono sopra e' loro capi, tornando la
pena della colpa in cui ella debba tornare, e i fructi delle fadighe
portate per amore di me si dánno in cui la bontá mia gli ha facti
meritare, però che io so' lo Idio vostro giusto, che a ogniuno rendo
secondo che averá meritato. Ma e' veri servi miei non allentano e' passi
per le beffe, persecuzioni e ingratitudine loro; anco crescono in
maggiore sollicitudine e desiderio. Questo chi el fa, che con tanta fame
bussino alla porta della mia misericordia? La providenzia mia, che
proveggo e procuro insiememente la salute di questi miseri, e augmento
la virtú e cresco il fuoco della dileczione della caritá ne' servi miei.
Infiniti sonno questi modi di providenzia, ch'Io uso ne l'anima del
peccatore per trarlo della colpa del peccato mortale. Ora ti parlaró di
quello che fa la mia providenzia in coloro che sonno levati dalla colpa,
e sonno ancora inperfecti; non ricapitolando gli stati de l'anima,
perché giá ordinatamente te gli ho narrati, ma breve breve alcuna cosa
ti dirò.