Quando l'arte di Carlo Baudelaire fu detta, prima ancora che
dal Nordau, oscura ed immorale, una voce potente sorse a
difenderla: la voce di Vittor Hugo. Il gran poeta affermò che
l'autore dei _Fleurs du mal_ aveva arricchito il campo delle
commozioni artistiche di un _frisson nouveau_. Indubbiamente
altrettanto si può dire di Maurizio Maeterlinck, dei suoi versi
e dei suoi drammi. E se i simboli dentro i quali egli ha chiuso
il proprio pensiero non sono intelliggibili ai più, se gli
ammiratori del poeta vogliono intendere tutta quanta la sua
filosofia, eccola per disteso spiegata nel suo nuovo libro: _La
Sagesse et la Destinée_. Questi titoli ci rammentano quelli dei
poemi di Sully Prudhomme: _Les Destins_, _La Justice_, _Le
Bonheur_. Dopo aver visto che cosa è la poesia di un filosofo,
non sarà fuor di luogo vedere che cosa è la filosofia di un
poeta. Il dissidio che inquieta e contrista questo nostro
secolo ci apparirà più evidente.