II.

Accade, insomma, al Maeterlinck tutto il contrario di ciò che

abbiamo visto accadere a Sully Prudhomme: in quest'ultimo il

filosofo contraria l'artista; nel Maeterlinck l'artista

attraversa il filosofo. Vedremo ancora, strada facendo, altri

esempî dello stile troppo poetico col quale egli significa le

sue teorie; per il momento, lasciata da parte la quistione

della forma, esaminiamo quella del contenuto. Nella forma, il

Maeterlinck fa trionfare la poesia; trionferà la fede nella

sostanza?

Egli non considera, come Sully Prudhomme, tutte le facce del

problema filosofico: si restringe alla quistione morale. Sully

Prudhomme ha prima negato che l'uomo abbia diritto di giudicare

intorno alla natura e alla vita: cominciando col determinismo,

cioè con l'ammettere che tutto è disposto nell'universo secondo

una legge rigorosa, ha finito col fatalismo, cioè con

l'adagiarsi in una rassegnazione passiva, in una rinunzia

totale. Ma il giorno che ha considerato il problema morale,

quando il dolore suo e l'altrui lo hanno turbato, quando ha

sentito il bisogno di una legge di giustizia, l'ha trovata

soltanto nel cuore dell'uomo, cioè ha affermato che solo l'uomo

giudica, che egli solo ha il diritto di giudicare. Il

Maeterlinck invece nega questo diritto. «Noi abbiamo un bel

ragionare: tutta la nostra ragione non sarà altro che un

debolissimo raggio della natura, un'infima parte del tutto che

essa si arroga il diritto di giudicare; ed è possibile che un

raggio, perchè faccia il suo dovere, pensi di modificare la

lampada dalla quale emana?... È saggio pensare ed agire come se

tutto ciò che accade al genere umano fosse indispensabile». Il

dottor Pangloss diceva che tutto va per il meglio nel migliore

dei mondi possibili; il Maeterlinck afferma che, in ogni caso,

ciò che accade è la cosa migliore.

Egli non vuol essere pertanto confuso con i semplici

rassegnati: è «un fiducioso», confida nell'idea dell'universo.

Vi sono due specie di uomini: gli uni, la maggior parte, non

hanno imparato a separare il loro destino esteriore dal loro

destino morale; gli altri, i pochi, sì. I primi sono oppressi

dagli uomini e dagli avvenimenti; gli altri, quelli che hanno

una forza interiore alla quale si sottomettono non solo gli

altri uomini, ma gli stessi avvenimenti, conoscono sè stessi

non solo nel presente ma anche nell'avvenire, e sono padroni

del loro destino futuro. «L'avvenimento in sè è come l'acqua

pura che ci versa la fontana, e da solo non ha, d'ordinario, nè

sapore, nè colore, nè profumo. Esso diventa bello o triste,

dolce od amaro, mortale o ravvivatore, secondo la qualità

dell'anima che lo accoglie». Non accade agli uomini se non ciò

che essi vogliono che loro accada; non già nel senso che noi

possiamo influire molto efficacemente sul corso degli eventi

esteriori; ma perchè «abbiamo un'influenza onnipotente su ciò

che questi eventi divengono dentro di noi». Egli ci dice: «Se

voi amate, non già questo amore fa parte del vostro destino, ma

la coscienza di voi stesso, che avrete trovata in fondo

all'amor vostro, modificherà la vostra vita. Se siete stato

tradito, il tradimento non importa; importa il perdono che esso

avrà fatto nascere nella vostra anima». Tutto ciò che ci accade

è della stessa natura di noi stessi. «Se Giuda esce stasera,

andrà verso Giuda ed avrà l'occasione di tradire; ma se Socrate

apre la sua porta, troverà Socrate addormentato sulla soglia ed

avrà l'occasione di essere saggio.... Le vesti, le armi e gli

ornamenti del destino si trovano nella nostra vita interiore.

Se Socrate e Tersite perdono il loro unico figlio, la sciagura

di Socrate non sarà simile a quella di Tersite.... Pare che il

dolore e la felicità si purifichino prima di battere alla porta

del saggio, e che abbassino il capo prima di entrare in

un'anima mediocre».

Ecco perchè la filosofia del poeta non consiste, come potrebbe

parere, nella semplice rassegnazione, in una specie di

fatalismo. Non che rassegnarsi al destino, il saggio, secondo

lui, lo governa e lo domina. «Vi sono rapporti incessanti fra

l'istinto e il destino; ma quando noi sappiamo diminuire dentro

di noi la forza cieca dell'istinto, diminuiamo nello stesso

tempo intorno a noi la forza del destino. Se pure il destino ci

colma di sciagure immeritate e incredibili, se pure ci obbliga

a fare ciò che non avremmo mai fatto, dopo che la sciagura è

accaduta, dopo che l'atto è stato compito, dipende da noi che

resti senza influenza su ciò che accadrà nella nostra anima. Il

destino non può impedire, quando colpisce al cuore un uomo di

buona volontà, che la sciagura sopportata o l'errore

riconosciuto dischiudano in questo cuore una sorgente di luce.

Esso non può impedire che un'anima trasformi ciascuna delle sue

prove in pensieri, in sentimenti, in beni inviolabili. Soltanto

la nostra ignoranza e la nostra indolenza chiamano fatale ciò

che la nostra energia e la nostra intelligenza debbono chiamare

naturale ed umano».

In quali rapporti stanno la ragione e la saggezza? «La ragione

schiude le porte alla saggezza, ma la più viva saggezza non si

trova nella ragione. La saggezza è più un certo appetito

dell'animo che non un prodotto della ragione. C'è una gran

differenza tra il dire:--questa cosa è ragionevole--e il

dire:--questa cosa è saggia. Ciò che è ragionevole non è

necessariamente saggio, e ciò che è saggio non è quasi mai

ragionevole agli occhi della troppo fredda ragione». E la gran

differenza è questa: che nella ragione non c'è amore, mentre ce

n'è molto nella saggezza; anzi «la saggezza più alta non si

distingue da quel che vi è di più puro nell'amore».

Il Fénelon disse che la nostra ragione consiste nelle nostre

idee chiare; per il Maeterlinck la saggezza, il meglio della

nostra anima e del nostro carattere, si trova nelle nostre idee

che non sono ancora chiare interamente. «Se ci si lasciasse

guidare nella vita soltanto dalle idee chiare, presto si

diverrebbe degni di poco amore, di poca stima». Le ragioni per

le quali siamo buoni, giusti, generosi, sono le meno chiare di

tutte. Il Maeterlinck vuole così dire, senza dubbio, che il

sentimento è più importante che non l'intelligenza, che le

ragioni del cuore sono più gravi che non quelle della stessa

ragione. «Fortunatamente, più abbiamo idee chiare, più

impariamo a rispettare quelle che non sono ancora tali».

Il colore del tempo · 第 25 / 86 题