CAPITOLO IV

Come el desiderio e la contriczione del cuore satisfa a la colpa e

a la pena in sé e in altrui, e come tale volta satisfa a la colpa e

none a la pena.

--Hotti mostrato, carissima figliuola, come la colpa non si punisce in

questo tempo finito per veruna pena che si sostenga, puramente pur pena.

E dico che si punisce con la pena che si sostiene col desiderio, amore e

contrizione del cuore: non per virtú della pena, ma per la virtú del

desiderio de l'anima. Sí come il desiderio e ogni virtú vale ed ha in sé

vita per Cristo crocifixo unigenito mio Figliuolo in quanto l'anima ha

tracto l'amore dallui e con virtú séguita le vestigie sue.

Per questo modo vagliono, e non per altro; e cosí le pene satisfanno a

la colpa col dolce e unitivo amore acquistato nel cognoscimento dolce

della mia bontá, e amaritudine e contrizione di cuore, cognoscendo se

medesimo e le proprie colpe sue. El quale cognoscimento genera odio e

dispiacimento del peccato e della propria sensualitá. Unde egli si

reputa degno delle pene e indegno del fructo. Sí che--diceva la dolce

Veritá--vedi che, per la contrizione del cuore, con l'amore della vera

pazienzia e con vera umilitá, reputandosi degni della pena e indegni del

fructo, per umilitá portano con pazienzia. Sí che vedi che satisfa per

lo modo decto.

Tu mi chiedi pene acciò che si satisfacci a l'offese che sonno facte a

me dalle mie creature, e dimandi di volere cognoscere e amare me che so'

somma Veritá. Questa è la via a volere venire a perfecto cognoscimento e

volere gustare me Veritá etterna: che tu non esca mai del cognoscimento

di te; e abbassata che tu se' nella valle de l'umilitá, e tu cognosce me

in te. Del quale cognoscimento trarrai quello che t'è necessario. Neuna

virtú può avere in sé vita se non dalla caritá. E l'umilitá è baglia e

nutrice della caritá. Nel cognoscimento di te t'aumiliarai vedendo te

per te non essere, e l'essere tuo cognoscerai da me che v'ho amati prima

che voi fuste; e per l'amore ineffabile che Io v'ebbi, volendovi

ricreare a grazia v'ho lavati e ricreati nel sangue de l'unigenito mio

Figliuolo sparto con tanto fuoco d'amore.

Questo sangue fa cognoscere la veritá a colui che s'ha levata la nuvila

de l'amore proprio per lo cognoscimento di sé; ché in altro modo non la

cognoscerebbe. Allora l'anima s'accenderá in questo cognoscimento di me

con uno amore ineffabile; per lo quale amore sta in continua pena, non

pena affliggitiva che affligga né disecchi l'anima, anco la ingrassa; ma

perché ha cognosciuta la mia veritá e la propria colpa sua e la

ingratitudine e ciechitá del proximo, ha pena intollerabile; e però si

duole perché m'ama, ché se ella non m'amasse non si dorrebbe.

Subbito che tu e gli altri servi miei avarete, per lo modo decto,

cognosciuta la mia veritá, vi converrá sostenere infine a la morte le

molte tribolazioni e ingiurie e rimprovèri in decto e in facto per

gloria e loda del nome mio. Sí che tu portarai e patirai pene.

Tu dunque e gli altri miei servi, portate con vera pazienzia, con dolore

della colpa e amore della virtú, per gloria e loda del nome mio. Facendo

cosí, satisfarò le colpe tue e degli altri miei servi, sí che le pene

che sosterrete saranno sufficienti, per la virtú della caritá, a

satisfare e a remunerare in voi e in altrui. In voi ne ricevarete fructo

di vita, spente le macchie delle vostre ignoranzie, e Io non mi

ricordarò che voi m'offendeste mai. In altrui satisfarò per la caritá e

affecto vostro, e donarò secondo la disposizione loro con la quale

ricevaranno. In particulare a coloro che si dispongono umilemente e con

reverenzia a ricevere la doctrina de' servi miei, lo' perdonarò la colpa

e la pena. Come? che per questo verranno a questo vero cognoscimento e

contrizione de' peccati loro. Sí che con lo strumento de l'orazione e

desiderio de' servi miei riceveranno fructo di grazia, ricevendo essi

umilemente, come decto è, e meno e piú, secondo che vorranno exercitare

con virtú la grazia.

In generale, dico che per li desidèri vostri riceveranno remissione e

donazione. Guarda giá che non sia tanta la loro obstinazione che eglino

vogliano essere riprovati da me per disperazione, spregiando el Sangue

che con tanta dolcezza gli ha ricomprati. Che fructo ricevono? el fructo

è che Io gli aspecto, costrecto da l'orazioni de' servi miei, e dollo'

lume, e follo' destare il cane della coscienzia, e follo' sentire

l'odore della virtú, e dilectargli della conversazione de' miei servi. E

alcuna volta permecto che 'l mondo lo' mostri quello che egli è,

sentendo variate e diverse passioni acciò che cognoscano la poca

fermezza del mondo e levino il desiderio a cercare la patria loro di

vita etterna. E cosí per questi e molti altri modi, e' quali l'occhio

non è sufficiente a vedere né la lingua a narrare né il cuore a pensare

quante sonno le vie e' modi che Io tengo, solo per amore e per riducerli

a grazia, acciò che la mia veritá sia compíta in loro.

