CAPITOLO XV

Come la colpa è piú gravemente punita doppo la passione di Cristo

che prima, e come Dio promecte di fare misericordia al mondo e a la

sancta Chiesa col mezzo dell'orazione e del patire de' servi suoi.

--Voglio che tu sappi, figliuola mia, che per la grazia che hanno

ricevuta avendoli ricreati nel sangue de l'unigenito mio Figliuolo, e

restituita a grazia l'umana generazione (sí come decto t'ho), non

ricognoscendola, ma andando sempre di male in peggio e di colpa in

colpa, sempre perseguitandomi con molte ingiurie e tenendo tanto a vile

le grazie che Io l'ho facte e fo, che non tanto che essi se la rechino a

grazia, ma e' lo' pare ricevere alcuna volta da me ingiuria, né piú né

meno come se Io volesse altro che la loro sanctificazione; dico che lo'

sará piú duro, e degni saranno di maggiore punizione. E cosí saranno piú

puniti ora, poi che hanno ricevuta la redempzione del sangue del mio

Figliuolo, che innanzi la redempzione, cioè innanzi che fusse tolta via

la marcia del peccato d'Adam. Cosa ragionevole è che chi piú riceve, piú

renda e piú sia tenuto a colui da cui egli riceve.

Molto era tenuto l'uomo a me per l'essere che Io gli avevo dato,

creandolo a la imagine e similitudine mia. Era tenuto di rendermi

gloria, ed egli me la tolse e volsela dare a sé; per la qual cosa

trapassò l'obedienzia mia imposta a lui e diventommi nemico. Ed Io con

l'umilitá destruxi la superbia sua, umiliando la natura divina e

pigliando la vostra umanitá; cavandovi dalla servitudine del dimonio,

fecivi liberi; e non tanto che Io vi desse libertá, ma, se tu vedi bene,

l'uomo è facto Dio, e Dio è facto uomo per l'unione della natura divina

nella natura umana.

Questo è uno debito il quale hanno ricevuto, cioè il tesoro del Sangue,

dove essi sonno recreati a grazia. Sí che vedi quanto essi sono piú

obligati a rendere a me doppo la redempzione che inanzi la redempzione.

Sonno tenuti di rendere gloria e loda a me, seguitando le vestigie della

Parola incarnata de l'unigenito mio Figliuolo, e alora mi rendono debito

d'amore di me e dileczione del proximo con vere e reali virtú, sí come

di sopra ti dixi. Non facendolo (perché molto mi debbono amare),

caggiono in maggiore offesa; e però Io per divina giustizia lo' rendo

piú gravezza di pena dando lo' l'ecterna dampnazione. Unde molto ha piú

pena uno falso cristiano che uno pagano; e piú el consuma el fuoco senza

consumare, per divina giustizia, cioè affligge, e affliggendo si sentono

consumare col vermine della coscienzia e nondimeno non consuma, perché i

dampnati non perdono l'essere per veruno tormento che ricevano. Onde Io

ti dico che essi dimandano la morte e non la possono avere, perché non

possono perdere l'essere. Perdêro l'essere della grazia per la colpa

loro; ma l'essere no. Sí che la colpa è molto piú punita doppo la

redempzione del Sangue che prima, perché hanno piú ricevuto; e non pare

che se n'aveggano né si sentano de' mali loro. Essi mi sonno facti

nemici, avendoli reconciliati col mezzo del sangue del mio Figliuolo.

Uno rimedio ci ha, col quale Io placarò l'ira mia: cioè col mezzo de'

servi miei, se solliciti saranno di costrignermi con la lagrima e

legarmi col legame del desiderio. Tu vedi che con questo legame tu m'hai

legato; il quale legame Io ti diei perché volevo fare misericordia al

mondo. E però do Io fame e desiderio ne' servi miei verso l'onore di me

e la salute de l'anime, acciò che, costrecto da le lagrime loro, mitighi

el furore della divina mia giustizia.

Tolle dunque le lagrime e il sudore tuo e tra' le della fontana della

divina mia caritá tu e gli altri servi miei; e con esse lavate la faccia

a la sposa mia, ché Io ti promecto che con questo mezzo le sará renduta

la bellezza sua. Non con coltello né con guerra né con crudeltá riavará

la bellezza sua; ma con la pace ed umili e continue orazioni, sudori e

lagrime, gictate con anxietato desiderio de' servi miei. E cosí adempirò

el desiderio tuo con molto sostenere, gictando lume la pazienzia vostra

nella tenebre degl'iniqui uomini del mondo. E non temete perché 'l mondo

vi perseguiti, ché Io sarò per voi, e in veruna cosa vi mancará la mia

providenzia.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 34 / 221 题