che ogni tanto si distraeva,

ma si forzava a mostrarsi

attenta.

No, no. S'immagini! È un piacere sentirla discorrere.

EMILIO

Perchè io discorrevo per farle passare il tempo che ha da aspettarlo, ma

se invece preferisce restarsene sola a leggere un libro.... io me ne

vado di là....

LA GILIARDI

lo ferma col gesto.

Ma no, ma no. Che le pare? — E ora che sono cominciate le vacanze

estive, che cosa intendono di fare?

Un po' esitando.

Il suo figliolo le avrà pur dette le sue intenzioni!

EMILIO

Mah! Io non so nulla.

E ci ride.

Non so nulla. Tanto! per me un paese o l'altro.... Se son con lui che me

ne importa? Io credo — credo, veh! — credo che andiamo a Roma.

LA GILIARDI

Ah!

EMILIO

Sì, perchè quando mi fece venir qui a Salduggio — domani sarà un mese —

sicuro! ci venni il sedici di giugno — quando mi fece venir qui a

Salduggio, mi scrisse: «Poi torneremo insieme a casa.» — Ma può anche

aver mutato pensiero. Forse — badi che non lo so di sicuro — lui prima

va a Venezia per certi suoi studi sui pittori di quella città lì e mi

verrebbe a raggiungere. Stamane mi pare che dicesse così.... ma parlò

breve, io ero attorno ai miei fiori, e non gli chiesi altro perchè non

mi piace apparire insistente.

Ride dolcemente.

Si, capisco bene, lui è figliolo e io sono il babbo.... Ma quando i

figlioli ne sanno tanto più del babbo.... allora i babbi fanno da

figlioli, e i figlioli fanno da babbi.

E ci ride.

E lei, signorina, dove passerà le sue vacanze?

LA GILIARDI

Io? Vado a casa mia.

EMILIO

In Toscana, vero?

LA GILIARDI

In Toscana, a Livorno.

EMILIO

Ah! Senti: a Livorno? Ci fui.... ci fui....

Cerca nella memoria e

rinunzia.

Sono tanti anni! Col mio povero babbo. Bella città.

Quasi affermativo.

Ma in ottobre tornerà a Salduggio?

LA GILIARDI

Chissà!

EMILIO

Vorrebbe cambiare? O che non ci si trova bene? Certo è piccolina, non ci

sono molti svaghi, ma pure è graziosa.... Anche questi signori marchesi

di Primasco dice che sono tanto ospitalieri, tanto accoglienti.... La

signora marchesa specialmente. Lei, signorina, la conosce?

LA GILIARDI

No, non la conosco.

EMILIO

sorpreso.

Ah! no? Io la vidi un giorno di sfuggita.... Me la segnò a dito un

bottegaio, ma mi sarebbe piaciuto, non dico di avvicinarla.... ci avrei

troppa soggezione.... ma di sentire anche da lei....

Una chiave gira nella toppa.

Marino è qui....

Si alza per avviarsi, ma

Marino sopraggiunge. Anche

la Giliardi si è alzata.

MARINO

tra dentro e fuori.

Ciao, babbo.

EMILIO

Guarda, Marino!

E indica la Giliardi.

MARINO

un po' inquieto.

Oh! Che c'è? Qualche novità?

LA GILIARDI

Ma no! Vi ho voluto fare una sorpresa.

MARINO

È la vostra prima visita.

LA GILIARDI

Almeno una: la visita di congedo.

MARINO

Partite domani?

LA GILIARDI

incerta.

Domani, dopo domani....

MARINO

volgendosi al padre.

Le hai offerto da bere?

EMILIO

Non ha voluto. Ti aspetta da un pezzo, sai!

MARINO

Bravo, che le hai tenuto compagnia.

LA GILIARDI

Gli son proprio grato.

Emilio ridente fa un piccolo

inchino.

MARINO

Voi non lo conoscevate mio padre?

LA GILIARDI

Non avevo questo piacere.

Altro inchino di Emilio.

Sì, sì, non per modo di dire: il piacere. Mi ha fatto vedere anche i

fiori.... Che bravo!

Silenzio.

EMILIO

quasi chiedendo più che il

parere il permesso di

Marino.

Allora io vado?

MARINO

Va' va'.... Ma non esci, vero? Quando già ero su per le scale mi sono

ricordato che dovevo prendere.... Poi ti dico.

