De la inperfeczione di quelli che amano e servono Dio per propria
utilitá e dilecto e consolazione.
Alquanti sonno che sonno facti servi fedeli, cioè che fedelmente mi
servono, senza timore servile (servendo solo per timore della pena), ma
servono con amore. Questo amore, cioè di servire per propria utilitá o
per dilecto o piacere che truovino in me, è imperfecto. Sai chi lo' 'l
dimostra che l'amore loro è imperfecto? quando sonno privati della
consolazione che trovavano in me. E con questo medesimo amore imperfecto
amano el proximo loro. E però non basta né dura l'amore: anco allenta, e
spesse volte viene meno. Allenta inverso di me quando alcuna volta Io,
per exercitargli nella virtú e per levarli dalla imperfeczione, ritrago
a me la consolazione della mente e permecto lo' bactaglie e molestie. E
questo fo perché vengano ad perfecto cognoscimento di loro, e conoscano
loro non essere, e neuna grazia avere da loro. E nel tempo delle
bactaglie rifuggano a me, cercandomi e cognoscendomi come loro
benefactore, cercando solo me con vera umilitá. E per questo lo' 'l do e
ritrago da loro la consolazione, ma non la grazia.
Questi cotali alora allentano, voltandosi con impazienzia di mente.
Alcuna volta lassano per molti modi e' loro exercizi, e spesse volte
socto colore di virtú, dicendo in loro medesimi:--Questa operazione non
ti vale,--sentendosi privati della propria consolazione della mente.
Questi fa come imperfecto che anco non ha bene levato el panno de
l'amore proprio spirituale della pupilla de l'occhio della sanctissima
fede. Però che, se egli l'avesse levato in veritá, vedrebbe che ogni
cosa procede da me e che una foglia d'arbore non cade senza la mia
providenzia; e che ciò che Io do e permecto, do per loro
sanctificazione, cioè perché abbino el bene e il fine per lo quale Io vi
creai.
Questo debbono vedere e cognoscere, che Io non voglio altro che il loro
bene, nel sangue de l'unigenito mio Figliuolo, nel quale sangue sonno
lavati dalle iniquitá loro. In esso sangue possono cognoscere la mia
veritá, che, per dar lo' vita etterna, Io gli creai a la imagine e
similitudine mia, e ricreai a grazia, col sangue del Figliuolo proprio,
loro, figliuoli adoptivi. Ma perché essi sonno imperfecti, servono per
propria utilitá e allentano l'amore del proximo.
E' primi vi vengono meno per timore che hanno di non sostenere pena.
Costoro, che sonno e' secondi, allentano, privandosi de l'utilitá che
facevano al proximo, e ritragono a dietro da la caritá loro, se si
vegono privati della propria utilitá o d'alcuna consolazione che
avessero trovata in loro. E questo l'adiviene perché l'amore loro non
era schiecto; ma, con quella imperfeczione che amano me (cioè d'amarmi
per propria utilitá), di quello amore amano loro.
Se essi non ricognoscono la loro imperfeczione col desiderio della
perfeczione, impossibile sarebbe che non voltassero el capo indietro. Di
bisogno l'è, a volere vita etterna, che essi amino senza rispecto: non
basta fuggire il peccato per timore della pena né abracciare le virtú
per rispecto della propria utilitá, però che non è sufficiente a dare
vita etterna; ma conviensi che si levi del peccato perché esso dispiace
a me, e ami la virtú per amore di me.
È vero che quasi el primo chiamare generale d'ogni persona è questo;
però che prima è imperfecta l'anima che perfecta. E da la imperfeczione
debba giognere a la perfeczione: o nella vita mentre che vive, vivendo
in virtú col cuore schiecto e liberale d'amare me senza alcuno rispecto;
o nella morte, riconoscendo la sua imperfeczione con proponimento che,
se egli avesse tempo, servirebbe me senza rispecto di sé.
Di questo amore imperfecto amava sancto Pietro el dolce e buono Iesú,
unigenito mio Figliuolo, molto dolcemente sentendo la dolcezza della
conversazione sua. Ma, venendo el tempo della tribolazione, venne meno;
tornando a tanto inconveniente che, non tanto che egli sostenesse pena
in sé, ma, cadendo nel primo timore della pena, el negò, dicendo che
mai non l'aveva cognosciuto.
In molti inconvenienti cade l'anima che ha salita questa scala solo col
timore servile e con l'amore mercennaio. Debbansi adunque levare ed
essere figliuoli, e servire a me senza rispecto di loro. Benché Io, che
so' remuneratore d'ogni fadiga, rendo a ciascuno secondo lo stato ed
exercizio suo. E se costoro non tassano l'exercizio de l'orazione sancta
e de l'altre buone operazioni, ma con perseveranzia vadano aumentando la
virtú, giogneranno a l'amore del figliuolo.
E Io amarò loro d'amore filiale, però che con quello amore che so' amato
Io, con quello vi rispondo: cioè che, amando me sí come fa el servo el
signore, Io come signore ti rendo el debito tuo, secondo che tu hai
meritato. Ma non manifesto me medesimo a te, perché le cose secrete si
manifestano a l'amico che è facto una cosa con l'amico suo.
È vero che 'l servo può crescere per la virtú sua e amore che porta al
signore, sí che diventará amico carissimo: cosí è e adiviene di questi
cotali. Mentre che stanno nel mercennaio amore, Io non manifesto me
medesimo a loro; ma se essi con dispiacimento della loro imperfeczione e
amore delle virtú, con odio dibarbicando la radice de l'amore spirituale
proprio di se medesimo, salendo sopra la sedia della coscienzia sua,
tenendosi ragione, sí che non passino e' movimenti, nel cuore, del
timore servile e de l'amore mercennaio che non sieno correcti col lume
della sanctissima fede; facendo cosí, sará tanto piacevole a me, che per
questo giognaranno a l'amore de l'amico.
E cosí manifestarò me medesimo a loro, sí come dixe la mia Veritá quando
disse: «Chi m'amará sará una cosa con meco e Io con loro, e manifestarò
me medesimo, e faremo mansione insieme». Questa è la condiczione del
carissimo amico, che sonno due corpi e una anima per affecto d'amore,
perché l'amore si transforma nella cosa amata. Se elli è facto una
anima, neuna cosa gli può essere segreta. E però dixe la mia Veritá: «Io
verrò e faremo mansione insieme». E cosí è la veritá.