Come l'operazioni finite non sono sufficienti a punire né a
remunerare senza l'affecto de la caritá continuo.
Alora la Veritá etterna, rapendo e tirando a sé piú forte il desiderio
suo, facendo come faceva nel Testamento vecchio che quando facevano il
sacrifizio a Dio veniva uno fuoco e tirava a sé il sacrifizio che era
accepto a lui, cosí faceva la dolce Veritá a quella anima: che mandava
il fuoco della clemenzia dello Spirito sancto e rapiva il sacrifizio del
desiderio che ella faceva di sé a lui, dicendo:--Non sai tu, figliuola
mia, che tucte le pene che sostiene o può sostenere l'anima in questa
vita non sonno sufficienti a punire una minima colpa? però che l'offesa
che è facta a me, che so' Bene infinito, richiede satisfaczione
infinita. E però Io voglio che tu sappi che non tucte le pene che sonno
date in questa vita sonno date per punizione, ma per correczione, per
gastigare il figliuolo quando egli offende. Ma è vero questo: che col
desiderio de l'anima si satisfa, cioè con la vera contrizione e
dispiacimento del peccato. La vera contrizione satisfa a la colpa ed a
la pena, non per pena finita che sostenga, ma per desiderio infinito.
Perché Dio, che è infinito, infinito amore e infinito dolore vuole.
Infinito dolore vuole in due modi: l'uno è della propria offesa la quale
ha commessa contra 'l suo Creatore; l'altro è de l'offesa che vede fare
al proximo suo. Di questi cotali, perché hanno desiderio infinito (cioè
che sonno uniti per affecto d'amore in me, e però si dogliono quando
offendono o veggono offendere), ogni loro pena che sostengono,
spirituale o corporale, da qualunque lato ella viene, riceve infinito
merito e satisfa a la colpa che meritava infinita pena: poniamo che
sieno state operazioni finite, facte in tempo finito; ma perché fu
adoperata la virtú e sostenuta la pena con desiderio e contrizione e
dispiacimento della colpa infinito, però valse.
Questo dimostrò Paolo quando disse: «Se io avesse lingua angelica,
sapesse le cose future, desse il mio a' poveri, e dessi el corpo mio ad
ardere, e non avesse caritá, nulla mi varrebbe». Mostra il glorioso
apostolo che l'operazioni finite non sonno sufficienti né a punire né a
remunerare senza il condimento dell'affecto della caritá.