La _Battaglia di parassiti_, così com'è, può piacere. Non vi
mancano le osservazioni sottili ed acute, vi si trovano alcuni
caratteri bene studiati, una certa logica nello svolgersi degli
avvenimenti, qualche felice nota umoristica--come quella dei
banchieri Zeil, ebrei che prestano denaro al Papa, e degli
Agostini, cattolici che aiutano il Gran Turco. Ma quando si
paragona il romanzo del Nordau a quello dello Zola, tutt'altro
è il giudizio: l'opera dello scrittore tedesco appare povera e
scolorita. Tra Saccard e Gundermann, nell'_Argent_, si combatte
una battaglia veramente epica: quei due tipi hanno un rilievo
straordinario, sono di statura gigantesca. Intorno a loro
formicola tutto un mondo, una umanità piena di vita,
indimenticabile. Chi ha scordato Busch, il sozzo affarista
riscattato dal cieco amore che porta al fratello, a quel povero
tisico che muore sognando una società rigenerata, in quella
stessa casa dove si ordiscono i più immondi ricatti? Chi ha
scordato quella Méchain che va attorno col sacco pieno di
polizze scadute, di cambiali protestate, di titoli avariati, e
che raccatta per pochi soldi un mucchio di azioni della Banca
Universale, una sola delle quali valeva un tempo più di tremila
lire? E i due sposini Jordan, poveri e sereni e felici, immuni
dal contagio in mezzo a tanti dannati, a tante vittime della
cupidigia? E l'ingenuo e illuso ingegnere Hamelin; e sua
sorella, la povera signora Carolina; e la folle baronessa
Sandorff, e le disgraziate contesse di Beauvilliers, e le
povere orfanelle cui è stato insegnato a pregare il buon Dio
perchè aiuti il signor Saccard, e che continuano a recitare
l'innocente preghiera dopo che lo sciagurato ha rovinato mezza
Parigi; e l'accecato Dejoie, che perde per lui i denari e la
figlia, e nondimeno crede ancora in lui e prega il giudice di
liberarlo per potergli affidare una seconda volta la fortuna,
la vita e l'onore?...
Questo non è il luogo di giudicare l'opera di Emilio Zola, di
additarne le esagerazioni e i difetti; ma con tutti i suoi
difetti e le sue esagerazioni non mette egli in piedi creature
di carne e ossa, non le anima d'un soffio possente, non rende
il colore, il calore, il movimento della vita? Max Nordau gli
rimprovera la mancanza di proporzione, l'accumulazione di
troppi fatti; dice che i suoi romanzi sono, perciò,
«mostruosamente e visibilmente falsi». Soggiunge che «egli
esercita continuamente, nel modo più esteso ed intenso,
quell'antropomorfismo e simbolismo atavistici che sono
conseguenza di una mente non sviluppata, o misticamente
confusa, naturale nei selvaggi, mentre nei degenerati di tutte
le categorie costituisce una forma retrograda
dell'intelletto... Egli vede qualunque fenomeno
straordinariamente ingrandito, misteriosamente minaccioso,
ributtantemente sfigurato.... La critica, senza comprendere
l'importanza psichiatrica di tale carattere, ha già da lungo
tempo rilevato che in qualunque romanzo di Zola predomina un
fatto, sotto forma di idea incoercibile, formante il perno
dell'opera, e influente come simbolo terribile sulla vita e
sulle azioni dei personaggi...» Queste osservazioni sono giuste
in parte, e si adattano specialmente all'_Argent_ Ma il giorno
che Max Nordau ha ripreso il tema dello Zola, che altro ha
fatto se non seguirne l'esempio? In questa _Battaglia_ non è
accumulata una gran quantità di osservazioni, di casi, di
episodî relativi alla febbre del denaro? La Borsa, il Giuoco,
la Speculazione non è uno dei personaggi principali del
romanzo, non vi agisce, non vi ordisce le sue seduzioni, i suoi
raggiri, le sue perfidie? La differenza è questa: che lo Zola,
esagerando, ingrossando, calcando la mano, ci persuade, ci
scuote, ci trascina; mentre il Nordau ci lascia freddi e
indifferenti.
