III.

La _Battaglia di parassiti_, così com'è, può piacere. Non vi

mancano le osservazioni sottili ed acute, vi si trovano alcuni

caratteri bene studiati, una certa logica nello svolgersi degli

avvenimenti, qualche felice nota umoristica--come quella dei

banchieri Zeil, ebrei che prestano denaro al Papa, e degli

Agostini, cattolici che aiutano il Gran Turco. Ma quando si

paragona il romanzo del Nordau a quello dello Zola, tutt'altro

è il giudizio: l'opera dello scrittore tedesco appare povera e

scolorita. Tra Saccard e Gundermann, nell'_Argent_, si combatte

una battaglia veramente epica: quei due tipi hanno un rilievo

straordinario, sono di statura gigantesca. Intorno a loro

formicola tutto un mondo, una umanità piena di vita,

indimenticabile. Chi ha scordato Busch, il sozzo affarista

riscattato dal cieco amore che porta al fratello, a quel povero

tisico che muore sognando una società rigenerata, in quella

stessa casa dove si ordiscono i più immondi ricatti? Chi ha

scordato quella Méchain che va attorno col sacco pieno di

polizze scadute, di cambiali protestate, di titoli avariati, e

che raccatta per pochi soldi un mucchio di azioni della Banca

Universale, una sola delle quali valeva un tempo più di tremila

lire? E i due sposini Jordan, poveri e sereni e felici, immuni

dal contagio in mezzo a tanti dannati, a tante vittime della

cupidigia? E l'ingenuo e illuso ingegnere Hamelin; e sua

sorella, la povera signora Carolina; e la folle baronessa

Sandorff, e le disgraziate contesse di Beauvilliers, e le

povere orfanelle cui è stato insegnato a pregare il buon Dio

perchè aiuti il signor Saccard, e che continuano a recitare

l'innocente preghiera dopo che lo sciagurato ha rovinato mezza

Parigi; e l'accecato Dejoie, che perde per lui i denari e la

figlia, e nondimeno crede ancora in lui e prega il giudice di

liberarlo per potergli affidare una seconda volta la fortuna,

la vita e l'onore?...

Questo non è il luogo di giudicare l'opera di Emilio Zola, di

additarne le esagerazioni e i difetti; ma con tutti i suoi

difetti e le sue esagerazioni non mette egli in piedi creature

di carne e ossa, non le anima d'un soffio possente, non rende

il colore, il calore, il movimento della vita? Max Nordau gli

rimprovera la mancanza di proporzione, l'accumulazione di

troppi fatti; dice che i suoi romanzi sono, perciò,

«mostruosamente e visibilmente falsi». Soggiunge che «egli

esercita continuamente, nel modo più esteso ed intenso,

quell'antropomorfismo e simbolismo atavistici che sono

conseguenza di una mente non sviluppata, o misticamente

confusa, naturale nei selvaggi, mentre nei degenerati di tutte

le categorie costituisce una forma retrograda

dell'intelletto... Egli vede qualunque fenomeno

straordinariamente ingrandito, misteriosamente minaccioso,

ributtantemente sfigurato.... La critica, senza comprendere

l'importanza psichiatrica di tale carattere, ha già da lungo

tempo rilevato che in qualunque romanzo di Zola predomina un

fatto, sotto forma di idea incoercibile, formante il perno

dell'opera, e influente come simbolo terribile sulla vita e

sulle azioni dei personaggi...» Queste osservazioni sono giuste

in parte, e si adattano specialmente all'_Argent_ Ma il giorno

che Max Nordau ha ripreso il tema dello Zola, che altro ha

fatto se non seguirne l'esempio? In questa _Battaglia_ non è

accumulata una gran quantità di osservazioni, di casi, di

episodî relativi alla febbre del denaro? La Borsa, il Giuoco,

la Speculazione non è uno dei personaggi principali del

romanzo, non vi agisce, non vi ordisce le sue seduzioni, i suoi

raggiri, le sue perfidie? La differenza è questa: che lo Zola,

esagerando, ingrossando, calcando la mano, ci persuade, ci

scuote, ci trascina; mentre il Nordau ci lascia freddi e

indifferenti.

