De' fructi de le seconde e de le terze lagrime.
--Ora ti resto a dire de' fructi che ricevono coloro che si cominciano a
levare da la colpa per timore della pena, ad acquistare la grazia.
Alquanti sonno che escono della morte del peccato mortale per timore
della pena. Questo è il generale chiamare, come detto è.
Che fructo riceve questo? che egli comincia a votiare la casa de l'anima
sua della immondizia, mandando el libero arbitrio el messo del timore
della pena. Poi che egli ha purificata l'anima da la colpa, riceve pace
di coscienzia, comincia a disponere l'affecto de l'anima e aprire
l'occhio de l'intellecto a vedere il luogo suo, che, prima che fusse
vòto, non il vedeva né vedeva altro che puzza di molti e diversi
peccati. Comincia a ricevere consolazioni, perché 'l vermine della
coscienzia sta in pace, quasi aspectando di prendere il cibo della
virtú. Sí come fa l'uomo, che, poi che ha sanato lo stomaco e tractone
fuore gli umori, dirizza l'appetito a prendere il cibo; cosí questi
cotali aspectano pure che la mano del libero arbitrio con l'amore del
cibo delle virtú gli apparecchi, ché doppo l'apparecchiare aspecta di
mangiare. E cosí è veramente: che, exercitando l'anima el primo timore,
votiato de' peccati l'affecto suo, ne riceve il secondo fructo, cioè il
secondo stato delle lagrime, dove l'anima, per affecto d'amore, comincia
a fornire la casa di virtú. Benché imperfecta sia ancora, poniamo che
sia levata dal timore, riceve consolazione e dilecto perché l'amore de
l'anima sua ha ricevuto dilecto da la mia veritá che so' esso amore; e,
per lo dilecto e consolazione che truova in me, comincia ad amare molto
dolcemente, sentendo la dolcezza della consolazione mia o dalle creature
per me.
Exercitando l'amore nella casa de l'anima sua, che è intrato dentro poi
che 'l timore l'ebbe purificata, comincia a ricevere i fructi della
divina mia bontá, unde ebbe la casa de l'anima sua. Poi che egli è
intrato l'amore a possedere, comincia a gustare ricevendo molti vari e
diversi fructi di consolazione; e ne l'ultimo, perseverando, riceve
fructo di ponere la mensa: cioè, poi che l'anima è trapassata dal timore
a l'amore delle virtú, si pone la mensa sua. Gionto a le terze lagrime,
egli pone la mensa della sanctissima croce nel cuore e ne l'anima sua;
poi che l'ha posta, trovandovi el cibo del dolce e amoroso Verbo (el
quale dimostra l'onore di me Padre e la salute vostra per la quale fu
aperto el Corpo de l'unigenito mio Figliuolo dandosi a voi in cibo),
alora comincia a mangiare l'onore di me e la salute de l'anime con odio
e dispiacimento del peccato.
Che fructo riceve l'anima di questo terzo stato delle lagrime? Dicotelo:
riceve una fortezza fondata in odio sancto della propria sensualitá, con
uno fructo piacevole di vera umilitá, con una pazienzia che tolle ogni
scandalo, e priva l'anima d'ogni pena, perché col coltello de l'odio
ucise la propria volontá, dove sta ogni pena: ché solo la volontá
sensitiva si scandalizza delle ingiurie, delle persecuzioni e delle
consolazioni temporali o spirituali, come di sopra ti dixi, e cosí viene
ad impazienzia. Ma, perché la volontá è morta, con lagrimoso e dolce
desiderio comincia a gustare il fructo della lagrima della dolce
pazienzia.
O fructo di grande soavitá, quanto se' dolce a chi ti gusta, e piacevole
a me, che stando ne l'amaritudine gusta la dolcezza! Nel tempo de
l'ingiuria ricevi la pace; nel tempo che se' nel mare tempestoso che i
venti pericolosi percuotono con le grandi onde la navicella de l'anima,
tu se' pacifica e tranquilla senza veruno male, ricoperta la navicella
con la dolce, etterna mia volontá divina. Unde hai ricevuto vestimento
di vera e ardentissima caritá, perché acqua non vi possa intrare. O
dilectissima figliuola, questa pazienzia è reina, posta nella ròcca
della fortezza: ella vince e non è mai vinta; essa non è sola, ma è
acompagnata con la perseveranzia; ella è il mirollo della caritá; ella è
colei che manifesta il vestimento d'essa caritá se egli è vestimento
nupziale o no; se egli è rocto d'imperfeczione, ella el manifesta,
sentendo subbito el contrario della inpazienzia. Tucte le virtú si
possono alcuna volta occultare, mostrandosi perfecte essendo imperfecte,
excepto che a te non si possono nascondere: ché, se ella è ne l'anima
questa dolce pazienzia, mirollo di caritá, ella dimostra che tucte le
virtú sonno vive e perfecte; e se ella non v'è, manifesta che tucte le
virtú sonno imperfecte e non sonno gionte ancora alla mensa della
sanctissima croce, dove essa pazienzia fu conceputa nel cognoscimento di
sé e nel cognoscimento della mia bontá in sé, e parturita da l'odio
sancto e unta di vera umilitá. A questa pazienzia non è denegato el cibo
de l'onore di me e salute de l'anime: anco essa è quella che 'l mangia
continuamente, e cosí è la veritá.
Raguarda, carissima figliuola, ne' dolci e gloriosi martiri, che col
sostenere mangiavano el cibo de l'anime. La morte loro dava vita:
resuscitavano e' morti e cacciavano le tenebre de' peccati mortali. El
mondo con tucte le sue grandezze e i signori con la loro potenzia non si
potevano difendere da loro, per la virtú di questa reina, dolce
pazienzia. Questa virtú sta come lucerna in sul candelabro. Questo è il
glorioso fructo che die' la lagrima gionta nella caritá del proximo suo,
mangiando con lo svenato e immaculato Agnello, unigenito mio Figliuolo,
con crociato e ansietato desiderio e con pena intollerabile de l'offesa
di me, Creatore suo: non pena afliggitiva, ché l'amore con la vera
pazienzia ucise ogni timore e amore proprio che dá pena; ma pena
consolativa, solo de l'offesa mia e danno del proximo, fondata in
caritá, la quale pena ingrassa l'anima. Godene in sé, perché ella è uno
segno dimostrativo che dimostra me essere per grazia ne l'anima.