Come l'anima, essendo salita el terzo scalone del sancto ponte,
cioè pervenuta a la bocca, piglia incontenente l'offizio de la
bocca. E come la propria volontá essendo morta è vero segno che
ella v'è gionta.
--Ora ti dico che tucto questo ch'Io t'ho narrato, sai che narroe la mia
Veritá. Hottelo narrato da capo, favellandoti Io in persona sua, acciò
che tu cognosca l'excellenzia dove è l'anima ch'è salita questo secondo
scalone, dove cognosce e acquista tanto fuoco d'amore. Dove subbito
corrono al terzo, cioè a la bocca, dove manifesta essere venuto ad
perfecto stato.
Unde passoe? per lo mezzo del cuore, cioè con la memoria del Sangue dove
si ribaptezzò lassando l'amore imperfecto, per lo cognoscimento che
trasse del cordiale amore, vedendo, gustando e provando el fuoco della
mia caritá. Gionti sonno costoro a la bocca, e però el dimostrano
facendo l'officio della bocca. La bocca parla con la lingua che è ne la
bocca; el gusto gusta. La bocca ritiene porgendolo a lo stomaco. I denti
schiacciano, però che in altro modo nol potrebbe inghioctire.
Or cosí l'anima: prima parla a me con la lingua che sta nella bocca del
sancto desiderio, cioè la lingua della sancta e continua orazione.
Questa lingua parla actuale e mentale: mentale, offerendo a me dolci e
amorosi desidèri in salute de l'anime; e parla actuale, anunziando la
doctrina della mia Veritá, amonendo, consigliando e confessando senza
alcuno timore di propria pena che 'l mondo le volesse dare, ma
arditamente confessa innanzi a ogni creatura, in diversi modi, e a
ciascuno secondo lo stato suo.
Dico che mangia prendendo el cibo de l'anime, per onore di me, in su la
mensa della sanctissima croce, però che in altro modo né in altra mensa
nol potrebbe mangiare in veritá perfectamente. Dico che lo schiaccia co'
denti, però che in altro modo nol potrebbe inghioctire: cioè con l'odio
e con l'amore, e' quali sonno due filaia di denti nella bocca del sancto
desiderio, che riceve il cibo schiacciando con odio di sé e con amore
della virtú. In sé e nel proximo suo schiaccia ogni ingiuria, scherni,
villanie, strazi e rimprovèri con le molte persecuzioni; sostenendo fame
e sete, freddo e caldo e penosi desidèri, lagrime e sudori per salute de
l'anime. Tucti gli schiaccia per onore di me, portando e sopportando el
proximo suo. E poi che l'ha schiacciato, el gusto el gusta, asaporando
el fructo della fadiga e il dilecto del cibo de l'anime, gustandolo nel
fuoco della caritá mia e del proximo suo. E cosí giogne questo cibo
nello stomaco, che per lo desiderio e fame de l'anime s'era disposto a
volere ricevere (cioè lo stomaco del cuore), col cordiale amore, diletto
e dileczione di caritá col proximo suo; dilectandosene e rugumando per
sí facto modo, che perde la tenarezza della vita corporale, per potere
mangiare questo cibo (preso in su la mensa della croce) della doctrina
di Cristo crocifixo.
Alora ingrassa l'anima nelle vere e reali virtú, e tanto rigonfia per
l'abbondanzia del cibo, che 'l vestimento della propria sensualitá (cioè
del corpo, che ricuopre l'anima), criepa quanto a l'appetito sensitivo.
Colui che criepa, muore. Cosí la volontá sensitiva rimane morta. Questo
è perché la volontá ordinata de l'anima è viva in me, vestita de
l'etterna volontá mia, e però è morta la sensitiva.
Or questo fa l'anima che in veritá è gionta al terzo scalone della
bocca, e il segno che ella v'è gionta è questo: che ella ha morta la
propria volontá quando gustò l'affecto della caritá mia.
E però trovò pace e quiete ne l'anima sua nella bocca. Sai che nella
bocca si dá la pace. Cosí in questo terzo stato truova la pace per sí
facto modo che neuno è che la possa turbare, perché ha perduta e
annegata la sua propria volontá, la quale volontá dá pace e quiete
quando ella è morta.
Questi parturiscono le virtú senza pena sopra del proximo loro: non che
le pene non siano pene in loro, ma non è pena a la volontá morta, però
che volontariamente sostiene pena per lo nome mio. Questi corrono, senza
negligenzia, per la doctrina di Cristo crocifixo, e non allentano
l'andare per ingiuria che lo' sia facta né per alcuna persecuzione né
per dilecto che trovassero; cioè dilecto che il mondo lo' volesse dare.
Ma tucte queste cose trapassano con vera fortezza e perseveranzia,
vestito l'affecto loro de l'affecto della caritá, gustando el cibo della
salute de l'anime con vera e perfecta pazienzia. La quale pazienzia è
uno segno demostrativo, che mostra che l'anima ami perfectissimamente e
senza alcuno rispecto. Però che, se ella amasse me e il proximo per
propria utilitá, sarebbe impaziente e allentarebbe ne l'andare. Ma
perché essi amano me per me, in quanto Io so' somma bontá e degno
d'essere amato, e loro amano per me e 'l proximo per me, per rendere
loda e gloria al nome mio, però sonno pazienti e forti a sostenere e
perseveranti.