II.

Nel romanzo del Nordau non il solo amore è lo scopo della

lotta; ma anche, e principalmente, il denaro. Parassiti non

sono soltanto i fuchi, gli amanti, ma anche gli speculatori, i

giocatori in Borsa, gli adoratori della faccia di Mammone.

Henneberg e Agostini hanno intorno una folla avida, cupida,

rapace. Anche le brave persone sono invase dalla febbre

dell'oro. Koppel, ottimo insegnante, integerrimo padre di

famiglia, smentisce tutta una tranquilla vita di lavoro,

tradisce i principî socialisti un tempo professati, per

buttarsi a capo fitto nella speculazione. Ed all'amico

Henneberg che gli rimprovera il voltafaccia, che lo accusa di

essersi messo dalla parte di quelli che prima giudicava

parassiti, risponde: «Valersi ai propri fini della folla senza

nome non mi pare una definizione molto calzante del

parassitismo.» Gioca pertanto sui titoli russi, sulle azioni

del Mercurio: una grande impresa nella quale è mescolata

un'infinità di gente: il generale Zagal, il conte di Beira, il

Kohn, avventurieri scaltri, poveri illusi che sognano e quasi

raggiungono la fortuna, ma che un triste giorno, alla

catastrofe della Società, si trovano con un pugno di mosche in

mano, pieni di debiti, con l'usciere e i gendarmi alle costole.

Ora chiunque legge queste pagine ricorda necessariamente un

altro gran romanzo straniero: l'_Argent_ di Emilio Zola. Certo

non si può dire che la favola messa insieme dal Nordau o i

personaggi da lui presentati somiglino alla favola ed ai

personaggi del romanzo francese--quantunque un'attenta analisi

potrebbe scoprire certe affinità. Per esempio: tanto nella

_Battaglia di Parassiti_ come nell'_Argent_ assistiamo al

rapido crescere ed al precipitare di una grande impresa

bancaria; come si uccide Agostini nella _Battaglia_, si uccide

il povero Mazaud nell'_Argent_; lo Zola ha contrapposto ai

loschi affaristi la figura di Sigismondo, il sognatore di una

nuova êra liberata dalla nefanda guerra per il lucro, e Max

Nordau contrappone ai proprî imbroglioni la figura di Klein,

una specie di filosofo, di stoico, che muore, come Sigismondo,

architettando certe sue teorie incomprensibili ai più. Ma,

ripeto, nonostante questi punti di confronto, favola e

personaggi sono, nei due romanzi, diversi. L'argomento, invece,

la tesi, il fenomeno sociale studiato è lo stesso. Ora il

paragone tra le due opere è inevitabile. Se pure il Nordau non

si fosse mai occupato dello Zola, si potrebbe anche giudicare

il suo libro senza far paragoni, senza dar peso alla identità

dei due argomenti. Noi potremmo credere che lo scrittore

tedesco ignorasse il romanzo parigino; potremmo ammettere che,

conoscendolo, abbia voluto riprenderne il soggetto, per quella

libertà che ha lo scrittore di scegliere i soggetti che più gli

piacciono, non importa se trattati bene o male da altri. Ma non

ha il Nordau espresso un giudizio intorno allo Zola? Non ha

egli dato a questo scrittore del degenerato e del mentecatto?

Non ha detto che l'arte sua è la negazione della verità, della

verisimiglianza, della naturalezza? Non ne ha enumerati ad uno

ad uno tutti i difetti? Non ne ha disconosciuti tutti i pregi?

Allora è naturale, è necessario che la critica e il pubblico

domandino:--O vediamo un poco che cosa ha saputo fare il

Nordau, sano ed accorto, equilibrato e prudente, abile ed

oculato, al posto di quel povero Zola, matto, incosciente e

mediocrissimo!...

Il colore del tempo · 第 46 / 86 题