Ed ecco il profeta Zarathustra ospitare nella sua grotta le
vittime della civiltà europea.
Chi sono?
Il primo è il Pessimista che va predicando: «Tutto è vanità,
niente serve a niente, inutile cercare». Poi vengono due Re che
hanno abdicato perchè, non essendo i primi fra gli uomini, non
vogliono più comandare. Poi ecco il Coscienzioso dello spirito,
lo Scienziato obbiettivo, che ha consacrato la sua vita a
studiare il cervello della sanguisuga; e il vecchio Mago,
l'eterno commediante che rappresenta tutte le parti e inganna
tutti, ma non sè stesso, ed è triste e disgustato; e l'ultimo
Papa, che non può consolarsi della morte di Dio; e poi «il più
orribile tra gli uomini», l'Uccisore di Dio; e poi ancora il
Mendicante volontario, che cerca la felicità in un cantuccio di
prato dove le vacche ruminano tranquillamente; e finalmente
l'Ombra, lo scettico, che, dopo aver percorso tutti i dominî
del pensiero, si è smarrito e va errando senza scopo per
l'universo. Zarathustra non li consola: se costoro soffrono, se
hanno nausea della moltitudine e di sè stessi, egli giudica che
il disgusto e la sofferenza sono gli stimoli necessarî alla
salute, al riscatto. Se l'umanità decade e si corrompe, essa
darà luogo, morendo, a una forma superiore. Ed ecco: il profeta
annunzia il Superuomo. L'uomo attuale non è uno scopo, è una
«corda», un «ponte», un «passaggio» dall'animale al Superuomo.
«Il Superuomo è la ragion d'essere della terra».
Che cosa sarà, quando apparirà il Superuomo? L'uomo darà luogo
al Superuomo per auto-soppressione. Quando il dolore sarà
arrivato al colmo, quando ciascuno soffrirà, non soltanto per
ciò che egli è, ma per ciò che è la stessa condizione umana,
allora, in questo eccesso di dolore, l'uomo troverà la forza
necessaria per annichilirsi, dando luogo al Superuomo. E quale
sarà la differenza tra i due? Sarà questa: che mentre la morale
presente si rivolge a tutta l'umanità indistintamente, la
morale del Superuomo sarà aristocratica, sarà il privilegio di
pochi. Di più, tutta la «tavola dei valori» s'invertirà. Non la
pace, il riposo, la quiete saranno stimate; ma la lotta e la
guerra; la guerra benefica, la guerra indice della forza, della
salute, dell'esuberanza. Non la pietà, ma la volontà sarà
preferita: la pietà è «l'ultimo peccato» di Zarathustra, la
prova più pericolosa, dalla quale egli esce però trionfante.
Bisogna esser duri con sè stessi per creare nuovi valori, per
plasmare a proprio talento la realtà. Bisogna esser duri con
gli altri, coi fiacchi, con gli impotenti, con gl'incapaci di
vivere. Saper soffrire è poca cosa, «ma non soccombere agli
assalti dell'intima angoscia e del dubbio turbatore quando
s'infligge un gran dolore e se ne sente il grido,--ciò è
grande, è la condizione della vera grandezza». E infine il
saggio porterà in tutte le avventure della vita la serenità, la
grazia, il sorriso del fanciullo che giuoca; s'innalzerà su sè
stesso, oltrepasserà sè stesso sulle ali del riso e della
danza: questo è l'ultimo, il supremo consiglio della saggezza.