Come Dio providde verso de l'anime dando i sacramenti, e come
provede a' servi suoi affamati del sacramento del Corpo di Cristo;
narrando come providde piú volte, per mirabile modo, verso d'una
anima affamata d'esso sacramento.
--Sai tu, carissima figliuola, come Io provego questi miei servi che
sperano in me? In due modi: cioè che tucta la providenzia, che Io uso a
le mie creature che hanno in loro ragione, è sopra l'anima e sopra 'l
corpo. E ciò, che Io adopero di providenzia nel corpo, è facto in
servizio de l'anima, per farla crescere nel lume della fede, farla
sperare in me e perdere la speranza di sé, e perché vega e cognosca che
Io so' Colui che so', che posso, voglio e so sovenire al suo bisogno e
salute. Tu vedi che ne l'anima, per la vita sua, Io l'ho dati e'
sacramenti della sancta Chiesa, perché sonno suo cibo: none il pane, che
è cibo grosso corporale, e però è dato al corpo; ma, perché ella è
incorporea, vive della parola mia. Però disse la mia Veritá nel sancto
Evangelio che di solo pane non viveva l'uomo, ma d'ogni parola che
procede da me, cioè di seguitare con spirituale intenzione la doctrina
di questa mia Parola incarnata, la quale parola in virtú del Sangue suo
e' sacramenti vi dánno vita.
Sí che i sacramenti spirituali sonno dati a l'anima: poniamo che si
pongano e si diano con lo strumento del corpo; non darebbe a l'anima
vita di grazia solamente quello acto, se essa anima non si disponesse a
riceverli con espirituale, sancto e vero desiderio. E però ti dixi che
egli erano spirituali, che si dánno a l'anima perché è cosa incorporea:
non obstante che sieno pórti per lo mezzo del corpo, come decto è, al
desiderio de l'anima è dato che 'l riceva. Alcuna volta, per crescerla
in fame e sancto desiderio, gli le farò desiderare e non potrá averli;
non potendoli avere, cresce la fame, e nella fame il cognoscimento di
sé, reputandosene indegna per umilitá. E Io alora la fo degna,
provedendo spesse volte in diversi modi sopra questo sacramento. E tu
sai che egli è cosí, se ben ti ricorda d'averlo udito e provato in te
medesima. Perché la clemenzia mia dello Spirito sancto, che gli ha presi
a servire (dato lo' da me per la mia bontá), spirará la mente d'alcuno
ministro che l'ha a dare questo cibo, che, costrecto dal fuoco della mia
caritá d'esso Spirito sancto, el quale gli dá stimolo di coscienzia,
unde per coscienzia si muove a pascere la fame e compire il desiderio di
quella anima. Farò indugiare alcuna volta in su l'extremitá e, quando in
tucto ella n'avará perduta la speranza, ed ella avará quel che desidera.
E non poteva Io cosí provedere nel principio come ne l'ultimo? Sí bene:
ma follo per crescerla nel lume della fede, acciò che mai non manchi che
ella none speri nella mia bontá; e per farla cauta e prudente, ché
imprudentemente non volti el capo a dietro, allentando la fame del
sancto desiderio: e però la indugio. Sí come ti ricorda di quella anima,
che, giognendo nella sancta chiesa con grande fame della comunione, e
giognendo el ministro a l'altare, ella dimandò el Corpo di Cristo tucto
Dio e uomo: egli rispose che non volea darlele. In lei crebbe il pianto
e il desiderio: e in lui, quando venne ad offerire il calice, crebbe lo
stimolo della coscienzia, costrecto dal servidore dello Spirito sancto
che provedeva a quella anima. E come provedeva e lavorava in quel cuore
dentro, cosí el mostroe di fuore, dicendo a quel che 'l
serviva:--Dimanda se ella si vuole comunicare, ché Io lel darò
volontieri.--E se ella aveva una sprizza di fede e d'amore, crebbe in
grandissima abondanzia il desiderio; intantoché pareva che la vita si
volesse partire dal corpo. E però l'avevo Io permesso: per farla
crescere e farle diseccare ogni amore proprio, infidelitá e speranza che
avesse in sé. Alora providi col mezzo della creatura. Un'altra volta
provedará el servidore dello Spirito sancto solo, senza questo mezzo, sí
come piú volte a molte persone è adivenuto e adiviene tucto dí a' servi
miei. Ma, tra l'altre, due admirabili, sí come tu sai, te ne narrarò per
farti dilatare in fede e a commendazione della mia providenzia.
Ricordati e rammentati in te medesima d'avere udito di quella anima,
che, stando nel tempio mio della sancta chiesa, el dí della conversione
del glorioso appostolo Pavolo mio dolce banditore, con tanto desiderio
di giognere a questo sacramento, pane di vita, cibo degli angeli dato a
voi uomini, che ella provò quasi a quanti ministri vennero a celebrare;
e da tucti le fu denegato per mia dispensazione, perché volsi che ella
cognoscesse che, mancandole gli uomini, non le mancavo Io, suo Creatore.