Fa una carezza lenta e

amorosa su tutto il viso del

padre.

Vero che è simpatico il mio vecchietto?

Emilio scuote la testa

sorridendo.

LA GILIARDI

Che Iddio ve lo conservi.

EMILIO

si congeda dalla Giliardi.

Si conservi anche lei, signorina.

LA GILIARDI

Non mi chiami signorina.

EMILIO

guarda Marino come sempre a

chiedergli consiglio.

E come devo dire? Dottoressa, professoressa?

LA GILIARDI

Dica Teresa, dica figliola....

EMILIO

Troppa confidenza, così presto; vero, Marino? Se tornerà lei e se

tornerò io un altr'anno, allora sì, dirò «Teresa». Va bene? Buone

vacanze.

LA GILIARDI

Grazie.

Gli prende la mano, gliela

vorrebbe baciare.

EMILIO

si ritrae e dice

scherzosamente.

Ma che fa? Non sono mica il vescovo. Ha capito?

Alla porta fa un altro breve

inchino ed esce. I due lo

seguono con gli occhi fin

dopo che è uscito. Quando si

voltano si fissano. Hanno

un'altra faccia, una faccia

ansiosa.

MARINO

concitato.

E dunque? Che significa questa vostra visita?

LA GILIARDI

Niente.

MARINO

Eh no! Niente no. Ma dite presto perchè ho molte cose da preparare.

LA GILIARDI

Per la vostra partenza.

MARINO

la fissa in silenzio.

Naturalmente. Per la mia partenza. — E poi? Dite, fuori.

LA GILIARDI

si decide.

Vi volevo parlare di Cappelli.

MARINO

Ah! ecco: ora ci siamo.

LA GILIARDI

Non so quello che gli abbiate detto.... o voi.... o un'altra persona....

Parte ha indovinato, parte ha avuto delle confidenze.... Io so e non

so.... o meglio, credo di sapere.

Poi più basso, intensamente,

accoratamente.

È disperato.

MARINO

aggrotta le sopracciglia.

Più chiara. Siate più chiara. Non parlate per strambotti.

LA GILIARDI

Sì che mi capite. Forse lui, con l'immaginazione, va anche più in là del

vero. Io dovrei essere contenta che soffrisse per quell'altra: senza

volerlo, nè lui nè lei, mi hanno fatto tanto male! Lei senza

responsabilità, senza colpa, lo riconosco.... Dovrei esser contenta; e

invece no.... E quando lui mi ha detto di voi, ne ho patito per lui. In

certe ore c'è una solidarietà.... illogica, innaturale.... ma c'è.

Pensate a che punto di desolazione dev'essere se è venuto a piangere da

me: come un ragazzo!

MARINO

aspro.

È venuto da voi!

LA GILIARDI

Soffre tanto!

MARINO

A piangere da voi! È straordinario!

LA GILIARDI

Che importa! Sapeva che io lo potevo capire. E soffre: ma dire che

soffre è poco: non vi fate un'idea.

Con una certa esitazione

iniziale.

Quella signora.... non l'amava, ma ormai ci si era rassegnato.... la

vedeva.... le parlava.... e, comunque, forse sperava.... si spera

sempre.... Ma quel saper che lei ama un altro.... che quell'altro siete

voi....

MARINO

enigmatico.

Avanti, avanti. Andate avanti.

LA GILIARDI

svolta il discorso e prega.

Marino! Cappelli vi vuol bene, vi ha sempre portato in palma di mano,

per voi non sentiva invidia, ed è proprio lui che ve l'ha fatta

conoscere.... Siate buono con lui....

MARINO

Cioè; in che consiste esser buono?

L'altra esita.

Coraggio, cara, coraggio!

Il tono è quasi gentile, ma

l'intenzione è sarcastica.

LA GILIARDI

Cappelli crede che dobbiate partire con lei.... o raggiungerla.... Non

sa bene.... Non commettete una pazzia e una cattiva azione.

MARINO

Ah! Dovrei partir solo?

Con una mezza risata.

Non chiedete che questo? Siete discreta! E anche lui è discreto....

perchè vi ha mandato lui.

LA GILIARDI

No.... Vi giuro: lui non sa.