La teoria dell'ambiente, dalla quale lo Zola prende le mosse,

riesce efficace, secondo il Nordau, in antropologia e in

sociologia; ma in arte è «un pervertimento, una confusione». E

non ha scritto egli un romanzo d'ambiente? Il suo Koppel, che

pareva un uomo sano, non è travolto dall'esempio, non respira

il contagio con l'aria, non resta soggiogato dalle circostanze?

Lo Zola, «che ride degli _idealisti_, scrittori

dell'eccezionale e dell'inverisimile, ha preso per oggetto

dell'opera sua ciò che di più eccezionale si può trovare: un

gruppo di degenerati, di maniaci, di deliquenti, di donne

perdute e di mattoidi, i quali per la loro morbosa costituzione

sono fuori della specie, non appartengono alla società normale,

ma ne restano esclusi e sono con essa in lotta continua;

estranei al tempo e al paese nel quale vivono, per la loro

natura non sembrano neppure membri di un qualche popolo civile

del presente, bensì un'orda di selvaggi primitivi, dei più

remoti secoli». Ma forse che Henneberg e Zagal e il re di Laos

e Pfister e la famiglia Rigalle sono stinchi di santi, gente

per bene, tipi ordinari? «Il campo nel quale si muove lo Zola è

quello del romanzo popolare a fascicoli, vale a dire di un

romanticismo deperito, che non svolge i suoi sogni nei palazzi

come il romanticismo già in voga, ma nelle taverne, nelle

carceri, nei manicomî, e si tiene tanto lontano dallo strato

medio della vita normale quanto già il romanticismo antico in

direzione opposta». Ma crede forse il Nordau di essersi per

proprio conto tenuto nello «strato medio della vita normale»?

Crede che storie di fortune e di rovesci, di suicidî e di

pazzie come quelle narrate nella sua _Battaglia_ accadano tutti

i giorni? Egli che se la prende non solo con lo Zola, ma anche

con gli altri naturalisti; che accusa il Goncourt di farci

«ballare dinanzi agli occhi tipi senza carne, composti di fumo

e di nebbia,» è poi sicuro di non aver composto con la stessa

ricetta qualche personaggio del suo romanzo, come Henneberg,

ribaldo capace di pagare con la vita le sue ribalderie; o

meglio come l'Augusta, angelo caduto nel fango, mercantessa di

baci che diviene poi moglie esemplare, spirito emancipato e

ribelle che si mostra poi ligio a quanto credeva pregiudizio?

Egli che accusa e deride gl'impressionisti alla Daudet non si è

proprio ricordato, sia pure inconsciamente, di nessun

personaggio del Daudet, quando ha descritto la famiglia

Masmajour e il re di Laos e il generale Zagal?...

Lo Zola ha più volte dichiarato di aver fatto, coi suoi

romanzi, altrettanti esperimenti scientifici. Tutto ciò che il

Nordau dice di questo preteso romanzo sperimentale, ingiurie a

parte, è giusto. Il romanziere non fa esperimenti, propone a sè

stesso e risolve a modo suo i casi umani e i problemi sociali;

ma se l'affermazione d'aver fatto opera di scienza è da parte

di Emilio Zola insostenibile, crede forse il Nordau di aver

fatto opera di clinica quando ha affibbiato allo Zola, al

Wagner, al Tolstoi, al Maeterlinck, all'Ibsen e a tanti altri

una quantità di malattie, di manie, di psicopatie, sulla fede

degli aggettivi e degli avverbî che questi scrittori hanno

adoperati?

Criticare, da che mondo è mondo, è stato sempre facile.

Difficilissimo è mettersi al posto del criticato e fare meglio

di lui. Finchè Max Nordau scriveva libri come la

_Degenerazione_, poteva esser creduto molto abile; questa

_Battaglia di Parassiti_ è stata un'imprudenza.

Il colore del tempo · 第 47 / 86 题