III.

Erano rimaste, in tanto naufragio, alcune tavole di salvezza.

Avevamo l'amore. Anche questo ci manca. Noi siamo oggi posti

tra i misogini, che seguono il Leopardi e lo Schopenhauer nel

loro disprezzo per le donne; e tra i femministi, che lavorano a

fare della donna non la compagna, ma la concorrente e la rivale

dell'uomo.

E l'arte? Non era l'arte la grande consolatrice? Lo

Schopenhauer e il Leopardi, negando tutte le altre cose, non

avevano attestato il sovrano potere dell'arte? In arte, oggi,

come in politica, non si sa da qual parte rifarsi. Il

naturalismo pareva l'ultima parola; ma non appena esso tentò di

assodarsi, il simbolismo lo buttò giù; ed ecco che a sua volta

il simbolismo boccheggia. «Purificate la vita con la sovrana

potenza dell'arte!» dicono gli esteti; Ferdinando Brunetière

predica che l'arte è essenzialmente immorale!...

L'artista si sente solo. Singolare ed aristocratico, vive a

disagio in mezzo alla società democratica ed uniforme. Si sente

da essa odiato come inutile, come superbo; e la disprezza.

Pertanto le opere sue non si rivolgono ai più, ma ai pochi

iniziati. Il popolo è privato della gioia che l'artista può

dare; l'artista è privato del premio che il popolo accorda. Una

forma d'arte aveva preso uno sviluppo straordinario, non prima

sospettato: la musica. Essa pareva l'arte democratica per

eccellenza, l'arte intelligibile a tutti, il linguaggio

universale; ma ecco apparire il Wagner, prototipo dei ribelli

incompresi. Paragonate il Wagner e lo Schopenhauer, vedrete la

loro fratellanza. Il musicista dice che la soppressione della

volontà di vivere, voluta dal filosofo, è terribile ma

salutare; _Tristano e Isotta_ è un inno d'amore turbato da un

capo all'altro dall'idea della morte. Lo Schopenhauer,

affermando che il valore dell'individuo è illusorio, compatisce

i dolori degli uomini; dalla compassione, dalla carità, il

Wagner è ricondotto alla fede, allo spiritualismo di

_Parsifal_; ma il suo simbolo è oscuro ed ermetico; l'arte sua

parla più alla ragione che al sentimento, è un paradosso in

azione: per ottenere da essa il massimo della commozione

nervosa, bisogna spendervi intorno il massimo d'intelligenza.

Chi parlerà allora a tutti, chi vorrà farsi intendere da tutti,

dagli umili, dai semplici, dai poveri di spirito? Leone

Tolstoi. Ma la sua religione, il suo nuovo cristianesimo, sorge

dalle vive viscere della filosofia pessimista, considera

l'umanità presente come un puro nulla, nega tutta quanta la

nostra scienza, nega tutta quanta la nostra arte!

E quelli che affermano l'onnipotenza della scienza non sono già

più contenti! La scienza, così gaia nei primordî, durante il

Rinascimento, quando il Rabelais rideva del suo riso immortale,

è ora triste. I suoi pratici adattamenti, i progressi

materiali, le invenzioni che hanno reso più rapida e intensa la

vita, hanno pure logorato la fibra umana. La nostra razza

deperisce, i nostri nervi sono in convulsione. La scienza ci ha

dato l'elettricità, ma ci ha dato anche la dinamite.

E sulle origini prime e sulle cause finali del mondo e

dell'uomo questa scienza orgogliosa non dice una sola parola.

Essa considera come entità reali le forze cosmiche, delle quali

ignora l'essenza: uno scienziato, lo Spencer, glie lo ha

rimproverato. Eduardo Hartmann ha definito la creazione: «la

più temeraria fantasia dell'immaginazione scientifica». In

questa creazione meccanica ed automatica non più miraggi, non

più aspettazioni fiduciose e consolatrici. Un vescovo

d'Australia ha rifiutato di ordinare pubbliche preghiere per la

pioggia, dichiarando che la meteorologia è governata da leggi

inflessibili; ed ha invitato i fedeli, per evitare i danni

della siccità, a migliorare i sistemi d'irrigazione....

Ma, proprio mentre la fede è negata, derisa, bollata come

superstizione; mentre si bandisce l'idea divina; gli uomini,

più che mai bisognosi di comprendere il gran mistero, celebrano

riti folli. La religione muore, ma nasce l'occultismo, il

satanismo, il magismo, lo spiritismo; le tavole girano, e le

teste con esse; gli altari sono abbandonati, ma la messa nera è

in grande onore...

Il colore del tempo · 第 8 / 86 题