MARINO

Iniziativa vostra, allora. Ma sentite un po' voi: se lui — Cappelli

intendo, — vi dicesse: «Vieni via con me»

Movimento della Giliardi tra

la gioia e lo sgomento.

voi andreste.... In capo al mondo andreste. Eppure sapete che lui non vi

ama. Ebbene, questa no, per voi, questa non sarebbe una pazzia. È una

pazzia, è una cattiva azione perchè non si tratta di voi due, perchè si

tratta di me, si tratta.... di un'altra persona.

LA GILIARDI

Ma io sono libera di me.

MARINO

d'impeto.

E anche lei è libera. Quando si è legati a un mascalzone ci si scioglie,

si diventa liberi, si torna liberi.

LA GILIARDI

Io non farei male che a me sola.

MARINO

E lei a chi fa male? A Cappelli, vero? Ma Cappelli è nessuno per lei.

Niente e nessuno. Sono brutale? È il solo modo di andare in fondo alle

cose, di non lasciarci abbacinare dalle lustre. Cappelli è chiunque, è

uno del prossimo.

LA GILIARDI

È chiunque anche per voi?

MARINO

È un amico. Ma se certe decisioni si dovessero prendere dopo aver

chiesto il parere o il consenso degli amici! eh!... E quanto al marito

vi ho detto che è una canaglia e che se ne infischia.

LA GILIARDI

Forse no.

MARINO

Tanto meglio.

LA GILIARDI

E suo padre?

MARINO

Suo padre....

Un secondo di esitazione.

Suo padre doveva informarsi prima, saper prima a chi la dava.

LA GILIARDI

E vostro padre? Nemmeno voi ne avete doveri? Vostro padre che vive di

voi, è chiunque anche lui?

MARINO

prima smarrito, sgomento,

ora le torna di contro.

Non avete mica detto nulla voi a mio padre? O', non facciamo scherzi!

E la rivolta a sè col

braccio.

LA GILIARDI

Per chi mi prendete?

MARINO

Scusate: sono eccitato.

Lascia cadere le braccia,

quasi umile.

Eh! sì: c'è mio padre; è vero. Se non mi vedete esultante, è per lui.

Gli dò certo un dolore, e comunque faccio cosa che mio padre nella sua

beata semplicità, nella sua ingenuità fanciullesca non può approvare. Lo

so.

Si rianima.

Ma d'altronde! Ci si batte per le proprie idee anche se non sono quelle

di nostro padre, anche contro nostro padre: si va alla guerra — io ci

sono andato — anche se si ha il padre e si potrebbe restare a casa o

almeno restare indietro, al sicuro. Dio guardi se a una certa età non si

fosse liberi, autonomi, e non si lottasse, e non ci si perdesse

finanche, per il proprio bene, per la propria causa, sia donna, sia

arte, sia patria. Quando si è uomini si ha il diritto di correre dietro

le farfalle o incontro alle fucilate, da soli, senza consensi. Egoismo?

Sarà. Ma è quel divino egoismo che solo permette di compiere cose

grandi: nel bene e nel male. La vita è sempre un contrasto fra un dovere

e un altro dovere, fra un sentimento e un altro sentimento più grande.

Queste cose non le devo insegnare a voi, che me le potreste insegnare,

che me le insegnate in questo momento.

LA GILIARDI

Io?!

MARINO

Voi. Il vostro dovere era.... non darvi, ma un amore che vi è parso un

dovere più grande, tanto premeva su voi, vi ha spinto a darvi. Il vostro

sentimento vi spingerebbe a godere che Cappelli soffra per un'altra

donna che vi ha fatto soffrire: invece un altro sentimento più forte vi

spinge qui a intercedere per lui. Che resta di tutte le vostre parole?

Nulla.

LA GILIARDI

Ma....

MARINO

Nulla. Che cosa vorreste da me? Che io rinunci alla mia felicità perchè

lui soffra un po' meno? Andiamo: non siamo più ragazzi nè io nè voi.

Parliamo di cose serie, se s'ha da parlare ancora.

LA GILIARDI

un breve silenzio.

Va bene: visto che tutto quello che non vi riguarda direttamente non vi

sembra serio, parliamo di cose che toccano voi, voi in pieno; di cose

che parranno serie anche a voi. Sapete quello che si dirà?... l'ingegno

non conta, il valor personale non conta.... foste, non so.... Giosuè

Carducci redivivo, si dirà che lei, la signora, è nata principessa di

Melisangro e che voi siete un maestro di scuola. Lei una squilibrata,

voi un mantenuto.

