CAPITOLO CXV

De la dignitá de' sacerdoti, e come la virtú de' sacramenti non

diminuisce per le colpe di chi gli ministra o riceve. E come Dio

non vuole che li secolari s'inpaccino di corrèggiarli.

--Questo facevano e' dolci e gloriosi ministri, de' quali Io ti dixi che

volevo che vedessi l'excellenzia loro, oltre a la dignitá che Io l'avevo

data avendoli facti miei cristi, sí come Io ti dixi. Exercitando in

virtú questa dignitá, sonno vestiti di questo dolce e glorioso Sole el

quale Io lo' diei a ministrare. Raguarda Gregorio dolce, Silvestro e

gli altri antecessori e subcessori che sonno seguitati doppo el

principale pontefice Pietro, a cui furono date le chiavi del regno del

cielo da la mia Veritá, dicendo: «Pietro, Io ti do le chiavi del regno

del cielo; e cui tu scioglierai in terra sará sciolto in cielo, e cui tu

legarai in terra sará legato in cielo».

Attende, carissima figliuola, che, manifestandoti l'excellenzia delle

virtú di costoro, Io piú pienamente ti mostrarrò la dignitá nella quale

Io ho posti questi miei ministri. Questa è la chiave del sangue de

l'unigenito mio Figliuolo. La quale chiave diserrò vita etterna, che

grande tempo era stata serrata per lo peccato d'Adam; ma poi che Io vi

donai la Veritá mia, cioè il Verbo de l'unigenito mio Figliuolo,

sostenendo morte e passione, con la morte sua destrusse la morte vostra,

facendovi bagno del sangue suo. Sí che 'l sangue e morte sua, ed in

virtú della natura mia divina unita con la natura umana, diserroe vita

etterna. A cui ne lassoe le chiavi di questo Sangue? Al glorioso

apostolo Pietro e a tucti gli altri, che so' venuti o verranno di qui a

l'ultimo dí del giudicio; sí che tutti hanno e avaranno quella medesima

auctoritá che ebbe Pietro. E per neuno loro difecto non diminuisce

questa auctoritá, né tolle la perfeczione al Sangue né ad alcuno

sacramento, perché giá ti dixi che questo Sole per neuna immondizia si

lordava, e non perde la luce sua per tenebre di peccato mortale che

fusse in colui che 'l ministra o in colui che 'l riceve: però che la

colpa sua neuna lesione a' sacramenti della sancta Chiesa può fare, né

diminuire la virtú in loro; ma ben diminuisce la grazia, e cresce la

colpa in colui che 'l ministra e in colui che 'l riceve indegnamente.

Sí che Cristo in terra tiene le chiavi del Sangue, sí come, se ben ti

ricorda, Io tel manifestai in questa figura, volendoti mostrare quanta

reverenzia e' secolari debbono avere a questi ministri, o buoni o

gattivi che siano, e quanto mi spiaceva la inreverenzia. Sai che Io ti

posi el corpo mistico della sancta Chiesa quasi in forma d'uno cellaio,

nel quale cellaio era il sangue de l'unigenito mio Figliuolo; nel quale

sangue vagliono tucti e' sacramenti, e hanno vita in virtú di questo

sangue. A la porta di questo cellaio era Cristo in terra, a cui era

commesso a ministrare el Sangue, e a lui stava di mectere i ministratori

che l'aitassero a ministrare per tucto l'universale corpo della

religione cristiana. Chi era acceptato e unto da lui n'era facto

ministro, e altri no. Da costui esce tucto l'ordine chericato, e

messili, ciascuno ne l'offizio suo, a ministrare questo glorioso Sangue.

E come egli gli ha messi per suoi aitatori, cosí a lui tocca el

correggerli de' difecti loro; e cosí voglio che sia, che, per

l'excellenzia ed auctoritá che Io l'ho data, Io gli ho tracti della

servitudine, cioè subieczione della signoria de' signori temporali. La

legge civile non ha a fare cavelle con la legge loro in punizione; ma

solo in colui che è posto a signoreggiare e a ministrare nella legge

divina. Questi sono e' miei unti, e però dixi per la Scriptura: «Non

vogliate toccare e' cristi miei». Unde a maggiore ruina non può venire

l'uomo che se ne fa punitore.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 135 / 221 题