La teoria dell'ambiente, dalla quale lo Zola prende le mosse,
riesce efficace, secondo il Nordau, in antropologia e in
sociologia; ma in arte è «un pervertimento, una confusione». E
non ha scritto egli un romanzo d'ambiente? Il suo Koppel, che
pareva un uomo sano, non è travolto dall'esempio, non respira
il contagio con l'aria, non resta soggiogato dalle circostanze?
Lo Zola, «che ride degli _idealisti_, scrittori
dell'eccezionale e dell'inverisimile, ha preso per oggetto
dell'opera sua ciò che di più eccezionale si può trovare: un
gruppo di degenerati, di maniaci, di deliquenti, di donne
perdute e di mattoidi, i quali per la loro morbosa costituzione
sono fuori della specie, non appartengono alla società normale,
ma ne restano esclusi e sono con essa in lotta continua;
estranei al tempo e al paese nel quale vivono, per la loro
natura non sembrano neppure membri di un qualche popolo civile
del presente, bensì un'orda di selvaggi primitivi, dei più
remoti secoli». Ma forse che Henneberg e Zagal e il re di Laos
e Pfister e la famiglia Rigalle sono stinchi di santi, gente
per bene, tipi ordinari? «Il campo nel quale si muove lo Zola è
quello del romanzo popolare a fascicoli, vale a dire di un
romanticismo deperito, che non svolge i suoi sogni nei palazzi
come il romanticismo già in voga, ma nelle taverne, nelle
carceri, nei manicomî, e si tiene tanto lontano dallo strato
medio della vita normale quanto già il romanticismo antico in
direzione opposta». Ma crede forse il Nordau di essersi per
proprio conto tenuto nello «strato medio della vita normale»?
Crede che storie di fortune e di rovesci, di suicidî e di
pazzie come quelle narrate nella sua _Battaglia_ accadano tutti
i giorni? Egli che se la prende non solo con lo Zola, ma anche
con gli altri naturalisti; che accusa il Goncourt di farci
«ballare dinanzi agli occhi tipi senza carne, composti di fumo
e di nebbia,» è poi sicuro di non aver composto con la stessa
ricetta qualche personaggio del suo romanzo, come Henneberg,
ribaldo capace di pagare con la vita le sue ribalderie; o
meglio come l'Augusta, angelo caduto nel fango, mercantessa di
baci che diviene poi moglie esemplare, spirito emancipato e
ribelle che si mostra poi ligio a quanto credeva pregiudizio?
Egli che accusa e deride gl'impressionisti alla Daudet non si è
proprio ricordato, sia pure inconsciamente, di nessun
personaggio del Daudet, quando ha descritto la famiglia
Masmajour e il re di Laos e il generale Zagal?...
Lo Zola ha più volte dichiarato di aver fatto, coi suoi
romanzi, altrettanti esperimenti scientifici. Tutto ciò che il
Nordau dice di questo preteso romanzo sperimentale, ingiurie a
parte, è giusto. Il romanziere non fa esperimenti, propone a sè
stesso e risolve a modo suo i casi umani e i problemi sociali;
ma se l'affermazione d'aver fatto opera di scienza è da parte
di Emilio Zola insostenibile, crede forse il Nordau di aver
fatto opera di clinica quando ha affibbiato allo Zola, al
Wagner, al Tolstoi, al Maeterlinck, all'Ibsen e a tanti altri
una quantità di malattie, di manie, di psicopatie, sulla fede
degli aggettivi e degli avverbî che questi scrittori hanno
adoperati?
Criticare, da che mondo è mondo, è stato sempre facile.
Difficilissimo è mettersi al posto del criticato e fare meglio
di lui. Finchè Max Nordau scriveva libri come la
_Degenerazione_, poteva esser creduto molto abile; questa
_Battaglia di Parassiti_ è stata un'imprudenza.