MARINO

Perdio! come lo difendete bene il vostro uomo! Coi denti e con l'unghie.

Con spavaldo coraggio, senza badare alla botta.

alzando un poco la voce.

«Si dirà....» Ma chi lo dirà? Qualche farabutto o qualche infrollito. Me

ne infischio fin d'ora. Faremo una vita così semplice e così modesta,

uno accanto all'altra, uno per l'altra! Intanto io non sono un qualunque

maestro di scuola, io. E non è una donnicciola qualunque, lei. Io e lei

ci sentiamo molto più in alto della bassa o della media statura degli

uomini e delle donnette che passano. Eh! no: aria, aria, aria!

LA GILIARDI

Sicchè lo scandalo non vi fa paura?

MARINO

Niente mi fa paura. Se non avete altri moccoli è veglia spenta.

LA GILIARDI

desolata.

E sia. Me ne vado.

MARINO

O brava! Perchè ho da fare.

LA GILIARDI

Addio.

MARINO

Riverisco!

La Giliardi esce. Si sente

lo sbattere della porta che

si chiude. Marino rimane un

momento pensoso, poi si

mette attorno a raccoglier

libri, allorquando Emilio

rientra. Marino si volta.

Babbo, volevi?

EMILIO

Io nulla. Piuttosto tu che mi avevi raccomandato di non uscire e

pareva....

MARINO

si ricorda.

Ah! già: restituire certi libri al Ginnasio. Ma non occorre che ci vada

tu. Faccio più presto da me.

E prende tre diversi volumi.

EMILIO

Graziosa quella signorina Giliardi! ha un'aria semplice che mi piace.

MARINO

distratto, come un'eco.

Sì, semplice.

EMILIO

Non si sposa?

MARINO

Chi? Non so. No: non si sposa.

EMILIO

Non ha trovato chi la voglia? Trovano tante che non se lo meritano, e

lei che sarebbe una brava moglie.... Non credi?

MARINO

Credo.

Incerto.

Senti babbo....

E sospende.

EMILIO

Di', caro.

MARINO

forzatamente semplice.

Forse non potrò partire con te.... Tu dovrai precedermi. E anche se

partiamo assieme.... No, è un discorso lungo. Più tardi, ora vado.

E si muove.

EMILIO

Starai fuori un pezzo?

MARINO

No, non crederei. Ma non so.

EMILIO

Per il desinare.

MARINO

All'ora solita. Se tardo....

EMILIO

Vai dai marchesi di Primasco?

MARINO

No. Perchè?

Lo accarezza sui capelli col

gesto abituale anche più

affettuoso e più trepido.

Il mio babbo! il mio babbo!

Esce in fretta.

SCENA II.

EMILIO — IL PRINCIPE.

EMILIO

spalanca il terrazzo, ne

trae, per portare nella

stanza, due vasi di fiori.

Uno dopo l'altro con le

forbici ne taglia qualche

foglia appassita,

canticchiando. Poi leva di

tasca una pipetta di radica,

l'empie di tabacco, quando

si suona all'uscio. Allora

in fretta riporta i fiori in

terrazza, ricaccia in tasca

la pipa, va ad aprire e

rientra col principe di

Melisangro.

Entri, entri.

IL PRINCIPE

Il professore è in casa?

EMILIO

lo guarda, cerca di fissare

la fisonomia, di

riallacciare vecchi ricordi:

chi è? eppure!

Nossignore. È uscito. Che gli ho a dire qualcosa?

IL PRINCIPE

Grazie: volevo proprio parlare con lui. Starà molto a tornare?

EMILIO

Non crederei. Mi ha detto di no, ma non ha precisato. Se si vuole

accomodare.... o se crede di tornare più tardi....

IL PRINCIPE

Tornerò tra mezz'ora. Se intanto venisse gli direte che c'è stato il

principe di Melisangro.

EMILIO

sorride soddisfatto.

Ah! ecco: il principe di Melisangro. Mi pareva e non mi pareva. Sono

passati tanti anni, ma la memoria delle fisonomie mi serve ancòra.

IL PRINCIPE

l'osserva incerto.

Eppure!...

EMILIO

Ma sì, signor principe. Sono Emilio.

Gli si ricorda più

precisamente.

Il bidello del Liceo Cavour.

IL PRINCIPE

sorpreso, lieto, quasi

commosso.

Emilio?... Sei tu, Emilio!... Emilio.... ma guarda!

