Del fructo de le quarte e unitive lagrime.
--Decto t'ho del fructo delle terze lagrime. Séguita el quarto e ultimo
stato della lagrima unitiva, lo quale non è separato dal terzo, come
decto è, ma uniti insieme, sí come la caritá mia con quella del proximo
l'una condisce l'altra. Ma è in tanto cresciuto, gionto al quarto, che,
non tanto che porti con pazienzia (sí come di sopra ti dissi), ma con
allegrezza le desidera; in tanto che spregia ogni recreazione, da
qualunque lato le viene, pure che si possa conformare con la mia Veritá,
Cristo crocifixo.
Questa riceve uno fructo di quiete di mente, una unione, facta per
sentimento, nella natura mia dolce divina, dove gusta el lacte. Sí come
il fanciullo, che pacificato si riposa al pecto della madre, traie a sé
il lacte col mezzo della carne; cosí l'anima, gionta a questo ultimo
stato, si riposa al pecto della divina mia caritá, tenendo nella bocca
del sancto desiderio la carne di Cristo crocifixo, cioè seguitando le
vestigie e la doctrina sua, perché cognobbe bene nel terzo stato che non
gli conveniva andare per me, Padre, perché in me, Padre etterno, non può
cadere pena: ma sí nel dilecto mio Figliuolo, dolce e amoroso Verbo. E
voi non potete andare senza pena, ma con molto sostenere giognerete a le
virtú provate. Sí che si pose al pecto di Cristo crocifixo, che è essa
veritá; e cosí trasse a sé il lacte della virtú, nella quale virtú ebbe
vita di grazia, gustando in sé la natura mia divina che dava dolcezza a
le virtú. E cosí è la veritá: che le virtú in loro non erano dolci, ma
perché furono facte e unite in me, amore divino: cioè che l'anima non
ebbe alcuno rispecto a sua propria utilitá, altro che a l'onore di me e
salute de l'anime.
Or raguarda, dolce figliuola, quanto è dolce e glorioso questo stato,
nel quale l'anima ha facta tanta unione al pecto della caritá che non
si truova la bocca senza el pecto, né il pecto senza el lacte. Cosí
questa anima non si truova senza Cristo crociato, né senza me, Padre
etterno, el quale truova gustando la somma e etterna Deitá. Oh! chi
vedesse come s'empiono le potenzie di quella anima! La memoria s'empie
di continuo ricordamento di me, tracto a sé, per amore, i benefizi miei:
non tanto l'acto de' benefizi, ma l'affecto della caritá mia con che Io
gli l'ho donati; e singularmente il benefizio della creazione, vedendosi
creato a la imagine e similitudine mia. Nel quale benefizio, nel primo
stato decto, cognobbe la pena della ingratitudine che ne gli seguitava;
e però si levò da le miserie nel benefizio del sangue di Cristo, dove Io
el ricreai a grazia, lavandovi la faccia de l'anime vostre da la lebra
del peccato, dove l'anima trovò nel secondo stato una dolcezza, gustando
la dolcezza de l'amore e dispiacere della colpa, nella quale egli vidde
che tanto era spiaciuta a me, che Io l'avevo punita sopra el corpo de
l'unigenito mio Figliuolo.
Dipo' questo ha trovato l'avenimento dello Spirito sancto, el quale
dichiarò e dichiara l'anima della veritá. Quando riceve l'anima questo
lume? poi che ha cognosciuto, per lo primo e secondo stato, el benefizio
mio in sé. Riceve alora lume perfecto, cognoscendo la veritá di me,
Padre etterno, cioè che per amore l'avevo creata per darle vita etterna.
Questa era la veritá: hovelo manifestato col sangue di Cristo crocifixo.
Poi che l'ha cognosciuta l'ama: amandola, el dimostra amando
schiectamente quello ch'Io amo e odiando quel ch'Io odio.
