III.

Questa filosofia, invece, sembrerà troppo semplice a noi

occidentali, amanti dei voli metafisici, ricercatori

appassionati della quadratura del circolo. Ma il pensiero

cinese è semplice, pratico, positivo.

Noi perdiamo il nostro tempo intorno al problema del libero

arbitrio; i Cinesi si contentano di dire, con Meng-Tseu: «La

natura dell'uomo somiglia al salice flessibile, l'equità e la

giustizia somigliano a un canestro: con la natura dell'uomo si

fa l'umanità e la giustizia come si fa un canestro con un

salice flessibile». Da noi filosofi e teologi si accapigliano a

proposito della morte, dell'anima, della divinità: in Cina

queste polemiche sono ignote o molto più rare. «Ki-Lu domandò

come bisogna servire gli Spiriti e i Genî. Il filosofo

disse:--Quando non si è ancora in grado di servire gli uomini,

come mai si possono servire gli Spiriti e i

Genî?--Permettetemi, aggiunse il primo, che ardisca domandarvi

che cosa è la morte?--Il filosofo disse:--Quando non si sa

ancora che cosa è la vita, come si potrebbe conoscere la

morte?» Pertanto la morale cinese non insegna ad aspettare il

premio e il castigo delle azioni in un'altra vita, in un mondo

migliore: i buoni, i laboriosi, i saggi, sono premiati in terra

dall'affezione dei parenti, dalla devozione degli amici, dal

rispetto dei concittadini, dalla soddisfazione della loro

propria coscienza; e così pure in terra sono puniti i cattivi:

chi uccide provoca la vendetta, chi è ingordo di lucro è

disprezzato, e chi non adempie i propri doveri non avrà mai

posto fra gli uomini superiori, non potrà mai istruire e

governare gli altri uomini, che è, secondo i Cinesi, il massimo

premio del lavoro, dello studio e della virtù.

Altra differenza col nostro modo di vedere. Secondo noi, in

tutta la natura si combatte per l'esistenza; i Cinesi,

quantunque vedano che gli esseri si nutriscono divorandosi

scambievolmente, affermano tuttavia che non si fanno male tra

loro. La lotta per l'esistenza, il cozzo degli elementi sono,

secondo i Mandarini, accidenti che non infirmano le grandi

armonie della vita e della natura. Come la loro filosofia è

ottimista, così la loro morale è altruista. Dicono anch'essi

che non bisogna fare agli altri ciò che non vorremmo si facesse

a noi stessi; ma questa virtù passiva non basta loro:

soggiungono che bisogna fare agli altri ciò che vorremmo fosse

fatto a noi. «Il filosofo disse:--Vorrei procurare ai vecchi un

dolce riposo; agli amici ed ai conoscenti esser sempre fedele;

ai piccoli e ai deboli prodigare cure materne». L'egoista, chi

bada soltanto al bene proprio, è infelice «per una scodella di

riso».

È curioso vedere come, nel senso della bontà, la morale cinese

abbia già detto ciò che, da parte dei nostri moralisti, sembra

più nuovo ed ardito. Quando Meng-Tseu, per esempio, consiglia

agli uomini superiori di non educare da loro stessi i figli,

perchè, dovendo ricorrere alle correzioni e ai castighi, se ne

potrebbero alienare gli animi, un lettore disattento del

_Hia-Meng_ potrebbe credere d'avere in mano un volume del

Tolstoi. E come il Tolstoi se la prende con la giustizia,

dicendola iniqua, così il popolo, in Cina, è eccitato dai

filosofi a resistere ai decreti e alle sentenze non giuste. E

dove lasciamo l'avversione per la guerra? «Se c'è un uomo che

dica:--Io so perfettamente ordinare e dirigere un esercito, io

so perfettamente dare battaglia,--quest'uomo è un gran

colpevole». Mencio arriva sino a classificare le industrie

secondo il bene o il male che i loro prodotti fanno agli

uomini. «L'uomo che fabbrica frecce è più inumano di chi

fabbrica scudi e corazze. Lo scopo di chi fabbrica frecce è di

ferire gli uomini, mentre quello di chi fabbrica corazze e

scudi è d'impedire che gli uomini siano feriti. La stessa

differenza c'è fra l'uomo il cui mestiere è di far voti di

felicità alla nascita dei bambini, e l'uomo il cui mestiere è

quello di costruire feretri. Bisogna perciò stare molto attenti

prima di scegliere una professione».

Ed anche più curioso è vedere come questa filosofia, la quale

va tant'oltre nel senso della bontà e dell'amore, racchiuda poi

i germi delle dottrine ispirate da sentimenti opposti,--tanto è

vero che la verità è complessa e sta nel mezzo. Già quando i

libri sacri della Cina parlano dell'«uomo superiore», la mente

ricorre subito al Superuomo del Nietzsche. Quando nel _Lun-Iu_

si legge: «L'uomo superiore non è un vano utensile impiegato

agli usi volgari... Chi non si crede incaricato di compiere un

mandato, una missione, non può essere considerato come uomo

superiore», pare di avere sott'occhio una pagina del

_Zarathustra_. L'affermazione della ineguaglianza degli uomini

conduce il filosofo tedesco e i Cinesi alle stesse conseguenze

pratiche. Meng-Tseu dice: «Gli uni lavorano con l'intelligenza,

gli altri con le braccia. Quelli che lavorano con

l'intelligenza governano gli uomini, quelli che lavorano con le

braccia sono governati dagli uomini. Quelli che sono governati

nutriscono gli uomini, quelli che governano sono nutriti dagli

uomini. È la legge universale del mondo».

Ma, fra i due estremi, fra le opposte sollecitazioni degli

istinti e dei sentimenti, la morale cinese tenta una

ragionevole conciliazione. E questo è il principale, il

migliore, il più invidiabile carattere alla dottrina di

Confucio e di Mencio. Tra le massime più concettose riferite

dal Lanessan, alcune sono tanto belle, come idea e come forma,

che meritano veramente di stare fra le nostre migliori.

«Chi pensa soltanto ad ammassare ricchezze non è umano; chi

pensa soltanto a esercitare l'umanità non è ricco.

«Se siamo tre che viaggiamo insieme, troverò necessariamente

due istitutori: sceglierò l'uomo dabbene per imitarlo, e il

cattivo per correggermi.

«Non dobbiamo affliggerci di non esser conosciuti dagli uomini;

ma, al contrario, di non conoscerli noi stessi.

«Amare, e riconoscere i difetti di chi amiamo; odiare, e

riconoscere i pregi di chi odiamo, è cosa ben rara sotto il

cielo.

«Fau-Tchi domandò che cosa è la virtù dell'umanità; il filosofo

disse:--Amare gli uomini. Domandò ancora che cosa è la scienza;

il filosofo rispose:--Conoscere gli uomini.

«Se, la mattina, avete udito la voce della ragione celeste, la

sera potete morire».

Il colore del tempo · 第 36 / 86 题