EMILIO

Dopo tanto tempo! Gli anni, poverini, anche loro lavorano, distruggono,

ma qualche cosa, scava, scava, sotto sotto ci resta.

IL PRINCIPE

come ripetendo a sè.

Ma già: Emilio. Come son contento di rivederti!

EMILIO

Io tanto quanto non può credere! Se mi vuol far l'onore di

accomodarsi....

Ridendo.

Come faceva allora, signor principe.

IL PRINCIPE

Sicuro che mi accomodo. Figurati se non voglio fare una chiacchierata

con te dopo tanti anni! Emilio: quanti sono?

EMILIO

come per scacciarli col

gesto.

Non li diciamo che è meglio.

IL PRINCIPE

Stai bene, sai. Non sei mai stato un colosso.... ma ti trovo in buona

salute. Vecchierello, si capisce.

Canterella.

Siamo diventati vecchi.

EMILIO

Io son diventato vecchio.

IL PRINCIPE

E io no?

EMILIO

Ne ho tanti più di lei!

Sorride.

O', ne ho settantadue! Son molti. Allora ero giovane anch'io.

IL PRINCIPE

E come mai tu sei qui a Salduggio?

EMILIO

Ah! ci son venuto a trovare il figliolo.

IL PRINCIPE

Quale figliolo?

EMILIO

Eh! Il professore.

IL PRINCIPE

Ma sì, caro, scusa. Serralunga, Emilio Serralunga.... Ma tu per me, per

tutti gli scolari del Liceo Cavour eri Emilio. Ti si chiamava per nome.

E ci hai quel figliolo solo?

EMILIO

Quello solo.

IL PRINCIPE

Ma di quello lì te ne puoi contentare. È un bravo giovane.

EMILIO

Ah, sì, questo sì. Ringraziando Dio, sì. Lo sa, signor principe, che

anche da ufficiale si fece tanto onore?

IL PRINCIPE

Lo so, lo so.

EMILIO

Bisognava sentire il suo colonnello, quando andai che gli diedero la

medaglia, al mio Marino.

Con tenerezza e orgoglio.

Ah! il mio Marino....

Come spaventato, ridendo.

Uh! se torna e mi sente che faccio le sue lodi, mi mangia! Ma creda,

signor principe, così bravo com'è non me lo meritavo.

IL PRINCIPE

Perchè non te lo meritavi? Anzi! Sei sempre stato un brav'uomo e avrai

fatto tanti sacrifici per lui! Chissà con quanti stenti te lo sei tirato

su!

EMILIO

Eh! sì. E tutti che mi dicevano: «Da' retta, mettilo a un mestiere, che

tanto non ci arrivi a vederlo con la laurea». E io: «No, no, nemmeno per

idea. Ogni anno che studia è uno di più che fa e uno di meno.... che gli

manca a finire. Se non ci arrivo io a vederlo dottore, che importa?

Purchè ci arrivi lui!» O lei signor principe — mi scusi l'ardire della

domanda — o come mai è qui a Salduggio?

Si apre la porta. Marino non

visto rimane fermo, stupito

della presenza del principe,

e più del tu confidenziale

che delle parole del

colloquio. Alcune delle

quali lo abbattono, lo

feriscono.

SCENA III.

IL PRINCIPE — EMILIO — MARINO.

IL PRINCIPE

O che non lo sai che ci ho qui una figliola maritata? Sicuro: la

marchesa di Primasco.

EMILIO

stupido.

O senti! La signora marchesa è la sua figlia! Quella signora tanto bella

che ne dicono tutti tanto bene? E che è tanto alla mano che non pare

nemmeno d'una gran nascita? Ha avuto anche la gran finezza di ricevere

in casa sua il mio Marino, come se fosse uno della sua condizione.

IL PRINCIPE

con una certa degnazione.

Che c'entra! Se uno dovesse badare a queste cose.... O lo sai che ci ho

ancòra due libri legati da te? Sicuro! Un _Ariosto_ e una _Fisica_ del

Ganot. Te lo ricordi quando venivo in portineria coi libri da legare?

Emilio è tutto umile e

contento.

e che più di una volta — non mi ricordo se fosti tu.... o tuo padre....

o la tua mamma — mi nascondeste nel vostro sgabuzzino perchè il Preside

non mi vedesse e capisse che il professore mi aveva messo fuori di

classe? Ero un gran ragazzaccio!

