CAPITOLO LXXII

Come l'anima, che in veritá cognosce se medesima, saviamente si

guarda da tucti li predecti inganni.

--Non t'ho voluto tacere l'inganno che ricevono e' comuni, ne l'amore

sensitivo, nel loro poco bene adoperare, cioè di quella poca virtú che

essi adoperavano nel tempo della consolazione; né de l'amore proprio

spirituale delle proprie consolazioni de' servi miei, come essi col

proprio amore del dilecto s'ingannano che non lo' lassa cognoscere la

veritá de l'affecto mio né discernere la colpa dove ella sta, e

l'inganno che 'l dimonio usa con loro per loro colpa, se essi non

tengono el modo che decto t'ho.

Hottelo decto, acciò che tu e gli altri servi miei andiate dietro a la

virtú per amore di me, e none a veruna altra cosa. Tucti questi inganni

e pericoli può ricevare e spesse volte ricevono coloro che sonno ne

l'amore imperfecto, cioè d'amare me per rispecto del dono e non di me

che do. Ma l'anima, che in veritá è intrata nella casa del cognoscimento

di sé, exercitando l'orazione perfecta e levandosi da la imperfeczione

de l'amore de l'orazione inperfecta (per quel modo che nel _Tractato de

l'orazione_ Io ti contiai), riceve me per affecto d'amore, cercando di

trare a sé el lacte della dolcezza mia col pecto della doctrina di

Cristo crocifixo.

Gionti al terzo stato, cioè de l'amore de l'amico e filiale, non hanno

amore mercennaio, anco fanno come carissimi amici. Sí come fará l'uno

amico con l'altro, che, essendo presentato da l'amico suo, l'occhio non

si vòlle solamente al presente, anco nel cuore e ne l'affecto di colui

che dá, e riceve e tiene caro el presente solo per amore de l'affecto de

l'amico suo. Cosí l'anima, gionta al terzo stato de l'amore perfecto,

quando riceve i doni e le grazie mie non raguarda solamente il dono, ma

raguarda con l'occhio de l'intellecto l'affecto della caritá di me

donatore.

E acciò che l'anima non abbi scusa di fare cosí, cioè di raguardare

l'affecto mio, Io providi d'unire il dono e 'l donatore, cioè unendo la

natura divina con la natura umana quando vi donai el Verbo de

l'unigenito mio Figliuolo, el quale è una cosa con meco, e Io con lui.

Sí che per questa unione non potete raguardare il dono che non

raguardiate me donatore. Vedi dunque con quanto affecto d'amore dovete

amare e desiderare il dono e il donatore! Facendo cosí, sarete in amore

puro e schiecto e non mercennaio, sí come fanno questi che sempre stanno

serrati nella casa del cognoscimento di loro.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 92 / 221 题