Come la persecuzione, che si fa a la sancta Chiesa o vero a'
ministri, Dio la reputa facta a sé, e come questa colpa piú è grave
che neuna altra.
--E se tu mi dimandassi per che cagione Io ti mostrai che piú era grave
la colpa di coloro che perseguitavano la sancta Chiesa che tucte l'altre
colpe commesse, e perché per li loro difecti Io non volevo che la
reverenzia verso di loro diminuisse, Io ti rispondarei e rispondo:
perché ogni reverenzia che si fa a loro, non si fa a loro, ma a me, per
la virtú del Sangue che Io l'ho dato a ministrare. Unde, se non fusse
questo, tanta reverenzia avareste a loro quanta agli altri uomini del
mondo, e non piú. E per questo ministerio sète costrecti a far lo'
reverenzia; e a le loro mani vi conviene venire, non a loro per loro, ma
per la virtú che Io ho data a loro, se volete ricevere i sancti
sacramenti della Chiesa; però che, potendoli avere e non volendogli,
sareste e morreste in stato di dannazione.
Sí che la reverenzia è mia e di questo glorioso Sangue (che siamo una
medesima cosa per l'unione della natura divina con la natura umana,
come decto è), e non loro. E sí come la reverenzia è mia, cosí la
inreverenzia: ché giá t'ho decto che la reverenzia non dovete fare a
loro per loro, ma per l'auctoritá che Io ho data a loro. E cosí non
debbono essere offesi, però che, offendendo loro, offendono me e non
loro. E giá l'ho vetato, e decto che i miei cristi non voglio che sieno
toccati per le loro mani; e per questo neuno si può scusare dicendo:--Io
non fo ingiuria né so' ribello a la sancta Chiesa, ma follo a' difecti
de' gactivi pastori.--Questi mente sopra el capo suo e, come aciecato
dal proprio amore, non vede; ma elli vede bene, ma fa vista di non
vedere per ricoprire lo stimolo della coscienzia sua. Vedrebbe, e vede,
che egli perseguita el Sangue e non loro. Mia è l'ingiuria, sí come mia
era la reverenzia. E cosí è mio ogni danno: scherni, villanie, obrobrio
e vitoperio, che fanno a loro; cioè che reputo facto a me quel che fanno
a loro, perché Io lo' dixi e dico che i miei cristi non voglio che sieno
toccati da loro. Io gli ho a punire, e non eglino. Ma eglino dimostrano,
gl'iniqui, la inreverenzia che essi hanno al Sangue, e che poco tengono
caro el tesoro che Io l'ho dato in salute e in vita de l'anime loro.
Piú non potavate ricevere che darmivi tucto Dio e uomo in cibo, sí come
Io t'ho decto. Ma perché la reverenzia non era facta a me per mezzo di
loro, però l'hanno diminuita perseguitandoli, vedendo in loro molti
peccati e difecti, sí come, in un altro luogo, de' difecti loro Io ti
narraroe. Se in veritá avessero avuta questa reverenzia in loro per me,
non sarebbe levata per ne uno difecto loro, perché non diminuisce, come
decto è, la virtú di questo sacramento per neuno difecto. E però non
debba diminuire la reverenzia; e quando diminuisce, n'offendono me.
E però m'è piú grave questa colpa che tucte l'altre, per molte ragioni:
ma tre principali te ne dirò. L'una si è perché quello che fanno a loro
fanno a me. L'altra si è perché trapassano el comandamento: perché giá
l'ho vetato che non gli tocchino; unde spregiano la virtú del Sangue che
trassero del sancto baptesmo, perché essi disobediscono facendo quel che
l'è vetato. E so' ribelli a questo Sangue, perché hanno levata la
reverenzia, e levatisi con la grande persecuzione. Essi sonno come
membri putridi, tagliati dal corpo mistico della sancta Chiesa; unde,
mentre che stessero obstinati in questa rebellione e inreverenzia,
morendo con essa, giongono a l'etterna dapnazione. È vero che, giognendo
a l'extremitá, umiliandosi e cognoscendo la colpa loro, volendosi
reconciliare col loro capo e non potendo actualmente, riceve
misericordia: poniamo che non debba però aspectare il tempo, perché non
è securo d'averlo. L'altra si è perché la loro colpa è piú aggravata che
tucte l'altre, perché egli è peccato facto per propria malizia e con
deliberazione, e cognoscono che con buona coscienzia essi nol possono
fare; e, facendolo, offendono. Ed è offesa con una perversa superbia,
senza dilecto corporale; anco si consumano l'anima e 'l corpo: l'anima
si consuma privata della grazia, e spesse volte lo' rode il vermine
della coscienzia; la sustanzia temporale si consuma in servigio del
dimonio, e i corpi ne sonno morti come animali.
