CAPITOLO III

Come l'operazioni finite non sono sufficienti a punire né a

remunerare senza l'affecto de la caritá continuo.

Alora la Veritá etterna, rapendo e tirando a sé piú forte il desiderio

suo, facendo come faceva nel Testamento vecchio che quando facevano il

sacrifizio a Dio veniva uno fuoco e tirava a sé il sacrifizio che era

accepto a lui, cosí faceva la dolce Veritá a quella anima: che mandava

il fuoco della clemenzia dello Spirito sancto e rapiva il sacrifizio del

desiderio che ella faceva di sé a lui, dicendo:--Non sai tu, figliuola

mia, che tucte le pene che sostiene o può sostenere l'anima in questa

vita non sonno sufficienti a punire una minima colpa? però che l'offesa

che è facta a me, che so' Bene infinito, richiede satisfaczione

infinita. E però Io voglio che tu sappi che non tucte le pene che sonno

date in questa vita sonno date per punizione, ma per correczione, per

gastigare il figliuolo quando egli offende. Ma è vero questo: che col

desiderio de l'anima si satisfa, cioè con la vera contrizione e

dispiacimento del peccato. La vera contrizione satisfa a la colpa ed a

la pena, non per pena finita che sostenga, ma per desiderio infinito.

Perché Dio, che è infinito, infinito amore e infinito dolore vuole.

Infinito dolore vuole in due modi: l'uno è della propria offesa la quale

ha commessa contra 'l suo Creatore; l'altro è de l'offesa che vede fare

al proximo suo. Di questi cotali, perché hanno desiderio infinito (cioè

che sonno uniti per affecto d'amore in me, e però si dogliono quando

offendono o veggono offendere), ogni loro pena che sostengono,

spirituale o corporale, da qualunque lato ella viene, riceve infinito

merito e satisfa a la colpa che meritava infinita pena: poniamo che

sieno state operazioni finite, facte in tempo finito; ma perché fu

adoperata la virtú e sostenuta la pena con desiderio e contrizione e

dispiacimento della colpa infinito, però valse.

Questo dimostrò Paolo quando disse: «Se io avesse lingua angelica,

sapesse le cose future, desse il mio a' poveri, e dessi el corpo mio ad

ardere, e non avesse caritá, nulla mi varrebbe». Mostra il glorioso

apostolo che l'operazioni finite non sonno sufficienti né a punire né a

remunerare senza il condimento dell'affecto della caritá.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 21 / 221 题