II.

Ed ecco il profeta Zarathustra ospitare nella sua grotta le

vittime della civiltà europea.

Chi sono?

Il primo è il Pessimista che va predicando: «Tutto è vanità,

niente serve a niente, inutile cercare». Poi vengono due Re che

hanno abdicato perchè, non essendo i primi fra gli uomini, non

vogliono più comandare. Poi ecco il Coscienzioso dello spirito,

lo Scienziato obbiettivo, che ha consacrato la sua vita a

studiare il cervello della sanguisuga; e il vecchio Mago,

l'eterno commediante che rappresenta tutte le parti e inganna

tutti, ma non sè stesso, ed è triste e disgustato; e l'ultimo

Papa, che non può consolarsi della morte di Dio; e poi «il più

orribile tra gli uomini», l'Uccisore di Dio; e poi ancora il

Mendicante volontario, che cerca la felicità in un cantuccio di

prato dove le vacche ruminano tranquillamente; e finalmente

l'Ombra, lo scettico, che, dopo aver percorso tutti i dominî

del pensiero, si è smarrito e va errando senza scopo per

l'universo. Zarathustra non li consola: se costoro soffrono, se

hanno nausea della moltitudine e di sè stessi, egli giudica che

il disgusto e la sofferenza sono gli stimoli necessarî alla

salute, al riscatto. Se l'umanità decade e si corrompe, essa

darà luogo, morendo, a una forma superiore. Ed ecco: il profeta

annunzia il Superuomo. L'uomo attuale non è uno scopo, è una

«corda», un «ponte», un «passaggio» dall'animale al Superuomo.

«Il Superuomo è la ragion d'essere della terra».

Che cosa sarà, quando apparirà il Superuomo? L'uomo darà luogo

al Superuomo per auto-soppressione. Quando il dolore sarà

arrivato al colmo, quando ciascuno soffrirà, non soltanto per

ciò che egli è, ma per ciò che è la stessa condizione umana,

allora, in questo eccesso di dolore, l'uomo troverà la forza

necessaria per annichilirsi, dando luogo al Superuomo. E quale

sarà la differenza tra i due? Sarà questa: che mentre la morale

presente si rivolge a tutta l'umanità indistintamente, la

morale del Superuomo sarà aristocratica, sarà il privilegio di

pochi. Di più, tutta la «tavola dei valori» s'invertirà. Non la

pace, il riposo, la quiete saranno stimate; ma la lotta e la

guerra; la guerra benefica, la guerra indice della forza, della

salute, dell'esuberanza. Non la pietà, ma la volontà sarà

preferita: la pietà è «l'ultimo peccato» di Zarathustra, la

prova più pericolosa, dalla quale egli esce però trionfante.

Bisogna esser duri con sè stessi per creare nuovi valori, per

plasmare a proprio talento la realtà. Bisogna esser duri con

gli altri, coi fiacchi, con gli impotenti, con gl'incapaci di

vivere. Saper soffrire è poca cosa, «ma non soccombere agli

assalti dell'intima angoscia e del dubbio turbatore quando

s'infligge un gran dolore e se ne sente il grido,--ciò è

grande, è la condizione della vera grandezza». E infine il

saggio porterà in tutte le avventure della vita la serenità, la

grazia, il sorriso del fanciullo che giuoca; s'innalzerà su sè

stesso, oltrepasserà sè stesso sulle ali del riso e della

danza: questo è l'ultimo, il supremo consiglio della saggezza.

Il colore del tempo · 第 16 / 86 题