CAPITOLO XCV

De' fructi de le seconde e de le terze lagrime.

--Ora ti resto a dire de' fructi che ricevono coloro che si cominciano a

levare da la colpa per timore della pena, ad acquistare la grazia.

Alquanti sonno che escono della morte del peccato mortale per timore

della pena. Questo è il generale chiamare, come detto è.

Che fructo riceve questo? che egli comincia a votiare la casa de l'anima

sua della immondizia, mandando el libero arbitrio el messo del timore

della pena. Poi che egli ha purificata l'anima da la colpa, riceve pace

di coscienzia, comincia a disponere l'affecto de l'anima e aprire

l'occhio de l'intellecto a vedere il luogo suo, che, prima che fusse

vòto, non il vedeva né vedeva altro che puzza di molti e diversi

peccati. Comincia a ricevere consolazioni, perché 'l vermine della

coscienzia sta in pace, quasi aspectando di prendere il cibo della

virtú. Sí come fa l'uomo, che, poi che ha sanato lo stomaco e tractone

fuore gli umori, dirizza l'appetito a prendere il cibo; cosí questi

cotali aspectano pure che la mano del libero arbitrio con l'amore del

cibo delle virtú gli apparecchi, ché doppo l'apparecchiare aspecta di

mangiare. E cosí è veramente: che, exercitando l'anima el primo timore,

votiato de' peccati l'affecto suo, ne riceve il secondo fructo, cioè il

secondo stato delle lagrime, dove l'anima, per affecto d'amore, comincia

a fornire la casa di virtú. Benché imperfecta sia ancora, poniamo che

sia levata dal timore, riceve consolazione e dilecto perché l'amore de

l'anima sua ha ricevuto dilecto da la mia veritá che so' esso amore; e,

per lo dilecto e consolazione che truova in me, comincia ad amare molto

dolcemente, sentendo la dolcezza della consolazione mia o dalle creature

per me.

Exercitando l'amore nella casa de l'anima sua, che è intrato dentro poi

che 'l timore l'ebbe purificata, comincia a ricevere i fructi della

divina mia bontá, unde ebbe la casa de l'anima sua. Poi che egli è

intrato l'amore a possedere, comincia a gustare ricevendo molti vari e

diversi fructi di consolazione; e ne l'ultimo, perseverando, riceve

fructo di ponere la mensa: cioè, poi che l'anima è trapassata dal timore

a l'amore delle virtú, si pone la mensa sua. Gionto a le terze lagrime,

egli pone la mensa della sanctissima croce nel cuore e ne l'anima sua;

poi che l'ha posta, trovandovi el cibo del dolce e amoroso Verbo (el

quale dimostra l'onore di me Padre e la salute vostra per la quale fu

aperto el Corpo de l'unigenito mio Figliuolo dandosi a voi in cibo),

alora comincia a mangiare l'onore di me e la salute de l'anime con odio

e dispiacimento del peccato.

Che fructo riceve l'anima di questo terzo stato delle lagrime? Dicotelo:

riceve una fortezza fondata in odio sancto della propria sensualitá, con

uno fructo piacevole di vera umilitá, con una pazienzia che tolle ogni

scandalo, e priva l'anima d'ogni pena, perché col coltello de l'odio

ucise la propria volontá, dove sta ogni pena: ché solo la volontá

sensitiva si scandalizza delle ingiurie, delle persecuzioni e delle

consolazioni temporali o spirituali, come di sopra ti dixi, e cosí viene

ad impazienzia. Ma, perché la volontá è morta, con lagrimoso e dolce

desiderio comincia a gustare il fructo della lagrima della dolce

pazienzia.

O fructo di grande soavitá, quanto se' dolce a chi ti gusta, e piacevole

a me, che stando ne l'amaritudine gusta la dolcezza! Nel tempo de

l'ingiuria ricevi la pace; nel tempo che se' nel mare tempestoso che i

venti pericolosi percuotono con le grandi onde la navicella de l'anima,

tu se' pacifica e tranquilla senza veruno male, ricoperta la navicella

con la dolce, etterna mia volontá divina. Unde hai ricevuto vestimento

di vera e ardentissima caritá, perché acqua non vi possa intrare. O

dilectissima figliuola, questa pazienzia è reina, posta nella ròcca

della fortezza: ella vince e non è mai vinta; essa non è sola, ma è

acompagnata con la perseveranzia; ella è il mirollo della caritá; ella è

colei che manifesta il vestimento d'essa caritá se egli è vestimento

nupziale o no; se egli è rocto d'imperfeczione, ella el manifesta,

sentendo subbito el contrario della inpazienzia. Tucte le virtú si

possono alcuna volta occultare, mostrandosi perfecte essendo imperfecte,

excepto che a te non si possono nascondere: ché, se ella è ne l'anima

questa dolce pazienzia, mirollo di caritá, ella dimostra che tucte le

virtú sonno vive e perfecte; e se ella non v'è, manifesta che tucte le

virtú sonno imperfecte e non sonno gionte ancora alla mensa della

sanctissima croce, dove essa pazienzia fu conceputa nel cognoscimento di

sé e nel cognoscimento della mia bontá in sé, e parturita da l'odio

sancto e unta di vera umilitá. A questa pazienzia non è denegato el cibo

de l'onore di me e salute de l'anime: anco essa è quella che 'l mangia

continuamente, e cosí è la veritá.

Raguarda, carissima figliuola, ne' dolci e gloriosi martiri, che col

sostenere mangiavano el cibo de l'anime. La morte loro dava vita:

resuscitavano e' morti e cacciavano le tenebre de' peccati mortali. El

mondo con tucte le sue grandezze e i signori con la loro potenzia non si

potevano difendere da loro, per la virtú di questa reina, dolce

pazienzia. Questa virtú sta come lucerna in sul candelabro. Questo è il

glorioso fructo che die' la lagrima gionta nella caritá del proximo suo,

mangiando con lo svenato e immaculato Agnello, unigenito mio Figliuolo,

con crociato e ansietato desiderio e con pena intollerabile de l'offesa

di me, Creatore suo: non pena afliggitiva, ché l'amore con la vera

pazienzia ucise ogni timore e amore proprio che dá pena; ma pena

consolativa, solo de l'offesa mia e danno del proximo, fondata in

caritá, la quale pena ingrassa l'anima. Godene in sé, perché ella è uno

segno dimostrativo che dimostra me essere per grazia ne l'anima.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 115 / 221 题