CAPITOLO XIV

Come Dio si lamenta del popolo cristiano, e singularmente de'

ministri suoi, toccando alcuna cosa del sacramento del Corpo di

Cristo e del benefizio de la Incarnazione.

Alora Dio, vollendo l'occhio della sua misericordia verso di lei,

lassandosi costrignere a le lagrime e lassandosi legare a la fune del

sancto desiderio suo, lagnandosi diceva:

--Figliuola dolcissima, la lagrima mi costrigne perché è unita con la

mia caritá ed è gictata per amore di me; e léganomi e' penosi desidèri

vostri. Ma mira e vede come la sposa mia ha lordata la faccia sua; come

è lebbrosa per immondizia e amore proprio e infiata superbia e avarizia

di coloro che si pascono al pecto suo, cioè la religione cristiana,

corpo universale; e anco il corpo mistico della sancta Chiesa; ciò dico

de' miei ministri, e' quali sonno quelli che si pascono e stanno alle

mamelle sue. E non tanto che essi si pascano, ma essi hanno a pascere e

tenere a queste mamelle l'universale corpo del popolo cristiano e di

qualunque altro volesse levarsi dalla tenebre della infidelitá e legarsi

come membro nella Chiesa mia.

Vedi con quanta ignoranzia e con quanta tenebre e con quanta

ingratitudine è ministrato, e con mani inmonde, questo glorioso lacte e

Sangue di questa sposa? e con quanta presumpzione e inreverenzia è

ricevuto? E però quella cosa che dá vita, spesse volte, per loro

difecto, loro dá morte, cioè il prezioso sangue de l'unigenito mio

Figliuolo, el quale tolse la morte e la tènabre e donò la luce e la

veritá, e confuse la bugia.

Ogni cosa donò questo sangue e adoperò intorno a la salute e a compire

la perfeczione ne l'uomo, a chi si dispone a ricévare; ché, come dá vita

e dota l'anima d'ogni grazia (poco e assai, secondo la disposizione e

affecto di colui che riceve), cosí dá morte a colui che iniquamente

vive. Sí che da la parte di colui che riceve, ricevendolo indegnamente

con la tenebre del peccato mortale, a costui gli dá morte e non vita.

Non per difecto del Sangue, né per difecto del ministro che fusse in

quello medesimo male o maggiore: però che 'l suo male non guasta né

lorda il Sangue, né diminuisce la grazia e virtú sua, e però non fa male

a colui a cui egli el dá; ma a se medesimo fa male di colpa, alla quale

gli séguita la pena se esso non si corregge con vera contrizione e

dispiacimento della colpa sua.

Dico dunque che fa danno a colui che 'l riceve indegnamente, non per

difecto del Sangue né del ministro (come decto è), ma per la sua mala

disposizione e difecto suo, che con tanta miseria e immondizia ha

lordata la mente e il corpo suo e tanta crudeltá ha avuta a sé e al

proximo suo. A sé l'ebbe tollendosi la grazia, conculcando socto e' piei

de l'affecto suo el fructo del Sangue che trasse del sancto baptesmo,

essendoli giá tolta per virtú del Sangue la macchia del peccato

originale, la quale macchia trasse quando fu conceputo dal padre e dalla

madre sua. E però donai el Verbo de l'unigenito mio Figliuolo perché la

massa de l'umana generazione era corrocta per lo peccato del primo uomo

Adam, e però tucti voi, vaselli facti di questa massa, eravate corrocti

e non disposti ad avere vita etterna.