Costrecto so' di farlo da la inextimabile caritá mia con la quale Io li

creai, e da l'orazioni e desidèri e dolore de' servi miei; perché non

so' spregiatore della lagrima, sudore e umile orazione loro, anco gli

accepto, però che Io so' colui che gli fo amare e dolere del danno de

l'anime. Ma non lo' dá satisfaczione di pena a questi cotali generali,

ma sí di colpa, perché non sonno disposti dalla parte loro a pigliare

con perfecto amore l'amore mio e de' servi miei. Né non pigliano el loro

dolore con amaritudine e perfecta contrizione della colpa commessa; ma

con amore e contrizione imperfecta, e però non hanno né ricevono

satisfaczione di pena come gli altri, ma sí di colpa; perché richiede

disposizione da l'una parte e da l'altra, cioè da chi dá e da chi

riceve. Perché sonno imperfecti, imperfectamente ricevono la perfeczione

de' desidèri di coloro che con pena gli offerano dinanzi da me per loro.

Perché ti dixi che ricevevano satisfaczione, e anco l'era donato. Cosí è

la veritá, che per lo modo che Io t'ho decto, per li strumenti di

quello che di sopra contiammo (del lume della coscienzia, e de l'altre

cose), l'è satisfacto la colpa; cioè cominciandosi a ricognoscere,

bomicano il fracidume de' peccati loro, e cosí ne ricevono dono di

grazia.

Questi sonno coloro che stanno nella caritá comune. Se essi hanno

ricevuto per correczione quello che hanno avuto, e non hanno facta

resistenzia alla clemenzia dello Spirito sancto, ricévonne vita di

grazia escendo della colpa. Ma se essi, come ignoranti, sonno ingrati e

scognoscenti verso di me e verso le fadighe de' servi miei, esso facto

lo' torna in ruina e a giudicio quello che era dato per misericordia;

non per difecto della misericordia né di colui che impetrava la

misericordia per lo ingrato, ma solo per la miseria e durizia sua, il

quale ha posto, con la mano del libero arbitrio, in sul cuore la pietra

del diamante che, se non si rompe col Sangue, non si può rompere. Anco

ti dico che, non obstante la durizia sua, mentre che egli ha il tempo

che può usare il libero arbitrio, chiedendo il sangue del mio Figliuolo,

con essa medesima mano e pongalo sopra la durizia del cuore suo, lo

spezzará e riceverá il fructo del Sangue che è pagato per lui. Ma se

egli s'indugia, passato el tempo, non ha rimedio veruno, perché non ha

riportata la dota che gli fu data da me: dandoli la memoria perché

ritenesse i benefizi miei, e lo 'ntellecto perché vedesse e cognoscesse

la veritá, e l'affecto perché egli amasse me, veritá etterna, la quale

lo 'ntellecto cognobbe.

Questa è la dota che io vi diei, la quale debba ritornare a me Padre.

Avendola venduta e sbaractata al demonio, el demonio con esso lui ne va

e portane quello che in questa vita acquistò, empiendo la memoria delle

delizie e ricordamento di disonestá, superbia, avarizia e amore proprio

di sé; odio e dispiacimento del proximo, perseguitatore de' miei servi.

In queste miserie obfuscano lo 'ntellecto per la disordinata volontá;

cosí ricevono, con le puzze loro, pena etternale, infinita pena, perché

non satisfecero a la colpa con la contrizione e dispiacimento del

peccato.

Sí che hai come la pena satisfa alla colpa per la perfecta contrizione

del cuore, non per le pene finite. E non tanto la colpa, ma la pena che

séguita doppo la colpa, a questi che hanno questa perfeczione. E a'

generali, come decto è, satisfa a la colpa, cioè che, privati del

peccato mortale, ricevono la grazia; e non avendo sufficiente

contrizione e amore a satisfare a la pena, vanno alle pene del

purgatorio, passati dal secondo e ultimo mezzo.

Sí che vedi che satisfa per lo desiderio de l'anima unito in me, che so'

infinito Bene; poco e assai, secondo la misura del perfecto amore di

colui che dá l'orazione e il desiderio e di colui che riceve. Con quella

medesima misura che colui dá a me e l'altro riceve in sé, con quella l'è

misurato dalla mia bontá. Sí che cresce il fuoco del desiderio tuo, e

non lassare punto di tempo che tu non gridi con voce umile e con

continua orazione dinanzi da me per loro. Cosí dico a te e al padre de

l'anima tua che Io t'ho dato in terra, che virilmente portiate, e morta

sia ogni propria sensualitá.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 22 / 221 题