EMILIO

Ma no, signor principe, che dice mai! Era un ragazzo. Il suo signor

padre, che Dio l'abbia in gloria, una volta che mi seppe in strettezze e

che volevo comprare una macchina per legatoria, mi dette trecento

lire.... — gliele resi, sa.... gliele resi....

Ora vede Marino, tutto

festoso.

Marino? Quando sei venuto?

MARINO

con la gola secca.

Adesso.

Si avanza e saluta col capo

il principe.

IL PRINCIPE

Oh! bravo professore. Lo sa?

Battendo sulla spalla ad

Emilio.

che ho conosciuto il suo babbo quando lei era «in mente dei»?

EMILIO

contento.

Sicuro! Da più di quarant'anni.

IL PRINCIPE

E il babbo del suo babbo. Quand'ero scolaro al Liceo Cavour.

EMILIO

quasi con orgoglio.

Ero il suo bidello.

IL PRINCIPE

Siamo vecchi amici, noi.

EMILIO

Lo vedi, Marino? Come se fossi un suo pari.

IL PRINCIPE

E che sei? Non sei un uomo come me, un brav'uomo come me, anzi più di

me?

EMILIO

ridendo.

Sì, so appena leggere e scrivere! E poi sarà come vuole lei, signor

principe, ma i signori son signori — specialmente i signori di nascita,

vero, Marino? — e i poveri son poveri. E quando un signore come lei si

degna....

IL PRINCIPE

Ma non dir così. Ci sono tanti signori che non valgono nulla. E invece,

lo vedi il tuo figliolo....

S'interrompe.

Oh! scusi, professore, io seguito a dar del tu a suo padre.

EMILIO

vivacissimo.

Vorrei vedere che non mi desse del tu. Mi offenderei, vero, Marino?

MARINO

Lei, principe, voleva me, immagino. Se mi vuol dire....

EMILIO

Sì, caro, hai ragione.

Vuol prendere congedo.

Se il signor principe mi permette....

IL PRINCIPE

Ti permetto, ti permetto. Speriamo di rivederci. Addio, Emilio. Tanto

tanto piacere di averti incontrato. Mi hai fatto tornar ragazzo.

E gli porge la mano.

EMILIO

gliela prende.

Signor principe....

E fa per baciarla.

IL PRINCIPE

Ma che fai?

E gliela batte sulla spalla.

E se m'incontri per strada e io non ti vedessi, non aver soggezione.

Ciao, Emilio.

Emilio, di sulla porta della

sua camera fa un inchino

cerimonioso ed esce tutto

ridente.

SCENA IV.

IL PRINCIPE — MARINO.

MARINO

rimane in piedi. Fa cenno al

principe di sedersi e dice

irrigidito.

Mi dica.

IL PRINCIPE

bonario.

Senta un po', professore. L'altra sera.... martedì sera, lei andò via da

casa Primasco all'improvviso.... senza nemmeno prender congedo da me.

MARINO

Ma lei non sa....

IL PRINCIPE

bonario.

Non è un rimprovero. Credo di sapere. Almeno in parte, so. Quando

martedì sera richiesi di lei, mia figlia, muta, chiusa, il marchese

ciarliero, gaio, ma di quella gaiezza insolente che mi piace poco. Fra

ieri e oggi mi è parso d'intendere che lei, in seguito a qualche parola

vivace di mio genero, avrebbe deciso di non tornar più a casa nostra....

Casa nostra finchè ci sono io. E anche quando non ci sono; casa di mia

figlia, anche casa mia. Questo incidente mi dispiace, per lei che

stimo.... e più ancòra.... Be', conosco mio genero e oramai dovrebbe

conoscerlo anche lei: ogni tanto dà una sgroppata come un cavallo di

sangue. Non è dunque il caso di dar troppo peso alle sue parole.

MARINO

stupito, vivacissimo.

Le conosce?

IL PRINCIPE

Le parole a volte saltano come i mortaretti: polvere e fumo.

MARINO

Ma le conosce?

IL PRINCIPE

Non precisamente, le ho detto, ma pure....

MARINO

Io sono stato messo alla porta.

IL PRINCIPE

Ma son qui io a invitarla a tornare.

MARINO

Lei: non suo genero.

IL PRINCIPE

Non le basta?

MARINO

Non mi basta.

IL PRINCIPE

Irremovibile?

