Questa filosofia, invece, sembrerà troppo semplice a noi
occidentali, amanti dei voli metafisici, ricercatori
appassionati della quadratura del circolo. Ma il pensiero
cinese è semplice, pratico, positivo.
Noi perdiamo il nostro tempo intorno al problema del libero
arbitrio; i Cinesi si contentano di dire, con Meng-Tseu: «La
natura dell'uomo somiglia al salice flessibile, l'equità e la
giustizia somigliano a un canestro: con la natura dell'uomo si
fa l'umanità e la giustizia come si fa un canestro con un
salice flessibile». Da noi filosofi e teologi si accapigliano a
proposito della morte, dell'anima, della divinità: in Cina
queste polemiche sono ignote o molto più rare. «Ki-Lu domandò
come bisogna servire gli Spiriti e i Genî. Il filosofo
disse:--Quando non si è ancora in grado di servire gli uomini,
come mai si possono servire gli Spiriti e i
Genî?--Permettetemi, aggiunse il primo, che ardisca domandarvi
che cosa è la morte?--Il filosofo disse:--Quando non si sa
ancora che cosa è la vita, come si potrebbe conoscere la
morte?» Pertanto la morale cinese non insegna ad aspettare il
premio e il castigo delle azioni in un'altra vita, in un mondo
migliore: i buoni, i laboriosi, i saggi, sono premiati in terra
dall'affezione dei parenti, dalla devozione degli amici, dal
rispetto dei concittadini, dalla soddisfazione della loro
propria coscienza; e così pure in terra sono puniti i cattivi:
chi uccide provoca la vendetta, chi è ingordo di lucro è
disprezzato, e chi non adempie i propri doveri non avrà mai
posto fra gli uomini superiori, non potrà mai istruire e
governare gli altri uomini, che è, secondo i Cinesi, il massimo
premio del lavoro, dello studio e della virtù.
Altra differenza col nostro modo di vedere. Secondo noi, in
tutta la natura si combatte per l'esistenza; i Cinesi,
quantunque vedano che gli esseri si nutriscono divorandosi
scambievolmente, affermano tuttavia che non si fanno male tra
loro. La lotta per l'esistenza, il cozzo degli elementi sono,
secondo i Mandarini, accidenti che non infirmano le grandi
armonie della vita e della natura. Come la loro filosofia è
ottimista, così la loro morale è altruista. Dicono anch'essi
che non bisogna fare agli altri ciò che non vorremmo si facesse
a noi stessi; ma questa virtù passiva non basta loro:
soggiungono che bisogna fare agli altri ciò che vorremmo fosse
fatto a noi. «Il filosofo disse:--Vorrei procurare ai vecchi un
dolce riposo; agli amici ed ai conoscenti esser sempre fedele;
ai piccoli e ai deboli prodigare cure materne». L'egoista, chi
bada soltanto al bene proprio, è infelice «per una scodella di
riso».
È curioso vedere come, nel senso della bontà, la morale cinese
abbia già detto ciò che, da parte dei nostri moralisti, sembra
più nuovo ed ardito. Quando Meng-Tseu, per esempio, consiglia
agli uomini superiori di non educare da loro stessi i figli,
perchè, dovendo ricorrere alle correzioni e ai castighi, se ne
potrebbero alienare gli animi, un lettore disattento del
_Hia-Meng_ potrebbe credere d'avere in mano un volume del
Tolstoi. E come il Tolstoi se la prende con la giustizia,
dicendola iniqua, così il popolo, in Cina, è eccitato dai
filosofi a resistere ai decreti e alle sentenze non giuste. E
dove lasciamo l'avversione per la guerra? «Se c'è un uomo che
dica:--Io so perfettamente ordinare e dirigere un esercito, io
so perfettamente dare battaglia,--quest'uomo è un gran
colpevole». Mencio arriva sino a classificare le industrie
secondo il bene o il male che i loro prodotti fanno agli
uomini. «L'uomo che fabbrica frecce è più inumano di chi
fabbrica scudi e corazze. Lo scopo di chi fabbrica frecce è di
ferire gli uomini, mentre quello di chi fabbrica corazze e
scudi è d'impedire che gli uomini siano feriti. La stessa
differenza c'è fra l'uomo il cui mestiere è di far voti di
felicità alla nascita dei bambini, e l'uomo il cui mestiere è
quello di costruire feretri. Bisogna perciò stare molto attenti
prima di scegliere una professione».
Ed anche più curioso è vedere come questa filosofia, la quale
va tant'oltre nel senso della bontà e dell'amore, racchiuda poi
i germi delle dottrine ispirate da sentimenti opposti,--tanto è
vero che la verità è complessa e sta nel mezzo. Già quando i
libri sacri della Cina parlano dell'«uomo superiore», la mente
ricorre subito al Superuomo del Nietzsche. Quando nel _Lun-Iu_
si legge: «L'uomo superiore non è un vano utensile impiegato
agli usi volgari... Chi non si crede incaricato di compiere un
mandato, una missione, non può essere considerato come uomo
superiore», pare di avere sott'occhio una pagina del
_Zarathustra_. L'affermazione della ineguaglianza degli uomini
conduce il filosofo tedesco e i Cinesi alle stesse conseguenze
pratiche. Meng-Tseu dice: «Gli uni lavorano con l'intelligenza,
gli altri con le braccia. Quelli che lavorano con
l'intelligenza governano gli uomini, quelli che lavorano con le
braccia sono governati dagli uomini. Quelli che sono governati
nutriscono gli uomini, quelli che governano sono nutriti dagli
uomini. È la legge universale del mondo».
Ma, fra i due estremi, fra le opposte sollecitazioni degli
istinti e dei sentimenti, la morale cinese tenta una
ragionevole conciliazione. E questo è il principale, il
migliore, il più invidiabile carattere alla dottrina di
Confucio e di Mencio. Tra le massime più concettose riferite
dal Lanessan, alcune sono tanto belle, come idea e come forma,
che meritano veramente di stare fra le nostre migliori.
«Chi pensa soltanto ad ammassare ricchezze non è umano; chi
pensa soltanto a esercitare l'umanità non è ricco.
«Se siamo tre che viaggiamo insieme, troverò necessariamente
due istitutori: sceglierò l'uomo dabbene per imitarlo, e il
cattivo per correggermi.
«Non dobbiamo affliggerci di non esser conosciuti dagli uomini;
ma, al contrario, di non conoscerli noi stessi.
«Amare, e riconoscere i difetti di chi amiamo; odiare, e
riconoscere i pregi di chi odiamo, è cosa ben rara sotto il
cielo.
«Fau-Tchi domandò che cosa è la virtù dell'umanità; il filosofo
disse:--Amare gli uomini. Domandò ancora che cosa è la scienza;
il filosofo rispose:--Conoscere gli uomini.
«Se, la mattina, avete udito la voce della ragione celeste, la
sera potete morire».