Sí che questo peccato è facto propriamente a me, ed è facto senza colore
di propria utilitá o dilecto alcuno, se non con malizia e fummo di
superbia, la quale superbia nacque dal proprio amore sensitivo, e da
quello timore perverso che ebbe Pilato che, per timore di non perdere la
signoria, uccise Cristo unigenito mio Figliuolo. Cosí hanno facto e
fanno costoro.
Tucti gli altri peccati sonno facti o per simplicitá o per ignoranzia di
non cognoscere, o per malizia, cioè che cognosce il male che egli fa, ma
per lo disordinato dilecto e piacere che ha in esso peccato, o per
alcuna utilitá che vi trovasse, offende, e, offendendo, fa dapno e
offende l'anima sua, e offende me e il proximo suo. Me, perché non rende
gloria e loda al nome mio; el proximo, perché non gli rende la
dileczione della caritá. Ma egli non mi percuote actualmente che la
faccia propriamente a me, ma offende sé; la quale offesa mi dispiace per
lo dapno suo. Ma questa è offesa facta a me proprio, senza mezzo. Gli
altri peccati hanno alcuno colore e sonno facti con alcuno colore e
sonno facti con mezzo, perché Io ti dixi che ogni peccato si faceva col
mezzo del proximo, e ogni virtú: el peccato si fa per la privazione
della caritá di me, Dio, e del proximo; e la virtú con la dileczione
della caritá: offendendo il proximo, offendono me col mezzo di loro. Ma
perché tra le mie creature che hanno in loro ragione Io ho electi questi
miei ministri, e' quali sonno e' miei unti, sí come Io ti dixi,
ministratori del corpo e del sangue de l'unigenito mio Figliuolo, carne
vostra umana unita con la natura mia divina, unde, consecrando, stanno
in persona di Cristo mio Figliuolo; sí che vedi che questa offesa è
facta a questo Verbo; ed essendo facta a lui, è facta a me, perché siamo
una medesima cosa.
Questi miserabili perseguitano el Sangue e privansi del tesoro e del
fructo del Sangue. Unde ella m'è piú grave questa offesa, facta a me e
non a' ministri, perché loro non reputo ne debba essere né l'onore né la
persecuzione; anco a me, cioè a questo glorioso sangue del mio
Figliuolo, che siamo una medesima cosa, come decto t'ho. Unde Io ti dico
che, se tucti gli altri peccati che essi hanno commessi fussero da l'uno
lato, e questo solo da l'altro, mi pesa piú questo uno che gli altri,
per lo modo che decto t'ho, sí come Io tel manifestai, acciò che tu
avessi piú materia di dolerti de l'offesa mia e della dapnazione di
questi miserabili, acciò che col dolore e con l'amaritudine tua e degli
altri servi miei, per mia bontá e misericordia, si dissolvesse tanta
tenebre quanta è venuta in questi membri putridi, tagliati dal corpo
mistico della sancta Chiesa.
Ma Io non truovo quasi chi si doglia della persecuzione che è facta a
questo glorioso e prezioso Sangue: ma truovo bene chi mi percuote
continuamente con le saecte del disordinato amore e timore servile, e
con la propria reputazione, come aciecati, recandosi a onore quello che
l'è a vitoperio, e a vitoperio quello che l'è onore, cioè d'aumiliarsi
al capo loro. Per questi difecti si sonno levati e levano a perseguitare
il Sangue.