Erano rimaste, in tanto naufragio, alcune tavole di salvezza.
Avevamo l'amore. Anche questo ci manca. Noi siamo oggi posti
tra i misogini, che seguono il Leopardi e lo Schopenhauer nel
loro disprezzo per le donne; e tra i femministi, che lavorano a
fare della donna non la compagna, ma la concorrente e la rivale
dell'uomo.
E l'arte? Non era l'arte la grande consolatrice? Lo
Schopenhauer e il Leopardi, negando tutte le altre cose, non
avevano attestato il sovrano potere dell'arte? In arte, oggi,
come in politica, non si sa da qual parte rifarsi. Il
naturalismo pareva l'ultima parola; ma non appena esso tentò di
assodarsi, il simbolismo lo buttò giù; ed ecco che a sua volta
il simbolismo boccheggia. «Purificate la vita con la sovrana
potenza dell'arte!» dicono gli esteti; Ferdinando Brunetière
predica che l'arte è essenzialmente immorale!...
L'artista si sente solo. Singolare ed aristocratico, vive a
disagio in mezzo alla società democratica ed uniforme. Si sente
da essa odiato come inutile, come superbo; e la disprezza.
Pertanto le opere sue non si rivolgono ai più, ma ai pochi
iniziati. Il popolo è privato della gioia che l'artista può
dare; l'artista è privato del premio che il popolo accorda. Una
forma d'arte aveva preso uno sviluppo straordinario, non prima
sospettato: la musica. Essa pareva l'arte democratica per
eccellenza, l'arte intelligibile a tutti, il linguaggio
universale; ma ecco apparire il Wagner, prototipo dei ribelli
incompresi. Paragonate il Wagner e lo Schopenhauer, vedrete la
loro fratellanza. Il musicista dice che la soppressione della
volontà di vivere, voluta dal filosofo, è terribile ma
salutare; _Tristano e Isotta_ è un inno d'amore turbato da un
capo all'altro dall'idea della morte. Lo Schopenhauer,
affermando che il valore dell'individuo è illusorio, compatisce
i dolori degli uomini; dalla compassione, dalla carità, il
Wagner è ricondotto alla fede, allo spiritualismo di
_Parsifal_; ma il suo simbolo è oscuro ed ermetico; l'arte sua
parla più alla ragione che al sentimento, è un paradosso in
azione: per ottenere da essa il massimo della commozione
nervosa, bisogna spendervi intorno il massimo d'intelligenza.
Chi parlerà allora a tutti, chi vorrà farsi intendere da tutti,
dagli umili, dai semplici, dai poveri di spirito? Leone
Tolstoi. Ma la sua religione, il suo nuovo cristianesimo, sorge
dalle vive viscere della filosofia pessimista, considera
l'umanità presente come un puro nulla, nega tutta quanta la
nostra scienza, nega tutta quanta la nostra arte!
E quelli che affermano l'onnipotenza della scienza non sono già
più contenti! La scienza, così gaia nei primordî, durante il
Rinascimento, quando il Rabelais rideva del suo riso immortale,
è ora triste. I suoi pratici adattamenti, i progressi
materiali, le invenzioni che hanno reso più rapida e intensa la
vita, hanno pure logorato la fibra umana. La nostra razza
deperisce, i nostri nervi sono in convulsione. La scienza ci ha
dato l'elettricità, ma ci ha dato anche la dinamite.
E sulle origini prime e sulle cause finali del mondo e
dell'uomo questa scienza orgogliosa non dice una sola parola.
Essa considera come entità reali le forze cosmiche, delle quali
ignora l'essenza: uno scienziato, lo Spencer, glie lo ha
rimproverato. Eduardo Hartmann ha definito la creazione: «la
più temeraria fantasia dell'immaginazione scientifica». In
questa creazione meccanica ed automatica non più miraggi, non
più aspettazioni fiduciose e consolatrici. Un vescovo
d'Australia ha rifiutato di ordinare pubbliche preghiere per la
pioggia, dichiarando che la meteorologia è governata da leggi
inflessibili; ed ha invitato i fedeli, per evitare i danni
della siccità, a migliorare i sistemi d'irrigazione....
Ma, proprio mentre la fede è negata, derisa, bollata come
superstizione; mentre si bandisce l'idea divina; gli uomini,
più che mai bisognosi di comprendere il gran mistero, celebrano
riti folli. La religione muore, ma nasce l'occultismo, il
satanismo, il magismo, lo spiritismo; le tavole girano, e le
teste con esse; gli altari sono abbandonati, ma la messa nera è
in grande onore...