CAPITOLO XCVII

Come questa devota anima, ringraziando Dio de la dechiarazione de'

predecti stati de le lagrime, gli fa tre petizioni.

Alora quella anima, ansietata di grandissimo desiderio per la dolce

dichiarazione e satisfaczione che ebbe da la Veritá sopra e' decti

stati, diceva come inamorata:

--Grazia, grazia sia a te, sommo ed etterno Padre, satisfacitore de'

sancti desidèri e amatore della salute nostra, che per amore ci hai dato

l'amore nel tempo che eravamo in guerra con teco, col mezzo de

l'unigenito tuo Figliuolo. Per questo abisso de l'affocata tua caritá

t'adimando, di grazia e di misericordia, che, acciò che schiectamente

possa venire a te e con lume e non con tenebre corra per la doctrina

della tua Veritá, della quale tu chiaramente m'hai dimostrata la

veritá, e acciò ch'io possa vedere due altri inganni de' quali io temo

che non ci sieno o possano essere, vorrei, Padre etterno, che, prima che

io escisse di questi stati, tu mel dichiarassi.

L'uno si è che, se alcuna volta o a me o ad alcuno altro servo tuo fusse

venuto per consiglio di volere servire a te, che doctrina io gli debbo

dare. Benché di sopra so, dolce Dio etterno, che tu me ne dichiarasti

sopra quella parola che tu dicesti:--Io so' colui che mi dilecto di

poche parole e di molte operazioni;--nondimeno, se piace a la tua bontá

toccarne alcuna parola ancora, sarammi di grande piacere.

E anco, se alcuna volta, pregando io per le tue creature e singularmente

per li servi tuoi, io trovasse, ne l'orazione, ne l'uno la mente

disposta, parendomelo vedere che esso si goda di te; e ne l'altro mi

paresse che fusse la mente tenebrosa, debbo io, Padre etterno, o posso

giudicare l'uno in luce e l'altro in tenebre? O che io vedesse l'uno

andare con grande penitenzia e l'altro no: debbo io giudicare che

maggiore perfeczione abbi colui che fa penitenzia maggiore, che colui

che non la fa? Pregoti che acciò ch'io non sia ingannata dal mio poco

vedere, che tu mi dichiari in particulare quello che tu m'hai decto in

generale.

La seconda cosa della quale io ti dimando, si è che tu mi dichiari

meglio, sopra del segno che tu mi dicesti che riceve l'anima quando è

visitata da te, se egli è da te, Dio etterno, o no. Se bene mi ricorda

tu mi dicesti, Veritá etterna, che la mente rimaneva in allegrezza e

inanimata a la virtú. Vorrei sapere se questa allegrezza può essere con

inganno della propria passione spirituale; ché, se ci fusse, io

m'aterrei solamente al segno della virtú.

Queste sonno quelle cose le quali io t'adimando, acciò che in veritá io

possa servire a te e al proximo mio e non cadere in neuno falso giudicio

verso le tue creature e de' servi tuoi, perché mi pare che 'l giudicio,

cioè il giudicare, dilonghi l'anima da te: e però non vorrei cadere in

questo inconveniente.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 117 / 221 题