MARINO

Irremovibile. E il signor marchese può essermi grato della mia

discrezione. Non ho fatto nulla, non farò nulla contro di lui.

IL PRINCIPE

Già: ma non c'è solo lei in gioco. Se no, scusi, non sarei qui. Altre

volte non sono mai intervenuto nei piccoli dissensi — inevitabili — tra

la marchesa e mio genero: ho lasciato che si sbrigassero tra di loro,

anche se presente: brevi contrasti coniugali che si accomodavano.

Stavolta però la marchesa è irritata.... per lei.... e per altro. Il

dissidio è più aspro; come tra potenza e potenza. Ho rilevato una frase:

«O il professore ritorna o io vado da lui....» Esagerazioni.

Esasperazioni. In altre circostanze, se anche la marchesa di Primasco

avesse salito queste sue scale di pieno giorno, niente di meno che

corretto; ma se fosse oggi, un atto troppo marcato, di voler prendere le

sue parti contro il marito, potrebbe determinare una mezza catastrofe. A

rompere si fa presto; saldare poi è difficile. E io contavo di poter

tornare a palazzo con una sua promessa per gettare acqua sul fuoco. Ho

detto fin troppo.

MARINO

La ringrazio della sua fiducia. E sono grato alla signora marchesa del

suo sdegno e della sua difesa. Sono grato anche del pensiero espresso di

una sua visita; ma che si fermi all'intenzione e non venga. Glielo può

dire, se crede: non mi troverebbe.

IL PRINCIPE

sorpreso.

Noo?

MARINO

Oggi non mi troverebbe. E domani sarò in viaggio con mio padre.

IL PRINCIPE

Così presto?

MARINO

Anticipo.

IL PRINCIPE

rasserenato.

Forse è meglio. E la ringrazio. Se mio genero l'ha offesa si abbia da me

le sue scuse; un giorno o l'altro forse riceverà le sue dirette.

MARINO

alzandosi.

Un giorno, se la signora marchesa me lo permetterà, le scriverò,

spiegherò, mi scuserò anch'io se non prendo congedo da lei. Intanto me

la riverisca. A Salduggio non torno.

IL PRINCIPE

si alza.

Nemmeno un altr'anno?

MARINO

Non credo. Domando al Ministero un'altra sede. Qui mi manca il materiale

per i miei studi d'arte.

Breve silenzio. Non hanno

più altro da dirsi.

IL PRINCIPE

Penso che lei abbia da fare.

MARINO

Molto.

IL PRINCIPE

Speriamo di rivederci. Se non qui, altrove.

MARINO

Grazie.

IL PRINCIPE

Buona fortuna.

MARINO

ringrazia col capo, e gli fa

strada. Il principe esce.

Marino richiude e torna

pallido, livido, rigido.

Finito! Tutto finito! Tutto finito!

Poi si muove agitato,

febbrile, si trova davanti

alla porta della camera e

chiama.

Babbo, babbo.

Emilio quasi non è ancòra

apparso.

Partiamo domani. E partiamo insieme. Andiamo a Roma direttamente. Ho

deciso.

SCENA V.

MARINO — EMILIO.

EMILIO

lo guarda.

Sì, Marino, sì.

MARINO

La tua roba è pronta? Se no ammucchiala: e non ti curvare, non ti

stancare. Penso io a mettere tutto nei bauli, a chiudere, a spedire.

Faccio tutto io. Tutto io. E un altr'anno vieni con me. Tutto l'anno con

me, dovunque mi destinano.

Piantandoglisi in faccia,

sollevandogli il capo.

Hai capito? sempre con te, solo con te.

Poi d'improvviso, desolato.

Ah! perchè mi hai fatto studiare? Eravamo poveri e ignoranti: dovevamo

restar poveri e ignoranti. Non avrei guardato in alto e non soffrirei.

EMILIO

Marino! Che hai? Marino! Che hai?

MARINO

si ricompone.

Niente, babbo, niente. Hai avuto piacere, vero, di ritrovare il

principe?

EMILIO

Tanto! Hai visto come mi ha trattato? Un signore come lui.

MARINO

Ho visto.

EMILIO

È stato affabile anche con te?

MARINO

Anche con me.

EMILIO

Ti ha forse detto qualche cosa che ti ha fatto dispiacere? Perchè ti

vedo turbato.

MARINO

La distanza: commedia in tre atti · 第 3 / 4 段