IV.

Tale è, nelle sue grandi linee, il bilancio morale compilato

dal Fierens-Gevaert. Non si può dire che egli abbia avuto la

mano leggera. Pur troppo tutti questi motivi di tristezza

esistono: la quistione è di valutarli. L'aritmetica non è

un'opinione; ma le opinioni non si possono misurare coi numeri.

Esse mutano troppo, troppo rapidamente, non solo da individuo a

individuo, ma in una stessa persona.

Nei bilanci finanziarî vi sono certe somme che figurano

all'entrata nello stesso tempo che all'uscita: esse si

annullano reciprocamente e lasciano immutato il rapporto fra

l'attivo e il passivo. Le contraddizioni, in fatto di opinioni,

di credenze, di fedi, sono come chi dicesse le partite di giro

dei bilanci morali. Ora le contraddizioni del pensiero moderno

sono continue, flagranti. Se noi mettiamo all'attivo la

scienza, ripromettendoci tutto da lei, e poi la mettiamo al

passivo, disperandone, le due partite si elideranno, e la

scienza resterà quella che è. Il misogino e il femminista,

l'altruista cieco e l'egoista spietato si equivalgono: le donne

e la morale restano quelle che sono.

Guardate ciò che avviene nell'arte, in un'arte speciale: quella

del romanzo. Nel romanzo trionfa l'esoticismo di Pietro Loti e

il cosmopolitismo di Paolo Bourget. Ma anche qui c'è una

contraddizione evidente. Uno scrittore appena ieri sepolto fra

l'universale rimpianto, e oggi più che mai vivo nelle opere, ha

ottenuto ed ottiene la maggiore, la più pura ammirazione, per

avere candidamente osservato e riprodotto il suo cantuccio

natale. Mentre altri trionfa descrivendo i costumi giapponesi e

la vita dei grandi alberghi cosmopoliti, Alfonso Daudet

conquista la gloria descrivendo il Mezzogiorno, scoprendo

Tarascona, creando Tartarin e Numa Roumestan. C'è dunque posto

per tutti.

Torniamo alla filosofia; consideriamo il caso dello

Schopenhauer. Lungamente disconosciuto, costui fu ed è onorato

come pochi altri. Vuol forse dire che il pessimismo è l'ultima

nostra parola? Sarebbe una cosa tutta negativa; ma, non

riuscendo ad affermar nulla, avremmo pure _une fiche de

consolation_ sapendo almeno negare. E il secolo, cominciato coi

turbamenti, con le delusioni e con le malinconie, potrebbe

recitare compunto il credo disperato del filosofo di

Francoforte. Se non che: studiate la sua vita, leggete il suo

epistolario: vedrete che egli stesso operava contrariamente

alla sua fede; i suoi atti e le sue idee facevano a pugni.

«Egli che voleva conoscere la vita, il mondo, l'universo», sono

parole del Rod, «trascurava poi di conoscere sè stesso; egli

che additava la _volontà di vivere_ come la sorgente di tutti i

mali, e che faceva consistere nel lavorare a distruggerla lo

scopo supremo della morale, manteneva poi accuratamente la

volontà sua propria, senza diffidenza, senza accorgersene, con

una specie di candore; egli che scopriva con occhio penetrante

l'insieme delle illusioni delle quali siamo vittime, le

accoglieva per conto suo: chiaroveggente quando ne stava

lontano, cieco appena si accostava ad esse».

Ma questo dissidio è forse in lui solo? Non accade altrettanto

in ciascuno di noi? Gli estremi non sono tanto vicini che si

dànno la mano? Di estremi, di contraddizioni, di antinomie non

è piena tutta quanta la storia dell'umanità? E per cento, per

mille, per diecimila individui che amano gli eccessi, e non

stanno fermi in uno solo, ma trascorrono dall'uno al contrario,

non vi sono milioni di uomini di buon senso che rifuggono da

tutti?

Il Fierens-Gevaert aspetta un nuovo Messia che venga a salvare

il nostro povero mondo. Aspettiamolo pure: sarà il benvenuto,

se non lo crocifiggeranno come il primo. Ma consoliamoci nel

frattempo pensando che gli uomini sani continuano a credere e

ad amare, semplicemente. E, a chi ben guardi, il secolo

decimonono non è poi tanto singolare quanto sembra; si può

dimostrare che somiglia non poco al diciottesimo, e si può

scommettere che il ventesimo gli somiglierà.

Il colore del tempo · 第 9 / 86 题