Unde per questo Io, altezza, unii me con la bassezza della vostra

umanitá: per remediare a la corruczione e morte de l'umana generazione,

e per restituirla a grazia, la quale per lo peccato perdé. Non potendo

Io sostenere pena (e della colpa voleva la divina mia giustizia che

n'escisse la pena) e non essendo sufficiente pure uomo a satisfare, che

se egli avesse pure in alcuna cosa satisfacto, non satisfaceva altro

che per sé e non per l'altre creature che hanno in loro ragione (benché

di questa colpa né per sé né per altrui poteva egli satisfare, perché la

colpa era facta contra me che so' infinita bontá); volendo Io pure

restituire l'uomo, el quale era indebilito e non poteva satisfare per la

cagione decta e perché era molto indebilito, mandai el Verbo del mio

Figliuolo vestito di questa medesima natura che voi, massa corrocta

d'Adam, acciò che sostenesse pena in quella natura medesima che aveva

offeso e, sostenendo sopra del corpo suo infino a l'obrobriosa morte

della croce, placasse l'ira mia.

E cosí satisfeci a la mia giustizia e saziai la divina mia misericordia,

la quale misericordia volse satisfare a la colpa de l'uomo e disponerlo

a quel bene per lo quale Io l'avevo creato. Sí che la natura umana,

unita con la natura divina, fu sufficiente a satisfare per tucta l'umana

generazione, non solo per la pena che sostenne nella natura finita, cioè

della massa d'Adam, ma per la virtú della Deitá etterna, natura divina

infinita. Unita l'una natura ne l'altra, ricevecti e acceptai el

sacrifizio del sangue de l'unigenito mio Figliuolo, intriso e impastato

con la natura divina col fuoco della divina caritá, la quale fu quello

legame che 'l tenne conficto e chiavellato in croce.

Or per questo modo fu sufficiente a satisfare la colpa la natura umana:

solo per virtú della natura divina. Per questo modo fu tolta la marcia

del peccato d'Adam, e rimase solo el segno, cioè inchinamento al peccato

e ogni difecto corporale. Sí come la margine che rimane quando l'uomo è

guarito della piaga, cosí la colpa d'Adam la quale menò marcia mortale.

Venuto el grande medico de l'unigenito mio Figliuolo, curò questo

infermo beiendo la medicina amara, la quale l'uomo bere non poteva

perché era molto indebilito. Egli fece come la baglia che piglia la

medicina in persona del figliuolo, perché ella è grande e forte, e il

fanciullo non è forte a potere portare l'amaritudine. Sí che egli fu

baglia, portando con la grandezza e fortezza della Deitá, unita con la

natura vostra, l'amara medicina della penosa morte della croce per

sanare e dare vita a voi, fanciulli indebiliti per la colpa.

Solo il segno rimase del peccato originale, el quale peccato contraete

dal padre e dalla madre quando sète conceputi da loro. Il quale segno si

tolle da l'anima, benché non a tucto; e questo si fa nel sancto

baptesmo, el quale baptesmo ha virtú e dá vita di grazia in virtú di

questo glorioso e prezioso sangue. Subbito che l'anima ha ricevuto il

sancto baptesmo, l'è tolto il peccato originale ed èlle infusa la

grazia. E lo inchinamento al peccato (che è la margine che rimane del

peccato originale, come decto è) indebilisce, e può l'anima rifrenarlo

se ella vuole.

Alora el vasello de l'anima è disposto a ricévare e aumentare in sé la

grazia, assai e poco, secondo che piacerà a lei di volere disponere se

medesima con affecto e desiderio di volere amare e servire me. Cosí si

può disponere al male come al bene, non obstante che egli abbi ricevuta

la grazia nel sancto baptesmo. Unde venuto el tempo de la discrezione,

per lo libero arbitrio può usare il bene e il male secondo che piace a

la volontá sua. Ed è tanta la libertá che ha l'uomo, e tanto è facto

forte per la virtú di questo glorioso sangue, che né dimonio né creatura

il può costregnere a una minima colpa piú che egli si voglia. Tolta gli

fu la servitudine e facto libero, acciò che signoreggiasse la sua

propria sensualitá e avesse il fine per lo quale era stato creato.

Oh miserabile uomo che si dilecta nel loto come fa l'animale, e non

ricognosce tanto benefizio quanto ha ricevuto da me; piú non poteva

ricevere la miserabile creatura piena di tanta ignoranzia!

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 33 / 221 题