Cosí si truova nel terzo stato della caritá del prossimo. Sí che la
memoria a questo pecto s'empie, passata ogni imperfeczione, perché s'è
ricordata e ha tenuto in sé i benefizi miei. Lo intellecto ha ricevuto
el lume: mirando dentro nella memoria, cognobbe la veritá; perdendo la
ciechitá de l'amore proprio, rimase nel sole de l'obiecto di Cristo
crocifixo, dove cognobbe Dio e uomo. Oltre a questo cognoscimento, per
l'unione che ha facta, si leva ad uno lume acquistato non per natura, sí
come Io ti dixi, né per sua propria virtú adoperata, ma per grazia data
da la mia dolce Veritá, la quale none spregia gli ansietati desidèri né
fadighe le quali ha offerte dinanzi da me. Alora l'affecto, che va
dietro a lo 'ntellecto, s'unisce con perfectissimo e ardentissimo amore.
E chi mi dimandasse:--Chi è questa anima?--direi:--È uno altro me, facta
per unione d'amore.--
Quale sarebbe quella lingua che potesse narrare l'excellenzia di questo
ultimo stato unitivo, e i fructi diversi e divariati che riceve essendo
piene le tre potenzie de l'anima? Questa è quella dolce congregazione
della quale, ne' tre scaloni generali, ti feci menzione, dichiarandoti,
di sopra, la parola della mia Veritá. Non è sufficiente la lingua a
poterlo narrare, ma ben vel dimostrano e' sancti doctori illuminati da
questo glorioso lume che con esso spianavano la sancta Scriptura. Unde
avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe piú
per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d'intellecto, che
per studio umano), el quale fu uno lume che Io ho messo nel corpo
mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. E se ti
vòlli al glorioso Giovanni evangelista, quanto lume egli acquistò sopra
el prezioso pecto di Cristo, mia Veritá, col quale lume acquistato
evangelizzò me, ha cotanto tempo.
E, cosí discorrendo, tucti ve l'hanno manifestata, chi per uno modo e
chi per un altro. Ma lo intrinseco sentimento, ineffabile dolcezza e
perfecta unione, non el potresti narrare con la lingua tua, perché è
cosa finita. Questo parbe che volesse dire Pavolo, dicendo: «Occhio non
può vedere, né orecchia udire, né cuore pensare quanto è il dilecto e 'l
bene che riceve, e ne l'ultimo è apparecchiato a quelli che in veritá
m'amano». Oh quanto è dolce la mansione, dolce sopra ogni dolcezza, con
perfecta unione che l'anima ha facta in me, che non ci è in mezzo la
volontá de l'anima medesima, perché ella è facta una cosa con meco! Ella
gicta odore per tucto quanto el mondo, fructo di continue e umili
orazioni: l'odore del desiderio, grido della salute de l'anime con voce
senza voce umana, gridando nel conspecto della mia divina maiestá.
Questi sonno e' fructi unitivi che mangia l'anima in questa vita ne
l'ultimo stato, acquistato con molte fadighe, lagrime e sudori. E cosí
passa con vera perseveranzia dalla vita della grazia, da questa unione
che è anco imperfecta, ed è perfecta in grazia. Ma mentre che è legata
nel corpo, perché in questa vita non si può saziare di quello che
desidera, e anco perché è legata con la legge perversa (che s'è
adormentata per l'affecto della virtú, ma non è morta, e però si può
destare se levassi lo istrumento della virtú che la fa dormire), e però
è decta «imperfecta unione». Ma questa imperfecta unione el conduce a
ricevere la perfeczione durabile, la quale non gli può essere tolta per
veruna cosa che sia, sí come Io ti dixi narrandoti de' beati. Ine gusta
co' gustatori veri in me vita etterna, sommo ed etterno Bene, che mai
non finisco. Costoro hanno ricevuto vita etterna incontrario di coloro
che ricevettero el fructo del pianto loro, morte etternale. Costoro dal
pianto son gionti a l'allegrezza, ricevendo vita sempiterna. Col fructo
della lagrima e con l'affocata caritá gridano e offerano lagrima di
fuoco, per lo modo decto di sopra, dinanzi a me per voi.
Compíto ho di narrarti e' gradi delle lagrime e la loro perfeczione, e
il fructo che riceve l'anima d'esse lagrime: che i perfecti ricevono me
vita etterna, e gl'iniqui l'etterna dannazione.