E però a l'ultima messa Io tenni questo modo che Io ti dirò, e usai uno
dolce inganno per farla inebbriare della providenzia mia. Lo inganno fu
questo: che, avendo ella detto di volersi comunicare, quel che serviva
nol volse dire al ministro. Vedendo ella che egli non rispondeva del no,
aspectava con grande desiderio di potersi comunicare. Decta la messa e
trovandosi di no, crebbe in tanta fame e in tanto desiderio, con vera
umilitá reputandosene indegna e riprendendo la sua presumpzione,
parendole avere presumpto di giognere a tanto misterio. Io, che exalto
gli umili, trassi a me il desiderio e l'affecto di quella anima, dandole
cognoscimento ne l'abisso della Trinitá di me, Dio etterno, illuminando
l'occhio de l'intellecto suo nella potenzia di me, Padre etterno, nella
sapienzia de l'unigenito mio Figliuolo e nella clemenzia dello Spirito
sancto, e' quali siamo una medesima cosa. E in tanta perfeczione si uní
quella anima, che 'l corpo si sospendeva da la terra, perché, come nello
stato unitivo de l'anima Io ti narrai, era piú perfecta l'unione che
l'anima aveva facta per affecto d'amore in me che nel corpo suo. E in
questo abisso grande, per satisfare al desiderio suo, ricevecte da me la
sancta comunione. E in segno di ciò che Io in veritá l'avevo satisfacto,
per piú dí sentí per admirabile modo nel gusto corporale il sapore e
odore del Sangue e del Corpo di Cristo crocifixo, mia Veritá. Unde ella
si rinnovellò nel lume della mia providenzia, avendola gustata cosí
dolcemente.
Tucto questo fu visibile a lei, ma invisibile agli occhi delle creature.
Ma el secondo fu visibile agli occhi del ministro a cui adivenne il
caso: ché, essendo quella anima con grande desiderio d'udire la messa e
della comunione, per passione corporale non era potuta andare alla
chiesa a quella ora che bisognava. Pur gionse, essendo l'ora tardi, a la
consecrazione, cioè che gionse in su quella ora che 'l ministro
consecrava. Ed essendo egli da l'uno capo della chiesa, ella si pose da
l'altro, però che l'obbedienzia non le concedeva che ella stesse ine.
Ella si pose con grandissimo pianto, dicendo:--O miserabile anima mia! e
non vedi tu quanto di grazia tu hai ricevuto, che tu se' nel tempio
sancto di Dio e hai veduto il ministro, che se' degna d'abitare ne
l'inferno per li tuoi peccati?--El desiderio però non si quietava, ma
quanto piú si profondava nella valle de l'umilitá, tanto piú era levata
in su, dandole a cognoscere con fede e speranza la mia bontá,
confidandosi che 'l servitore dello Spirito sancto notricasse la fame
sua. Io alora le diei quello che ella in quello modo non sapeva
desiderare. El modo fu questo: che, venendo el sacerdote per
comunicarsi, nel dividere ne cadde uno pezzuolo, el quale per mia
dispensazione e virtú (il moccolino de l'ostia, cioè quella particella
che se n'era levata) si partí da l'altare e andò ne l'altro capo della
chiesa, dove ella era. E, credendosi ella che non fusse cosa visibile ma
invisibile, sentendosi comunicata, pensossi con grande e affocato
desiderio che, come piú volte l'era adivenuto, Io l'avesse satisfacto
invisibilmente. Ma egli non parbe cosí al ministro, che, non trovandola,
sentiva intollerabile dolore. Se non che 'l servidore della mia
clemenzia gli manifestò nella mente sua chi l'aveva avuta, sempre però
dubitando infino che dichiarato si fu con lei. E non potevo Io tollerle
lo impedimento del difecto corporale e farla andare ad ora, dacciò che
ella avesse potuto ricevere il sacramento dal ministro? Sí; ma volevo
farle provare che, col mezzo della creatura e senza il mezzo della
creatura, in qualunque stato e in qualunque tempo si sia, in qualunque
modo sa desiderare e piú che non sa desiderare, Io la posso, so e voglio
satisfare, come decto è, con maravigliosi modi.
Questo ti basti, carissima figliuola, averti narrato della providenzia
mia, la quale Io uso con l'anime affamate di questo dolce sacramento. E
cosí in tucti gli altri, secondo che lo' bisogna, uso questa dolce
providenzia. Ora ti dirò alcuna cosellina come Io l'uso dentro ne
l'anima, la quale uso senza il mezzo del corpo, cioè con estrumento di
fuore. Benché parlandoti degli stati de l'anima Io te ne dicesse,
nondimeno anco te ne dirò.